Yoga dinamico, Yoga passivo: è vero equilibrio?

Sono in molti ormai a sperimentare, nella loro pratica yogica, l’alternanza di stili dinamici con forme di yoga passivo (Yin Yoga, Restorative Yoga, etc.). Ma quali sono i veri benefici nell’alternare queste due pratiche? E’ corretto utilizzare due metodi così diversi tra loro? Dato che la sperimentazione personale richiede molto tempo per dare risultati statisticamente validi, ho pensato fosse interessante rivolgersi a chi da più di trent’anni si dedica alla pratica e all’insegnamento dello Yoga, come Gregor Maehle, autore di libri, esperto in filosofia dello yoga e diretto studente di Pattabhi Jois e Iyengar. Traduco quindi un suo post molto interessante, che come sempre potete trovare in versione integrale sul suo sito.
“Lo Yoga è una meravigliosa combinazione bilanciata di pratiche energetiche ed estroverse, come asana e kriya, ed introverse e introspettive come meditazione e pranayama. Anche nello stesso pranayama è possibile trovare questo equilibrio attraverso la respirazione a narici alternate. Oggi, dato che la nostra società è soggetta ad un aumento dell’estroversione (come risultato di un accumulo di Prana in Pingala – attraverso la narice destra), l’aspetto più estroverso dello yoga (ovvero le asana, le posizioni yoga) ha acquisito maggiore fama. Se pratichiamo solo asana, incrementiamo ulteriormente la tendenza all’estroversione. Da tempo si parla infatti con una certa preoccupazione dell’eccessiva identificazione tra Yoga e la sola pratica fisica delle asana.  A questo proposito, molti insegnanti ritengono necessario bilanciare la pratica dinamica delle asana con una seconda pratica, questa volta più passiva… ma pur sempre una pratica fisica!
Onestamente, ne sono sorpreso. Per migliaia di anni, gli yogi hanno ricaricato il loro corpo con la pratica energetica delle asana, per essere in grado di sedere con calma nelle posture più adatte al pranayama e alla meditazione. La moda attuale di combinare una pratica molto attiva con una seconda pratica più passiva è nella mia pur limitata visione il parto mal riuscito di Kali Yuga (l’era dell’oscurità, quella in cui secondo le scritture yogiche ci troviamo ora). Qualsiasi forma di movimento e/o esercizio è da considerarsi estroversa. Va bilanciata con i rami più elevati dello yoga, come il pranayama e il dhyana. In verità, la soluzione temporanea della pratica di asana in forma energica o passiva, non riduce ma porta all’esacerbazione il problema dell’estroversione di cui soffre la nostra società. Per trovare un vero equilibrio, è necessario ridurre la tendenza a rivolgersi all’esterno, e questo non avviene muovendosi più lentamente, ma piuttosto ascoltando un semplice invito: “smettila di muoverti per un attimo, e stai seduto lì!”
Il mio suggerimento è di attenersi alle indicazioni degli antichi saggi, combinando le asana con gli esercizi di respirazione e con la meditazione, maturando attraverso i rami più elevati dello yoga. Il successo nello Yoga non arriva solo attraverso la pratica fisica delle asana, non importa quante volte al giorno decidiamo di praticarle. Non fraintendetemi: non ho nulla contro lo stretching passivo. Io stesso l’ho praticato e lo raccomando. Ma se ci riduciamo a praticare solo fisicamente, ci limitiamo alla superficie dello yoga, e dobbiamo quindi rivolgerci a pratiche che ci portino maggiormente in profondità.
Poco tempo fa sono stato contattato da un signore interessato a ricevere indicazioni sul pranyama. Quando gli ho chiesto cosa desiderasse ricavarne, mi ha risposto che era in salute fisicamente, ma era interessato ad andare oltre l’aspetto puramente corporeo. Le asana migliorano il nostro corpo e ci allungano la vita. Ma la morte arriverà comunque, presto o tardi. In quel momento, la pratica delle asana non ci sarà di grande aiuto (escludendo ovviamente Shavasana), e gli anni in più che avremo conquistato non ci serviranno a molto nell’attimo dell’ultimo respiro, come conferma lo stesso T Krishnamacharya, che ha affermato come la pratica delle asana conferisca esclusivamente benefici fisici.
Il signore in questione era dunque interessato a sollevare il velo dell’ignoranza per accostarsi alla sua spiritualità. Non voleva rimanere semplicemente un “animale in salute”. Nello yoga esiste la parola Pashu, che significa animale ma si riferisce ad un essere umano che ignora di essere una entità spirituale eterna. Il mitologico fondatore dello Yoga, Shiva, porta anche il nome ‘Pashupatinath – Signore delle Bestie’, che lo ritrae come l’insegnante che ci porta oltre il nostro corpo. Per sviluppare il nostro potenziale e diventare realmente umani, dobbiamo esplorare le nostre dimensioni più elevate.
Quello che maggiormente mi preoccupa in questo tentativo di bilanciare la pratica energica con la pratica passiva delle asana – invece che bilanciare la pratica delle asana con la pratica dei rami più elevati dello yoga – è che c’è chi ne farà l’ennesimo fenomeno di moda che verrà seguito immediatamente da un vasto pubblico, solo perché è una novità. Ho incontrato recentemente un uomo che mi ha detto di ricevere una valanga di telefonate per la sua nuova dieta, la cosiddetta “dieta elettrica”. E il bello è che non era nemmeno stata ancora pubblicata. Stava scrivendo un libro e ne aveva parlato solo a pochi intimi. Ma dato che era una novità, prima ancora di essere un caso mediatico, tutti la volevano sperimentare. Lo Yoga non è nuovo. E’ antico. è stato creato da alcuni esseri straordinari, rishi e siddha (a cui a loro volta è stato rivelato). Perché non ci impegniamo a studiare con serietà i metodi autentici, vedere se funzionano, e poi eventualmente decidiamo se c’è davvero qualcosa da re-inventare?
Praticate tutte le forme di stretching passivo che preferite, ma non dimenticate che state semplicemente facendo stretching passivo, niente di più. Non state sperimentando nessuna forma di equilibrio nell’alternare una pratica di asana attiva con una passiva. Per trovare equilibrio, dovete passare dalla pratica “yang” o rajasica delle asana a quella “yin” del pranayama e della meditazione. Seguendo questo metodo, così come ci è stato tramandato dagli antichi saggi, saremo in grado di bilanciare gli aspetti lunari e solari della nostra psiche, un equilibrio che è il prerequisito delle esperienze spirituali. Gregor Maehle, 22 febbraio 2015
Trovo queste riflessioni davvero interessanti, uno spunto di discussione davvero notevole. Sono molti i temi affrontati: l’eccessiva enfasi posta dalla nostra società così sensibile alle mode sulle asana, la necessità di integrare la pratica fisica, nella sua espressione dinamica o attraverso un atteggiamento più passivo, con quella più elevata del pranayama e della meditazione. E voi, cosa ne pensate?
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