Il benessere nella pratica Yoga

Simon Borg-Olivier a Follonica (ph. Fausto Ferrara)

Ebbene sì. Esistono ancora Maestri che con la loro presenza, la loro onestà intellettuale, il loro instancabile lavoro, la loro umanità trasparente possono ispirarci nel cammino dello Yoga. Ashtanga Yoga Follonica ha avuto il grande onore di ospitarne uno, Simon Borg-Olivier, lo scorso agosto. E’ quindi un piacere per me tornare a tradurre i suoi post sempre interessantissimi.

Questo in particolare ha colpito la mia attenzione, non solo perché ormai pratico da oltre vent’anni, ma anche perché sono oramai negli “anta” e desidero che la mia pratica sia longeva il più possibile. Desidero che la mia pratica sia un momento di piacere e di incontro con il mio corpo, e non una guerra per costringerlo a raggiungere obiettivi inutili. La domanda che Simon ci pone è: quanto è sostenibile la vostra pratica?

“In ognuna delle nostre attività quotidiane, inclusa la nostra scelta nel campo dell’esercizio fisico (postura, movimento, respirazione e controllo mentale) dobbiamo considerare gli effetti delle nostre azioni su tre livelli. Dobbiamo analizzare quali sono gli effetti della nostra scelta su:
1. Benessere personale,
2. Benessere temporale e
3. Benessere ambientale (e sociale).

Ritengo importante riflettere sul Benessere Temporale:
Possiamo definire benessere temporale l’effetto di qualsiasi attività (volontaria e involontaria) all’interno di un arco temporale. Ciò include:
*** Come ci sentiamo durante l’attività (presente),
*** Come ci sentiamo dopo aver completato l’attività (futuro) e
*** Come ciò che abbiamo fatto (passato) già incide su come ci sentiamo ora e come ci sentiremo in futuro.

Il benessere temporale è un fattore importante per praticare “in the zone” (come molti sportivi, atleti e ballerini definiscono la sensazione che provano nell’eseguire la loro passione in uno stato di concentrazione sostenibile, priva di sforzo e/o meditativa).

Il benessere temporale è altrettanto importante nella pratica dello yoga e della meditazione più autentici. Infatti praticare “in the zone”, lo yoga e la meditazione possono essere considerati la stessa cosa sotto molti aspetti.

La meditazione ha dimostrato di avere molti effetti positivi sul corpo, tra cui l’aumento della lunghezza dei telomeri, che si traduce in maggiore longevità e può addirittura, secondo le teorie dell’epigenetica, diventare caratteristica ereditaria.
La meditazione non avviene necessariamente solo quando siamo seduti e immobili. E’ possibile meditare in qualsiasi posizione e anche durante il movimento. Possiamo anzi definire la meditazione come uno stato di unione tra corpo, mente e ambiente sostenuto per un determinato periodo di tempo.

Molti studi scientifici suggeriscono che essere in uno stato meditativo è rivelato da questi segnali concreti:
1. Onde cerebrali coerenti e sincronizzate, associate all’essere positivamente connessi a ciò che ci circonda nel momento presente.
2. Ipoventilazione, ovvero la necessità di respirare molto meno della maggior parte delle persone che svolgono la stessa attività.
3. Battito cardiaco ridotto rispetto alla maggior parte delle persone che svolgono la stessa attività.
4. Circolazione sanguigna migliore con conseguente maggiore tolleranza al caldo e al freddo.
5. Equilibrio del sistema nervoso con dominanza del parasimpatico (risposta rilassamento-ringiovanimento-rigenerazione) rispetto al simpatico (risposta attacco o fuga).

Un metodo per valutare il proprio benessere temporale in qualsiasi attività (incluso quindi l’esercizio fisico e la pratica yoga), è chiedersi:

. Quanto siamo condizionati in senso negativo da ciò che è accaduto in passato;
. Quanto siamo condizionati in positivo da ciò che è accaduto in passato;
. Quanto stiamo apprezzando, o non apprezzando, l’attività che stiamo svolgendo nel momento presente (se non ci piace ciò che stiamo facendo, difficilmente avremo voglia di ripetere l’esperienza in futuro, senza soffrirne effetti mentali negativi);
. Come ci sentiamo subito dopo aver terminato la nostra pratica;
. Come ci sentiamo il giorno e i giorni immediatamente successivi;
. E infine come ci sentiremo se continuiamo a praticare allo stesso modo, su base regolare, per i prossimi decenni.

Vediamo spesso video di sequenze molto avanzate (alcune praticate anche da me) che fanno parte di molte pratiche yoga contemporanee. Per me sono divertenti e praticabili, ho iniziato da giovanissimo e praticato per decenni, ma per molti queste sequenze sarebbero solo stressanti e spesso inaccessibili, costituendo un tipo di lavoro esageratamente duro sotto moltissimi aspetti. Nella maggior parte delle persone, queste pratiche non produrrebbero gli effetti positivi della meditazione e non condurrebbero ad uno stato di benessere a lungo termine. Quindi è raro che io scelga di insegnare questo tipo di posizioni combinate a transizioni e tecniche di respirazione. E’ più facile che io preferisca insegnare posizioni semplici con movimenti fluidi che partono dalla muscolatura del tronco, accompagnate a respiro naturale; una tecnica efficace sotto molti aspetti e molto più accessibile a tutti. Sono in molti ad avere limitazioni di movimento e una pratica eccessiva potrebbe peggiorare il loro stato di stress fisico, fisiologico e mentale se protratta a lungo nel tempo. E’ solo con una pratica semplice, sicura, accessibile e meditativa, nutriente sotto tutti gli aspetti che possiamo tornare all’essenza autentica di una pratica meditativa che ci sostenga per una vita lunga, piena di salute e felicità” (Simon Borg-Olivier).

