Donne e Yoga: Kristina Karitinou Ireland

Kristina Karitinou Ireland

Da tempo desideravo parlare di donne e Yoga. Nata come disciplina inizialmente riservata solo agli uomini, lo Yoga, soprattutto negli ultimi 40 anni, ha attirato un numero sempre crescente di donne, fino ad annoverare Maestre di grande importanza, che hanno saputo infondere in questa disciplina le caratteristiche meravigliose del femminile. Ho pensato quindi di iniziare una serie di interviste con le protagoniste dello Yoga contemporaneo, e il primo nome che mi è venuto in mente è stato quello di Kristina Karitinou: chi meglio di lei, insegnante certificata KPJAYI e compagna del rimpianto Derek Ireland, indimenticabile portavoce dell’Ashtanga Yoga in Europa, può raccontarci come si declina lo Yoga al femminile? Con la gentilezza che la contraddistingue, Kristina ha subito accettato. Ne è nato un dialogo carico di entusiasmo, che desidero condividere con tutti voi.

FDE: Kristina, sei certificata KPJAYI all’insegnamento dell’Ashtanga Yoga e hai avuto la grande fortuna di imparare questo metodo direttamente da Guruji (Sri K. Pattabhi Jois) e da tuo marito, il leggendario e rimpianto Derek Ireland. Certo non è possibile riassumere la tua esperienza in un post, ma come hai iniziato a praticare Yoga?

KKI:  Lo Yoga è entrato nella mia vita per la prima volta quando avevo 14 anni: partecipai ad una lezione di Hatha Yoga e seguii il corso per qualche tempo. Poi, dovendomi dedicare agli studi, mi fermai. Compiuti i 18 anni, una cara amica mi disse che avrei dovuto provare l’Ashtanga Yoga. Mi presentò alla sua insegnante, Lindra Kapetaniu. Linda aveva studiato con Derek Ireland. Mi innamorai del metodo fin dalla prima lezione, e alla seconda, compresi che quella pratica era nel mio destino.

FDE: Quali insegnamenti ti ha trasmesso Guruji? E come è stato praticare e insegnare al fianco di Derek? 

Derek Ireland e Kristina

KKI: Quando ho incontrato Guruji avevo 25 anni. Era un saggio che applicava quotidianamente una filosofia pratica per seguire il suo Dharma. Era un autentico erudito, come tutti gli insegnanti di yoga ai suoi tempi. Desiderava trasmettere la sua pratica e aiutare la gente con asana terapeutici, e conosceva ogni possibile variante per ogni posizione, così nessun praticante poteva accampare scuse!  Rivelava ad ognuno di noi le possibilità del corpo. Insegnava Sanscrito all’Università di Mysore, materia su cui era estremamente preparato. Come tutti i grandi maestri, aveva affrontato molte difficoltà finanziarie, ma non aveva mai rinunciato all’Ashtanga Yoga. Guruji era un uomo di famiglia, amava sua moglie, i suoi figli e i suoi studenti. Aveva la capacità di leggere dentro ogni praticante, di riconoscere il dolore fisico ed emotivo, ed era sempre pronto ad intervenire per aiutarci a superare gli ostacoli. Era forte e vulnerabile al tempo stesso, e il suo modo di rivelare la pratica era di grande ispirazione.

