Praticare a Milano: Hohm Street Yoga, Marco Migliavacca

Marco Migliavacca

Non è facile, nella grande offerta che oggi è a disposizione di chi pratica Yoga, individuare un insegnante o una Yoga Shala in cui trovare un autentico punto di riferimento. Avendo praticato sempre all’estero (non per particolari meriti, ma semplicemente perché abitavo a Londra e viaggiavo quasi sempre verso gli USA), al rientro in Italia cercavo un’atmosfera, un sentire lo Yoga che mi fosse familiare. Lo Yoga ci rende sempre studenti, specialmente quando siamo insegnanti… Soprattutto nella pratica del Vinyasa, il mio stile, ero alla ricerca di un insegnante che risvegliasse in me la sensazione di imparare qualcosa di nuovo, e che al tempo stesso mi facesse sentire l’appartenenza ad un background simile al mio. E’ facile, quando si insegna e si pratica tanto da soli, tendere a ripetere sempre le sequenze o le asana che meglio conosciamo e soprattutto entrarvi come sempre abbiamo fatto: trovare qualcuno che sappia “sfidare” le nostre abitudini è quantomai importante per rendere la pratica un’esplorazione continua, una crescita.

Vorrei quindi dare spazio, sul mio blog, alle Shala e agli insegnanti che in Italia hanno – nella mia personale opinione – un messaggio da trasmettere, una predisposizione particolare (mi piace chiamarla talento) nel dare ai loro studenti qualcosa che ha un solo nome: Yoga. A Milano, ho incontrato Marco Migliavacca. Quando ho varcato per la prima volta la porta di Hohm Street Yoga, ho subito avvertito un’aria di casa. Un’atmosfera di autenticità, un legame profondo con la terra in cui questa pratica è nata – l’India, dove Marco si reca spessissimo per approfondire le sue conoscenze. Ho scoperto di avere alcuni insegnanti in comune con Marco (John Scott, Sharon Gannon e David Life), e questo sicuramente ha contribuito a darmi una sensazione di familiarità con il suo metodo. Ma ho anche scoperto un approccio nuovo, che deriva in parte dalla sua esperienza nello Yin Yoga, e in parte dalla predisposizione di chi, probabilmente, ha incontrato lo yoga anche qualche vita fa. Ad ogni classe, Marco pianta un piccolo “seme”, un’informazione importante, qualcosa che poi resta nella pratica individuale. Se si ha l’opportunità di praticare da soli con lui, Marco ha la capacità di arrivare al corpo dello studente individuando gli spazi da riempire, e quelli da alleggerire, grazie ad una profonda conoscenza dell’anatomia e al Bhakti Yoga, che è parte integrante del suo cammino in questa disciplina. Il rilassamento finale è quello che a Londra un praticante definirebbe “pure bliss”: con l’aiuto di appositi props, Marco sa far “galleggiare” il corpo di chi pratica, dando la possibilità, dopo lo sforzo fisico, di memorizzare il lavoro svolto, per  poi dimenticarlo in una meditazione che sorge quasi spontanea. Hohm Street Yoga è sicuramente la dimora di uno Yoga autentico e vissuto con il cuore. Una lezione con Marco è un’esperienza di profonda consapevolezza del corpo, un viaggio dentro sé stessi per poi perdersi nel tutto. In Via San Calocero 3, a Milano, c’è Yoga. (update 2017: la shala di Marco si trova ora nella nuova sede di Viale Tunisia 38, sempre a Milano).
Hohm Street Yoga: la Shala di Marco

Dimenticare fa bene: Il FOTM Jivamukti Yoga

Dopo aver scritto, nei giorni scorsi, post dedicati alla meditazione e alla necessità di disidentificarsi da mente e corpo per crescere in consapevolezza, sono onorata di leggere le parole di David Life che, nel focus del mese di aprile di Jivamukti Yoga, affronta in modo ben più profondo e ispirato questo tema. La motivazione che Sharon Gannon e David Life sono in grado di creare attraverso i loro post è davvero unica, ed è con grande amore e rispetto che traduco questo scritto davvero illuminante, e più che mai adatto al significato simbolico della Pasqua. Mi auguro traducendo questi contenuti di avvicinare tanti praticanti al meraviglioso metodo Jivamukti, che unisce Vinyasa Yoga, Bhakti Yoga e Nada Yoga.

