Shakti ed energia: la forza del cambiamento

“Come termine, śakti indica, nell’Induismo, il potere di un Dio di dare luogo al mondo fenomenico e al piano cosciente della creazione, la Sua capacità creativa immanente; come nome proprio, Śakti indica l’Energia divina personificata.” (wikipedia)

‘Shakti and Shiva’, immagine di J.B. Hare, 2003

Tra i termini in sanscrito più abusati sui social c’è sicuramente la parola “Shakti” – e in italiano, segue a ruota la parola energia. Shakti è di solito utilizzata per descrivere la controparte del maschile Shiva, o più in generale per esprimere il concetto di “energia femminile”. Ma cosa significa realmente Shakti, e soprattutto, se parliamo di energia nello Yoga e nel Tantra, a cosa ci riferiamo? Sfogliando il bellissimo blog di Christopher Hareesh Wallis, studioso di Tantra e autore dell’articolo sui chakra che ho tradotto qualche settimana fa, ho trovato questo interessante approfondimento, che traduco per voi. Il concetto è ben più complesso di quanto vogliano farci credere i siti che tendono a semplificare lo yoga, e più in generale il linguaggio con cui esprimiamo il tantra e le filosofie che sottendono queste discipline. E’ tuttavia immensamente affascinante e stimolante immergersi in questi concetti, soprattutto per chi desidera approfondire ed aprirsi ad una comprensione più profonda. In nessun modo il post può essere conclusivo perché, come dice giustamente l’autore, le parole possono solo indicare, ma non descrivere, l’esperienza dello Yoga. Buona lettura!

Di cosa parliamo quando diciamo ‘energia’?

“Ho un nuovo studente in classe. Come tutti i ‘principianti’ mi pone domande fondamentali che non sono mai una perdita di tempo. Nelle cerchie spirituali, non c’è parola più utilizzata di ‘energia’ – e qualche giorno fa, durante una lettura in classe, questo studente mi ha chiesto, semplicemente: “Ma cosa significa veramente energia?”. Mi ha quindi scritto, riportando i seguenti esempi, tratti dalla nostra lettura:
 
“Ecco alcuni dei modi in cui Sally Kempton (nella prefazione al libro Shakti Coloring Book), usa la parola energia. Ognuno di essi presuppone un significato diverso:

1) ‘Le divinità qui rappresentano sottili energie archetipiche, presenti nell’universo e all’interno di ognuno di noi. E possiamo lavorare con queste immagini e suoni sacri come punti focali per la meditazione, nel tentativo di introiettare l’energia della divinità’.                                                             2) ‘Ho notato che gli yantra evocano precise energie in me’ e ‘ma allo stesso tempo, emanano una sensazione di morbidezza, di energia dolce e palpabile’.
3) ‘Colorare questi mandala e queste divinità può essere una profonda pratica spirituale, che può integrare le energie separate nella nostra psiche, e connetterci alle loro ottave più elevate’.

Quindi ‘energia’ ha significati diversi a seconda del contesto?”

Ecco la mia risposta: ‘Energia’ è la traduzione del sanscrito shakti, che significa anche ‘potenza, potere, capacità’. Letteralmente la parola ‘energia’ significa ‘il potere di eseguire un lavoro interno’ – sia in inglese (dal greco energeia) che in sanscrito. A volte la parola viene usata in modo generico nelle cerchie spirituali, oscurandone questo fondamentale significato. Per esempio, è spesso usata (a mio parere impropriamente) come equivalente del sanscrito bhāva, che significa ‘sensazione’, ‘stato mentale’ o persino ‘vibrazione’ in modo più colloquiale (come quando diciamo ‘questo posto ha una bella energia’, per dire ‘sto bene in questo posto’, o quando diciamo ‘mi piace la tua vibrazione’). Sally nel suo scritto usa al punto 1. il termine in modo corretto, per indicare ‘potere spirituale che può influenzare la trasformazione interiore’; al punto 2. in modo più generico, come equivalente di ‘sensazione’, quindi bhāva.  Al punto 3. utilizza questa parola come equivalente delle ‘divinità’ che dobbiamo evocare e/o integrare per provocare la trasformazione interiore di cui sono capaci. Certamente ci sono energie latenti nel nostro essere che vengono attivate attraverso queste pratiche. 

Lo studente mi ha risposto: “Non ho capito bene. Nello specifico:

1) Cosa significa un ‘aspetto del mio essere’ qui? E’ una rappresentazione, o provare delle emozioni, o la sessualità – semplicemente una parte dell’esperienza dell’esistere? O qualcosa di più?
2) Cosa significa ‘integrare’ in questo contesto?
3) Che cos’è la trasformazione interiore?

Se tu potessi darmi qualche esempio per illustrare questi punti, penso che capirei meglio e più chiaramente il concetto (ho sentito queste parole e queste frasi molte volte, ma sempre senza esempi o spiegazioni, e non le ho mai comprese davvero)”.

