Luna piena e Luna nuova: praticare o no?

“Si ritiene che la luna, per esperienza diretta, influenzi non solo gli oceani ma tutto ciò che è composto d’acqua, e di conseguenza anche il cervello umano”  (C.16, Moon Lore)

Chi di noi non si è mai sentito influenzato dalle fasi della luna? La luna influenza le maree e, nei detti popolari, tutto ciò che è composto d’acqua. Dunque, perché no, anche noi. Tuttavia nell’Ashtanga Vinyasa Yoga, questo detto è diventato una regola, e da sempre noi praticanti ci asteniamo dagli asana nei giorni di luna piena e luna nuova. Il motivo? Ce lo spiega oggi James Dylan Russell, che ha effettuato un’accurata ricerca tra testi antichi e ricerche scientifiche. E al termine dell’articolo, la mia personale e modesta opinione. Che forse ribalterà tutto ciò che leggerete.

“Questo mese ho condotto una lezione durante la fase di luna piena. All’inizio della mia lezione, uno studente ha informato il gruppo della ricorrenza di questa particolare fase lunare e mi ha chiesto se ritenessi opportuno praticare asana. Era preoccupato che questa fase lunare potesse renderci più inclini agli infortuni.

Gli ho spiegato che sebbene nell’Ashtanga Vinyasa Yoga sia consuetudine evitare la pratica durante le fasi di luna piena o nuova, questa particolare abitudine non faceva parte degli insegnamenti che avevo ricevuto. Ne è nata un’accesa discussione sulla possibile influenza delle fasi lunari non solo sulla pratica yoga, ma in generale sulla nostra vita. Sebbene non potessi offrire una spiegazione razionale per astenersi dalla pratica degli asana durante la luna piena o nuova, mi sono ritrovato a riflettere se non fosse il caso di praticare in modo più morbido e gentile.

“Nella tradizione dell’Ashtanga Yoga, da sempre è consuetudine riposare e astenersi dalla pratica degli asana durante i giorni di Luna piena e Luna nuova” (Jois Yoga)

La spiegazione più popolare e al tempo stesso più controversa per l’osservanza dei cosiddetti “moon days”, nasce dalla supposizione che la forza gravitazionale della luna influenzi i cicli respiratori:

“Come tutte le cose di natura acquatica (gli esseri umani sono composti per il 70% di acqua) siamo influenzati dalle fasi lunari. Sia il sole che la luna esercitano una forza gravitazionale sulla terra. Le loro posizioni creano esperienze energetiche diverse che possono essere paragonate ai cicli della respirazione. La luna piena corrisponde al culmine dell’inspirazione, quando la forza del prana è alla sua massima espressione. E’ una forza espansiva e diretta verso l’alto, che ci fa sentire carichi di energia e molto emotivi, ma ci rende poco stabili. Nelle Upanishad, si ritiene che il prana principale risieda nella testa. Durante la luna piena, siamo più caparbi”. (Ashtanga Yoga Center)

James Dylan Russell

Sebbene questa spiegazione possa risultare credibile, si basa su inesattezze scientifiche e mitologia popolare. E’ vero che le masse composte d’acqua, come gli oceani, sono influenzate dalle forze gravitazionali della luna, ma tali forze non sono collegate alle fasi lunari. Il grado di forza gravitazionale dipende dalla massa della luna e dalla sua distanza dalla terra. La massa rimane costante, e la distanza fluttua ogni mese tra perigeo (distanza minima dalla terra) e apogeo (distanza massima). Il perigeo e l’apogeo possono avere luogo in un qualsiasi momento delle fasi lunari. 

Non esiste una spiegazione per cui “l’energia della luna piena” corrisponda al culmine dell’inspirazione, né per cui la “forza del prana” (un altro concetto problematico per lo scienziato materialista) sia al suo massimo durante questa fase del ciclo respiratorio. Anche se accettiamo, attraverso lo studio dell’Hatha Yoga, l’asserzione che il prana (vayu) sia una sottile forza energetica ascendente, non esiste una correlazione dimostrabile tra questo tipo di energia e la forza gravitazionale della luna.

