Aprire il cuore: Anahata Chakra secondo Gregor Maehle

Anahata Chakra
Gregor Maehle, nel suo ultimo libro “Samadhi, The Great Freedom”, tra poco disponibile in inglese, affronta un tema di grande importanza a livello sociale. Chi pratica Yoga tende spesso a concentrarsi, durante la meditazione, sul sesto e sul settimo chakra. Ma in Kali Yuga, l’era che stiamo vivendo, il quarto chakra, Anahata, il chakra del cuore, è di grande rilevanza. Gregor ce lo spiega con grande chiarezza in questo articolo tratto dal suo libro e pubblicato sul suo blog Chintamani Yoga. Lo traduco per tutti i lettori italiani, augurandomi che possa essere strumento di riflessione per chi pratica, sul tappetino e nella vita di tutti i giorni.
“Concentrare il prana nel chakra del cuore comporta molte significative implicazioni. Nel sutra 1.33, Patanjali afferma: ‘La mente diventa limpida se meditiamo sull’affabilità verso chi è felice, sulla compassione verso chi è in condizioni miserevoli, sulla gioia verso chi è virtuoso e sull’indifferenza verso chi è malvagio’. La nostra esistenza separata, individualista, egoista tende invece a rafforzare l’invidia verso chi è felice (perché mai sono più fortunati di me?), il giudizio verso chi è in condizioni miserevoli (non si meritano niente di più, se la sono cercata), lo scetticismo verso chi è virtuoso (sicuramente avranno qualche scheletro nell’armadio! Indaghiamo…) e l’odio verso chi è malvagio (guarda cosa hanno fatto questi maledetti, facciamogliela pagare). Patanjali non solo ci consiglia di abbandonare questi sentimenti negativi, ma ci incoraggia a diffondere il loro opposto. Ci dice che nel farlo, rendiamo ‘limpida la nostra mente’. Perché? Tutti i conflitti che abbiamo con gli altri non sono altro che l’esternazione di conflitti interiori. Ammetterlo è un processo doloroso e umiliante. Se, ad esempio, manifestiamo invidia per il successo di qualcun altro, dentro di noi pensiamo di non meritare di essere altrettanto fortunati, e quindi non comprendiamo per quale motivo questa fortuna debba andare ad altri. Quando giudichiamo una persona sofferente e rifiutiamo di aiutarla, ritenendo che se la sia cercata, dentro di noi pensiamo di non meritare aiuto e di poter essere giudicati per non aver fatto abbastanza per evitare la nostra sofferenza. Se siamo scettici nei confronti di chi è virtuoso o eroico, è perché non abbiamo fiducia nella nostra stessa virtù, nel nostro stesso eroismo, e riteniamo di meritare di essere buttati giù dal piedistallo. Allo stesso modo, il nostro odio per i malvagi altro non è se non l’esternazione del disprezzo verso noi stessi, perché crediamo di essere anche noi, nel profondo, malvagi e come tali di meritare di essere puniti. Qualsiasi forma di cattiveria proiettiamo all’esterno nel parlare degli altri, altro non è se non un rifiuto di accettare che noi stessi meritiamo l’amore Divino.
E’ un processo molto impegnativo, che affrontiamo con grandi resistenze. A tutti noi piace cavalcare il destriero del giudice morale, guardando gli altri dall’alto in basso. Ora, facciamo caso a quante volte la parola ‘altro’ è comparsa negli ultimi due paragrafi. Come avviene nell’analisi dei sogni secondo Jung, in cui qualsiasi personaggio abiti i nostri viaggi onirici altro non è se non la proiezione dei nostri conflitti interiori su attori esterni, lo Yoga afferma che tutti i conflitti del nostro stato di veglia sono l’esternazione dei nostri conflitti interiori. Nel momento in cui accettiamo tutte le nostre debolezze e trasformiamo l’odio verso noi stessi in amore e accettazione, eliminiamo qualsiasi conflitto esterno.
Attenzione, questo non significa che non dobbiamo fermare le multinazionali che stanno distruggendo l’ambiente, né che dobbiamo liberare gli assassini o ignorare i danni dei tiranni che entrano in guerra con altri paesi. Ma significa che se cerchiamo di fermarli senza desiderio di vendetta nei nostri cuori, stiamo cercando di correggere il loro comportamento impedendo all’ira e alla vendetta di far parte dell’equazione. Il Samadhi basato sul chakra del cuore ci fa comprendere che non esiste nessun ‘altro’. Questo non significa che gli altri siano un’illusione, bensì che siamo tutti connessi con gli altri esseri viventi, che formiamo un unico, grande organismo simbiotico, un’umanità e una famiglia di esseri viventi. Qualsiasi forma di giudizio e di controversia provochiamo nei confronti di chiunque, a lungo termine tornerà a bussare alla nostra porta. Il concetto che ‘la perdita di qualcuno è il mio guadagno’ si basa sull’errata cognizione di identificare noi stessi con il nostro corpo. Ma il nostro corpo è solo il veicolo che la nostra coscienza abita in questo momento, tutto qui. Ben più in profondità, noi condividiamo lo stesso ‘atman’, lo stesso ‘sé’, perché esiste un solo ‘sè’. ‘Non fare ad altri ciò che non vorresti fosse fatto a te’ implica che abbiamo tutti un’esistenza comune, essendo figli del Divino, e che non esiste in realtà alcuna separazione. Se ritenessimo di essere separati, perché dovremmo trattare gli altri come trattiamo noi stessi?
‘Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori’. Anche qui è presente l’idea che non esiste un ‘altro’. Possiamo perdonare, e perdonando veniamo perdonati. E non è possibile perdonare gli altri se prima non perdoniamo noi stessi. Il perdono radicale nasce dalla pratica del Samadhi sul chakra del cuore. Ci insegna a lasciare andare immediatamente e consciamente qualsiasi forma di odio, qualsiasi antagonismo proviamo nei confronti degli altri. Perché? Perché agendo in questo modo, secondo le parole di Patanjali, rendiamo limpida la nostra mente, e se la mente non è limpida, nessuna evoluzione è possibile.
Ma anche nel perseguire una evoluzione, come quella dei samadhi sui chakra superiori, dobbiamo sempre tornare al cuore, Anahata. In questo chakra assiale trova il suo centro l’essere umano integrato, da questo chakra possiamo interagire ponendoci in una posizione di servizio, compassione e amore. Se il nostro centro è in Sahasrara chakra, il nostro contributo non sarà granché. E’ nel cuore che sviluppiamo la fede nel Divino ed è qui, secondo le scritture, che possiamo sentire il suono sacro dell’OM. A proposito del cuore, Anahata, il Chandogya Upanishad dice: ‘Nel petto dell’uomo è racchiuso un piccolo tempio (il cuore), in cui brilla una piccola fiamma, grande quanto un pollice (l’anima). E in questa fiamma, miracolosamente, è contenuta l’intera vastità dell’Universo, con i suoi pianeti, le stelle, i continenti, i fiumi, le montagne e gli oceani'”.
– Gregor Maehle, tratto da ‘Samadhi The Great Freedom’
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