A Yin approach to a Yang Yoga practice (ENG)

pic by Alessandra Tisato

Today I read a very interesting post on Elephant Journal on being a woman and an ashtanga yoga practitioner. The post was focussing on respecting our feminine in the practice especially for future mothers – I would like to expand the concept and look at the longevity of our yoga practice – considering that I have been practicing Ashtanga and Jivamukti Yoga for almost 20 years now and looking forward to practicing till I exhale my last breath. I regularly attend Yoga Shalas the world over and almost everywhere the great majority of practitioners are women. Some of them are outstanding elderly women quite advanced in their practice with amazingly young looking bodies, and a lovely attitude in their daily lives. Others are much younger women with a long list of injuries, a very stiff mind and strained expressions on their faces – very similar to those marathon runners approaching the finishing line. Is the practice to blame? I absolutely think not. My opinion is that if there is a culprit, this is our western goal-oriented approach to it. Over the years, I dropped my “next pose” attitude in favor of a practice that is beneficial to my life in every aspect. If, in order to achieve a pose, I have to sacrifice hours and energy that I could dedicate to creating a better relationship with my students, my family, my friends, my environment, I would definitely choose the latter. I believe the purpose of our practice, over the years, is to maintain our body healthy and our mind steady and calm. We have to come to term with aging as a natural process that we can slow down, make easier, but that we cannot stop. In our culture, there is an obsession on appearing young at all costs and this attitude often transfers on the mat. Therefore I see women and men well over their 50s straining themselves to the point of injuries, forgetting that the first rule to apply when practicing is ahimsa – non violence – first and foremost towards ourselves, since the way we treat ourselves becomes the way we treat others. This does not mean that we cannot challenge our body – and our mind – in an intelligent manner. The key is learning to listen to our bodies more: honoring rest days and walking into our practice with a sense of respect for who and where we are each day, remembering that we are in constant transformation and that we react with stiffness and flexibility to food, whether, emotions. With age, we tend to produce more free radicals over exertion and we should therefore put more emphasis on controlling the relationship between our breath and our movement. Our muscle mass tend to decrease, and our bones loose density. Practice can help in slowing these processes and inversions positively affect our endocrine system and the production of healthy hormones – what matters is that we approach our mat every day with a deep sense of responsibility towards ourselves. We can maintain a very Yang practice like Ashtanga and any dynamic form of Yoga as long as we cultivate a Yin attitude towards it – being receptive and nurturing, strong but not violent, with ourselves and our students. I believe it is particularly important since we face a society where the senior practitioners grow in number, and many among them have no experience of physical exercise. I try to teach imagining to be in their bodies, figuring out their daily movement patterns, creating or adapting sequences in a way that can improve their lives.
I am looking at practicing till the very last day of my life. I make a commitment to get on my mat every day, with the strength that comes from kindness. This in itself is a practice – that of listening to what happens within day after day.

