Dimenticare l’ego per insegnare Yoga

Traduco oggi il post di Amruta Kulkarni, apparso in rete qualche anno fa e riproposto sul gruppo facebook Ashtanga Yoga Discussion Group. La scena internazionale ha subito prima di noi l’avvento della “moda” dell’insegnamento dello Yoga, e mi è sembrato in questo articolo di leggere riferimenti che possono essere rilevanti sulla scena italiana di oggi. E’ comunque un punto di vista molto utile per chi insegna, perché molto spesso l’insegnante stesso non si accorge di quando le cose gli sfuggono di mano. Nelle riflessioni di Amruta forse c’è il pensiero di molti di noi: almeno questo mi sembra di avvertire nelle conversazioni, più o meno pubbliche, di molti praticanti, di qualsiasi stile. E quindi, la domanda che sorge è: quali effetti può avere l’ego dell’insegnante sui suoi allievi? La risposta è, almeno in parte, in questo articolo. Ma per arrivare ad una risposta completa, è necessario interrogarsi molto, sia sulle motivazioni che ci spingono a praticare, che su quelle che ci spingono ad insegnare o ad affrontare un teacher training. Una nota personale: gli insegnanti di Yoga autentici, che davvero hanno interiorizzato questa filosofia, esistono! Basta cercarli con attenzione.

Gli studenti che praticano con un insegnante egocentrico sono molto più esposti al rischio di infortuni. Un insegnante con un forte ego manca di riconoscere l’intero significato della teoria, della filosofia e della pratica dello Yoga. Le pratiche Yoga si basano sul risveglio della consapevolezza divina di ognuno di noi. Quando la divinità interiore viene risvegliata e rispettata, questo senso di rispetto si irradia dal centro del nostro essere a qualsiasi nostra azione e nostro pensiero. Un insegnante egocentrico, che non rispetta le capacità e le difficoltà fisiche, mentali, emotive e spirituali di uno studente, manca di rispetto al praticante ad un livello molto profondo, mettendolo a rischio di infortuni durante le lezioni. Una delle prime funzioni dell’insegnante di Yoga è quella di rappresentare ahimsa, ovvero la non violenza, verso se stesso e verso i propri studenti. Se l’insegnante egocentrico ignora continuamente le necessità e i limiti dei suoi studenti, finisce per imporre sui praticanti un comportamento violento. Si tratta di una forma di violenza sottile, che può penetrare il corpo e la mente di uno studente, incoraggiandolo ad ignorare i segnali di dolore muscolare. Un autentico insegnante di Yoga ricorda continuamente ai suoi studenti di verificare interiormente ogni asana, seguendo innanzi tutto la propria guida interiore. Questo senso di rispetto insegnerà al praticante l’ascolto del proprio corpo e della propria mente, minimizzando il rischio di infortuni sia sul tappetino che nella vita di tutti i giorni. Studiare con un insegnante egocentrico può provocare danni permanenti ai praticanti. Alcuni insegnanti, particolarmente abili nell’effettuare asana molto avanzate, a volte fanno solo questo, ovvero “dimostrano” queste prodezze in pubblico per soddisfare il proprio ego. Un insegnante egocentrico spesso spinge i propri studenti ben oltre le proprie capacità semplicemente per soddisfazione personale. E questo, ancora una volta, rischia di mettere lo studente a rischio di danni fisici ed emotivi. Inoltre, lo studente si sentirà in ansia sia perché poco seguito, sia perché spinto troppo oltre i propri limiti. Questi rischi sono presenti in ogni stile: nel Kundalini Yoga, ad esempio, alcune pratiche di pranayama possono essere troppo avanzate per gli studenti che non sono ancora preparati a gestirle, con effetti ormonali che possono influenzare il nostro umore (causando agitazione, ansia, o depressione).  Quando scegliamo un insegnante di Yoga, assicuriamoci che rappresenti ahimsa: non violenza, compassione, e rispetto in ogni aspetto dei suoi insegnamenti.
di Amruta Kulkarni© Copyright 2011 – Aura Wellness Center – Publications Division
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