Devo dire che applico io stessa questi principi nella mia pratica. Cerco innanzi tutto di muovermi sempre a partire dai muscoli del tronco, entrando in ogni postura in modo fluido e senza forzature. Ho sviluppato una maggiore sensibilità nei confronti degli asana e delle transizioni che mi fanno stare bene, e altrettanto nei confronti di quelli che mi mettono in stato di stress. Ritengo che sia importante vincere paure immotivate nei confronti di alcune posizioni, ma ritengo altrettanto che, se una postura ci provoca ripetutamente stress e dolore fisico, sia importante trovare una alternativa, una variante, e interrogarsi sul perché ci ostiniamo a volerla “conquistare”. Penso che con questi presupposti la pratica diventa non solo meditativa, ma anche metafora del nostro atteggiamento nei confronti della vita: quanto siamo schiavi del nostro desiderio di “controllare”, a partire da noi stessi? Quanto siamo “manipolatori”, a partire da noi stessi? Ogni giorno di più, con il passare del tempo, queste domande mi portano a investigare verso nuovi orizzonti della pratica fisica che, per me, è e deve restare “meditazione in movimento”. Nel momento stesso in cui la paura, il dolore, lo sforzo eccessivo entrano in gioco, la pratica smette di essere meditazione e diventa ulteriore fonte di stress. Sono convinta che, praticando in uno stato di rilassamento mentale, molti limiti fisici spariscano. Ma è importante che questi limiti, appunto, “spariscano”, e non che vengano forzatamente e forzosamente “eliminati”.

“Body is not stiff: Mind is stiff” (Il corpo non è rigido: è la mente ad esserlo) – Sri K. Pattabhi Jois

Scopri come integrare questi principi nella tua pratica di Ashtanga Vinyasa Yoga partecipando ai miei corsi, da lunedì a giovedì presso YOGA STUDIO ASD a Follonica, in Via Del Fonditore 113 (zona Industriale). Se sei un neofita, i corsi per principianti partono venerdì 5 ottobre, sempre alle 13:30. Ti aspetto!

Let go: la pratica del distacco

Yoga Studio ASD

Ci risiamo, dopo un’intensa estate sul tappetino sono seduta al computer a preparare orari, eventi, locandine e volantini per la nuova stagione di corsi che sta per aprirsi a Yoga Studio ASD, a Follonica.

E’ passato un anno e mezzo dal mio arrivo in Maremma con l’intenzione di mettere radici. Proprio come avviene quando si coltiva qualcosa, si getta il seme o si pianta, si annaffia, si cerca di dare la massima cura a ciò che vogliamo fare crescere. Non basta la perizia, ci vuole il cuore, soprattutto in “professioni” come quella dell’insegnante di Yoga. E sinceramente penso di averlo messo tutto, mai come prima, in questo posto bellissimo e circondato dalla Natura, in questa Shala realizzata dal mio collega Stefano Berti con le intenzioni più belle, secondo i principi del Vastu Shastra fin nei minimi dettagli.

Insegnare non significa solamente impartire sequenze o asana. Non significa solo seguire anatomicamente gli studenti, avendo la cura di individuare le posture e le varianti più adatte ad ogni corpo. Non è soltanto spiegare come respirare, come muoversi in sicurezza, come adattare la pratica alle diverse energie di ogni giornata. Insegnare è un po’ come essere genitori. Il praticante ripone in noi la massima fiducia, affidandoci con l’ingenuità del neofita il suo benessere psicofisico. Noi come insegnanti lo aiutiamo a muovere i primi passi, prima tenendolo per mano, poi osservandone i progressi, motivandolo a diventare sempre più indipendente nella pratica, perché lo Yoga non deve mai essere un rapporto di possesso, ma il dono della libertà consapevole. Quella che un genitore cerca di trasmettere al figlio, affinché possa muoversi nel mondo in modo responsabile e libero.

In questo anno e mezzo le persone che hanno praticato con me sono state particolarmente importanti. Sono diventate un gruppo, una community, una famiglia. Le ore trascorse insieme sul tappetino hanno creato rapporti umani autentici e grande condivisione. Attraverso la pratica quotidiana abbiamo imparato a conoscerci nel profondo. Attraverso il movimento abbiamo respirato le nostre energie, a volte donando a volte prendendo, in uno scambio ininterrotto di comprensione reciproca. Ognuno di voi mi ha reso una persona migliore e mi ha fatto capire quanto la mia scelta di insegnare, in ultima analisi, sia l’esperienza più bella della mia vita.

Adjustment in Trikonasana

Ognuno di voi è un tassello importante nel puzzle della mia esistenza. E’ difficile lasciarvi andare. Mentre preparo la mia nuova locandina, ancora non so se i nuovi orari andranno bene a tutti. Qualcuno di voi forse cambierà lavoro, qualcuno si trasferirà, qualcuno dovrà forse fare i conti con nuovi impegni, nuovi imprevisti. Persone nuove arriveranno e occuperanno lo spazio del vostro tappetino, quello da cui una faccia familiare sorrideva alle mie battute, o lasciava scorrere una lacrima in Shavasana. Ma nessuno occuperà mai il vostro spazio nel mio cuore, quel cuore che in questo anno e mezzo avete reso più grande con la vostra costanza, la vostra presenza, la vostra dedizione.

Mentre preparo la locandina con i nuovi orari, penso ad ognuno di voi. Rivedo i vostri progressi, il vostro sorriso ad ogni nuova posizione raggiunta, il vostro stupore davanti alle potenzialità che vi si rivelano giorno dopo giorno. E spero di rivedervi tutti insieme, ancora, per continuare questo percorso meraviglioso che si chiama Yoga.
La pratica del distacco, ancora oggi, è la sfida più difficile.

Francesca d’Errico

(I corsi di Ashtanga Vinyasa Yoga continuano da lunedì a giovedì alle 13:30. Il ciclo di 5 lezioni dedicate ai principianti inizia venerdì 5 ottobre, sempre alle 13:30. Cinque step per inserirsi nelle lezioni continuative. Vi aspetto!)

YOGA STUDIO ASD a Follonica, via del Fonditore 113/A, zona industriale.

Ashtanga Yoga Follonica: eventi d’autunno

Ashtanga Yoga Follonica è diventata in questo ultimo anno e mezzo la casa di tanti praticanti, Maremmani doc e di passaggio. Insieme, stiamo continuando a vivere lo Yoga animati dallo spirito di ricerca che ha spinto gli Yogi di tutto il mondo ad intraprendere questo cammino. Fedeli alle tradizioni, ma con la voglia di renderle attuali, arricchendole delle conoscenze dei maestri che ci ispirano con il loro lavoro. In meno di un anno e mezzo dal mio “sbarco” in Maremma, quanta strada abbiamo fatto insieme! Il merito è di voi praticanti, e di Yoga Studio ASD, che ha creduto nelle mie intenzioni e mi ha supportato in questo percorso che diventa ogni giorno più intenso e pieno di soddisfazioni. Abbiamo trascorso mesi estivi bellissimi, e molto lavoro ci aspetta questo autunno. Con ospiti eccezionali! Eccovi una veloce panoramica: vi aspettiamo sul tappetino!

