Lo Yoga nel 2016: frammentato, contestato, re-immaginato?

Torno a tradurre a beneficio della comunità yogica italiana, e questa volta lo spunto arriva da Greg Nardi, insegnante di Ashtanga Yoga Autorizzato Livello II, uno degli insegnanti che seguo ormai da quasi 10 anni. Greg ha condiviso oggi su facebook il post di Yoga Dork, che ho trovato particolarmente interessante perché sintetizza lo scenario attuale dello Yoga all’alba del 2016. Lo traduco lasciando a voi riflessioni e discussioni, augurandomi di suscitare qualche sano interrogativo e di ricevere i vostri commenti.
Scritto da Carol Horton*
Ai vecchi tempi – in realtà non così tanto tempo fa – il mondo dello yoga era diviso in base all’insegnante e al metodo. I praticanti di Iyengar disapprovavano il metodo “saltellante” praticato dagli Ashtangi. I praticanti diAshtanga disapprovavano (solo 20 anni fa) la nuova invenzione del Vinyasa Flow. I seguaci di  TKV Desikachar disapprovavano sia l’Ashtanga che l’Iyengar, metodi a loro parere troppo rigidi, e naturalmente anche la mentalità troppo liberale del Vinyasa. E così via: sia in modo aggressivo che gentile, gli studenti più seri erano fermamente convinti che il loro metodo fosse “il migliore”. Tuttavia, pur con forti disaccordi sui diversi metodi, i praticanti delle diverse scuole condividevano una cornice generale relativa al significato della pratica. Lo Yoga trattava di trasformazione – forse addirittura di illuminazione. Il suo status di pratica in grado di connettere corpo, mente e anima era considerato con la massima serietà. Era importante praticare sotto la guida di un maestro – o, se questo non era possibile, almeno essere seguiti da uno dei suoi studenti più eminenti. L’idea di diventare un’insegnante di yoga senza avere almeno un bel decennio di pratica costante sembrava un concetto strano, quando non addirittura sacrilego. Oggi, queste idee un tempo largamente condivise sono completamente svanite. L’anno scorso, durante un incontro sullo stato dello Yoga contemporaneo presso un importante centro di Chicago, solo uno studente su tre conosceva il significato della parola “discendenza”. Tutti, però, conoscevano molto bene il marchio Lululemon.
La rottura del Paradigma
Con questo non voglio asserire che il “veccchio” sistema basato sui “maestri” fosse perfetto. Come ben sa chi ha seguito i recenti sviluppi nel mondo dello Yoga, questo “vecchio paradigma” si è indebolito non solo a causa della sconfinata commercializzazione di questa disciplina, ma anche da problemi endogeni come la scioccante e diffusa incidenza dei cosiddetti “scandali dei guru”, con le poco ortodosse pratiche manipolative messe in atto da questi individui, fisicamente e psicologicamente, sui loro studenti. Senza alcun dubbio, molti seri praticanti di Yoga della “vecchia scuola” sono ancora alle prese con un senso di confusione, di perdita e di disillusione. .
paradigm-cycle
Nel 2014, descrissi questi cambiamenti come causali all’interno di uno spostamento del paradigma della cultura yogica. Oggi, direi che siamo entrati in pieno nella successiva fase del ciclo di Kuhn, ovvero nella “rottura” del paradigma.
