Yoga & Injuries: Simon Borg Olivier (ITA/ENG)

Torno a parlare di Yoga e gestione degli infortuni con uno dei massimi esperti mondiali in Yoga Therapy: Simon Borg-Olivier. Simon, oltre ad avere al suo attivo 30 anni di insegnamento e ad essere fondatore del famoso centro Yoga Synergy, in Australia, è laureato in Biologia e ha conseguito un master in Scienze Applicate alla Fisioterapia. Ha studiato con BKS Iyengar, Sri K. Pattabhi Jois e TKV Desikachar, prima di incontrare il suo maestro, Natanaga Zander (Shandor Remete), con cui ha approfondito la sua ricerca per due decenni. Con il Maestro Zhen Hua Yang, in Tibet, ha integrato gli insegnamenti dei monaci Shaolin alla sua già profonda conoscenza dello Yoga.
L’esperienza di Simon è incredibilmente interessante proprio per gli infortuni debilitanti che ha subito durante la sua vita, e che non solo non hanno influenzato la sua determinazione, ma anzi lo rendono a tutt’oggi un praticante di altissimo livello (il video realizzato da Alessandro Sigismondi che potete vedere qui lo dimostra: più in basso, nella versione inglese, trovate un’altro video dimostrativo, sempre realizzato dall’inimitabile Alessandro Sigismondi).
L’intervista che Simon mi ha concesso è riportata in Italiano e in Inglese, per essere accessibile a tutta la comunità yogica internazionale. (Scroll down for English). 

FDE: Come molti praticanti di lungo corso, sono passata attraverso infortuni scatenati da diverse cause: aggiustamenti inopportuni, vecchie problematiche che si sono ripresentate nel tempo (ero una ballerina), stiramenti a muscoli e tendini, protrusioni discali… insomma di tutto un po’. Lo yoga è stato a volte una terapia, a volte uno scatenatore di incidenti. O meglio: il mio atteggiamento verso la pratica è stato a volte terapeutico, e altre volte… il colpevole!
SBO: Posso capirti, anche io ho avuto infortuni ed esperienze molto simili!
 
FDE: Sei un insegnante molto noto, con un grande bagaglio di esperienze collegate ad infortuni personali o dei tuoi studenti. Per questo mi interessa moltissimo il tuo approccio, che ritengo possa essere di grande aiuto a molti.
SBO: Per questo motivo ho sviluppato un corso online in yoga therapy, che molti potrebbero voler seguire. Nel corso tratto moltissimi argomenti di questo genere. 
 
FDE: Le pratiche Vinyasa sono relativamente giovani in occidente, e per la prima ci troviamo ad affrontare classi in cui sono presenti molti praticanti che hanno superato i 50-60 anni di età, alcuni molto esperti, che probabilmente si chiedono come approcciare queste pratiche traendone il massimo beneficio, piuttosto che rischiando di incorrere in infortuni.
SBO: E’ verissimo. Io sono uno di questi praticanti, e ho molto da dire in merito. Sul mio blog www.yogasynergy.com e sul mio account instagram @simonsynergy sono presenti molti spunti di riflessione su yoga e terapia.
 
FDE: Quali sono gli infortuni che hanno lasciato un segno (nel bene e nel male) sulla tua pratica personale? E da cosa sono stati scatenati?
SBO: Molti dei miei acciacchi mi seguono dalla nascita (incluso un disallineamento del sacro e della colonna lombare), e molti sono collegati ad incidenti veri e propri, la lista è lunga:
– un’esplosione chimica quando avevo 15 anni mi regalò una perforazione al polmone, con conseguente asma, che ho risolto negli anni con il pranayama, tecnica che ho iniziato a praticare a 6 anni. Comprendere gli effetti del respiro è stato un passo fondamentale sia per la mia pratica che per l’insegnamento.
– mi sono rotto l’osso del collo a 20 anni nel mio unico tentativo di partecipare ad una lezione di ginnastica artistica. Lo yoga in questo mi ha aiutato moltissimo, soprattutto gli asana sulla testa e sulle spalle (che però insegno raramente agli studenti). Preferisco seguire con lezioni individuali gli studenti che soffrono di problemi al collo.
– mi sono rotto i legamenti del ginocchio (ACL) a 25 anni grazie ad una caduta mentre ballavo in discoteca. Anche qui, lo yoga mi ha aiutato, e con la pratica anche le mie conoscenze fisioterapiche. Sono in molti a soffrire di problemi alle ginocchia, e in questo ho sviluppato una notevole capacità di intervento.
