Ishvara Pranidana: il significato di lasciar andare

Su facebook oggi ho seguito una conversazione in cui è comparsa la definizione in sanscrito Ishvara Pranidhana. Come ogni cosa in sanscrito, l’interpretazione è fondamentale ed è per questo che, ancora una volta, ho attinto al sito Jivamukti Yoga per comprendere meglio il senso di una frase che può semplicisticamente essere tradotta come “arrendersi al divino”. Vediamo cosa suggeriscono Sharon Gannon e David Life al riguardo, in questo bellissimo post scritto da Sofi Dillof.

Yoga Sutra I,23
“La parola Yoga può essere utilizzata in due modi: come sostantivo, o come verbo. Nel primo caso, Yoga è riferito allo stato naturale del nostro essere, in cui non ci identifichiamo più con il corpo e con la mente, ma riconosciamo in noi stessi la forza vitale infinita e comune a tutti gli esseri viventi e ad ogni aspetto dell’universo. E’ sinonimo dello stato di Illuminazione, Samadhi, o Realizzazione Divina. Nel suo secondo utilizzo, come verbo, la parola Yoga si riferisce a quelle pratiche che ci consentono di raggiungere questo stato illuminato della coscienza. Dal cuore generoso e illuminato di Patanjali, il grande saggio e Maestro dello Yoga, sono nati gli Yoga Sutra che espongono non solo lo stato di grazia dello Yoga, ma anche le potenti pratiche che possiamo utilizzare per raggiungere questo stato durante la nostra esistenza.
Negli Yoga Sutra (1.23), Patanjali ci informa che esiste un metodo per raggiungere lo stato dello Yoga: è la pratica di Ishvara Pranidhana. Ishvara è un termine sanscrito che può essere tradotto come “supremo”, o “Dio”. Pranidhana significa dedicare, essere devoti, o arrendersi. La pratica di Ishvara Pranidhana, quindi, significa che se siamo capaci di arrendere completamente  la nostra identità egoica e individualista a Dio (o al nostro essere supremo), possiamo essere tutt’uno con il Divino. Se siamo in grado di dedicare le nostre vite a servire il Divino che abita tutti gli esseri viventi, umani e non, riusciremo ad andare oltre qualsiasi sentimento di separazione. Se possiamo affermare senza riserve: “Ti dono me stesso, il mio corpo, la mia mente e il mio cuore, fa di me ciò che meglio credi”, allora saremo liberi da stress, ansia, dubbi, e karma negativi che nascono dalla nostra dipendenza dall’ego, che determina quali azioni intraprendiamo nella nostra vita. Ishvara Pranidhana ci soccorre nel curare le afflizioni della mente che causano dolore e sofferenza, poiché il suo scopo è dirigere la nostra energia oltre i desideri egoistici e i drammi personali, e verso la ricerca dell’essere Uno. Questa pratica è così importante e potente, che Patanjali ci da’ le istruzioni necessarie a praticarla in quattro diverse occasioni negli Yoga Sutra. E sebbene questo sia il metodo più semplice e diretto per ottenere lo stato dello Yoga, non è una pratica facile, e per molti è un’opzione difficile da considerare.
Nella nostra moderna cultura occidentale, in cui prevalgono sentimenti di separazione e disconnessione, spesso ci facciamo vanto di essere forti e di dominare gli altri. Siamo abituati a lasciare campo libero al nostro ego, che ci illude a volte di poter controllare l’universo. Per questo, l’idea di arrendersi viene considerata come qualcosa di negativo, perché implica una sorta di debolezza, o di sconfitta. Un esercito, ad esempio, può arrendersi alle forze nemiche, concedendo all’altro la vittoria. Nello Yoga, tuttavia, avviene il contrario. La vittoria si ottiene nell’arrendere consapevolmente la limitata idea di ciò che siamo (il nostro nome, il nostro lavoro, i nostri problemi, etc.) per creare lo spazio necessario a sentire l’autentica natura del Sé, che è fatta di gioia, illimitata e senza confini. E’ come cedere un granello di sabbia, per ricevere in cambio l’intero universo. E sebbene la pratica di Ishvara Pranidhana richieda grande autodisciplina, fiducia e fede, è assai più faticoso restare attaccati alla piccolezza dell’ego che arrendersi alla grandezza del Sé.
Patanjali
Ishvara Pranidhana può essere praticato in molti modi all’interno di una classe di Yoga, aiutando chi pratica a coltivare la propria capacità di lasciare andare. Se offriamo continuamente i nostri sforzi e i nostri risultati a qualcosa di più elevato del guadagno personale, possiamo mantenere ishvara (la nostra forma personale di Dio) ben presente nelle nostre menti. Se abbandoniamo giudizio e critica, e seguiamo le istruzioni che ci vengono impartite durante la lezione, possiamo apprendere molto. In ogni flessione in avanti, possiamo vedere un inchino al Divino, in qualsiasi forma abbia per noi significato, e con ogni backbend possiamo offrire il nostro cuore, per portare in noi la volontà dell’universo in ogni nostra azione e parola.
Da oggi, non buttiamo via nemmeno un minuto della nostra vita sprecandolo in piccolezze, gelosie, avidità e false idee di superiorità. Contempliamo ogni giorno le caratteristiche di Ishvara durante la nostra meditazione, offrendo noi stessi come veicoli per la Volontà Divina. La pace arriva quando abbandoniamo l’idea di essere degli “agenti”, e consentiamo all’infinito di guidarci lungo la via. Lasciamoci andare al Divino che è in noi.
– Sofi Dillof
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