Assistere gli asana: Jivamukti Yoga Assist

Un’immagine tratta dal libro “Yoga Assists” di S. Gannon & David Life

Un aspetto davvero interessante della pratica Yoga, e soprattutto della relazione tra insegnante e studente, è quello degli “aggiustamenti”, ovvero l’intervento fisico dell’insegnante sull’esecuzione di un’asana da parte di un allievo.

La parola “aggiustamento”, tuttavia, presuppone che lo studente stia facendo qualcosa di sbagliato e ha, quindi, un’accezione negativa. Secondo Sharon Gannon e David Life, creatori del metodo Jivamukti e autori, tra l’altro, del libro Yoga Assist (presto disponibile in italiano da OM Edizioni) sarebbe più corretto parlare di “assist”, un termine molto usato nelle discipline sportive e che si riferisce al concetto di assistenza. Una visione in cui la relazione tra insegnante e studente diventa un vero e proprio scambio energetico. Ogni asana è, in qualche modo, un momento di connessione del nostro corpo tra due poli energetici – durante l’esecuzione di una posizione, una parte del nostro corpo è a contatto con il suolo, l’altra tende verso l’alto: una metafora di quello che siamo, entità in equilibrio tra la dimensione fisica e quella spirituale. Quando interveniamo nell’assistere una posizione, il nostro intento deve essere quello di rendere questo contatto il più possibile fluido, in modo da consentire al corpo dello studente di fungere da vero e proprio conduttore di energia – verso il basso, in modo che le fondamenta siano solide, e verso l’alto, per non dimenticare che non stiamo lavorando solo sul piano fisico ma, attraverso il corpo, in direzione del piano spirituale. In quest’ottica, ogni intervento troppo “forzoso” rischia non solo di causare traumi fisici, ma anche di rendere lo studente privo di autonomia o di trasmettergli un senso di “incapacità”. Un altro aspetto molto importante degli assist nello yoga è il fatto che per molti studenti il tocco dell’insegnante, in particolari momenti della loro vita, può rappresentare l’unico contatto fisico della giornata. Diventa quindi particolarmente importante che l’insegnante sia consapevole della compassione che questo tocco deve avere, nel senso più alto della parola (ovvero partecipazione). A volte lo studente può avere bisogno di un intervento vigoroso, per risvegliare un blocco energetico, ma nella stragrande maggioranza dei casi, un semplice tocco dell’insegnante sul muscolo o sull’articolazione non allineata genera quasi istantaneamente una reazione spontanea verso la linea ideale dell’asana in esecuzione. Anche da questo punto di vista, lo Yoga differisce in modo sostanziale dalle discipline meramente fisiche. Penso molto spesso alle persone che si affannano in palestra (e l’ho fatto anche io per anni; prima di incontrare lo yoga, sono stata insegnante di danza e personal trainer) stabilendo un contatto solo con oggetti meccanici (tapis roulant, attrezzi, macchinari vari per stimolare i diversi muscoli del corpo). In un mondo in cui quasi ogni nostra relazione sembra affidata a mezzi inanimati (dal computer ai mezzi di trasporto), mi sembra oggi che lo yoga sia un sistema di grande importanza nel riscoprire un autentico rapporto con il nostro corpo, con il senso del corpo e i suoi stati evolutivi nelle diverse fasi della vita, e soprattutto un modo per riscoprire la relazione fisica con il corpo degli altri, che deve essere sempre e soprattutto basata sul rispetto e sull’amore. Per approfondire questo argomento, suggerisco a tutti la lettura del libro Yoga Assists di Sharon Gannon e David Life. Per chi non parla inglese fluentemente, ancora un po’ di pazienza: ci stiamo lavorando!

Buona pratica e buon weekend!

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