La cultura dello Yoga si è frammentata significativamente. Non mi sto riferendo solo alle divergenze relative ai metodi di insegnamento. Piuttosto, esistono ormai tali e tante scuole con concetti radicalmente diversi su cosa sia lo Yoga, che trovare punti in comune diventa un’impresa a dir poco ardua. Non esiste più un’idea comune su cosa sia lo yoga, o perché valga la pena praticarlo. In molti casi, questo si manifesta come semplice ignoranza: la folla dello yoga di massa non ha idea di cosa stiano facendo, ad esempio, gli Ashtangi. In alcuni casi, tuttavia, questo può portare a conflitti di varia natura.
L’appropriazione culturale e lo “Yoga Body”
In Nord America, gli attivisti Sud Asiatici e i loro alleati hanno portato alla luce il dibattito un tempo nascosto sull’appropriazione culturale. Nel frattempo, in India, il governo di Modi ha lanciato una campagna senza precedenti e per alcuni controversa, per rendere lo yoga una parte centrale del proprio profilo politico e dell’identità nazionale Indiana. Sebbene questi movimenti possano apparire coerenti, queste iniziative all’interno della politica culturale dello yoga si trasformano in proverbiali “strane coppie”; basti pensare che in Nord America, questo movimento si identifica politicamente con la sinistra, mentre in India lo troviamo saldamente ancorato alla politica di destra del nazionalismo Hindu.
Nel frattempo, cosa impensabile solo qualche anno fa, sono giunte all’attenzione dei media le campagne contro il cosiddetto “yoga body”, portate avanti da chi è impegnato ad eliminare i disturbi legati all’immagine del corpo. Improvvisamente, è possibile essere sovrappeso, addirittura autodefinirsi “grassi” e diventare una yoga celebrity. Secondo un ciclo molto familiare, i comunicatori sono subito saltati sull’opportunità di marketing offerta dagli insegnanti di yoga che inizialmente si erano esposti nel desiderio di condividere la loro pratica – e non solo ciò che indossavano. Dove porterà tutto questo, è da vedere.
Instagram ha giocato un ruolo fondamentale e molto interessante in entrambi i movimenti: quello contro lo stereotipo dello “yoga body”, e quello della sua intensificazione. Recentemente, una ragazza che frequenta le mie lezioni e che rientra perfettamente nello stereotipo del “bel corpo da yoga” (giovane, magra, flessibile, carina e bianca), mi ha confidato di essersi ripetutamente dislocata una spalla nel tentativo di scattarsi una foto perfetta in Urdhva Dhanurasana. A vent’anni, ha già così tante lesioni che a breve potrà solo praticare la posizione del bambino, e la sua mobilità sarà inferiore a quella dei miei studenti più anziani.
Starbucks Yoga
Contemporaneamente, uno dei trend maggiormente in crescita sembra essere quello delle catene dello yoga, modello Starbucks. Nella sola Chicago, la mia città, abbiamo almeno 30 centri CorePower Yoga. Non troppo tempo fa, c’era un solo centro non indipendente in tutta la città. Come risultato, i nostri centri Yoga più antichi e conosciuti sono diventati delle boutique di nicchia per quelli che cercano un’esperienza yogica più “tradizionale”.
Ho incontrato molti insegnanti di yoga che hanno inziato il loro percorso nei centri CorePower, e che lì hanno frequentato i loro corsi per insegnanti. Tutti hanno definito positiva, e lo dico con un velo di tristezza, la loro esperienza. I loro corsi hanno creato insegnanti che avevano alle spalle solo pochi mesi di pratica, prima di essere autorizzati a condurre lezioni. Sono insegnanti e studenti che non hanno idea né hanno sperimentato la cultura tradizionale, basata sulla trasmissione maestro-studente, che davamo per scontata negli anni ’90.
Trova la tua nicchia