– ho subito una perforazione addominale e intestinale a 30 anni, mentre tentavo di sedare una rissa. Lo yoga è stato fondamentale nella riabilitazione, e la mia esperienza mi ha messo in grado di aiutare chiunque abbia subito una chirurgia addominale.
– soffro di dolori cronici alla schiena dovuti ai miei problemi congeniti, che hanno cominciato a manifestarsi intorno ai 20 anni. Lo yoga mi aiuta, ma le mie patologie sono serie e non possono essere completamente risolte: il lato positivo è che grazie a queste problematiche posso aiutare significativamente chi soffre di patologie alla schiena.
– infine a 51 anni sono caduto da un edificio fratturandomi il gomito, e danneggiando in modo importante le anche, le spalle, un polso e la schiena. Sto tuttora lavorando su questo infortunio e negli ultimi 15 anni la mia pratica è molto diversa da quella che molti insegnanti di yoga, oggi, suggerirebbero a chi deve riprendersi o evitare infortuni (n.d.t.: suggerisco a tutti la visione dei video di Simon su youtube, per avere un’idea della sua attuale pratica).
FDE: Nello Yoga, sono in molti a tenere nascosti i loro infortuni, come se ammetterli potesse in qualche modo danneggiare l’immagine di questa disciplina, che nel tempo si è guadagnata un po’ il ruolo di “terapia per tutto”. Cosa ne pensi?
SBO: Ho visto spesso questo atteggiamento. I praticanti tendono a nascondere i propri infortuni, soprattutto chi pensa che sia stato proprio lo yoga a causarli. Io stesso sono stato accusato di avere questo atteggiamento, e addirittura di essermi auto-inflitto molto dolore. Penso che la gente tenda a nascondere i propri acciacchi per non danneggiare la propria immagine. Anni fa ho cercato di pubblicare un articolo sullo Yoga Journal in cui scrivevo che lo yoga contemporaneo è potenzialmente molto pericoloso per come viene insegnato. Credo che la maggior parte delle persone oggi non stia praticando yoga, ma semplicemente eseguendo allungamenti e/o contrazioni estreme a livello muscolare e articolare, tecniche di respirazione eccessive, e che molte pratiche vengano eseguite o con esagerata consapevolezza o con estrema leggerezza (come nel caso di chi ignora deliberatamente i segnali del corpo che eviterebbero gli infortuni che arrivano quando si spinge troppo).
FDE: Con l’età, il nostro corpo cambia, anche se pratichiamo ogni giorno. Il tuo approccio allo yoga è cambiato negli anni? E ritieni che l’invecchiamento ci renda più soggetti agli infortuni? Cosa suggerisci ai praticanti che hanno superato i 50/60?
SBO: Condivido quanto dici, il corpo cambia molto con l’età, anche se pratichiamo ogni giorno (come me, che pratico quotidianamente da decenni). Il mio approccio si è raffinato nel tempo, attraverso 50 anni dedicati a questa disciplina. Ma negli ultimi 10-15 anni ho decisamente adottato un approccio più morbido e rilassato anche a livello di tecniche di respirazione. Inoltre rifletto meno durante la mia pratica, e ne riesamino gli effetti positivi e negativi. E’ qualcosa a cui penso spesso. E ho modificato e adattato la pratica per compensare alle afflizioni che il nostro mondo occidentale ci impone quotidianamente, come quella di dover trascorre molte ore seduti. Credo che lo stile di vita sedentario renda tante persone inadatte al tipo di yoga a cui si rivolgono. Modifico sia la mia pratica che il mio metodo di insegnamento rispettando le problematiche fisiologiche e mentali del mondo occidentale contemporaneo.Non penso che l’invecchiamento ci renda più soggetti agli infortuni. Innanzi tutto se pratichiamo lo yoga in modo “pericoloso”, gli infortuni dipendono dalla frequenza dei cosiddetti movimenti rischiosi (che possono portare ad erosioni articolari o a stiramenti muscolari). Se non pratichiamo yoga in modo eccessivo, non ci esponiamo a rischi di questo tipo. In secondo luogo, ritengo che la cosa peggiore che possiamo fare al nostro corpo con l’avanzare degli anni (e purtroppo questo è il modo in cui lo yoga è spesso praticato), è disturbare la fisiologia naturale del corpo e continuare a metterlo in un costante stato di stress (iper-stimolando il sistema nervoso simpatico, che diventa così esageratamente dominante).
