Jivamukti Yoga FOTM: la nostra vera Natura

In attesa della data milanese di Sharon Gannon, co-fondatrice del metodo Jivamukti Yoga, che seguo e pratico da molti anni e che per molti versi è “fratello” dell’Ashtanga Yoga, propongo il meraviglioso Focus del Mese di novembre scritto da David Life, compagno di Sharon.

Chi mi segue avrà notato su facebook l’evento che promuove questa visita graditissima e tanto attesa. Il 12 dicembre, alle ore 16, Sharon insieme a Jules Febre, suo diretto discepolo, terrà una masterclass di due ore seguita da un evento in cui presenta l’uscita dei suoi ultimi lavori tradotti in italiano (sì, uno è il famoso Yoga Assist!). Consiglio a tutti di non perdere questa occasione! Chi volesse iscriversi può farlo online sul sito di Eifis Editore oppure partecipando alla mia prossima classe, domenica 29 novembre, presso il meraviglioso centro YogaEssential a Milano.
Ecco dunque il Focus del Mese Jivamukti, che ci invita a riscoprire la nostra autentica Natura, selvaggia e piena di amore. Una Natura più che mai importante oggi, in questi tempi in cui il terrore sembra voler annientare il nostro Pianeta. Essere Yogi oggi è più importante che mai. Non limitiamoci alle asana, coltiviamo anche Ahimsa, non violenza, nei nostri cuori e nelle nostre azioni, anche il più piccolo gesto fa la differenza.
Il saggio dai lunghi capelli porta con sé fuoco e veleno, cielo e terra. Guardandolo osserviamo la luce celeste nel suo pieno fulgore. Si dice che sia la luce stessa…  Destriero del vento, compagno del Vayu e ispirato da Dio, il saggio si sente a casa in entrambi i mari, ad Est e ad Ovest… Errando sulle tracce di esseri celesti e belve boschive, il saggio dai lunghi capelli ne conosce le aspirazioni, ed è un dolce compagno per lo spirito… 
– Rg Veda 10.136 Il saggio dai lunghi capelli
Si dice che questi versi dedicati al saggio selvaggio dai lunghi capelli sia la prima ode allo Yogi ai tempi dei Veda. E’ un eremita nudo, che viaggia attraverso i cieli e vive in armonia con la Natura, completamente estraneo alla cultura degli uomini. E’ un bambino selvaggio. Gli Yogi hanno rinunciato alla cultura dominante reclamando l’autentica natura dell’uomo molto, molto tempo fa.
Quando ci viene chiesto di descrivere la parola “selvaggio”, solitamente usiamo termini negativi, come “senza controllo”, “maleducato”, “ingovernabile” o “autoriferito”. Gli esseri selvaggi non sono domati e vengono tacciati di inutilità. Un cavallo selvaggio non è “utile” finché non è domato, addomesticato, sellato, imbrigliato (o trasformato in hamburger). Un campo di fiori selvatici non è utile finché non viene cintato, arato, fertilizzato, coltivato, spruzzato di diserbanti, mietuto. Un ruscello selvatico non è utile finché non viene arginato, diretto in tubature, imbottigliato, elettrificato e reso stagnante. Selvaggio equivale a “privo di valore”, mentre domato equivale a “valutabile”. La Natura gioca solo un ruolo minore nel fornire le materie prime che servono a soddisfare i desideri umani e la nostra avidità. Ma la nostra è un’avidità insaziabile, e le materie prime si stanno esaurendo. Ciò che è selvaggio viene visto come pericoloso e diventa il bersaglio di chi vuole solo annientare. Gli esseri umani pensano di avere il diritto di impossessarsi di foreste, terre, acqua, petrolio, gas, per non parlare di balene, delfini, cavalli, elefanti, orsi, tigri, leoni, scoiattoli, conigli e tutte le altre creature viventi che popolano la Terra. Invece di celebrare la vita di tutte le creature, ne promuoviamo la loro scomparsa, e probabilmente la nostra.
Gli esseri umani stanno distruggendo i semi della natura originaria che dà alla vita il suo gusto unico – rasa. Nella corsa verso la distruzione degli ecosistemi e delle biodiversità, gli umani si lanciano verso una cieca Armageddon.
Lo Yogi si sente parte del mondo e di tutto il creato. Per lo Yogi, la definizione di “selvaggio” è libero, creativo, forte, meditativo, in comunione con la Natura. Questa sensazione è parte della natura originaria dell’essere corrotta da una cultura che vuole guardare al mondo come ad una risorsa da sfruttare all’infinito. Nell’antica leggenda Sumera di Gilgamesh, incontriamo Enkidu, una creatura che si nutre dal seno degli animali e pascola con loro nei campi. I cacciatori scoprono che Enkidu insegna agli animali come fuggire dalle trappole dell’uomo. Le storie di questo selvaggio che riesce a parlare a tutte le creature risvegliano la curiosità di Re Gilgamesh, che seduce, attrae, educa e si fa amico di Enkidu. E’ una storia triste, che spiega come ognuno di noi perda la propria connessione con la Natura. Il nostro lato selvaggio è un tesoro perduto che va recuperato a tutti i costi. Quando Enkidu muore, Gildamesh recita questa elegia dell’autentica natura dell’uomo:
Enkidu, . . . tua madre è la gazzella,
e . . . tuo padre, che ti ha dato vita, un vero selvaggio.
[Sei stato] cresciuto da creature con la coda,
dagli animali della foresta, in tutta la sua grandezza.
Tutti i sentieri della foresta di cedri
Ti piangono: le lacrime scorrono senza freno, giorno e notte. 

—Tavola VIII, Epica di Gilgamesh
Il mondo intero piange la morte di Enkidu, persino gli alberi e i sentieri. Un tesoro è stato perduto – la connessione tra l’uomo e il resto del creato. L’eroico Yogi di oggi, trasforma ogni giorno in un momento di contatto con la Natura, per riallinearsi con le forze del creato e recuperare ciò che è stato perso – la nostra autentica Natura.
Novembre 2015 – David Life
Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.