Ashtanga Yoga: una guida per imparare ad amare

l’Ashtanga Yoga può aiutarci ad imparare di nuovo ad amare? Leggevo in questi giorni un interessantissimo post sul sito Conscious Reminder, in cui l’autore affrontava una tematica scottante: l’incapacità di costruire relazioni umane solide e durature, caratteristica che accomuna ormai diverse generazioni. E’ un tema che già Bauman, nella sua descrizione della società liquida, aveva anticipato anni fa. Ne sintetizzo i contenuti:

“La nostra società è sempre più trascinata dal vortice della gratificazione instantanea, ben rappresentata dai “like” di Facebook e Instagram. Invece che stabilire connessioni profonde, in cui la nostra umanità può essere appagata pienamente, ci si accontenta di contatti sporadici ed effimeri, ci si trova rapidamente e altrettanto rapidamente ci si abbandona, alla ricerca di qualcosa di “meglio” o di “nuovo”. Perché non riusciamo più a stabilire relazioni durature? Perché ci infiammiamo così velocemente e di continuo, e non siamo più capaci di fare sacrifici, di andare incontro all’altro, di comprenderlo, di lavorare sulla relazione, sia essa amicale o sentimentale? Vogliamo che tutto sia facile e immediato, un ostacolo è tutto ciò che ci serve per mollare gli ormeggi e andare alla ricerca della prossima situazione. Non cerchiamo più affetto o amore ma eccitazione e brivido. Vogliamo tutto subito, dimenticando che per costruire emozioni profonde e autentica complicità è necessario tempo, impegno, concentrazione. Preferiamo passare un’ora a chattare con dieci persone diverse, che dedicare attenzione autentica ad una persona per volta, dandole l’opportunità di mostrarci chi è veramente. Siamo terrorizzati dall’idea della stabilità: professiamo il nostro desiderio di amare, eppure quando siamo vicini alla sua realizzazione, fuggiamo perché “non ce la facciamo”. Abbiamo paura di esporci per ciò che siamo realmente, di mostrare la nostra sensibilità, e preferiamo continuare a recitare il nostro personaggio “sociale” con attori continuamente diversi.”

Davanti a questo, l’Ashtanga Yoga può essere una pratica fisica che diventa metafora, una disciplina che ci insegna nuovamente ad amare. Quando scegliamo la pratica dell’Ashtanga Yoga, proprio come quando incontriamo qualcuno, ci è richiesto un atto di fiducia o di fede. Dobbiamo “credere” alla pratica esattamente come crediamo in una relazione. Attraverso la pratica quotidiana e costante di sequenze prestabilite, siamo costretti ad imparare la pazienza, l’impegno, la costanza. Ripetendo ogni giorno gli Asana e i Vinyasa della nostra pratica, torniamo a scoprire che è solo attraverso una relazione stabile che possiamo raggiungere risultati autentici, che possiamo splendere nella bellezza unica di essere noi stessi, e vedere l’altro nella sua bellezza, quali che siano i suoi e i nostri limiti. Solo provando, cadendo, rialzandoci e tornando a provare, ogni giorno sul tappetino rappresentiamo la vita. Non è una prova generale quella che stiamo facendo. Sono i giorni che il destino ci ha dato a disposizione e ognuno di essi è unico. Quando vinciamo la nostra paura di restare, la nostra paura di fidarci di noi stessi e di una relazione (inclusa quella con la pratica), proprio come una pianta possiamo fiorire. La pratica ci riporta verso l’autenticità del desiderio: ci fa riscoprire la differenza tra la gratificazione istantanea, e il raggiungimento di ciò che vogliamo davvero. Che poi altro non è che la differenza tra la quantità (quanti asana posso fare? Quante persone posso conquistare?) e la qualità (riesco ad eseguire correttamente “questo” asana? Riesco a capire ed amare davvero “questa” persona?).

Praticando Ashtanga Yoga in questo modo, gli Asana diventano simboli della nostra solidità spirituale. E una semplice sequenza di posture diventa una preghiera che coinvolge il nostro corpo e, soprattutto, il nostro cuore.

Photo by Marco Pantani

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2 commenti

  1. In questa società si è perso, a tutti i livelli: economico, sociale, politico e religioso, la capacità di costruire.
    Tale capacità, a sua volta, racchiudeva alcuni fattori imprescindibili come il sacrificio, la pazienza, la volontà e la comunicazione profonda (fatta di gesti e nn di parole) e altro……
    Dicevo, la capacità di costruire mette insieme delle persone per perseguire uno scopo comune, raggiungibile da sentieri differenti e quindi, rispettando la propria individualità.
    La felicità di aver raggiunto l’obiettivo permette di mettere sullo stesso piano tutti coloro che hanno partecipato all’esperienza, quindi, c’è un aumento del proprio bagaglio emozionale e di esperienza.
    Ricordate le vecchie amicizie che si costruivano da piccoli e che rimanevano unite fino alla vecchiaia, erano determinate sempre dalla libertà di prospettiva su cui ci si confrontava nel corso della vita.
    Si è persa la modalità di COSTRUIRE SE STESSI in quella autentica palestra che è la vita, nascondendosi dietro uno schermo e ricevendo valanghe di LIKE.
    Si è persa la volontà di soffrire che era l’ago della bilancia che ti faceva crescere e maturare per diventare solido e stabile di fronte alle intemperie della vita.
    Si è persa la pazienza di capire che la vita è si fatta di due poli, ma si matura quando si capisce che si può andare anche oltre i due estremi.
    Non si costruisce più in famiglia, a scuola, nel gruppo di amici, nel lavoro, nel rapporto di coppia, nel parentato…. provate a cercare, attentamente, le persone che costruiscono e vedrete che troverete più persone che demoliscono, che è sicuramente più facile, rispetto a coloro che costruiscono.
    Ora sicuramente, qualcuno mi apostroferà come una persona negativa e pessimista…..certo è più facile che farmi cambiare idea!!!
    Un bacio Luciano

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