Derek era un uomo generoso, una forza della natura in grado di trasmettere la pratica a chiunque. Mi considero molto fortunata per essergli stata accanto per sei anni, imparando e insegnando insieme a lui. Era il mio mentore. Trovava sempre il modo giusto per arrivare agli studenti, li trattava con grande rispetto fornendo loro gli strumenti adatti ad affrontare qualsiasi difficoltà. Ha inoltre fatto molto per lo status degli insegnanti di Yoga nel mondo, rendendoli figure di tutto rispetto anche in occidente. Derek è stato il primo a trasmettere il metodo in Europa, utilizzando un linguaggio adatto al nostro pubblico. Ha realizzato il primo video di Ashtanga, registrando la Prima Serie con moltissime informazioni al di là del semplice conteggio dei Vinyasa. E’ stato anche il primo a formare insegnanti, aiutandoli a superare i limiti del corpo per imparare a praticare in sicurezza. La sua professionalità e il suo carisma lo avvicinavano alla perfezione, la sua energia nelle lezioni resta ineguagliata. Derek si serviva del suo carisma per diffondere la pratica nel mondo. Insegnava in modo intenso, preciso, istintivo, efficace. La catarsi era un elemento importante del suo modo di insegnare. Manteneva gli studenti nella giusta prospettiva, educava in modo energico. Era anche un vero amico per i suoi studenti. Derek era molto rispettato da insegnanti e praticanti, era affascinante, incredibilmente intelligente, pieno di risorse nell’affrontare le difficoltà della pratica. Era un vero Bodhi Sattva. 

FDE: Hai insegnato a migliaia di studenti a Creta e nel mondo. Ritieni che l’Ashtanga possa essere trasmesso a tutti nello stesso modo? Modifichi asana e/o sequenze? E cosa pensi dell’atteggiamento competitivo che sembra aver preso piede nella comunità dell’Ashtanga Yoga?  

KKI: Questa pratica può essere trasmessa in mille modi, tanti quante sono le tipologie corporee nel mondo! Sì, il metodo ha una sequenza, un ordine, è un metodo. Ma qualsiasi tipo di Hatha Yoga in cui si applichino Bandha, Drishti e Pranayama può essere considerato Ashtanga. L’insegnante esperto trasmette la sua conoscenza attraverso la varietà. La serie resta immutata, ma esistono variazioni di ogni genere per consentire a chiunque di imparare a praticare. Non è necessario chiudere Marichyasana D o Kourmasana per avanzare nella pratica, la verità è che dobbiamo imparare la variante più adatta a noi e andare avanti. Dopo 2, 3 anni di Prima Serie è necessario passare alla Seconda per bilanciare le eccessive flessioni. Questo è quanto insegnavano Krishnamacharya e Pattabhi Jois.  Non cambio la sequenza delle posizioni, ma uso le varianti più adatte allo studente, che sono il vero tesoro del buon insegnante.

Per quanto riguarda l’esibizionismo egoico negli asana, una cosa è certa. Quando impariamo o insegniamo, apprendiamo sempre qualcosa attraverso i nostri sensi. Quando pratichiamo gli asana, la nostra prospettiva si ampia, il nostro corpo rivela la sua essenza, comprendiamo di più, sintonizziamo il corpo e la mente con l’ambiente circostante. Se perdiamo l’occasione di riconoscere questa opportunità e utilizziamo gli asana solo per diventare delle celebrità, diamo briglia sciolta all’insicurezza e all’ignoranza. Ma sono fasi attraverso cui passiamo tutti. Si, lo Yoga e in particolare l’Ashtanga si prestano molto ad essere commercializzati. Ma alla fine, ci vogliono molti anni per arrivare a comprendere il potere della pratica, le sue immense possibilità, i suoi effetti su tutti i livelli dell’esistenza. E questi doni non arrivano semplicemente mettendosi le gambe dietro la testa. 

FDE: Lo Yoga è il tuo compagno di viaggio da molti anni e hai iniziato a praticarlo giovanissima. In che modoti ha sostenuto negli anni? Quale consiglio daresti alle donne che iniziano a praticare in diverse fasi della loro esistenza (pubertà, gravidanza, menopausa etc.)?  