Simon Borg-Olivier by F. Ferrara

La nostra estate è stata illuminata dall’incontro con un Maestro d’eccezione, Simon Borg-Olivier. Simon è stato tra i primi occidentali a praticare con Sri K. Pattabhi Jois e B.K.S. Iyengar. E’ un esperto fisioterapista che dedica tutto il suo tempo alla ricerca sul movimento e sullo Yoga terapico (e vi consigliamo i suoi corsi online!). Il seminario che ha condotto presso la nostra Shala è stato un momento di grandissima condivisione, che ha toccato tutti i partecipanti nel profondo. E per noi di Ashtanga Yoga Follonica, che ci auguriamo di rivederlo prestissimo, per approfondire il lavoro iniziato, è stato il “la”  che ci ha spinti a volere una serie di eventi che renderanno il nostro autunno una stagione davvero speciale.

Tite Togni

Il primo appuntamento sarà con Tite Togni, fondatrice di Yoga X Runners, insegnante certificata Iyengar e tra le prime in Italia ad aver conseguito il Teacher Training di Simon Borg-Olivier. Con lei approfondiremo i movimenti spinali e impareremo ad integrarli negli asana che compongono la prima serie dell’Ashtanga Yoga. Con Tite ci vedremo il 14/09 per una masterclass di due ore che inizierà alle 13:30. Il giorno successivo, Tite ci accompagnerà, insieme alla Guida Alpina Federico Santini, documentarista e praticante fedele di Ashtanga Yoga Follonica, in un percorso tra trekking e Yoga nello splendido scenario del Parco dell’Uccellina. Tutti i dettagli sono sull’evento facebook.

Il secondo attesissimo appuntamento sarà con la leggendaria Susanna Finocchi, insegnante autorizzata KPJAYI Level 2, tra le primissime europee ad avere scoperto l’Ashtanga Yoga (il suo primo viaggio a Mysore risale al 1993) e fondatrice di Ashtanga Yoga Copenhagen. Susanna ha un patrimonio immenso di profonda conoscenza del metodo Ashtanga, della sua tradizione, delle sue origini. Ci guiderà, dal 30/11 al 2/12, in un classico seminario caratterizzato da una classe guidata in Sanscrito, venerdì 30/11 alle 18:30, per proseguire con due classi Mysore Style (sabato e domenica mattina) e un approfondimento teorico-pratico il sabato pomeriggio, con un’introduzione al chanting. Preparatevi ad immergervi nelle atmosfere di Gokulam, il quartiere di Mysore dove ha sede la storica “main Shala” del metodo che ha conquistato milioni di praticanti in tutto il mondo! Anche in questo caso vi rimando all’evento facebook su cui potete trovare tutti i dettagli.

Susanna Finocchi e Sharath Jois

In entrambi i casi, Ashtanga Yoga Follonica desidera mantenere l’intenzione di proporre eventi in cui l’interazione individuale tra insegnante e praticante sia massima. Dunque anche questa volta il numero di partecipanti è chiuso (massimo 25 persone): affrettatevi! Vi ricordo che per confermare la partecipazione è necessario scrivermi in privato, alla mail: fmderrico@gmail.com.

Abbiamo pensato ai praticanti che desiderano raggiungere la Maremma e pernottare vicino al mare, creando una convenzione con l’Hotel Giardino, centralissimo a Follonica e molto vicino alla Shala. L’Hotel Giardino dispone inoltre della spiaggia più bella del Golfo che, per l’evento di settembre, è ancora attrezzata! E’ sufficiente prenotare al numero 0566 41547 menzionando “Francesca Yoga” per usufruire delle tariffe speciali che ci sono state riservate.

Noi vi aspettiamo come sempre in Shala, in Via del Fonditore 113/A per praticare Ashtanga Yoga, da lunedì a giovedì, a partire dalle 13:15. Vi ricordo che la Shala offre anche corsi di Hatha Yoga (guidati da Stefano Berti) e di Iyengar Yoga (Giusi Termini).

F. d’Errico

Yoga Synergy a Follonica, by F. Ferrara

In Maremma, un grande Maestro: Simon Borg-Olivier

In questo ultimo anno mi sono molto concentrata sull’insegnamento nel luogo che ora posso chiamare Casa (sì, con la C maiuscola): la Maremma. Ho scelto di trasferirmi nell’area geografica italiana con la minore densità di popolazione rispetto al territorio. La natura qui è dominante, il traffico inesistente, le strade lunghe e circondate da un verde lussureggiante, e da ogni angolo il mare è raggiungibile in pochi minuti. Ho scelto di vivere a contatto con la natura, in un paesino medievale che conta meno di 1000 abitanti, a dieci minuti da Follonica, dove ho la fortuna di condividere con altri due bravissimi insegnanti, Stefano Berti e Giusy Termini, uno spazio dedicato interamente allo Yoga, Yoga Studio ASD. Proponiamo Ashtanga Vinyasa Yoga (e tengo al termine Vinyasa, perché legato al Vinyasa Krama di Krishnamacharya, l’arte di creare sequenze), Hatha Yoga e Iyengar Yoga. E il nostro comun denominatore è la costante ricerca, perché nella mia esperienza personale lo Yoga è, soprattutto, continua e incessante ricerca.

Come i miei lettori sanno ormai fino alla nausea, ho iniziato a praticare Ashtanga Vinyasa Yoga vent’anni fa, quando a Mysore ancora la scuola fondata da Sri K. Pattabhi Jois si chiamava Ashtanga Yoga Research Institute. E la parola Research mi è particolarmente cara, perché rappresenta la totale assenza di dogma, l’apertura verso tutto ciò che può rendere la pratica migliore, più completa, adatta a seguire il praticante nelle diverse fasi della sua vita. Tra i tanti maestri che negli ultimi anni hanno catturato la mia attenzione, come testimoniano i tanti articoli che gli ho dedicato sul mio blog, c’è Simon Borg-Olivier, maestro, tra gli altri, di Mark Robberds, che oltre ad essere insegnante di Yoga tra i più innovativi in Occidente, è anche un esperto fisioterapista. La sua immensa conoscenza dei meccanismi che regolano il corpo e la mente umana rendono i suoi insegnamenti di grandissimo valore non solo per chi pratica ma anche e soprattutto per chi insegna.