Potrei andare avanti a lungo con molti esempi della grande frammentazione della cultura Yoga dei nostri giorni. Ma a che scopo? Sono tali e tante e così diverse tra loro che ne risulterebbe solo una lunga, noiosa lista. Il punto nodale è che ciò che divide i praticanti di yoga non è più il metodo o il guru. Piuttosto, è il loro impegno – conscio o inconscio – ad un determinato progetto culturale, che varia dall’apparire su instagram al promuovere l’accettazione di sé, dal promuovere il corporate yoga al combattere l’appropriazione culturale. In molti casi, questi progetti divergono così tanto tra loro, che non ha più senso assumere che esista una comprensione condivisa di cosa sia lo yoga. Poiché non esiste più un paradigma che sottenda una cultura yogica pur lassamente condivisa, è più importante che mai riflettere su cosa ciascuno di noi ricerchi nella propria pratica, e se la nicchia culturale in cui ci troviamo sia realmente quella più adatta alle nostre necessità, ai nostri desideri e alle nostre visioni. Personalmente ho perso interesse nel cercare di tenere le fila dello scenario yogico, progetto che un tempo trovavo affascinante. Piuttosto, mi sono impegnata nel lavorare con lo Yoga Service Council, nel raffinare la mia pratica personale e nell’insegnare metodi che integrino Forrest Yoga, uno yoga che sappia prevenire o curare i traumi, e il Vinyasa Flow, insieme a diverse tecniche di Pranayama, mindfulness e meditazione. Sono sempre più coinvolta nell’esplorazione delle connessioni tra yoga e attivismo politco. Come tutti coloro che seguono l’informazione, siamo in una fase di forte impegno politico, conflitto culturale e fermento sociale. Mi chiedo quindi: in che modo la mia pratica può aiutarmi ad interagire con questo momento storico in modo produttivo?
Le vere domande
Perché pratichiamo? Quale impatto hanno le asana su cuore e testa? Abbiamo il supporto necessario – insegnanti, comunità, training, conoscenza – per sfruttare questa sinergia tra corpo e mente a beneficio della nostra crescita personale? In che modo lo yoga ci connette ai vari aspetti della nostra esistenza, alla nostra famiglia, comunità, società – al mondo? Stiamo sfruttando al meglio il tempo che ci è dato passare su questa terra? In che modo la nostra pratica può aiutarci a rispondere a queste domande in modo onesto e profittevole?
Considerando i territori culturali, molteplici e spesso conflittuali, in cui si muove oggi lo yoga, è più che mai importante rivolgersi queste domande con regolarità. Chiedersi come, dove, perché, e su chi la nostra pratica yoga provoca un impatto profondo è più importante di quanto è bello il nostro Trikonasana. Perché la nostra pratica determina se stiamo vivendo bene le nostre esistenze. ~
* Carol Horton, Ph.D., è autrice di “Yoga Ph.D.: Integrating the Life of the Mind and the Wisdom of the Body”, e co-editor di “21st Century Yoga: Culture, Politics, and Practice”. Attualmente è al lavoro sul suo nuovo libro, C”Best Practices for Yoga for Veterans”. Carol fa parte del Consiglio di Amministrazione del Yoga Service Council, e insegna a Chicago. Precedentemente era professoressa di Scienze Politiche, e detiene un dottorato presso la University of Chicago, ha scritto “Race and the Making of American Liberalism”, e numerose ricerche per fondazioni benefiche e istituzioni pubbliche sugli effetti sociali della povertà. 
Per maggiori informazioni, visitate il suo sito: 
www.carolhortonphd.com.www.carolhortonphd.com