KKI: La pratica è per me una cara amica, un rifugio, un modo per fare ricerca, la mia casa. Il solo sapere di averla nella mia vita è un dono immenso. Sono passata attraverso molte fasi prima di comprendere che l’Ashtanga Vinyasa Yoga è una forma di meditazione molto personale, che avviene solo quando la si esegue. Non è un argomento di conversazione o uno strumento per sentirsi superiori agli altri. Mi aiuta ad accettare la mia mortalità. La pratica è quel punto di riferimento, nella mia mente, dove posso affrontare i momenti più difficili e prendermi cura di me. Mi dona chiarezza, forza, capacità di percezione, spazio interiore, una migliore qualità della vita. Mi rende un essere umano migliore. Vedere, attraverso la pratica, il benessere di chi mi circonda mi porta a credere in un mondo migliore. Le donne sono naturalmente portate verso la pratica. Si può praticare a partire dall’adolescenza, fino alla vecchiaia più avanzata. In occidente, molte tra noi praticano anche durante il ciclo mestruale: io personalmente raccomando di lasciare riposare il corpo almeno due giorni, e negli altri giorni del ciclo suggerisco di praticare senza bandha e senza inversioni. Sicuramente per noi donne riposare in quei giorni è la soluzione migliore, ma tutto sta alla singola praticante. Non insegnerei Ashtanga ad una principiante se è in gravidanza, piuttosto la indirizzerei verso un corso specifico, pensato per quel delicato periodo. Ma se la praticante è una ashtangi esperta, può continuare ad eseguire le sequenze con le necessarie varianti, secondo il consiglio del medico e con la presenza di un insegnante. Ho vissuto 3 gravidanze, e la pratica ha regalato a me e ai miei figli grandi benefici. Praticare per le donne in menopausa, infine, è una meravigliosa opportunità. La pratica sostiene il corpo in questa fase di cambiamento, sia sul piano ormonale che sul piano psicologico. Gli sbalzi emotivi sono meno pesanti, più sopportabili. Attraversare diverse fasi esistenziali è un vantaggio per chi pratica. Derek enfatizzava sempre l’importanza di praticare dopo i 40 anni, per mantenere il corpo forte e flessibile anche a 50, 60 anni e oltre. 

FDE: Oggi tutti sembrano voler diventare insegnanti di Yoga. Personalmente, ritengo che i corsi per insegnanti siano troppo spesso troppo brevi, portando sul “mercato” insegnanti troppo poco esperti, nella pratica personale prima ancora che nell’insegnamento. Cosa ne pensi? 

KKI: Come biasimarli? Ovvio che vogliano diventare insegnanti, i media continuano a reclamizzare l’immagine di neo-guru illuminati, autentici prodotti commerciali! Era destino che accadesse, dobbiamo dare spazio alle nuove generazioni e anche ammettere che insegnare Yoga è meraviglioso. Personalmente, ritengo che ci vogliano 100 anni di apprendimento per insegnare bene 10 cose. Questo è ciò che mi hanno trasmesso i miei maestri. Alcuni, tra noi, sono nati per insegnare: ma è comunque necessario imparare come comportarsi in una shala, studiare i testi con attenzione, e soprattutto fare esperienza sul piano emotivo e intellettuale. E’ quasi buffo vedere un insegnante che pratica da 5 anni, insegna da 3, e a cui gli studenti si rivolgono con la deferenza degna di un grande saggio. Tutto dipende da che tipo di insegnante si desidera essere: vogliamo andare in palestra a fare sfoggio dei nostri diplomi, in cerca di un impiego, o il nostro obiettivo è diventare un insegnante a cui nessuno può togliere ciò che sa, una persona responsabile che ama il suo lavoro? 

FDE: Come è cambiata la tua pratica negli anni? Pratichi ancora così come ti ha insegnato Guruji? Puoi condividere con noi i suoi saggi consigli? 