La fallace logica popolare vuole che, in questa fase mensile, un eccesso di prana renda il praticante più caparbio, e quindi più prono agli infortuni: “Tradizionalmente, l’Ashtanga Yoga non viene insegnato nei giorni di luna piena o nuova, poiché in questi giorni è più alto il rischio di infortuni” (Ashtanga Yoga London). Ma questa teoria solleva più domande che risposte, e soprattutto non esiste uno studio che provi la ricorrenza di un maggior numero di infortuni legati alle fasi lunari.

“Moon days” e astrologia

Il concetto di “moon day” ha le sue origini nell’astrologia indiana: Joytisha (che in sanscrito significa “luce” o “corpo celeste”). All’interno del Joytisha troviamo tithi, il nome di un giorno lunare, o il tempo che occorre all’angolo longitudinale tra luna e sole per aumentare di 12 gradi. Questo processo può richiedere tra le 19 e le 26 ore. Una traduzione accurata la definirebbe una “fase lunare”.

“Dalla prospettiva del nostro maestro (Sharath Jois), i giorni di luna piena e luna nuova corrispondono al 15esimo e 30esimo tithi del sistema astrologico indiano (Joytish)”. (Jois Yoga)

All’interno di questo sistema, troviamo approssimativamente 30 tithi ogni mese. Ogni fase è presidiata da una specifica divinità, e da una varietà di attività favorevoli. Il tithi della luna nuova si chiama Amavasya, e quello della luna piena Purnima. Durante la luna nuova si raccomandano pratiche di austerità, e durante la luna nuova si incoraggiano cerimonie di buon augurio.

Nel Joytisha, la luna è solitamente associata alla mente. In modo simile, nell’astrologia occidentale, la luna corrisponde agli stati emotivi, al subconscio e alla memoria. Mallinus, poeta del primo secolo, descriveva la luna come “malinconica”, e la luna è spesso associata alla follia e alle intossicazioni (n.d.t. vedi anche nella simbologia dei Tarocchi, che saranno argomento di un mio prossimo post). La paura della luna è uno spettro oscuro che risiede nelle profondità della nostra psiche collettiva, e attraverso la storia troviamo una serie di mali e pazzie attribuiti alle influenze della luna. La parola “lunatico” (n.d.t. che in inglese ha il significato letterale di ‘pazzo’) deriva proprio dalla radice della parola “luna”.

Come avviene per l’astrologia occidentale, anche l’astrologia indiana è sempre stata messa al bando dalle comunità scientifiche, che non sono in grado di “provare” la maggior parte delle sue affermazioni.

I Moon Days nella tradizione Yoga

Nella tradizione dell’Hatha Yoga, da cui derivano alcune delle pratiche dell’Ashtanga, è noto che i testi inizino con una serie di severe avvertenze e indicazioni per la pratica, molte delle quali oggi ci sembrano arcaiche o misogine. Per esempio, l’Hatha Pradipika del 15esimo secolo cita: “E’ opportuno evitare la compagnia di persone malvagie, il fuoco, le donne, le lunghe passeggiate, il bagno al mattino, saltare i pasti e fare attività fisica troppo intensa”. (HP 1.49)

A queste indicazioni si aggiungevano suggerimenti sul luogo in cui praticare, sull’alimentazione da seguire, sulle stagioni, oltre a severe avvertenze su cosa sarebbe accaduto contravvenendo a tali indicazioni.

Sebbene non abbia ancora trovato un testo in cui vengano date precise indicazioni su come praticare durante le fasi lunari, candra, la luna, è certamente un simbolismo ricorrente nell’Hatha Yoga. Candra è spesso associata al passaggio delle energie sottili conosciuto come Ida Nadi, ed è inoltre definito come la fonte di bindu o amrta che risiede nella corona della testa. Lo Yoga Bijia fornisce in epoche più recenti una creativa interpretazione del termine Hatha, in cui Ha sta per sole, e Tha per luna.

