Jivamukti Yoga a Milano: il tour di Sharon Gannon

Siamo alle porte dell’unica masterclass milanese di una delle più note insegnanti di Yoga al mondo: Sharon Gannon, co-fondatrice, insieme al compagno di vita David Life, del metodo Jivamukti Yoga. Il 12 dicembre, alle ore 16, presso La Yoga Shala, in Via Domenichino 11 a Milano (iscrizioni su www.eifis.it o scrivendo a segreteria@eifis.it, oppure direttamente a me, fmderrico@gmail.com) sarà infatti possibile sperimentare una masterclass di due ore del metodo Jivamukti, guidati dalla co-creatrice del metodo e da Jules Febre, affermato insegnante che da anni accompagna Sharon e David. Inoltre, per chi volesse prepararsi alla masterclass, e iscriversi personalmente, il 29 novembre alle ore 17 terrò io stessa una lezione Jivamukti Style presso SpazioGaribaldi77, a Milano. Dopo la classe sarà possibile acquistare il biglietto per partecipare alla masterclass di Sharon, arrivando già preparati! Famosissimo negli USA, Jivamukti Yoga è uno dei nove metodi di Hatha Yoga ufficialmente riconosciuti al mondo. Il motivo è molto semplice: Sharon e David sono stati tra i primi occidentali ad avventurarsi in un’India all’epoca ancora misteriosa, avvicinando per primi Guru che poi sono diventati fari dello Yoga contemporaneo.
Le radici del metodo Jivamukti affondano negli insegnamenti di Brahmananda Sarasvati, Swami Nirmalananda e Sri K. Pattabhi Jois, di cui Sharon e David sono stati studenti diretti, frequentando fin dai primi anni ’70 la Shala di questo grande Maestro. Figlia di una cantante d’opera, e lei stessa vocalist d’eccezione, Sharon ha composto molti tra i canti Bhakti che ascoltiamo oggi durante le nostre lezioni di Yoga. Questa Yogini e artista è stata infatti tra le prime a collaborare con musicisti tradizionali e moderni compositori, rendendo più attuale e comprensibile al mondo occidentale il chanting indiano. Grazie al suo passato di ballerina professionista, Sharon ha sviluppato insieme a David Life un metodo che può certo essere definito “danza delle asana”. Nelle classi Jivamukti infatti, il flusso delle asana è strettamente connesso al respiro, e le transizioni diventano esse stesse asana, in un viaggio corporeo che può dirsi al tempo stesso meditativo e fisicamente impegnativo.
L’impegno di Sharon nel portare lo Yoga autentico in occidente è ben visibile in una lezione Jivamukti. Dalla sequenza fissa dello Spiritual Warrior, una sorta di “prima serie” del metodo Jivamukti, fino alle più impegnative open classes, in cui ogni volta le sequenze vengono create per mettere in evidenza diversi aspetti energetici del corpo, tutte le lezioni Jivamukti comprendono una fase bhakti, con la recitazione o il canto di un mantra, una fase di flusso vinyasa, un lungo rilassamento finale (Yoga Nidra) e una meditazione conclusiva. E’ una pratica rigorosa, che coinvolge corpo, mente e spirito. Chi ha avuto la fortuna di praticare presso il centro Jivamukti di New York avrà notato che tra i praticanti spesso è possibile incontrare Uma Thurman (il cui fratello, Dechen Karl, è tra l’altro insegnante advanced di questo metodo), Michael Franti, Sting, e tanti altri artisti. Ma per Sharon e David ogni studente ha lo stesso valore, ognuno ha in sé la potenzialità di diventare un Jivan-mukta, un essere liberato in questa esistenza terrena.

Con il tempo, chi pratica questo stile si avvicina anche alla filosofia che lo guida, e che ci insegna ad essere sempre più animati dal principio della non violenza (Ahimsa), nei confronti di tutti gli esseri viventi. Un comportamento che ci rende più compassionevoli nei confronti del prossimo e che ci insegna l’immenso valore della Natura e di tutte le specie Animali. Non a caso le star americane più impegnate a livello sociale e ambientale frequentano da anni il centro Jivamukti di NY, contribuendo spesso alle iniziative di Sharon e David per la salvaguardia del Pianeta.