Jivamukti Yoga FOTM: Ricordare la Bontà

 

Sono lieta di tradurre il bellissimo Focus del Mese Jivamukti Yoga, scritto dalla meravigliosa Sharon Gannon, che abbiamo avuto il piacere di ospitare a Milano nel mese di dicembre. Traduco con particolare piacere questo messaggio, perché proprio tra gennaio e febbraio inizierò le mie classi fisse a Milano (pressoSpazioGaribaldi 77) e a Gallarate (presso Rhamni Scuola di Yoga), due centri che amo particolarmente perché realizzati da due bellissime donne e yogini, e nessuna donna meglio di Sharon Gannon rappresenta nello Yoga la forza del femminile. Inoltre oggi, proprio presso Spazio Garibaldi 77, si terrà il workshop Jivamukti con due insegnanti ed amiche in arrivo dal Lussemburgo, Magali Lehenr e Alexandra Colombo.
Shakti rules!
 
Questo mese, il FOTM è dedicato al Ricordo della Bontà.
“E’ importante riflettere sulle cose buone che abbiamo vissuto nelle nostre vite. In questo modo, ricordandola, la bontà si rafforza. La memoria è molto potente. Il passato non esiste al di fuori del momento presente. Quando ricordiamo qualcosa, la riportiamo nel presente e le diamo vita. Più la ricordiamo, più la rendiamo viva e potente. Abbiamo tutti questa capacità – la magica abilità di far rivivere il passato. Per riuscirci, dobbiamo semplicemente ricordare. Tuttavia, questa capacità è molto forte e tende a non discriminare – riportiamo in vita qualsiasi cosa ricordiamo. Dobbiamo perciò sforzarci di ricordare le cose buone e lasciar andare quelle cattive. Tutti noi facciamo errori, e commettiamo azioni di cui ci pentiamo. A volte, attraverso il ricordo, scopriamo gli errori commessi da altri. Dobbiamo essere attenti e non abbandonarci a questo genere di negatività, perché se la ricordiamo, continueremo a rinnovarla. Se ricordiamo episodi negativi, continueremo a rinnovarli e a riportarli nelle nostre vite e nel mondo oggettivo. E se dimentichiamo gli episodi positivi, non riusciremo a riportarli nelle nostre esistenze. In Inglese, il termine “remember” è davvero straordinario. Significa “riassemblare, rimettere insieme”. Tanto tempo fa, viveva sulla terra un essere pieno di compassione e gioia: fino a quel momento, veniva a volte ricordata e a volte dimenticata. Era straordinaria perché conosceva il potere del ricordo. Il suo nome era Isis, – Is-Is, E’-E’, l’essenza dell’essere. Era la maestra del ricordo, e il suo nome era appunto E’, Essere, il verbo che si riferisce alla realtà. Gli insegnamenti dello Yoga ci dicono che la realtà è satchidananda – verità, consapevolezza e pura estasi. Un concetto molto vicino alla bontà, secondo me. Secondo gli antichi Egizi, la Dea Isis era la personificazione divina della capacità di connettere. Il suo compagno, Osiris, fu smembrato, il suo corpo ridotto in pezzi lanciati ovunque nell’universo, per far si che venisse dimenticato. Ma Isis non dimenticò il suo compagno: si imbarcò invece in un progetto per ricordarlo, ri-metterlo insieme. Il suo compagno era Dio: quindi il suo progetto era in realtà quello di far ricordare Dio. Andò ovunque, a qualsiasi costo e in qualsiasi modo. Recuperò ogni pezzo e rimise insieme Osiris. I geroglifici egiziani identificano Isis con una poltrona, una sedia, che rappresenta la connessione e la relazione con la terra e la rendono in grado non solo di restare se stessa, ma anche di riportare in vita, di riassemblare il suo compagno. La parola Asana significa “sedia”. Attraverso la pratica delle asana, miglioriamo la nostra capacità di evocare queste capacità e di recuperare la nostra relazione con gli altri e con il mondo, portandoli in una dimensione di reciproco beneficio. La pratica delle Asana ci aiuta a trovare stabilità e a ricordare (ri-mettere insieme) ciò che davvero conta, lasciando andare ciò che non ci occorre. La bontà è ciò che conta. Tutti abbiamo, nel nostro cuore, le capacità di Isis e la pratica delle asana ci riconnette a queste capacità. Non vogliamo negare che in passato ci siano accadute cose brutte. Non vi sto suggerendo di vivere nella negazione o di fingere che tutto sia sempre stato perfetto. Vi ricordo però il potere che tutti noi abbiamo, di scegliere se continuare a indugiare nella negatività, o piuttosto di concentrarci sul positivo. Il nostro potenziale ha possibilità illimitate; non dobbiamo essere vittime del nostro passato e dei nostri brutti ricordi. I nostri pensieri creano la realtà in cui viviamo. Abbiamo opzioni su cui possiamo scegliere di concentrarci. Anche se abbiamo sofferto moltissimo, possiamo esercitare l’opzione di abbandonare il dolore e coltivare il ricordo della bontà. Se non ricordiamo la bontà, la dimenticheremo, e non riusciremo a crearne altra. Sta a noi. Quindi ricordiamo ciò che di buono è stato, riflettiamo su questi episodi, condividiamoli con gli altri.

Pic by Alessandro Sigismondi

E se ci sembra troppo difficile superare i ricordi negativi per trovare i buoni, riempiamo la nostra mente con mantra sacri, come OM o uno dei nomi di Dio, o semplicemente con il mantra “let go”, e lasciamo che il nostro Essere Divino ricordi la sua provenienza. Diventiamo esempi da cui gli altri possono trarre ispirazione per rendere la bontà più forte, ascoltiamo le esperienze positive degli altri e condividiamole. Insieme, possiamo essere come Isis e ri-creare un mondo di bontà”.
—Sharon Gannon

