Predicare e praticare

Non è facile, per chi insegna, riuscire a mantenere una pratica quotidiana. Sebbene sia importante insegnare senza dimostrare, è inevitabile, soprattutto con il neofita, dimostrare quasi tutti gli asana, e sappiamo quanto dimostrare e parlare insieme renda impossibile una corretta respirazione: insomma, insegnare non è tutto rose e fiori! Eppure, praticare ogni giorno è lo strumento più importante che ogni insegnante ha a disposizione per essere realmente utile ai propri studenti e – anche e soprattutto – recuperare le energie disperse durante le lezioni.

Ogni giorno il nostro corpo cambia. Le nostre energie subiscono continue variazioni: non solo sono influenzate dal tempo che passa, ma anche dalle nostre relazioni interpersonali, da ciò che mangiamo, dalle stagioni, dalle ore del giorno; e naturalmente, dalle fluttuazioni della nostra mente.

Negli anni, la pratica individuale quotidiana è forse ciò che mi ha dato i mezzi più efficaci per interagire con gli studenti e capire le loro necessità, suggerendo sequenze adatte al momento che stanno vivendo. Siamo tutti passati, credo, attraverso mille fasi: dall’entusiasmo esagerato di chi inizia, agli inevitabili stop dovuti a strappi, incidenti, momenti particolarmente difficili sul lavoro o in famiglia. Eppure, nonostante queste difficoltà, salire sul tappetino tutti i giorni – indipendentemente dalla qualità o dalla durata della nostra pratica – è lo strumento giusto per comprendere il momento che stiamo passando e leggerlo attraverso il corpo. Lo yoga è una pratica spirituale che interpreta il corpo come “mezzo di trasporto” della nostra coscienza in questa dimensione: è inevitabile quindi in quest’ottica che ogni esperienza intellettuale o spirituale abbia risonanza sul nostro piano fisico.

Come possiamo intervenire sul corpo altrui se non sappiamo quali profondi cambiamenti opera la pratica su noi stessi? Un trauma alla schiena ci porta ad investigare profondamente gli aspetti anatomici delle asana. Momenti di grande nervosismo professionale ci spingono a cercare una soluzione nella pratica della meditazione, o nelle tecniche di rilassamento profondo. Ogni singolo istante della nostra vita e della nostra pratica ci offrono spunti per affrontare il quotidiano e aiutare chi si rivolge a noi come insegnanti.  Praticare inoltre ci costringe a scendere a patti con il nostro ego: a riconoscere i nostri limiti, e anche a fare un passo indietro quando non è il momento giusto per osare. Perché sappiamo che, se non siamo davvero pronti a volare, cadere è inevitabile. Lo abbiamo sperimentato su noi stessi. Solo così possiamo dare qualcosa a chi entra nella nostra Yoga Shala, e possiamo riconoscere sul suo volto gli stessi interrogativi che abbiamo noi, giorno dopo giorno, sul nostro tappetino. Practice what you preach: no less, and no more!

 

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