Penso che l’esagerazione nell’allungamento/contrazione muscolare e nelle tecniche di respirazione siano la causa dell’inibizione del nostro corpo ad una risposta curativa. Questi estremi portano i sistemi corporei ad una chiusura (lo vediamo ad esempio con i problemi all’apparato digerente, al sistema immunitario, al sistema endocrino di regolazione ormonale). Come risultato, se stiamo affrontando un infortunio, il nostro corpo non ha a disposizione i suoi alleati naturali (in particolar modo il sistema immunitario). Di fatto, molte pratiche  contemporanee tendono a rendere queste funzioni vitali ed essenziali inaccessibili.
Raccomando sia ai miei studenti che agli insegnanti del mio team, giovani o meno giovani, e a tutti i praticanti, esperti o principianti, di mantenere il flusso naturale della circolazione sanguigna senza iperstimolare la funzione cardiaca, attraverso movimenti che non richiedano eccessivi allungamenti, contrazioni o respirazioni forzate. Per riuscire a praticare in questo modo è necessario un training adeguato, e purtroppo non sono in molti ad offrirlo. Suggerisco ai praticanti, ma soprattutto agli insegnanti, di impegnarsi in corsi di anatomia e fisiologia, conoscenze che spesso vengono trascurate. Tutti hanno bisogno di essere più spontanei nella pratica, in ogni suo aspetto: muscolare, respiratorio e mentale. E tutti hanno bisogno di riesaminare i benefici e le problematiche che derivano dalla loro pratica, a livello fisico e mentale. E’ davvero importante sottolineare la necessità di non entrare in stato di stress durante la pratica. E’ questa l’essenza dei miei insegnamenti, quello che cerco di trasmettere nei miei corsi online, nel mio blog, e nelle mie lezioni.
FDE: Qual è la tua reazione di fronte agli infortuni, e cosa suggeriresti ad un praticante in riabilitazione?
SBO: Quando e se mi faccio male durante la pratica, il mio primo pensiero è che probabilmente non stavo praticando, ma mettendo in atto una forma di sadomasochismo: in teoria, non ci si può fare male praticando yoga. Quando dobbiamo affrontare il recupero da un infortunio, ecco i miei consigli: 1. se l’infortunio è recente, io solitamente riposo, ed incoraggio il flusso sanguigno verso la zona colpita. 2. Esercito i muscoli nelle aree del corpo accessibili, attivando e rilassando la muscolatura in diverse posizioni. 3. A seconda dell’infortunio, ricomincio ad usare i muscoli colpiti in modi diversi. La terapia è complessa e non c’è una formula generica per il recupero di qualsiasi infortunio.
FDE: Gli infortuni da usura sono presenti in qualsiasi attività fisica in cui si ripetono continuamente gli stessi movimenti. Trovi che questo sia in contraddizione con alcune tradizioni, come l’Ashtanga, in cui sono relativamente pochi gli studenti in grado di praticare oltre la prima serie? Cosa consigli a questi praticanti?
SBO: Penso che gli infortuni da usura nascano dalle ripetizioni eccessive soprattutto se quei movimenti ci causano sensazioni di eccessivo allungamento o tensione, come dicevo prima. E come giustamente dici, i praticanti che traggono i maggiori benefici dall’Ashtanga sono quelli che riescono ad arrivare alle serie avanzate, ma la maggior parte resta ferma alla prima. Credo sia necessario muoversi all’interno degli asana senza strafare, e credo che molti praticanti di Ashtanga oggi stiano trascurando alcuni aspetti chiave che Pattabhi Jois sottolineava spesso (come l’importanza di praticare Lolasana) e la necessità di praticare ahimsa (non violenza) durante la pratica. La mentalità “bisogna soffrire per arrivare al risultato” è oggi troppo diffusa nello yoga. Penso che sia necessario, per chi è fermo alla prima serie da tempo, variare sequenze. Inoltre i praticanti devono considerare sempre le problematiche legate alle abitudini occidentali contemporanee, come l’eccessiva tensione e compressione della parte anteriore dell’anca, la compressione discale a livello delle vertebre lombari (L5-S1), e molte altre, a cui dedico lunghi approfondimenti nei miei corsi.
I corsi online di Simon Borg Olivier sono disponibili a questo link. Sul suo sito sono inoltre disponibili le date dei suoi corsi per insegnanti e delle sue presenze nei centri australiani che dirige.