Da tempo desideravo proporre un seminario intensivo dedicato a pochi studenti, per poter garantire a tutti i partecipanti la massima interazione individuale con il maestro. Ho percepito ultimamente da parte di moltissimi praticanti e insegnanti di Ashtanga la necessità di integrare la pratica “tradizionale” con qualcosa che possa renderla adatta a tutti gli stadi dell’esistenza, lontana dai dogmi, sicura, in grado di nutrire il corpo e la mente, rendendo il praticante una persona in salute, calma, concentrata. Troppo spesso ho percepito in molte Shala un senso di aperta competizione (con se stessi e con gli altri), un accanimento verso la postura più difficile senza gli interrogativi che dovrebbero precederla, ovvero: ne ho bisogno? Mi serve, e a cosa esattamente? Sono davvero pronto per questa posizione? Il mio corpo è adatto ad eseguirla? E così via.

Ho studiato a lungo i testi di Krishnamacharya, le chart originali della pratica, ho sperimentato su me stessa le integrazioni proposte da chi ne sa più di me, e ho introdotto nella mia pratica asana e movimenti che, nel tempo, si sono dimostrati non solo utili, ma di grande beneficio. Desideravo confrontarmi con un insegnante che sapesse darmi qualcosa di più di quanto appreso tradizionalmente, negli anni, e di quanto sperimentato nella mia pratica personale.

Simon Borg-Olivier by A. Sigismondi

Simon Borg-Olivier ha accettato di venire a trovarci a Follonica, per un intensivo di due giorni in cui esploreremo metodi rivoluzionari per lavorare su postura, movimento e respiro, e per accedere al sistema nervoso in modo tale da diventare davvero padroni del nostro corpo fisico ed energetico. I metodi di Simon sono terapeutici e possono essere di grande aiuto nell’alleviare tensioni fisiche e mentali. Le sessioni includeranno istruzioni dettagliate sulla postura, sul movimento e sul respiro, seguite da una pratica vinyasa priva di istruzioni verbali e guidata dalla musica, in cui seguiremo Simon in uno stato meditativo. Impareremo a sviluppare una pratica personale che ponga al centro il benessere fisico e mentale, rendendoci in grado di reagire con più prontezza anche ad eventuali future problematiche muscolo-scheletriche.

Durante questo intensivo scopriremo i movimenti spinali che rinforzano i muscoli del “core” promuovendo la salute dei nostri organi interni. Scopriremo come attivare la forza del nostro corpo fisico mantenendo una colonna vertebrale priva di dolore. Capiremo cos’è l’energia interiore, in che modo possiamo aiutare il nostro sistema immunitario, come respirare per migliorare la circolazione sanguigna e ridurre lo stress. E infine, sperimenteremo la meditazione in movimento e nell’immobilità del corpo.

 

Non potremmo desiderare niente di più! Siamo quasi al completo, sono ammessi al massimo 24 partecipanti, e restano solo due posti disponibili. Un’occasione unica e irripetibile. Tuffi, tramonti spettacolari immersi nel verde delle pinete maremmane sono ovviamente inclusi.

Tutte le informazioni sono a disposizione sull’evento facebook: per iscriversi, inviatemi subito una mail: fmderrico@gmail.com.

Vi aspetto sul tappetino insieme al grande Simon.

Addome (o pancia) in dentro sì o no?

Simon Borg-Olivier

Una delle più ineffabili pratiche dello Yoga: i Bandha. Quante volte ci siamo chiesti durante la pratica se li stiamo applicando correttamente? Possiamo identificarli grossolanamente con alcuni muscoli profondi e non immediatamente accessibili a livello conscio, riusciamo ad accedervi con particolari tecniche di respirazione, ma quanto e come effettivamente dobbiamo utilizzarli nella pratica? E se parliamo di bandha, forse il più importante nelle pratiche di Yoga dinamiche è Uddiyana Bandha, quello che nelle lezioni di Yoga viene spesso identificato con la frase “Pull the navel in”, ovvero “portate l’ombelico verso l’interno”. Ma è davvero utile, necessario, obbligatorio durante la nostra pratica? E soprattutto, qual è la tecnica di corretto utilizzo della muscolatura addominale durante l’esecuzione di asana complesse? Come sempre ci viene in aiuto Simon Borg-Olivier, che proprio oggi ha pubblicato in materia un interessante post sul suo blog. Lo traduco come sempre per voi.

“Oggi voglio parlarvi di una materia che è oggetto di grande confusione nel mondo del fitness, della fisioterapia, del pilates e dello yoga. Mi è stato chiesto se sia corretto o meno “tirare l’ombelico verso la colonna”. E la mia risposta, apparentemente enigmatica è… ‘si e no’!

Ci sono due modi per tirare l’ombelico verso la colonna lombare, come potete vedere a questo link.

*** Metodo 1: utilizzate i muscoli coinvolti nell’espirazione addominale forzata – trasverso, obliquo interno ed esterno, oppure…

*** Metodo 2: utilizzate i muscoli posturali del tronco, come il retto addominale (la famosa ‘tartaruga’).

La confusione nasce dall’espressione ‘tirare l’ombelico verso la colonna’, perché con entrambi i metodi, l’apparenza esterna è identica: entrambe le metodologie sembrano spingere l’ombelico verso la colonna se paragonate ad un addome rilassato. Tuttavia, se spingete le vostre dita all’interno dell’addome rilassato e successivamente mettete in pratica le due tecniche, noterete una significativa differenza. Utilizzando il Metodo 1 (ovvero usando i muscoli della respirazione addominale forzata) l’addome diventa fermo e l’ombelico si allontana dalle vostre dita per avvicinarsi alla colonna vertebrale. Nel secondo metodo (utilizzando i muscoli posturali) l’addome si contrae e l’ombelico si allontana dalla colonna in direzione delle vostre dita.

E’ opportuno verificare quale metodo state utilizzando per portare l’ombelico verso la colonna quando contraete l’addome. Per far ciò, spingete le dita all’interno dell’addome rilassato, quindi contraete l’addome come se voleste sollevare un carico pesante. A seconda della direzione dei muscoli coinvolti (verso l’interno o verso l’esterno) potete verificare se state utilizzando il Metodo 1 o il Metodo 2. La nostra ricerca rivela che circa un terzo della popolazione adulta utilizza il Metodo 1, un terzo il Metodo 2, e un terzo usa una combinazione di entrambe le metodologie coinvolgendo sia i muscoli dell’espirazione addominale forzata che i muscoli posturali del tronco.