Lo Yoga non può essere diluito: Sharath Jois

Paramaguru Sharath Jois, KPJAYI, Mysore

In questi giorni, molti studenti di KPJAYI stanno divulgando su facebook un importante messaggio di Sharath Jois in inglese.
Spero di fare cosa gradita a chi mastica questa lingua con qualche fatica traducendolo in italiano. E’ un messaggio a mio modesto parere di grande importanza soprattutto di questi tempi e nel nostro mondo occidentale, dove tutti vogliamo tutto subito – ma c’è qualcosa che non ci può essere consegnato in pochi mesi di corso intensivo. Si chiama Yoga.
“Il mondo ha bisogno dello Yoga oggi più che mai. Basta osservare lo stile di vita delle persone, ovunque, e l’India non fa eccezione. Tutto è diventato troppo veloce, tutti vogliono ottenere tutto e di corsa, perché siamo costantemente in competizione. Lo stress aumenta all’interno dei nostri corpi, siamo tutti soggetti a vite stressanti. In queste circostanze, lo yoga è utile nel mantenere in equilibrio corpo e mente, migliorare i livelli di concentrazione nella vita di tutti i giorni e garantire una vita più serena.
Insegno Ashtanga Yoga, uno dei metodi tradizionali. Le basi della pratica dell’Ashtanga Yoga sono vinyasa (respiro e movimento); tristhana (tre luoghi d’azione) e l’eliminazione dei “sei veleni”: lussuria, rabbia, ingordigia, illusione, orgoglio e invidia. Queste azioni positive, combinate tra loro, contribuiscono alla longevità individuale.
Lo yoga può essere praticato da chiunque, giovani, anziani, sani e malati. Naturalmente, le modalità di insegnamento saranno diverse a seconda della condizione di ogni praticante, a cui lo yoga verrà trasmesso in modo consono alle sue circostanze personali.
Sfortunatamente, nel mondo lo yoga viene dissolto negli stili di yoga definiti “moderni”. L’aspetto spirituale dello yoga è quasi ovunque assente. Di fatto, yoga e spiritualità sono strettamente connessi. Non possiamo estrapolare la spiritualità dallo yoga e continuare a praticarlo: non sarebbe più yoga. Abbiamo la grande necessità di tornare allo yoga tradizionale nelle sue modalità spirituali, che io considero la forma più autentica di pratica yoga. Questo è ciò che cerco di fare, mantenendo viva la tradizione dell’Ashtanga Yoga prima che qualcuno lo rivendichi in una versione “moderna”.
Sono inoltre perplesso dal numero crescente di insegnanti di yoga proveniente da scuole che offrono una preparazione basica. Non è possibile diventare insegnanti di Yoga in un mese o con un programma di certificazione qualsiasi. Lo Yoga è uno stile di vita. Una pratica di cui è necessario conoscere in profondità ogni aspetto, che va praticata sei giorni alla settimana nella sua forma più pura per un minimo di tre anni. Questo è il periodo minimo necessario a definirsi “insegnanti di yoga”.
Nella mia opinione, la conoscenza può essere trasmessa solo quando uno studente ha trascorso molti anni insieme ad un guru o ad un insegnante esperto, a cui si è affidato anima e corpo con fiducia. Solo in queste circostanze lo studente diventa pronto a ricevere la conoscenza. Questa trasmissione da insegnante a studente è la tradizione del parampara, che viene messa in pratica al KPJAYI.
Ci assicuriamo che chiunque pratichi Ashtanga Yoga e desideri promuoverlo, venga preparato sotto la nostra guida per almeno tre anni. Solo in seguito a questa preparazione, lo studente viene autorizzato a trasmettere l’Ashtanga Yoga nella sua forma originale, che ne comprende gli aspetti spirituali (gli insegnanti autorizzati KPJAYI sono presenti in oltre 70 paesi nei cinque continenti e si attengono agli insegnamenti trasmessi dal suo Guru Sri K. Pattabhi Jois).
Lo Yoga è integrale alle nostre vite e non riesco a pensare a me stesso privo della mia pratica, perché è il modo più naturale di costruire la personalità di un individuo. Lo Yoga garantisce una migliore salute corporea, una mente serena e tranquilla, rendendoci individui realizzati. La mia più alta fonte di ispirazione è mio nonno, Sri K. Pattabhi Jois, di cui desidero portare avanti il messaggio che è diventato per me una autentica benedizione.”
(Discorso di Sharath Jois a Aravind Godwda)

The Mysore Diary, #8 (ENG)

