Lo Yogi: un semplice essere umano

Cosa è cambiato in me da quando pratico Yoga? Come ogni Yogi, mi sono fatta più volte questa domanda, soprattutto quando le circostanze della vita mi hanno riportato un passo indietro rispetto ai progressi che credevo di aver fatto. No, non parlo di progressi fisici – gambe dietro la testa, posizioni sulle mani, o altri “contorsionismi” con validissimi aspetti terapeutici che, diciamocelo, danno comunque parecchia soddisfazione anche al nostro ego. Parlo più che altro di progressi mentali: una maggiore calma, una accentuata capacità di concentrazione, e l’abilità di relazionarsi agli altri senza farsi influenzare dalla loro situazione emotiva e/o energetica, ma mantenendo il proprio equilibrio. Tutte capacità che sicuramente la pratica yogica migliora con il tempo e la costanza. Ma dire che la pratica yogica ha eradicato completamente i miei tratti caratteriali peggiori sarebbe una bugia. Sicuramente mi ha reso più consapevole di questi aspetti, e mi aiuta quotidianamente ad affrontarli: ma li ha cancellati? La risposta è no. E aggiungerei: per fortuna. Penso ad uno degli aspetti più importanti della mia personalità: una forte emotività, che a volte mi porta a reagire in modo molto istintivo – come un felino ferito che, in risposta al dolore, tira zampate a casaccio e quando va a segno… beh, qualche graffio lo lascia. Bene, questo aspetto non è sparito. E’ ancora lì, vivo e vegeto, e torna anche quando meno me lo aspetto. Quello che la pratica yogica ha sicuramente fatto per me è rendermi consapevole che queste reazioni sono temporanee, non così importanti come sembrano al momento, e soprattutto che provarle ancora non mi rende meno meritevole né indica che lo yoga non funziona. Non saliamo tutti sul tappetino per diventare dei rinunciatari – dei sannyasin, degli swami, o più semplicemente degli eremiti. Essere uno yogi non significa che non perderemo mai più le staffe con il prossimo. Sicuramente però, praticare yoga ci aiuterà a recuperare l’equilibrio prima di quanto accadrebbe senza la pratica. Sicuramente ci aiuterà a riconoscere le nostre debolezze anche negli altri, e a perdonarle e accettarle senza giudizio. Sicuramente, come yogi avremo a disposizione uno strumento da usare al momento giusto, per tornare ad uno stato di calma e anche per indagare sulle cause profonde che ci hanno portato a reagire ancora secondo schemi che credevamo di aver superato. La pratica fisica ci aiuterà ad eliminare più rapidamente le tossine emotive che le situazioni di stress continueranno a causarci, e la pratica della meditazione ci aiuterà a calmare le onde sulla superficie agitata della nostre mente. Con gli anni, se proseguiremo nella pratica, se avremo la fortuna e la volontà di poterle dedicare il tempo che merita, queste capacità aumenteranno ma, più di ogni altra cosa, aumenterà la nostra capacità di riconoscere negli altri le nostre stesse debolezze. Riusciremo ad accettarle, a non prenderle in modo troppo personale, e a lasciarle andare. Fino alla prossima volta: perché siamo solo esseri umani. Quindi, la prossima volta che qualcuno vi fa perdere la pazienza, o apostrofa una vostra reazione con la classica frase: “Ma come? Non pratichi Yoga?”… potete rispondergli che il cammino per l’illuminazione è lungo, e che ciò che conta è continuare a provarci.
Buona pratica e buon weekend!
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