David Life e Sharon Gannon, Jivamukti Yoga

“La Via naturale della meditazione non è conoscere molte cose, ma dimenticare tutto. Solo così conoscerete ogni cosa”.
Shri Brahmananda Sarasvati
“La nostra natura originale, o il nostro Sé illuminato, giace immacolato nella dimora del nostro corpo. Il Sé illuminato è consapevolezza, intesa come la divina forza vitale  che anima tutte le creature viventi. Questo Sé illuminato non ci abbandona, non sparisce, non sfuma ma continua ad abitarci. Questa forza è l’inquilino interiore di tutti gli esseri viventi. Non conosce morte e passa in un nuovo corpo quando è necessario. Sperimentiamo questo stato naturale originario durante il sonno profondo e il samadhi. L’esperienza del sonno profondo dona vigore – ma viene dimenticata. Samadhi è invece l’identità con il Sé originario che possiamo ricordare. L’illuminazione non è cosa che possiamo conquistare: è un momento divino che avviene quando ricordiamo la nostra natura originaria. Il nostro Sé illuminato è sempre presente ma troppo spesso dimenticato – cosa che provoca confusione nelle nostre vite.
Nella confusione, tendiamo a identificarci erroneamente con l’ovvio – il corpo. Questa errata identificazione significa che tendiamo a credere di essere il nostro corpo piuttosto che la nostra natura originaria. Siamo come bambini che credono di essere il personaggio di un costume carnevalesco, o l’attore che interpreta quel personaggio. Se cerchiamo l’illuminazione (o anche, semplicemente, la coerenza), il corpo è uno strumento essenziale ma non è l’oggetto della nostra ricerca. Se cerchiamo la perfezione senza imperfezioni, la Terra è il pianeta sbagliato. Questa identificazione errata con il corpo e con la mente può essere alterata grazie alle pratiche yoga – quando sperimentiamo la nostra autentica identità che emerge dall’assoluto – allora ricordiamo l’illuminazione. La nostra natura essenziale è il Sé illuminato – la nostra natura originaria. Lo Yoga è l’atto di ricordare questa natura originaria ed è una sorta di svezzamento dall’identificazione con il corpo e con la mente. Shri Brahmananda direbbe, “Io sono l’Io Sono al di là del corpo e della mente, anche se ho un corpo e una mente”.
Ciò non significa che non apprezziamo moltissimo il nostro costume (mente/corpo)! Forse un po’ troppo tuttavia, e questa ossessione autoreferenziata può inibire la nostra capacità di agire liberamente. Le pratiche Yoga ci rivelano la nostra capacità di modificare i ristretti pregiudizi della mente e le conseguenti limitazioni del corpo, spostando l’identificazione verso un potenziale illimitato. Ognuno di noi ha passato la propria esistenza acquisendo un’identità che si fonda sul colore della pelle, l’educazione ricevuta, l’intelligenza, la fisionomia, la religione e l’appartenenza geografica. La nostra idea di “chi siamo” si basa sul nostro nome e sulla nostra forma e la difendiamo fino alla morte. Nascondiamo la nostra natura originaria sotto coperture di ogni genere e ce ne dimentichiamo! Quindi, come accade se tentiamo di riportare alla mente un’antica memoria, iniziamo a chiederci se esiste una realtà che riconduca a questa annebbiata visione.
Le associazioni che formiamo si basano sulle apparenze e sulle classificazioni e limitano la nostra capacità di agire, restringendola ad una determinata cornice che è associata a questi stessi limiti. Ci aggreghiamo a gruppi che affermano la nostra apparenza come unica e speciale – perché sembriamo e agiamo come loro.
Oppure, veniamo rifiutati da altri gruppi proprio a causa della nostra apparenza e del nostro modo di agire. Questi gruppi generalmente risolvono la fatidica domanda “qual è il gruppo migliore/più forte?” attraverso le guerre.
Dividendo il mondo in “buoni” e “cattivi”, creiamo Paradiso e Inferno. In un mondo in cui il nemico del mio nemico è mio amico, possiamo contare su un solo risultato: l’infelicità.
Da qualche parte, vicino al Primo Giorno della nostra vita, qualcuno (genitori, personale ospedaliero, enti religiosi o scolastici) ha dato inizio alle classificazioni. Siamo stati etichettati per sesso, dimensione, nome. Come risultato, abbiamo ricevuto in dotazione un manifesto mentale e sentimentale che ci ha inserito nelle categorie selezionate. La qualità illimitata della nostra esistenza primordiale è stata perduta nello sforzo di entrare nel mondo materiale. Il divino che abbiamo esperito da bambini è inconscio, come un sonno profondo. Come Yogi e Yogini, possiamo tornare a provare il punto di vista oceanico del bambino – questa volta consciamente.   “Lo sviluppo biologico si muove dalla possibilità interiore all’attività esteriore. Quando questo piano viene completato, lo utilizziamo per tornare dall’attualità esteriore nei campi interiori delle possibilità… il piano B della Natura sviluppa in noi la capacità di giocare sul generico campo del regno interiore, per generare il mondo esterno; questa è la creazione stessa, l’obiettivo delle nostre vite”.  – Da Magical Child to Magical Teen, Joseph Chilton Pearce
Quando consapevolezza, esistenza e divino si fondono, troviamo Satchidananda. Le pratiche Yoga ci aiutano a de-programmare il corpo e la mente per risiedere consciamente in uno stato di beatitudine, in cui ricordiamo e diventiamo il Sé.” – David Life, Aprile 2015.
Colgo l’occasione per ricordare che domani, 2 Aprile, a Milano si terrà un workshop del nipote di Sharon e David, Jules Febre. Questo giovane talento, cresciuto nello Yoga, è ideatore di uno stile che fonde Hip Hop e Asana tradizionali, creato per avvicinare i giovani alla pratica dello Yoga. Il workshop si svolgerà presso il centro Bikram di Antonio Spera. Buona Pasqua a tutti!