Yoga Basics, la lezione per chi insegna

Marco Migliavacca, Hohm Street Yoga

E se per una volta, invece che cercare la “prossima” asana, facessimo un bel passo indietro e ci chiedessimo come eseguiamo quelle che conosciamo già? E soprattutto, se siamo insegnanti, in che modo le trasmettiamo a chi pratica sotto la nostra guida? Ci limitiamo ad “eseguire” le asana, o veramente le “esperiamo” a livello fisico ed energetico? Le utilizziamo come semplici forme di geometria del corpo, oppure, come insegnano i testi più antichi, riusciamo a viverle come strumenti terapeutici, per un profondo allineamento energetico, la pulizia e la tonificazione degli organi interni? Ultimamente queste domande si affacciano sempre più spesso alla mia mente. Qual è lo scopo della nostra pratica, e la qualità del nostro insegnamento agli altri? Alla ricerca di risposte, mi sono rivolta ad uno dei maestri in cui credo di più e che sempre riesce a stimolare la mia crescita e la mia consapevolezza: Marco Migliavacca, fondatore di Hohm Street Yoga. Oggi quindi sono andata alla sua nuova lezione, Yoga Basic. Non ci inganni il nome. Yoga Basic è una lezione profondamente impegnativa, che richiede uno sguardo interiore e uno sforzo non indifferente nell’individuare aree del corpo e organi che molto spesso sottovalutiamo. Con la sua grande capacità di trasmettere informazioni mantenendo la lezione fluida e coinvolgente, Marco ci guida alla scoperta dell’allineamento interno ed esterno troppo spesso dimenticato in favore della prodezza estemporanea o del flusso piacevole – ma a volte frenetico – del vinyasa. In modo diretto, preciso, guidando l’ingresso nelle asana con dovizia di nozioni e dirigendo il nostro respiro in punti trascurati in favore dell’estetica, la pratica diventa funzionale e terapeutica. E quando torniamo alle nostre più familiari sequenze, i pattern neurologici stimolati da queste nuove prospettive si integrano alla nostra pratica arricchendola di consapevolezza, sicurezza, stabilità e di aspetti terapeutici profondi. Non solo: per chi insegna, a guadagnarci non è solo la pratica individuale, ma quanto siamo in grado di dare a chi si rivolge a noi per ritrovare un corpo perduto o prigioniero delle tensioni quotidiane. Sono uscita da questa lezione completamente rigenerata. Dal punto di vista fisico, ma anche e soprattutto psicologico. Il profondo “massaggio” che le asana riescono a produrre sugli organi interni, quando sono “vissute” con consapevolezza, favorisce innumerevoli processi organici che riequilibrano i flussi ormonali responsabili dei nostri livelli di stress. Il mio messaggio ai principianti è di frequentare questo corso, per arrivare al vinyasa con un grado di consapevolezza corporea che mette al riparo dagli infortuni, e consente di comprendere l’autentico significato dello Yoga. Agli insegnanti mi permetto umilmente di suggerire: se c’è una lezione da provare a Milano oggi, è Yoga Basic. Tutti i mercoledì alle 13, in Hohm Street Yoga.

Iacopo Melio: Vorrei Prendere il Treno

Oggi, il mio post non parlerà di asana, di yama e niyama, o pranayama. Oggi, il mio post vi racconterà una storia di tutti i giorni.
Non è la mia storia ma è la storia di ognuno di noi, o almeno dovrebbe esserlo. La storia di Iacopo Melio, del suo coraggio, della sua voce che si leva per un diritto che dovrebbe essere scontato: quello di poter vivere come tutti, di potersi muovere, viaggiare.
Iacopo è un ragazzo forte, che descrive se stesso con queste parole: “Si nutre di musica, sogni e poesia. Estroverso e solare, eterno curioso, inguaribile romantico. Trova almeno dieci motivi ogni giorno per innamorarsi di qualcosa: donne, uomini, bambini, sguardi, sorrisi, paesaggi, canzoni, profumi, ricordi, ideali… Orgoglioso e rompiscatole quanto basta, con quattro ruote per spostarsi perché nato comodo. Amante dell’arte e di ogni forma di espressione, schierato con la libertà di pensiero sempre e comunque. Musicalmente comunista; idealmente progressista, femminista e liberal-socialista. Professa l’Amore Universale come unica Fede; il Buddismo come filosofia e ispirazione di vita.” 
Iacopo Melio e il suo inconfondibile sorriso
Dalle foto del suo sito, risulta evidente la disabilità che ha colpito il suo corpo, ma di cui Iacopo non parla mai. Iacopo parla invece del suo diritto a prendere il treno, e lo fa in modo delicato e poetico, utilizzando i social networks e video divertenti – non fosse per la drammaticità del messaggio che trasmettono. Sono diventata una grande fan di Iacopo, e da tempo pubblico sulla mia pagina facebook, periodicamente, i suoi messaggi pieni di garbata ironia.#vorreiprendereiltreno è diventato per me un appuntamento fisso: e da oggi, una delle cause che ho scelto di sostenere, donando qualcosa che permetta a Iacopo di alzare un pochino la soglia di attenzione su una difficoltà che è non solo la sua, ma anche quella di tante persone, e di tante mamme con figli diversamente abili.
A noi yogi e yogini è stato regalato un corpo attraverso il quale dipingiamo ogni giorno geometrie fisiche e mentali. A Iacopo è stato regalato un cuore immenso, ed una mente che molto più velocemente delle nostre ha saputo sfrondare il chiacchiericcio inutile per concentrarsi sul bello della vita. Io sostengo Iacopo. E invito tutti voi, yogi e yogini, a farlo. Noi magari ci lamentiamo perché oggi fa freddo e facciamo fatica ad alzarci e andare a praticare. A Iacopo è negato il diritto di salire su un treno per esplorare il mondo, come noi diamo per scontato di poter fare.
Io sto con Iacopo. E lo ringrazio per avermi dato modo di fare qualcosa di buono.