Candra è spesso sinonimo di passivo, inerte, freddo. Nello Yoga Yajnavalkya si consiglia di assumere una postura stabile e confortevole “dirigendo lo sguardo verso la punta del naso, concentrandosi sempre sui raggi freddi della luna, con il flusso del nettare dalla cima del capo” (YY 5.15).

L’osservanza dei Moon Days non appartiene alla tradizione dell’Hatha Yoga, quindi, né all’Ashtanga di Patanjali, da cui si ritiene che derivi, filosoficamente e metaforicamente, l’Ashtanga Vinyasa. Il solo, esplicito riferimento alla luna negli Yoga Sutra di Patanjali si trova nel terzo libro, in cui il saggio asserisce che dalla meditazione sulla luna “deriva la conoscenza dei moti delle stelle” (YS 3.28). Nel commento degli Yoga Sutra di Vacaspati Misra, nel decimo secolo, troviamo la metafora di Purusa paragonata al riflesso della luna nell’acqua.

Una Tradizione dell’Ashtanga Yoga?

Sri K. Pattabhi Jois, “Guruji”

E’ probabile che la tradizione di astenersi dalla pratica durante i Moon Days appartenga agli elementi introdotti da Sri K. Pattabhi Jois. Il suo maestro, T. Krishnamacharya, non li osservava durante la pratica, né li menziona nella sua immensa opera del 1934  Yoga Makaranda (n.d.t. Il Nettare dello Yoga, in italiano edito da Ubaldini). Qualche anno fa, ho partecipato ad un seminario di un allievo diretto di Krishnamacharya, Srivatsa Ramaswami. Quando gli abbiamo chiesto come comportarci durante i Moon Days, Ramaswami ci ha riferito che, nei suoi 30 anni di pratica con Krishnamacharya, non era uso astenersi dalla pratica in concomitanza delle fasi lunari, né il maestro vi faceva alcun riferimento. Alla nostra insistenza, Ramaswami ha risposto che questa usanza deriva probabilmente da un’epoca in cui l’insegnamento dello Yoga era affidato prevalentemente alla casta dei Bramini, figure molto religiose. Nei giorni di luna piena e luna nuova, i Bramini avevano (e hanno) funzioni religiose specifiche da osservare, e in quei giorni non potevano insegnare. Ci si aspettava comunque che i loro allievi continuassero a praticare anche nei giorni privi di lezioni.

Questa considerazione mi ricorda una lettera di Eddie Stern a Barry Silver, pubblicata nel 2014: “L’osservanza di questi giorni da parte di Pattabhi Jois è molto semplice. Come sapete, il Maharaja’s Pathashala (il Sanskrit College) di Mysore era chiuso sia durante i moon days, che il giorno prima e il giorno dopo. Gli studenti proseguivano i loro studi, ma non venivano impartite lezioni. Il motivo è che durante amavasya e purnima, insegnanti e studenti (tutti Bramini) spesso in quei giorni doveva svolgere delle funzioni religiose, come il pitr tarpana durante amavasya e il bagno rituale nel giorno successivo al moon day, rituali che richiedevano tempo per essere praticati. Pattabhi Jois è stato prima studente al Maharaja’s Pathashala e poi insegnante, dal 1937 al 1973. L’osservanza di questi rituali era parte integrante delle sue abitudini”. 

Il nome Jois è un’interpretazione dell’India del Sud del termine Joytish, e l’astrologia era parte delle tradizioni della famiglia di Guruji. Nel suo libro Yoga Mala, del 1962, l’unico riferimento ai giorni di luna è in merito alla pratica del Brahmacarya, la condotta sessuale. Jois raccomanda che i giorni dedicati a questa pratica coincidano con quelli di massima fertilità della donna, poiché “l’unione con la propria compagna dovrebbe essere indirizzata alla procreazione”. Pattabhi Jois non fa riferimento all’astensione dalla pratica degli asana in quei giorni.