Finalmente anche a Milano sarà possibile incontrare Sharon, e oltre a partecipare alla sua splendida masterclass, ricevere una copia del suo libro “Vivere lo Yoga”, fondamentale per portare lo Yoga anche fuori dal tappetino, in ogni momento della nostra esistenza, per integrarne i principi con le nostre azioni del quotidiano. Sharon sarà disponibile al termine della lezione per incontrare ognuno di voi e autografare il suo libro.
Sono sicura che incontrerò molti di voi a Milano, il 12 dicembre! Vi aspetto per passare insieme un pomeriggio meraviglioso!

Jivamukti Yoga FOTM: la nostra vera Natura

In attesa della data milanese di Sharon Gannon, co-fondatrice del metodo Jivamukti Yoga, che seguo e pratico da molti anni e che per molti versi è “fratello” dell’Ashtanga Yoga, propongo il meraviglioso Focus del Mese di novembre scritto da David Life, compagno di Sharon.

Chi mi segue avrà notato su facebook l’evento che promuove questa visita graditissima e tanto attesa. Il 12 dicembre, alle ore 16, Sharon insieme a Jules Febre, suo diretto discepolo, terrà una masterclass di due ore seguita da un evento in cui presenta l’uscita dei suoi ultimi lavori tradotti in italiano (sì, uno è il famoso Yoga Assist!). Consiglio a tutti di non perdere questa occasione! Chi volesse iscriversi può farlo online sul sito di Eifis Editore oppure partecipando alla mia prossima classe, domenica 29 novembre, presso il meraviglioso centro YogaEssential a Milano.
Ecco dunque il Focus del Mese Jivamukti, che ci invita a riscoprire la nostra autentica Natura, selvaggia e piena di amore. Una Natura più che mai importante oggi, in questi tempi in cui il terrore sembra voler annientare il nostro Pianeta. Essere Yogi oggi è più importante che mai. Non limitiamoci alle asana, coltiviamo anche Ahimsa, non violenza, nei nostri cuori e nelle nostre azioni, anche il più piccolo gesto fa la differenza.
Il saggio dai lunghi capelli porta con sé fuoco e veleno, cielo e terra. Guardandolo osserviamo la luce celeste nel suo pieno fulgore. Si dice che sia la luce stessa…  Destriero del vento, compagno del Vayu e ispirato da Dio, il saggio si sente a casa in entrambi i mari, ad Est e ad Ovest… Errando sulle tracce di esseri celesti e belve boschive, il saggio dai lunghi capelli ne conosce le aspirazioni, ed è un dolce compagno per lo spirito… 
– Rg Veda 10.136 Il saggio dai lunghi capelli
Si dice che questi versi dedicati al saggio selvaggio dai lunghi capelli sia la prima ode allo Yogi ai tempi dei Veda. E’ un eremita nudo, che viaggia attraverso i cieli e vive in armonia con la Natura, completamente estraneo alla cultura degli uomini. E’ un bambino selvaggio. Gli Yogi hanno rinunciato alla cultura dominante reclamando l’autentica natura dell’uomo molto, molto tempo fa.
Quando ci viene chiesto di descrivere la parola “selvaggio”, solitamente usiamo termini negativi, come “senza controllo”, “maleducato”, “ingovernabile” o “autoriferito”. Gli esseri selvaggi non sono domati e vengono tacciati di inutilità. Un cavallo selvaggio non è “utile” finché non è domato, addomesticato, sellato, imbrigliato (o trasformato in hamburger). Un campo di fiori selvatici non è utile finché non viene cintato, arato, fertilizzato, coltivato, spruzzato di diserbanti, mietuto. Un ruscello selvatico non è utile finché non viene arginato, diretto in tubature, imbottigliato, elettrificato e reso stagnante. Selvaggio equivale a “privo di valore”, mentre domato equivale a “valutabile”. La Natura gioca solo un ruolo minore nel fornire le materie prime che servono a soddisfare i desideri umani e la nostra avidità. Ma la nostra è un’avidità insaziabile, e le materie prime si stanno esaurendo. Ciò che è selvaggio viene visto come pericoloso e diventa il bersaglio di chi vuole solo annientare. Gli esseri umani pensano di avere il diritto di impossessarsi di foreste, terre, acqua, petrolio, gas, per non parlare di balene, delfini, cavalli, elefanti, orsi, tigri, leoni, scoiattoli, conigli e tutte le altre creature viventi che popolano la Terra. Invece di celebrare la vita di tutte le creature, ne promuoviamo la loro scomparsa, e probabilmente la nostra.
Gli esseri umani stanno distruggendo i semi della natura originaria che dà alla vita il suo gusto unico – rasa. Nella corsa verso la distruzione degli ecosistemi e delle biodiversità, gli umani si lanciano verso una cieca Armageddon.
Lo Yogi si sente parte del mondo e di tutto il creato. Per lo Yogi, la definizione di “selvaggio” è libero, creativo, forte, meditativo, in comunione con la Natura. Questa sensazione è parte della natura originaria dell’essere corrotta da una cultura che vuole guardare al mondo come ad una risorsa da sfruttare all’infinito. Nell’antica leggenda Sumera di Gilgamesh, incontriamo Enkidu, una creatura che si nutre dal seno degli animali e pascola con loro nei campi. I cacciatori scoprono che Enkidu insegna agli animali come fuggire dalle trappole dell’uomo. Le storie di questo selvaggio che riesce a parlare a tutte le creature risvegliano la curiosità di Re Gilgamesh, che seduce, attrae, educa e si fa amico di Enkidu. E’ una storia triste, che spiega come ognuno di noi perda la propria connessione con la Natura. Il nostro lato selvaggio è un tesoro perduto che va recuperato a tutti i costi. Quando Enkidu muore, Gildamesh recita questa elegia dell’autentica natura dell’uomo:
Enkidu, . . . tua madre è la gazzella,
e . . . tuo padre, che ti ha dato vita, un vero selvaggio.
[Sei stato] cresciuto da creature con la coda,
dagli animali della foresta, in tutta la sua grandezza.
Tutti i sentieri della foresta di cedri
Ti piangono: le lacrime scorrono senza freno, giorno e notte. 