ENGLISH VERSION – YOGA & INJURIES #2: 
AN INTERVIEW TO SIMON BORG-OLIVIER 
Here I am again on Yoga and Injuries, this time talking with one of the world’s top Yoga Teacher and Therapist: Simon Borg-Olivier. Simon has been teaching for over 30 years. He founded Yoga Synergy, in Australia,  holds a Bachelor in Human Biology and a Master in Sciences Applied to Physiotherapy. He studied Yoga under BKS Iyengar, Sri K. Pattabhi Jois and TKV Desikachar’s guidance before meeting his Guru, Natanaga Zander (Shandor Remete), with whom he has deepened his knowledge over two decades. With Master Zhen Hua Yang, in Tibet, he integrated his Yoga studied with Shaolin Monks’ techniques. His experience is even more interesting when you learn how many accidents and injuries he has personally endured. Such experiences make his knowledge unique and he is today one of the leading Yoga Teachers worldwide (have a look at Alessandro Sigismondi’s videos of his practice). 
 
FDEAs a long time practitioner I have gone through several injuries from various causes: bad adjustments, old injuries that come back (I used to be a dancer), muscle strains, ligaments, slipped discs… you name it :-). Yoga has been sometimes a healer, sometimes the cause. Or shall I say, my attitude towards the practice has been healing at times, and other times… the culprit!
SBO: I totally relate to what you are saying , I have had similar experiences.
FDE: You are a great teacher, with loads of experience both on personal and on practitioners’ injuries. So I am obviously very interested in knowing your approach. I believe it could be extremely helpful to all practitioners to know how a famous teacher deals with his own and his students’ injuries.
SBO: I have a whole online course on yoga therapy that maybe many students would be interested in seeing, as I discuss all this stuff in it.
FDE: Also, since Vinyasa Yoga styles are relatively young in the West, we are now having for the first time a very large group of long-term practitioners that are entering their 50s and 60s,  and probably are questioning themselves on how to approach Ashtanga/Vinyasa/Jivamukti Yoga to benefit from it, rather than getting injured.
SBO: Yes indeed. I am one of these people and i do have a lot to say . On my blog at www.yogasynergy.com or my instagram @simonsynergy practitioners can see lots on my opinion on yoga and therapy.
FDE: What are the injuries that left a (positive/negative) sign in your personal practice? And what were the main causes?
SBO: It’s a long list! Most of my injuries have been since birth (including a slight malalignment of the sacrum and lumbar spine since birth) and lots of accidents for example the following :
– chemical explosion when i was 15 years old left me with a punctured lung that left me with asthma that i later fixed with pranayama that i have been doing since the age of 6. Understanding the effects of breathing has been fundamental in my teaching and practice of yoga
– broken neck when i was 20 years old in my one and only attempt at gymnastic class. this i have managed very well with yoga including headstand and shoulder stand (but i rarely teach these poses to others). i often help people with neck problems in my classes and private consultations.
– ruptured Knee ligaments (ACL) when i was 25 years old from falling while dancing in a night club – this i manage well with my yoga and understanding as a physiotherapist. many people have knee problems and i believe this is where i can probably help people in one of the most important ways.
– abdominal and intestinal perforation as a result of getting a large knife in my abdomen while trying to stop a fight when i was 30 years old. I believe my yoga has really helped me recover from this and i can help people better who have any surgery and or abdominal problems as a result of this.
– ongoing back pain as a result of my congenital spinal problems that have caused me chronic back pain since i was about 20 years old. I manage this quite well with yoga but my problems are major so i have not fixed my self completely but it means i am very good at helping others with non severe back problems 
– i fell off a building when i was 51 years old and broke my elbows and badly damaged my hips, shoulders, wrist and spine in the fall. i am still working on healing all of this and in the last ten to 15 years my practice is very different to most peoples yoga in the world today in order to encourage healing and prevent further injury 
FDE: There is always the lurking feeling that injuries should be kept hidden, because they could damage the image of Yoga as a “cure all” therapy/discipline. What is your view on this concept?
SBO: I have seen this too. People keep their injuries hidden its true especially if people may think the yoga caused it. I have been accused of this often as well with people suggesting that i have pain that i did to myself. If anything i think people keep their injuries private so that their own image is not affected. Some years ago i tried to publish a major article in the american yoga journal to say that most modern yoga is potentially very dangerous the way it is being taught. I believe that most people in the world today are not doing yoga they are instead simply over-stretching muscles and joints, over-tensing muscles, over-breathing, and often over-thinking their practice (although some people also have the problem of not thinking enough when they are practicing and they disregard the sensible signals of their body to avoid pain and instead push through pain)
FDE: With age, our body change, even if we practice every day. Has your approach to Yoga changed in any way through the years? And do you think that aging makes us more prone to yoga injuries? If yes, what would you suggest to the experienced practitioners who are now entering their 50s and 60s?
yes i agree our body seems to change a lot with age even if you practice every day (even if you do it daily for decades i did).
