Il messaggio di Sharath Jois: lo Yoga è dentro di noi

Sharath e Sri K. Pattabhi Jois, Guruji

Anche oggi traduco e sintetizzo con grande rispetto e piacere la conferenza di Sharath agli studenti che frequentano la Yoga Shala a Mysore.

Oggi in particolar modo mi sento molto vicina a Isabella Nietschke perché il suo post sembra riflettere una situazione che ho affrontato anche io personalmente nel 2002, ovvero un trauma alla schiena che per quasi un anno ha ridotto la mia pratica in modo sensibile. La conferenza di questo sabato era dedicata a due posture che, esattamente come nel caso di Isabella, sono state per me negli ultimi anni una autentica sfida, proprio a causa dell’identico trauma alla schiena che mi accomuna a questa studentessa: una protrusione discale nella zona lombare (anzi nel mio caso ben due). Le asanas in questione sono Sirsasana e Pincha Mayurasana.  Nel mio caso, il trauma subito non è stato causato da una tecnica di esecuzione sbagliata, ma da un forte aggiustamento a cui probabilmente non ero pronta: all’epoca alcuni insegnanti, per emulare Guruji, fornivano aggiustamenti molto invasivi senza prima chiedere se vi fosse un particolare problema fisico (nel mio caso, anni di ginnastica artistica e danza avevano reso la parte lombare della mia colonna vertebrale particolarmente sensibile): vorrei comunque aggiungere che il mio compito come studente sarebbe stato quello di dire “no, grazie” e riconoscere da sola di non essere pronta, ma il mio ego all’epoca bramava per raggiungere la fine della Prima Serie! Il giorno successivo alla pratica ricordo che riuscivo a malapena a stare in piedi e trascinavo la gamba a fatica. Fortunatamente, la fiducia nella pratica mi ha riportato sul tappetino quasi subito e, anche se per un anno la mia flessibilità (che era sempre stata un mio punto di forza) era ridotta a quella di una carrucola arrugginita, piano piano il trauma alla schiena è guarito e anzi, la mia pratica ne è uscita più forte e consapevole (e mi ha convinto ad iscrivermi al mio primo corso per insegnanti con la British Wheel of Yoga, nel 2003). Tuttavia, la memoria del dolore provato è rimasta e per molto tempo ho affrontato le posizioni rovesciate con particolare timore. Ancora oggi le affronto con grande rispetto e attenzione. Il fatto che Sharath abbia sottolineato l’importanza di imparare queste posizioni SEMPRE sotto la supervisione di un insegnante qualificato mi ha fatto sentire dunque in modo particolarmente forte la necessità di tradurre il suo messaggio. Soprattutto se ci si sente instabili in una posizione (e nelle posizioni rovesciate a maggior ragione), è importante evitare di praticarle senza la corretta assistenza. Nella sequenza conclusiva della pratica di Ashtanga e del Vinyasa Yoga, le posizioni rovesciate vengono tenute per circa 20 respirazioni ciascuna. E’ quindi importantissimo che non venga esercitata alcuna pressione sulla testa, per evitare di comprimere le delicate vertebre della colonna. Inoltre, poiché il tempo di tenuta delle posizioni è notevolmente più lungo delle altre, il sangue affluisce alla testa in misura maggiore ed è molto importante uscire da queste asanas con molta calma e altrettanta cura. E’ quindi importante apprendere come scaricare correttamente il peso sugli avambracci (mentre la testa sfiora appena il terreno) quando pratichiamo Sirsasana. La serie di posizioni sulla testa che vengono affrontate nella serie Intermedia dell’Ashtanga Yoga presenta meno problemi da questo punto di vista, poiché le asanas sono tenute solo per cinque respiri. In ogni caso, è di fondamentale importanza affrontarle solo quando l’insegnante ritiene che sia giunto il momento.
Se effettuata correttamente, Sirsasana è una vera e propria medicina: oltre a curare molti problemi respiratori (che causano una scarsa affluenza di sangue alla testa), Sirsasana è di grande utilità per chi soffre di ansia. Se abbiamo poco tempo a disposizione, ricordiamoci che è sufficiente praticare alcuni saluti al sole seguiti dalla sequenza finale di posizioni rovesciate. Ciò che Sharath ha sottolineato durante la sua conferenza, è l’importanza di affrontare gradualmente queste posizioni e la durata che dedichiamo loro durante la pratica. Soprattutto, quando pratichiamo a casa, e a maggior ragione se abbiamo iniziato da poco, dovremmo esercitarci nelle asanas apprese con l’insegnante, e attendere che il nostro corpo sia pronto prima di affrontare nuove posizioni. Sharath ha sottolineato come Guruji gli abbia trasmesso così il metodo, ed ha inoltre suggerito di praticare le posizioni rovesciate preferibilmente al mattino – tradizionalmente, ogni pratica spirituale trae giovamento dalla pratica nelle prime ore del mattino, anche se in occidente purtroppo non sempre questo è possibile!  