La nostra raccomandazione è di NON usare il Metodo 1 (ovvero i muscoli della respirazione addominale forzata) nell’esecuzione di movimenti e di esercizi posturali perché questo metodo tende a limitare il movimento (specialmente nella colonna vertebrale) causando stress, per l’inibizione (attraverso il riflesso di inibizione reciproca spinale) del principale muscolo coinvolto nell’inspirazione, il diaframma. Non sareste perciò in grado di respirare spontaneamente nell’addome (respirazione diaframmatica), azione indispensabile per mantenere la calma e per la salute degli organi interni.

foto di M. Pantani

Notate inoltre che, se volete eseguire un esercizio che richiede la protezione della colonna vertebrale, o qualsiasi movimento potenzialmente rischioso, è probabilmente meglio, se non potete evitare di farlo, di mantenere un addome contratto seguendo il Metodo 2 (coinvolgendo i muscoli posturali come il retto addominale, il multifido e l’erettore spinale). Per imparare ad utilizzarli sperimentate un semplice ‘mezzo sit-up’. Inoltre, se contraete il torace (come avviene durante una espirazione toracica forzata grazie all’uso dei muscoli intercostali), che nello yoga è una tipologia di esecuzione compressiva di Uddiyana Bandha, potete proteggere la colonna senza limitare il movimento spinale né inibire il diaframma, evitando contemporaneamente di creare una situazione mentale di stress”.

Simon Borg-Olivier

 

Il respiro durante la pratica – Simon Borg-Olivier, part 2

Simon Borg-Olivier by A. Sigismondi

Sono davvero felice di continuare il lavoro di traduzione degli interessantissimi post di Simon Borg-Olivier sul respiro durante la pratica. Più passano gli anni, più mi rendo conto di come il respiro sia probabilmente l’aspetto più importante della nostra pratica, l’elemento che ci consente non solo di affrontare in sicurezza le posizioni più complesse, ma anche e soprattutto di esercitare un controllo sulle fluttuazioni della mente, rendendo gli asana una vera e propria meditazione in movimento. Come sempre, il pensiero di Simon attira moltissimi lettori e i suoi approfondimenti sono davvero un tesoro di grande valore per chi pratica. Ecco quindi i suggerimenti di Simon per l’esecuzione di una corretta respirazione yogica anche in italiano.
“Mi è stato chiesto consiglio su come eseguire correttamente una lenta respirazione yogica completa. Ecco la mia risposta.
*** La respirazione yogica completa ha molti benefici fisici e fisiologici, se eseguita correttamente. Fisicamente aiuta a mobilizzare la colonna e le costole e a massaggiare gli organi interni. Fisiologicamente può calmare il sistema nervoso, aumentare la temperatura corporea e la circolazione sanguigna, ridurre l’appetito e migliorare drammaticamente i livelli di energia individuali. Tuttavia, non è cosa semplice da eseguire e se effettuata in modo errato può invece provocare giramenti di testa, catarsi emotive, eccessiva tensione della colonna vertebrale, perdita di energia e fame eccessiva.

*** Nella sua forma più semplice, un respiro yogico completo ci fa ‘sentire’ di aver immesso aria sia nella parte inferiore del tronco (compresi addome e zona lombare) che nella sua parte superiore (inclusi torace e parte superiore della colonna). Tre semplici opzioni per i diversi tipi di respiro completo sono:
(i) riempire prima la porzione inferiore del tronco e poi quella superiore;
(ii) riempire prima la porzione superiore del tronco e poi quella inferiore;
(iii) riempire in modo organico sia la parte superiore che quella inferiore del tronco.

*** Per diverse ragioni è solitamente meglio imparare prima a (i) riempire la porzione inferiore del tronco e poi quella superiore. Per molti, la sfida è riuscire ad espandere la parte superiore del tronco (spalle e torace) dopo aver riempito addome e zona lombare senza perderne l’espansione e senza inibire il diaframma. Inizialmente è più semplice praticare questo tipo di respirazione completa sdraiati sulla schiena, magari con un supporto sotto il corpo. Con la pratica possiamo poi anche eseguirla da seduti, mantenendo la schiena eretta e il tronco rilassato, ma dovendo in questo caso lavorare contro la forza di gravità, la posizione seduta è solitamente più difficile per molti.

*** Circa il 90% delle cause di stress e di altri problemi fisiologici negli individui adulti è da attribuirsi ad una incapacità di respirare, che porta a riempire il torace dopo aver attivato i muscoli obliqui addominali in modo tale da inibire il diaframma. Inoltre, se il ciclo respiratorio è persistentemente superiore ad un respiro pieno al minuto a riposo, possiamo parlare di iperventilazione, un problema che può provocare effetti negativi a lungo termine, come stress eccessivo, catarsi emotiva e riduzione del livello di energia.

*** Il respiro completo consiste inizialmente di una semplice inspirazione ed espirazione. Con la pratica e il tempo, le apnee successive ad inspirazione ed espirazione possono essere introdotte gradualmente. All’inizio è consigliabile praticare sia una lenta e profonda inspirazione o una lenta e profonda espirazione, ma non entrambe contemporaneamente. E’ inoltre utile, durante le fasi di apprendimento, eseguire qualche breve respiro naturale tra i cicli di respirazione profonda.

INSPIRAZIONE:
*** E’ consigliabile imparare dapprima ad inspirare lentamente e profondamente. Per apprendere una inspirazione completa è bene consentire al respiro di entrare nel pavimento pelvico e nell’addome (respirazione diaframmatica), piuttosto che nel torace (respirazione toracica). Ecco il significato di un respiro profondo: il respiro profondo viene ‘sentito’ profondamente nel corpo (ad esempio, nel pavimento pelvico). Eseguire un respiro profondo non significa semplicemente introdurre una maggiore quantità di aria, o espandere di più il torace. Con il tempo possiamo ovviamente anche introdurre più aria e riempire il torace, purché l’addome resti completamente rilassato e con la sensazione di essere ‘pieno’ d’aria. Una inspirazione completa dovrebbe farci sentire il riempimento dei polmoni (quindi la sensazione di riempire il tronco), esattamente come riempiamo un bicchiere di acqua, dalla base verso l’alto, con calma, e in modo rilassato. Per ottenere i migliori effetti fisiologici, l’inspirazione dovrebbe durare tra i 30 e i 60 secondi e oltre, cosa difficile da ottenere senza stress, soprattutto all’inizio. E’ necessario un allenamento costante e dedicato per raggiungere questo obiettivo.