Fantastico! Ho pensato tra me e me. Sono sempre troppo pochi gli studenti che chiedono di fare chiarezza sui concetti fondamentali, e troppo pochi gli insegnanti che spiegano ciò che assumiamo sia già adeguatamente compreso. Gli ho risposto così:

Ci sono innumerevoli aspetti del nostro essere – sia che parliamo di raccoglimento, sessualità (che si suddivide a sua volta in molti aspetti, dall’animalesco all’infantile, dal raffinato allo spirituale), di giocosità, di capacità di auto-sabotarci, o al contrario di onorare e riverire ciò che proviamo, la nostra capacità di esperire la libertà radicale – e infiniti altri. Siamo immensi – conteniamo moltitudini! E alcuni di questi aspetti sono già attivi ed espressi, mentre altri sono latenti e attendono di emergere. Alcuni aspetti sono coerenti con un modello sottile che possiamo chiamare divinità. Ad esempio, Shiva relaziona la nostra capacità di esperire la libertà e il senso di vastità alla capacità di essere immobili e silenziosi – una relazione importante che la nostra mente potrebbe non aver identificato. Pārvatī connette potere e disciplina ad umiltà e arrendevolezza, unendo questi concetti in un modello che, una volta esperito, produce un enorme beneficio, molto superiore all’esperienza singola di ognuna di queste facoltà. Questo è uno degli scopi primari delle divinità: ci mostrano schemi che altrimenti resterebbero oscuri, danno forza a modelli che possiamo coltivare. 

Quando parliamo di integrazione siamo davanti ad un immenso argomento, ma brevemente, ci sono molti aspetti di un individuo che non operano in perfetta armonia con il tutto, perché questi aspetti sono stati rifiutati, giudicati o demonizzati (e la sessualità è un buon esempio, ma ce ne sono molti altri, come la capacità di agire in modo naturale e spontaneo, ed altre qualità positive come l’entusiasmo, che in molti sono state giudicate e represse). Qualsiasi aspetto che abbiamo rifiutato (anche moderatamente) diventa parzialmente ‘separato’ o diviso dall’immagine conscia del nostro sé, e può essere esperito solo in circostanze speciali. (In casi estremi, alcuni sviluppano un Disturbo Dissociativo dell’Identità, o personalità dissociate – ma tutti noi abbiamo una moderata dissociazione finché non compiamo il nostro cammino yoga). Quindi questi aspetti separati/rifiutati devono essere reintegrati. 

Ci sono dunque aspetti del nostro essere che sono latenti, dormienti, in attesa di essere espressi. Ma quando gli aspetti latenti riemergono, solitamente non rientrano nella veste dell’immagine conscia del sé, e devono quindi essere ‘integrati’ – ovvero accettati pienamente, accolti, ricevuti nel nostro essere (azione che richiede un’ammorbidimento o un’arrendevolezza delle immagini statiche del nostro sé). Quando questa integrazione di aspetti a lungo rifiutati ha luogo, spesso proviamo un flusso intenso di emozione e/o prāna (energia della forza vitale), che emerge attraverso il nostro essere (specialmente se questa integrazione, invece che graduale, è improvvisa), perché ognuno di questi aspetti contiene energia accumulata non accessibile al nostro intero sistema, fino a quando non viene disgregata per diventare quindi accessibile e fondersi con l’insieme attraverso l’integrazione. 

Sebbene questa risposta somigli più alla psicologia che allo yoga, mi sto limitando ad articolare principi presenti in testi yogici e tantrici (si legga il capitolo 11 di The Recognition Sutras), che sono raramente dettagliati in quei testi, poiché il sanscrito non possiede il vocabolario sistematico che oggi abbiamo a disposizione. 

La ‘Trasformazione Interiore’, dunque, è questo misterioso processo di scoperta e re-integrazione delle nostre parti ‘perdute’, e al tempo stesso la capacità di toccare la piena vastità del nostro essere più autentico attraverso la pratica spirituale. Entrambi i concetti ci rendono una ‘massa estatica di consapevolezza armonicamente unificata’ (in sanscrito. chidānanda-ghana-svātma e ci donano la capacità di esperire spontaneamente e senza ostacoli il flusso dell’energia della forza vitale, a beneficio di tutti gli esseri (e a dispetto del linguaggio ‘grandioso’, si tratta spesso di una sensazione assai semplice e soave). 

Appendice 1: Sarebbe negligente non aggiungere un commento sull’aggettivo più abusato nelle cerchie spirituali, ‘energetico’. Molti, oggi, utilizzano ‘energetico’ in luogo di ‘sottile’ (dal sanscrito sūkṣma), ovvero ‘non percepibile attraverso i cinque sensi’.  (L’ho sentito usare anche durante lezioni di asana al posto di ‘isometrico’, presumibilmente perché l’uso isometrico dei muscoli non è percepibile all’occhio dell’osservatore. Questo è un errore. Immaginate di tradurre sūkṣma-śakti ‘energia energetica’!  Vi prego non fatelo).

Appendice 2: come disse Ekabhūmi, dovremmo evitare di formare categorie fisse basate su questi insegnamenti relativi a shakti. Formare ‘categorie definite, controllate, strutturate, prevedibili’ è problematico, perché queste strutture mentali (vikalpas) si ossidano e si pietrificano velocemente, resistendo quindi al libero flusso dei processi a cui ci siamo riferiti in questo post. Le parole, in questa dimensione dell’esperienza umana, possono solo indicare, ma non descrivere.

Christopher Hareesh Wallis

Christopher Hareesh Wallis

Traduzione e commenti, Francesca d’Errico

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2 commenti

  1. Ho ricevuto recentemente il sanyasa SHAKTY. Come pensi si possa correlare alla persona? Io sarei dunque colei che rende possibile il cambiamento? Grazie

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