Kristina Karitinou e Guruji

KKI: Con la pratica, la conoscenza cresce. Sono stata molto fortunata ad avere i migliori insegnanti al mondo, per ben otto anni senza alcuna interruzione. A quei tempi – avevo 29 anni – praticavo la serie Avanzata A. Oggi, 16 anni dopo, la mia pratica è ancora forte ed è un elemento importante della mia vita. Osservate in che modo i praticanti di Ashtanga, invece che invecchiare, sembrano solo “crescere” in modo aggraziato. Guruji non ci ha forse detto… praticate, e tutto arriverà? Arriva e se ne va, arriva e di nuovo se ne va… ma ciò che resta è che praticando continuiamo a crescere mantenendo vivo l’entusiasmo della gioventù.  Lavorando attraverso le varianti più adatte, riesco ad imparare sempre qualcosa di nuovo anche alla mia età, e ad affrontare senza traumi i cambiamenti. La pratica è sempre un grande piacere. La rispetto ancora di più oggi di quando ero ragazza! Ogni giorno imparo qualcosa di nuovo, comprendo me stessa, e torno ad innamorarmene. E’ una vera gioia. 

Sì, continuo ad insegnare ciò che Guruji mi ha trasmesso così generosamente. Il metodo mi è stato insegnato da lui e da Derek, e non cambierei una virgola! Pattabhi Jois ha lasciato dietro di sé noi insegnanti “senior”, per continuare il suo lavoro accanto a Manju, Sharath e Saraswati Jois.  Il sogno di Guruji era che la sua famiglia restasse forte e unita. La sua saggezza lo portava a desiderare pace e profonda connessione. I suoi studenti erano un’estensione della sua famiglia, e desiderava solo insegnarci il suo metodo, senza pretese. Si donava al 100%, era sempre attento nei nostri confronti. 

FDE: Pensi che l’approccio all’Ashtanga sia cambiato, dopo la morte di Guruji? Cosa consiglieresti a chi si avvicina alla pratica per la prima volta? 

KKI: Il metodo è sempre lo stesso, poche cose sono cambiate, molti insegnanti seguono ancora ciò che diceva Guruji. In passato, i praticanti si preparavano a lungo prima di andare a Mysore. I loro insegnanti li educavano su come avvicinarsi al metodo e alla tradizione in ogni aspetto. Oggi, basta praticare per un paio di mesi con un insegnante autorizzato. Non sono d’accordo sull’eliminazione delle varianti degli asana, cosa che porta i praticanti a credere che sia necessario eseguire perfettamente un asana prima di passare al successivo. Con Guruji non era così: altrimenti non esisterebbero le varianti, che sono pensate sia per i principianti che per i più esperti.  Non possiamo sostituire gli asana delle sequenze, ma possiamo scegliere di praticare una variante se è necessario. Se eliminiamo varianti e aggiustamenti, chi è meno forte e flessibile dovrebbe fermarsi alla prima serie per 10 anni, solo perché non riesce a salire dai ponti. Ma sappiamo bene che dopo 3 anni di flessioni in avanti, il corpo ha bisogno di qualche inarcamento! Inoltre, è necessario capire che a Mysore è impossibile dare assistenza a tutti. Ci sono tantissimi praticanti, e solo pochi assistenti esperti. Non dimentichiamoci però che esistono tanti bravi insegnanti senior, proprio qui in occidente: ed è nelle shala occidentali che gli studenti possono ricevere l’attenzione che Guruji avrebbe riservato loro se fosse ancora vivo.  Ai principianti consiglio di osservare prima, e solo successivamente di scegliere di praticare l’Ashtanga Vinyasa Yoga: deve essere una scelta personale. E’ importante rivolgersi ad un insegnante esperto, che abbia una solida pratica da tanti anni, che abbia frequentato seri corsi per insegnanti, come quelli offerti da Manju Jois, e che abbia praticato con Sharath. Ma soprattutto, è importante trovare un insegnante responsabile, informato, amorevole. A questo punto, lasciatevi conquistare dalla pratica, che vi rivelerà il suo immenso potenziale. 

Francesca d’Errico, 2017

Per conoscere le date dei tour di Kristina Karitinou: www.yogapractice.gr 

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