ESPIRAZIONE:
*** Inizialmente, è utile lasciare che l’espirazione sia passiva (rilassata), piuttosto che mettere in azione i muscoli pettorali o addominali. E spesso imparare ad espirare lentamente è una vera sfida per molti. La chiave di volta è il focus sul rilassamento. L’espirazione passiva è, di solito, un’espirazione incompleta, ma questo non rappresenta un problema durante le fasi di apprendimento del respiro. Tuttavia, quando l’espirazione passiva e lenta diventa più facile, possiamo imparare ad espirare completamente, attivando il perineo (al centro del pavimento pelvico) e le porzioni inferiori e successivamente quelle superiori della muscolatura addominale. Si tratta di una attivazione sequenziale (detta ‘rolling’) del muscolo trasverso dell’addome. Sfortunatamente, per il 95% degli adulti è difficilissimo attivare il muscolo trasverso senza attivare contemporaneamente anche gli obliqui. Gli obliqui, quando vengono utilizzati per intensificare l’espirazione, hanno la tendenza a rimanere contratti e ad inibire una successiva intensa inspirazione diaframmatica. Per ottenere i migliori effetti a livello fisiologico, l’espirazione dovrebbe durare dai 30 ai 60 secondi (e più), una sfida notevole almeno all’inizio.

foto di M. Pantani

*** E’ importante non affrettare l’apprendimento della respirazione profonda per evitare di incorrere in effetti negativi. Dopo un pranayama efficace, dovremmo sentirci fisicamente rilassati, carichi di energia, con una mente lucida e una elevata capacità di concentrazione. Non dovremmo sentirci agitati, affamati o ‘stonati’, tutti sintomi di iperventilazione.

*** Una volta appresa correttamente questa respirazione può essere utilizzata in contemporanea all’attività dei muscoli addominali (inclusi i bandha) e in posizioni più complesse, come quella della foto. E’ importante assicurasi sempre che il diaframma sia libero, anche se l’addome è fermo e anche se stiamo respirando nel torace. Un altro aspetto importante è ricordarsi di non iperventilare. Sono due cose difficili da fare per la maggior parte degli adulti, e questa è la ragione per cui spesso suggerisco, durante la pratica, di respirare in modo spontaneo e naturale almeno durante gli asana più semplici. Un suggerimento che, tra l’altro, dava ai praticanti anche Sri BKS Iyengar“.

Simon Borg-Olivier offre moltissime occasioni questa estate per apprendere direttamente da lui i corretti metodi di respirazione durante la pratica. I suoi corsi online sono altrettanto validi e dettagliati, un vero strumento di studio per tutti, praticanti e insegnanti di Yoga.

Il respiro durante la pratica

I consigli di Simon Borg-Olivier per un corretto respiro durante la pratica

Simon Borg-Olivier

Quante volte lo abbiamo sentito ripetere: senza un corretto respiro, non è Yoga. Eppure la corretta tecnica respiratoria durante la pratica Yoga sembra la cosa più difficile da apprendere e da insegnare. Ombelico rivolto verso la colonna, o no? Bandha attivi, o respirazione rilassata? Ujjayi o equal breathing? Insomma tra mille diverse istruzioni, a volte il respiro diventa forzato, clavicolare, e rende la pratica inutilmente faticosa. Senza contare il fatto che, senza un respiro fluido e regolare, il rischio di perdere concentrazione e di farsi male diventa più alto.

Negli ultimi mesi devo dire che ho affrontato diverse difficoltà fisiche. Come ormai chi mi legge sa fino alla noia, soffro di protrusioni discali fin da ragazzina, per il mio passato di ginnasta e ballerina. Grazie ad una innata flessibilità e a un paziente lavoro di costruzione della forza, riesco quasi sempre a tenerle a bada e ad eseguire asana anche molto complesse. Tuttavia capita che, spesso in circostanze banalissime (passare l’aspirapolvere è un buon esempio) i miei dischi intervertebrali decidano di slittare lateralmente e attivare la radice del nervo sciatico o del nervo crurale, creandomi periodi di dolore anche intenso. La pratica è l’unica attività che mi consente di riportare la mia schiena in una condizione di normalità e di eliminare progressivamente il dolore, ma per essere efficace la chiave è sempre il respiro. Quindi per me la ricerca sulla corretta respirazione durante la pratica è un percorso obbligato: diversamente, non potrei eseguire inarcamenti complessi o torsioni avanzate. Ultimamente, ho esplorato percorsi alternativi al tradizionale respiro Ujjayi e, come sempre, Simon Borg-Olivier mi è stato di ispirazione. Il suo pensiero è sintetizzato nel post che ha pubblicato qualche giorno fa, e che mi è sembrato utilissimo e illuminante. Lo traduco per voi.