La pratica yogica rafforza il corpo e rende più stabile la nostra mente. Quando non siamo in salute, avere una mente serena è praticamente impossibile: ecco perché dobbiamo innanzi tutto utilizzare lo yoga per recuperare uno stato fisico ottimale. I giorni successivi alle prime pratiche spesso portano alla luce qualche disturbo: ciò accade perché il nostro corpo si sta disintossicando dai veleni accumulati. Con il tempo e la costanza, ci sentiremo più leggeri. Se si soffre di un problema fisico, è innanzi tutto fondamentale capire se si tratta di una normale rigidità iniziale o di un problema medico che necessita di cure specifiche. Se abbiamo un legamento o un menisco danneggiato, prima di affrontare la pratica dovremmo rivolgerci ad uno specialista per evitare di provocare ulteriori danni. “Non rincorrete le asanas”, ha detto Sharath. Molti sono così trascinati dal fascino di una nuova posizione, da lanciarsi in tentativi sconsiderati senza riflettere se il loro corpo sia pronto. Nello Yoga è fondamentale costruire una solida base, e questa viene solo con il tempo. “Ciò che arriva in fretta, in fretta se ne va”, ha continuato Sharath. E’ necessario coltivare la conoscenza del corpo e dello spirito, e questo è un lavoro che richiede molto tempo. Oggi, ha sostenuto Sharath, molti conseguono certificazioni all’insegnamento in 15 giorni. Certificati che non hanno valore, perché è solo una lunga e costante pratica ad infondere una vera comprensione dello Yoga. Perché se lo scopo della nostra pratica è ottenere un certificato, siamo fuori strada. Chi pratica lo Yoga non ha una strategia. “Quando ho iniziato a praticare – ha aggiunto Sharath – non esistevano le certificazioni, ma solo la pratica. Ed è solo praticando che comprenderemo lo Yoga. Ma è un processo che richiede tempo e duro lavoro – dedizione, devozione, disciplina e determinazione: ci sono molte ‘D’ nello Yoga”. Se vogliamo comprendere cosa sia lo Yoga, dobbiamo essere disciplinati. Tanti sono gli ostacoli alla pratica: la pigrizia, il dubbio, la leggerezza, la falsa attenzione, e se ci manca una solida base, questi ostacoli ci influenzeranno facilmente. La nostra concentrazione verrà a mancare, e svilupperemo paura o depressione. Anche se un po’ di paura male non fa, ha aggiunto Sharath con un sorriso. Con la pratica, con gli anni, la paura svanisce ed impariamo a rilassarci anche nelle asanas più difficili. Il compito dell’insegnante è assicurarsi che lo studente sia pronto e in grado di sostenere una posizione. Diversamente, è come offrire un diamante ad una scimmia: non ne comprenderà il valore, e ci giocherà come se fosse un sassolino. Un autentico Guru aiuterà lo studente a svegliarsi. Sarà disciplinato e severo. Senza disciplina, non è possibile insegnare Yoga. In molti non apprezzeranno questa affermazione, ma lo Yoga non è una conoscenza da regalare senza attenzione.
Non ci sono insegnanti come Sri K. Pattabhi Jois, ha sottolineato Sharath. E’ stato il più grande tra i maestri. Tutti gli studenti per lui avevano lo stesso valore, ed era un uomo privo di ego. “Questo lo ha reso un immenso maestro”. E’ importante mostrare gratitudine e rispetto alla pratica. La conoscenza dello Yoga risiede dentro di noi, ma dobbiamo arrivare a comprenderla, e per questo dobbiamo cercare dentro di noi “Lo Yoga è tutto dentro di noi”, ha concluso Sharath.
Anurag e Guruji
Isabella Nietschke sta ora rientrando a casa, dunque questo è il suo ultimo post in diretta da Mysore. Vorrei ringraziarla per averci trasmesso puntualmente queste note che sono di immensa ispirazione per tutti, insegnanti e studenti di questa meravigliosa pratica chiamata Yoga. Vorrei ringraziare inoltre Anuraag Vassallo, con cui ho avuto anche io l’onore di studiare, per aver postato ogni domenica il link al blog di Isabella, consentendomi di tradurre questi splendidi messaggi.
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