—Tavola VIII, Epica di Gilgamesh
Il mondo intero piange la morte di Enkidu, persino gli alberi e i sentieri. Un tesoro è stato perduto – la connessione tra l’uomo e il resto del creato. L’eroico Yogi di oggi, trasforma ogni giorno in un momento di contatto con la Natura, per riallinearsi con le forze del creato e recuperare ciò che è stato perso – la nostra autentica Natura.
Novembre 2015 – David Life

Sharing Yoga: the power of the practice (ENG)

Holding a workshop is always a magical experience.
As a traveling teacher, I particularly enjoy meeting new communities, new students, new teachers. The exchange of energies during a class that is longer than usual, with newly made friends, is always extra-charged with positive vibes.
I very often find myself questioning whether I have enough information to give, if I will be a worth vessel of the practice I am going to teach – yet after a few minutes from the start, all happens effortlessly. I would say that holding a workshop is very much an act of love.
Love is all you really need, when you are a teacher, to keep going. Sometimes teaching can be very hard and tiring – yet, when you make yourself a vehicle of love, you actually feel recharged even after a six-hour long experience (as it was last Sunday for me).
It isn’t very much about how good you are at performing very advanced asanas. Chances are, students would most probably feel intimidated and rather than express love, you would risk engaging competition or making yourself an unreachable ideal – which is very much far away from what yoga should be. Rather, it is mostly about opening your heart to whoever is coming in, feeling their motivation to get on the mat, and helping them throughout this journey within themselves.
I believe that our practice, and the practice we teach should be first and foremost an act of love. If we advocate Ahimsa, we should practice it ourselves first – towards our body and the bodies of our students. We are promoting a practice that should be able to last on our side for all our lifetime. We are teaching to people that most of the time cannot practice every day, and sometimes live a rather unhealthy lifestyle. We are teaching to people that look at yoga as a practice promoting peace and unity. Yes, we must help them finding balance and improve their overall health, yet we cannot force them into change – we can only show them a viable way, free of any form of judgement.
My last workshop in Tuscany has been a truly moving experience. Held the day after Paris’ bombing, our spirits were filled with participation for the extremely difficult times we are  all living. We were a little crowd and dedicated our practice to World’s Peace, and I strongly believe that if all of us Yogis fully engage in practicing Ahimsa every day, on and off the mat, with our students, ourselves and our neighbors, we ARE going to make a CHANGE.
Let’s not make Yoga yet another competitive western discipline. Let’s tune in deeply to its original meaning. Let’s get over form and plunge into matter. Let the power of LOVE guide our action every single day and create PEACE.