Foto di Marco Pantani

“Abbiamo bisogno di una respirazione speciale per far sì che la pratica sia trasformativa? Molti insegnanti lo suggeriscono. Nell’usare il termine ‘trasformativo’ potremmo essere portati a pensare che una respirazione speciale possa provocare una trasformazione sulla nostra salute fisica, fisiologica (energetica) e mentale.
Più precisamente, pensiamo che una respirazione speciale possa migliorare la circolazione di energia e di informazioni all’interno del sistema cardiopolmonare (che include i vasi sanguigni) e del sistema nervoso (che comprende i nervi, il cervello e i neurotrasmettitori), nonché creare una più elevata connessione e maggiore benessere nel corpo. La pratica delle tecniche di respiro (il pranayama) può, infatti, essere trasformativa in modo positivo a tutti i livelli, ma questo avviene solitamente per i praticanti molto avanzati.
Quando uno studente di livello medio esegue la sua pratica, spesso osserviamo che il suo respiro è eccessivamente teso o tendente all’iperventilazione. Un respiro eccessivamente approfondito può avere alcuni benefici, come l’aumento di sensazioni positive e addirittura il miglioramento degli stati depressivi. Tuttavia, questi effetti positivi sono spesso minimi rispetto a quelli negativi, che vanno dall’attivazione di uno stato di stress (la famosa risposta ‘attacco o fuga’, tipica della stimolazione del sistema nervoso simpatico), all’esperire emozioni negative, fino alla riduzione del flusso sanguigno diretto al cervello; riduzione dell’ossigeno diretto dai polmoni al sangue, e dal sangue alle cellule; riduzione del flusso sanguigno dalla parte razionale del nostro cervello; riduzione delle funzioni degli organi preposti alla risposta immunitaria, alla digestione e alla riproduzione. Per la maggior parte delle persone, una respirazione naturale, abbinata alla concentrazione sull’allungamento del corpo e sul mantenimento di uno stato di rilassamento, e al movimento di tronco, scapole e pelvi, consente al corpo di ‘respirare per noi’ eliminando tensioni eccessive e iperventilazione. In questo modo possiamo mantenere la calma e la concentrazione necessarie alla pratica, incoraggiando la circolazione sanguigna e garantendo un corretto apporto di ossigeno alle nostre cellule.
Tuttavia la maggior parte delle persone non muove la parte superiore del corpo in modo naturale. Spesso oggi, nelle lezioni di yoga, le persone praticano utilizzando un paradigma superato e obsoleto che comprende concetti confusi e ambigui come ‘mantenete il vostro core fermo e stabile’, ‘portate l’ombelico verso la zona lombare’, ‘mantenete una colonna neutrale’, ‘aprite il cuore’, ‘flettetevi in avanti dalle anche’ e ‘portate le spalle indietro e verso il basso’. Se ci muoviamo nella pratica utilizzando un paradigma che si è dimostrato generalmente inefficace a livello fisioterapico, il corpo non potrà respirare meglio di quando siamo seduti al computer per tutto il giorno.
Per respirare in modo naturale e salutare quando pratichiamo yoga – ma vale anche per qualsiasi altra forma di esercizio fisico, per la danza, la corsa e addirittura il nuoto – è importante muoversi lungo tutta la colonna vertebrale, le spalle e le anche, ed è importante che l’addome non sia bloccato in un’unica posizione. Quando riusciamo a respirare in questo modo, il corpo può veicolare il sangue più facilmente al suo interno, e la comunicazione intracellulare avviene in modo spontaneo.
La trasformazione avviene in modo positivo quando il corpo riesce a comunicare con l’energia del sistema nervoso parasimpatico. Sebbene questa comunicazione sia accessibile attraverso tecniche di respirazione specifiche, è molto più semplice ottenere lo stesso effetto respirando in e muovendo il corpo in modo naturale, mantenendo la concentrazione sulle sensazioni di allungamento, di rilassamento e, soprattutto, di assenza di dolore”.

Simon Borg-Olivier è un insegnante di Yoga e fisioterapista di fama internazionale con una lunghissima esperienza. I suoi corsi sono disponibili anche online sul sito Yoga Sinergy.

C’è ancora Yoga in Occidente?

Simon Borg-Olivier

Yoga e Occidente: due mondi senza possibilità di incontro, o due universi che possono intrecciarsi e arricchirsi vicendevolmente?

Quasi ovunque sul web troviamo video e post in cui l’atteggiamento degli Yogi occidentali viene criticato, quasi avessimo violato, con la nostra mente “materialista”, la natura di questa disciplina, trasformandola in un business senz’anima. Ma è proprio così? E soprattutto, non è forse vero che in India più che mai i maestri, da sempre, si fanno pagare per i loro insegnamenti? Forse il nostro background cristiano tende a voler associare i guru ai santi, che rinunciavano ai beni terreni quasi fossero motivo di vergogna per chi voleva perseguire un cammino spirituale. In India non è esattamente così, e ben lo rappresenta il Buddha, che ad estremo ascetismo o eccessivo materialismo scelse ed insegnò “la via di mezzo”.

Credo però che al di là di considerazioni meramente legate a considerazioni materiali, lo “snaturamento” dello Yoga in occidente sia da ascriversi ad altre ragioni. Cercando risposte interessanti a questa domanda mi sono imbattuta nel post di Simon Borg-Olivier, uno tra i più noti insegnanti di Yoga contemporanei, e desidero condividere con voi il suo pensiero, che traduco oggi sul mio blog.

“Oggi mi hanno chiesto: ‘Lo Yoga ha perso la sua Anima in Occidente?’. Questa è la mia risposta…

Ritengo che la maggior parte degli insegnanti di yoga “moderni” abbiano buone intenzioni, e in parte ciò che insegnano può dare dei benefici, nel breve termine. Tuttavia non penso che ciò che oggi viene trasmesso con il nome di “Yoga” sia yoga autentico, ma per lo più una forma di esercizio fisico simile all’aerobica popolare negli anni ’80.

Yoga significa unione, e a livello globale ciò implica il riconoscere che le coscienze individuali siano collegate tra loro, in modo amorevole, proprio come una madre dedica amorevoli cure ad un neonato, con spirito di servizio, ricambiata a sua volta dall’amore del bimbo, che a lei si rivolge per sentirsi sicuro e amato. Se questa connessione fosse attiva tra tutti gli esseri viventi, oggi, potremmo dire che tutto il mondo vive in uno stato di Yoga. Ma prima che ciò avvenga, dobbiamo cercare di arrivarci a livello personale.

Ogni cellula è dotata di coscienza, e ritengo che la perfetta salute e lo stato di Yoga all’interno di un corpo umano composto da circa 50 trilioni di cellule possa manifestarsi quando ogni singola cellula tratta l’altra con spirito materno, e si sente a sua volta trattata come un neonato tra le braccia della madre. In altre parole possiamo dire che la perfetta salute e lo stato di Yoga sono presenti nel corpo quando al suo interno l’energia e l’informazione circolano liberamente. In termini scientifici questo avviene quando il sangue circola agevolmente nel corpo, senza che il cuore sia sottoposto a stress eccessivo, e quando il sistema nervoso parasimpatico (preposto al rilassamento e ai processi anti-invecchiamento) predomina sul sistema nervoso simpatico (preposto alla reazione primitiva “attacco o fuga”).

Tuttavia, nello Yoga contemporaneo come in molti altri tipi di attività fisica, quando il corpo avverte un aumento del battito cardiaco, un aumento della ventilazione respiratoria al minuto, un aumento della tensione o dell’allungamento muscolare, entriamo automaticamente sotto il controllo del sistema nervoso simpatico. La risposta inconscia del corpo a questo tipo di attività è pensare che ci sia qualcosa di sbagliato, che dobbiamo cambiare registro e che non stiamo per niente bene. Il corpo tende quindi a ridurre, se non addirittura chiudere, le funzioni del sistema digestivo, del sistema immunitario e degli organi di riproduzione.  La capacità di assorbire i nutrienti e di eliminare le scorie viene ridotta drasticamente, così come la capacità di riprendersi da un infortunio o da una malattia. E le cellule non possono riprodursi o crescere, poiché anche le funzioni ormonali sono ridotte quando il nostro sistema riproduttivo si blocca.  In una simile situazione il sistema simpatico aumenta la sua attività, stimolato dall’iper-estensione o dall’iper-contrazione muscolare. Con il respiro affannoso e il battito cardiaco elevato, le emozioni dominanti, a livello inconscio, sono paura, rabbia, aggressività, competitività e assenza di sicurezza. Niente di tutto questo mi ricorda, neanche lontanamente, lo Yoga descritto negli Yama e Niyama degli Yoga Sutra di Patanjali.  

