Aprite quella porta: il Focus del Mese Jivamukti

David Life e Sharon Gannon

Oggi riflettevo sull’importanza che ha, al giorno d’oggi, capire davvero la distinzione tra semplice attività fisica e Asana Yoga. Cercavo un modo per spiegare come, attraverso la pratica, non ci limitiamo ad assumere complesse posizioni e come, addirittura, non sia necessario farlo per godere i benefici della pratica. Per quanto sia gradevole e di sicura soddisfazione riuscire ad entrare in Omkrasana, o bilanciarsi sulle mani, e per quanto sia vero che, se il nostro corpo è allenato e in salute, una pratica troppo semplice possa sembrare poco produttiva, lo Yoga va ben oltre il regno fisico. Poi mi sono ricordata che è il primo aprile, e che sicuramente David Life aveva pubblicato il Focus del Mese. E come spesso avviene per la meravigliosa sincronicità che caratterizza il mondo interiore di chi pratica, il suo scritto mi è sembrato il modo più bello per descrivere il concetto che stavo cercando di elaborare. Eccolo quindi a voi, tradotto in italiano. Buona lettura!

“Non sono le azioni a mettere in moto la Natura (Prakti). Esse si limitano a rimuovere gli ostacoli, come un contadino rimuove le barriere che impediscono all’acqua di fluire nei campi. Quando rimuoviamo gli ostacoli con l’azione, la Natura penetra liberamente”.“Nimittam aprayojakam prakrtinam varana-bedhas tu tatah ksetrikavat” – YS IV.3

Molti pensano che praticare Yoga significhi acquisire qualcosa, come la capacità di eseguire un asana. Ciò che facciamo praticando, in realtà, è semplicemente rimuovere l’ostacolo che ci impedisce di arrivare all’obiettivo. Ci liberiamo da tutti gli eccessi. Ad impedire il flusso dell’energia o prana, è il pensiero restrittivo, che limita le nostre possibilità. Dobbiamo invece aprire le porte del pensiero. Lo Yogi si interroga dunque sul perché queste porte sono state chiuse.

Molto spesso la pratica degli asana è associata al corpo fisico, che in sanscrito si chiama Anamaya Kosha, il corpo del nutrimento. Kosha significa strato o copertura. Ma cosa muove il corpo? Potremmo pensare “beh, sono io a muoverlo”. In realtà, è la nostra vitalità a farlo. Pranamaya Kosha è il corpo vitale in cui fluisce il prana, attraverso canali energetici chiamati nadi. Non sono visibili, ma esistono e possono essere percepiti. Ci accorgiamo infatti di quando siamo pieni di energia, e quando invece ne siamo privi. I Kosha sono strati che coprono la nostra vera essenza. Chiamiamola come ci pare – spirito, creazione divina, apparenza magica, libera, felice, senza limiti. E’ questa la nostra vera natura.

Siamo dotati di cinque Kosha, o corpi. Anch’essi possono essere invisibili agli occhi, eppure interagiscono tra loro. Nella pratica degli asana, possiamo avvertire emozioni, pensieri, sensazioni piacevoli e sicuramente sensazioni fisiche. Ma alla fine, stiamo cercando attraverso queste posture di influenzare la nostra vitalità, il nostro flusso energetico. Vogliamo rimuovere le barriere che impediscono all’energia di muoversi dentro di noi in modo benefico.

Ksetrika significa contadino in sanscrito. In India, il riso viene coltivato nelle risaie. Funziona così: il contadino costruisce un piccolo cumulo di terra attorno alla risaia per proteggerla dall’acqua corrente. Un contadino esperto sa esattamente quando rimuovere il cumulo per consentire all’acqua di inondare la risaia al momento giusto. Sa per quanto tempo la risaia debba restare piena d’acqua, e quando è necessario fermare il flusso. Il solo fatto di avere un buon terreno, dei buoni semi e acqua a disposizione, non significa che riusciremo ad ottenere un buon raccolto. E’ necessario applicare l’intelligenza per capire di cosa ha bisogno il riso per crescere. Occorre la saggezza per scegliere il momento giusto della stagione, e così via. Tutti questi elementi lavorano insieme per sostenere la crescita. E’ di questo che parla Patanjali negli Yoga Sutra.

Ciò che acquisiamo attraverso la pratica Yoga è una speciale intelligenza che ci permette di aprire la porta e lasciare che il prana fluisca laddove è necessario. Questa intelligenza arriva quando sentiamo i nostri limiti e cerchiamo di articolare il corpo fisico attraverso la nostra energia. Vogliamo eseguire un asana, ma per qualche ragione non riusciamo a portare l’energia di cui abbiamo bisogno, ad esempio, lungo la nostra gamba. Le ginocchia tremano e i piedi non sono stabili. Ma con la pratica e la costanza, gradualmente impariamo a dirigere l’energia in modo che fluisca liberamente dove è necessario. Impariamo ad aprire e chiudere le porte, come il buon contadino.

Più che assumere una posizione fisica, il nostro compito è sentirci liberi all’interno di essa. Se studiamo il linguaggio del corpo, possiamo riconoscere nei nostri gesti l’arroganza, la diffidenza o la paura. Siamo preoccupati per noi stessi e i nostri asana? Ci siamo dimenticati perché li stiamo praticando? Una bassa autostima si esprime nell’incapacità del corpo di muoversi liberamente, con gioia. E’ il risultato dei pensieri che abbiamo verso noi stessi e verso gli altri, delle azioni egoistiche commesse in passato. E’ questo a chiudere le porte al prana che promuove la nostra crescita. Se le azioni prive di compassione chiudono le porte della nostra esistenza, dobbiamo cercare di compierne altre, compassionevoli e virtuose.

Non abbiamo niente da perdere se decidiamo di regalare agli altri la nostra gentilezza. Anzi, farlo ci riempirà di vitalità. A tutti è capitato di sentirsi privi di energia, di sentire di non avere più nulla da dare, eppure proprio in quell momento qualcuno a noi vicino chiede la nostra comprensione: ha davvero bisogno del nostro supporto, e noi lo amiamo così tanto che la nostra stanchezza scompare. Siamo lì per lui, ci identifichiamo in lui, lo amiamo. Vogliamo quella libertà completa che, dovunque siamo, ci fa sentire vivi: una libertà che nella sua estrema semplicità sorprende gli altri.

–        David Life, 2017

Spunti per l’insegnamento:

  • Spiegate come il pranayama sia in grado di limitare e/o liberare la forza vitale.
  • Descrivete le differenze del flusso energetico percepibili quando manteniamo un asana, e quando ne usciamo.
  • Il modello dei Kosha aiuta lo yogi a comprendere la connessione tra cuore e mente, energia e pensiero, pensiero e movimento, tristezza e malattia, e viceversa.
  • Spiegate come sia possibile controllare il flusso del prana attraverso i bandha o con la respirazione sama vritti a narici alternate.

Traduzione e commenti – Francesca d’Errico

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