SBO: My approach has been continually refining since i began practicing 5 decades ago. But in the last ten or fifteen years i have definitely taken the approach to bend less, tense less, stretch less, breathe less and think less during my practice while really re-examining the potential benefits and negative effects of my practice. This i do think about a lot. And i have made many modifications and adaptations to the practice to compensate for the main problems we are faced with in every day life such as the western (or modern) body’s habit of sitting in chairs for 5-15 hours per day. I  believe that the chair life style all modern people seem to have makes them unsuitable of the type of yoga they mostly attempting. More and more i adapt and modify my practice and my teaching to compensate for the physical physiological and mental problems of the modern western world.
I dont think it is the ageing that makes us more prone to yoga injuries as such. 
Firstly if the yoga practice  dangerous it is the amount of times you do a dangerous or destructive activity  (such as grinding together and eroding your joints with over-stretching muscles and joints or over- tensing muscles). If you do not do yoga in such a ‘stretchy’ way most common injuries simply do not arise. 
Secondly i believe that the most damaging thing we do to our bodies as we get older (and often more so the way modern yoga is practiced) is to disturb the natural physiology of the body and cause it to always in a dominant state of ‘flight or fight’ (over-stimulation and over-dominance of the sympathetic nervous system). 
I believe the over-tensing, over-stretching and over-breathing in particular are causing inhibition of the bodies natural healing response and essentially a ‘switching off’ of the body’s main body systems such those that help you digest food (digestive system), those that help you recover from injury and illness (the immune system), and those that regulate the reproductive system, your hormone levels, your metabolism etc (the endocrine system). The result is that if there is an injury the body simply can not heal it well and as you get older this gets worse because we are not helping our body systems (especially the immune system) and in fact most practices are inhibiting these essential functions of the body. 
I recommend to all my students and associates young and old, those new or experienced to yoga and in fact everyone, that you need to keep the blood circulating without the heart racing and get strong without feeling tense and get flexible without feeling a stretch and gather energy without having to breathe too much. To achieve this however needs education that most people are not getting. So i suggest practitioners and teachers all get  ongoing education on both anatomy and physiology (which is especially lacking). They all need to bend less, tense less, stretch less, breathe less and think less during their practice while really re-examining the potential benefits and negative effects of their practice on all levels, not just physical benefits or problems but also physiological and mental benefits and potential problems. I really think it is important to emphasise to not get into any stressful states in your practice. Of course how they do this and what to do instead is the essence of my teaching and you can see some of it my online course on yoga therapy and in my blogs etc 
FDE: How do you react to injury in your practice? What would be your advice to a student that is facing an injury? 
SBO: I usually react to an injury in my practice if it ever happens with the realisation that at the time i was not really practicing yoga but more likely a type of sado-mascochism and in theory you cannot injure your self while in yoga.
When faced with a physical  injury, depending of course on the injury itself, do the following things and i suggest the same for others. If the injury is fresh i will generally rest it while gently encouraging blood flow to the area. I ‘exercise’ the muscles in the rest of the body by activating and relaxing the muscles of the body in their various positions and then subject to the injury i will slowing begin use the muscles in the area of the injury in different ways. But therapy is complex and their is no simple formula for how to fix all injury.
FDE: Wear-and-tear injuries in any physical activity come from continuous repetition of the same moves. Do you feel this is in contradiction with some traditional practices like Ashtanga, where only few students can practice more than one sequence? The majority are stuck in Primary for many years. What would be your advice to them?
SBO: I think wear and tear can come from repetition especially if the movements you are making are causing any sensation of stretch or tension for the reasons i have above. And as you suggest the people who do best in ashtanga do more than one sequence but most people get stuck on primary. I believe you should move into postures in a way that does not give stretch and i also believe that most people practicing ashtanga yoga are missing key points that Sri pattabhi jois was saying were important (such as the need to practice lolasana) and the need for ahimsa in the practice – the ‘no pain no gain’ mentality is still too popular in the world of modern yoga. I think varying the practice for those stuck on primary is good to do. Also people need to take into account the problems of daily western life such as over tension and compression in the anterior hips, compression of the spine around L5-S1 and many others. 
 
You can find all infos on Simon’s online courses, teachers’ trainings and daily classes here: www.yogasynergy.com.
 
– Francesca d’Errico, 2017
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