Pic by Alessandro Sigismondi

One month has gone by and I am left with just a few more days to spend in Mysore. I am already feeling that funny butterflies sensation in my belly when thinking about my life waiting for me in Milan. I am starting to miss my family, my friends and my cat. Yet I don’t want to leave India… Not yet! So many things I would like to do here, and not enough time left. I will miss practicing with Saraswathi, chanting, Sanskrit classes, the feeling of living in a Yoga community, actually a Yoga city. Wherever you turn, a friendly smile, somebody you can immediately relate to, somebody that won’t think you’re a bit mad talking about bandha, dristhi, asana, Yoga Sutra and the likes. But it’s almost time to bring India back with me. It’s time to give back what I received here, and most of all, what I felt. I never thought this practice could be healing to such powerful extents, even if I have been practicing for years. Coming here put me to the test on many levels. I learnt how to deal with my fears and how important it is to always be yourself, on and off the mat. Over the past few weeks I learnt that my slipped discs cannot stop my practice and can actually heal through it. Sometimes pain is more in our minds than in our body! My practice grew in stability and concentration and I learnt how to balance my natural flexibility with my new strength. But most of all… I met some amazing individuals that I want to thank. Some are old friends, some are new additions to my life that I sincerely hope to cross path with soon again. Greg Nardi, a Teacher I have known since 2007, and his husband Juan Carlos Valan. Alessandro Sigismondi, photographer extraordinaire, his wife Paula Vahos and lovely Leo, you’ve got a friend forever. The brave and intense Taylor Hunt, whose book I can’t wait to read, and his great family. PJ Heffernan and his rock and roll energy. Sam Chen and his adjustments… and vegan cakes! Mark Robberds and Deepika Metha with their beautiful love. Kelly Hogan and our rickshaw ride to Devaraja market. My Italian crew: Martina and Chiara Cova, The Best room mates ever, Rosa Tagliafierro and her hugs just when you need one. My Teacher Elena De Martin with her wisdom and experience, so great to have her here. Maria Luisa Gorla and our afternoons by the pool. Susanna Finocchi and her wonderful smile. Gian Renato Marchisio and his Sama Konasana performance on the rocks. Every single Yogi who practiced next to me at Saraswathi’s and in the main shala. Lakshmish and his great tuitions; Arvind and his philosophy talks, Jayashree and her melodic voice, Akhil Lanka and his healing singing bowls, Nektarious and his sitar. Sudha and her tempting Yoga Shop not to mention Meena and her jewellery… Manju and Ravi the rickshaw drivers. All the guys at OM Cafe, Chakra House, Santosha, Anoki, Anu’s Cafe, Depth’n’green, Kushi, Maya… All the Yogi’s hung outs in Gokulam. And the chai master Amruth Cafe! There is not enough space to mention all of you guys and I have to work on remembering names, but you are in my heart and always will be. I will think of all of you every morning before practicing and it will be like being here, only on a more subtle level. I love you. We are One.

(Pic by Alessandro Sigismondi)

The Mysore Diary, #7 (ENG)

In India, I am amazed at how many things I am quite happy without. No TV, radio, CD player, newspapers or magazines. No PC. No dishwasher or washing machine. No supermarkets, no car. No phone calls, texting or posting only when wifi is available. No high heels! And the list could go on. In exchange here’s what I got: practice every morning with Guruji’s daughter, Saraswathi Jois and her wonderful assistants. Saturday conferences with Sharath. Chanting, Sanskrit and Hatha Yoga Pradipika with Lakshmish. Philosophy class with Arvind. Sound healing with Akhil Lanka. But most of all: eye contact, conversations, random kindness, hugs and smiles from everybody – practitioners, Teachers, rickshaw drivers, shop owners, every single person I meet on the streets. Help from whoever you ask, from the Ashtangi community as well as any Indian person I bump into. Kids calling me at every corner. Praying at any temple, where there is always somebody ready to tell me how to do it properly. Lovely evenings watching the Indian sky and the moon phases. Wonderful books at the Green House and rest days at the pool or at the Market with new and old friends. Time is running up and in a few days I’ll be back to my hectic western world, where now is always contaminated by the “what’s next” thought. This is what I want to take back with me. The ability to live rooted in the here and now, wherever I am. Living at the pace of our soul, that never worries about the future or cries about the past, because only the present moment  is real, and we have to give it all the love we’ve got.

Right here, right now.
(pic by Kelly Hogan)