In conclusione

La mia teoria è che Pattabhi Jois non insegnasse nei giorni di luna, perché impegnato in altre pratiche al tempio o in casa, e in seguito perché ormai abituato a riposare durante quei giorni.  Nel tempo, questa sua abitudine è diventata una consuetudine tra i suoi praticanti, che sono determinati a rispettarne la tradizione. Una simile interpretazione è forse più credibile che non l’associare il flusso del prana alle fasi lunari. Forse i praticanti di Ashtanga con gli anni hanno voluto dare una loro interpretazione ai giorni di luna, creando una sorta di mitologia al riguardo.

Le considerazioni di natura astrologica danno alla pratica dell’Ashtanga un forte valore simbolico. Praticare 6 giorni a settimana, riposando nelle fasi lunari, per 52 settimane all’anno, connota la pratica di un simbolismo di dimensioni cosmiche. Comunque, asserire che “è sempre stato tradizione, nell’Ashtanga Yoga, non praticare nei giorni di luna piena e nuova” è un’interpretazione libera del termine “tradizione” e una combinazione con la precedente tradizione dell’Ashtanga Yoga di Patanjali, in cui i giorni lunari non sono contemplati. L’Ashtanga Vinyasa (n.d.t.: o meglio chi se ne fa portavoce) spesso si appella alla “tradizione” per garantire la propria autorità e autenticità, tuttavia i suoi protocolli raramente hanno riscontro nell’analisi dei testi antichi.

L’osservanza delle fasi lunari ha quindi più a che fare con la tradizione astrologica e i rituali dei Bramini, che non con la pratica dello Yoga. Non esistono prove scientifiche a supporto di questa tesi. Ci sono molte cause legate agli infortuni sul tappetino, ma le fasi lunari non hanno voce in capitolo. E attribuire alle fasi lunari un infortunio sarebbe un po’ come togliere a noi praticanti la responsabilità delle nostre azioni. C’è sicuramente un valore nell’attenersi al rispetto del parampara, ma al tempo stesso è importante prendere le distanze da dogmi e superstizioni. Io ho spesso praticato Ashtanga e altri metodi di yoga nei giorni di luna e non ho notato nessun particolare problema. Certo è che se pratichiamo convinti che ci accadrà qualcosa, molto probabilmente questo qualcosa avverrà. Il mio consiglio perciò è di praticare senza preoccuparsi della luna!”

James Dylan Russell

N.d.T.: Per quanto riguarda me, come donna da sempre interessata sia allo Yoga che all’astrologia e alla scienza, personalmente ho notato che il mio corpo e la mia mente sono più instabili durante le fasi di perigeo e apogeo, che non durante le fasi di luna piena o nuova. Detto questo, mi piace e continuerò a rispettare la tradizione dei Moon Days, perché Sri K. Pattabhi Jois per me resta il più grande maestro dello Yoga contemporaneo dopo T. Krishnamacharya, e perché astenendomi dalla pratica in quei giorni, mi sembra in qualche modo di onorare la sua memoria. E per me, questo è abbastanza: né dogma né superstizione, ma affettuosa memoria. Possiamo cercare spiegazioni scientifiche a qualsiasi aspetto dell’Ashtanga Yoga, ma esso resta, almeno per me, ammantato della magia che avviene quando si pratica un rito in cui si ha fede, perché negli anni se ne è sperimentato, su corpo e mente, l’effetto. Onorare una tradizione, per quanto recente, se fondata da un maestro in cui si ha fiducia ha una valenza non tanto superstiziosa, ma simbolica. E il potere dei simboli sul benessere psicofisico, seppur sfuggente alle logiche scientifiche, è da sempre innegabile.

– Francesca d’Errico

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3 commenti

  1. Cara Francesca, ti seguo da un po’ e volevo semplicemente dirti “grazie” per tutto quello che fai! La tua preparazione, il tuo buonsenso e la tua passione , sono per me di grande ispirazione. Nella speranza di poterti incontrare di persona un giorno, ti abbraccio e ti faccio ancora tanti complimenti! Namaste

  2. Cara Francesca, volevo ringraziarti di cuore per il brillante lavoro che fai, per la tua preparazione, il tuo approfondimento, la tua passione, il tuo buon senso! Spero sinceramente di poterti incontrare di persona un giorno e, ancora meglio, poter studiare con te. Tanti complimenti, namaste, beatrice

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