Penso che se stiamo praticando uno yoga autentico, dovremmo provare sensazioni di amore, felicità e sicurezza durante tutta la pratica, e non solo durante il rilassamento. Credo che la pratica debba migliorare e non ridurre le funzioni digestive, la risposta immunitaria e la funzionalità ormonale; e che è questo a creare la possibilità di ottenere salute, felicità e longevità.  La nostra pratica Yoga dovrebbe favorire l’aumento della circolazione sanguigna senza il bisogno di accelerare il battito cardiaco, come avviene quando uno yogi riesce a meditare, nudo, nella neve senza sentire freddo. Ottenere questo stato di Yoga è possibile, ed è il modo in cui una persona sana sceglie di approcciare l’autentica pratica dello Yoga. Esistono infatti 11 diversi modi per aumentare la circolazione sanguigna senza alterare il battito cardiaco. Ma per arrivarci, non è possibile imparare e diventare insegnanti di yoga in un mese. E soprattutto nessuno può apprendere lo yoga autentico da un insegnante che ha al suo attivo un corso per insegnanti di un mese, o una pratica di pochi anni. Mi sembra che il problema maggiore nello yoga moderno sia proprio questo, che viene diffuso e insegnato da persone che non conoscono l’essenza dello yoga autentico e a cui manca la preparazione tradizionale e il background scientifico richiesti per trasformare gli insegnamenti più antichi in uno strumento adatto al corpo moderno, che è così radicalmente influenzato da uno stile di vita sedentario in un ambiente estremamente stressante. 

Molte tra le persone che frequentano oggi i corsi di yoga hanno problemi muscolo-scheletrici, situazioni fisiche diagnosticate o no, o addirittura problemi psichici importanti. Gli insegnanti di yoga moderni spesso non si rendono neanche conto di questi problemi. Altri insegnanti, spesso dotati di qualifiche minime, addirittura proclamano di poter curare questi disturbi come farebbe un fisioterapista, un medico o uno psicologo. Mi piacerebbe venisse applicata una formazione più severa per chi insegna Yoga, simile a quella attiva per medici, fisioterapisti e psicologi. A molti la mia visione potrà sembrare estrema; ma se aveste un serio problema di salute, fisico, fisiologico o psicologico, come vi sentireste se foste in cura da un medico che ha studiato solo un mese? Ve la sentireste di affidargli la vostra salute?” 

Francesca d’Errico

Simon Borg-Olivier è uno degli insegnanti di Yoga più noti e preparati al mondo. I suoi corsi, estremamente dettagliati grazie alla sua formazione medica, sono disponibili anche online, sul suo sito Yoga Sinergy.

Il mio libro “Tracce di Yoga” è disponibile in tutte le librerie, su Amazon e sul sito dell’Editore Tracce per la Meta. Per chi fosse interessato a conoscere la mia visione dello Yoga, ne parlo a Tempo di Libri 2018 a questo link.

Lo Yoga degli imprevisti

A quest’ora, un mese fa, stavo facendo la valigia per il viaggio che ogni anno mi porta in India. Ero a una settimana dalla partenza, avevo già sistemato yoga pants, tappetini, infradito. Avevo già stampato il biglietto elettronico e la lettera di ammissione a KPJAYI (Krishna Pattabhi Jois Ashtanga Yoga Institute, la scuola del fondatore del metodo). Diciamo pure che questa partenza era qualcosa che sognavo da mesi, perché per ogni insegnante di Yoga, il viaggio annuale in India è un rito che regala l’energia necessaria per riprendere il proprio lavoro con rinnovato entusiasmo.

Ma non sempre le cose vanno come vorremmo… il giorno della partenza, l’influenza più pesante che mi sia mai capitata mi ha colpito come un treno in corsa. Quasi due settimane di febbre alta mi hanno letteralmente inchiodato a letto. Impossibile muoversi, figurarsi viaggiare. Ho spostato ben due volte il biglietto augurandomi di poter partire almeno due settimane dopo. Ma niente da fare. Insomma la faccio breve e vi dico che sto riemergendo ora, e con acciacchi vari. Probabilmente ero arrivata un po’ al limite delle forze, un trasloco, un cambiamento di vita, la stesura e l’uscita del mio libro, insomma tante emozioni e incontri non sempre positivi, mi avevano un po’ provato, e l’influenza ha trovato un terreno fertile per farsi un bel giro. Quindi eccomi. Alle prese come sempre con la mia pratica, lontana da maestri e punti di riferimento. Non lo nego, anche un po’ arrabbiata per i soldi persi, in parte non recuperabili.

Con questo stato d’animo sono di nuovo qui, in Maremma. Terra che amo profondamente ma da cui avevo davvero bisogno di staccarmi un po’, per digerire persone ed esperienze. Il mio corpo è smagrito e indebolito da questa botta inaspettata, e anche la pratica ne risente. I primi giorni di convalescenza sono stati i più duri, perché la tosse rendeva difficile mantenere un ritmo con il respiro. Lentamente cerco di recuperare e mi dico che comunque sarebbe stato davvero impossibile partire in queste condizioni.

Resta però una sorta di delusione nei confronti di me stessa, per non avercela fatta, per non essere riuscita, nonostante i tanti anni di pratica, a reagire a questa maledetta influenza – e soprattutto alle situazioni che l’hanno provocata. In che modo lo Yoga può aiutarmi a combattere questa sgradevole sensazione di fallimento, e la debolezza fisica che accompagna la convalescenza? E soprattutto in che modo posso fare dello Yoga lo strumento per non ricadere in circostanze che mettano esageratamente sotto stress il mio sistema corpo-mente?

Semplicemente, accettando e portando questi sentimenti sul tappetino. Rabbia, frustrazione, debolezza, delusione. Che si trasformano in motivazione, pazienza, arrendevolezza e accettazione. In modo pratico, la motivazione (rabbia) mi porta sul tappetino. La pazienza (frustrazione) mi aiuta ad esplorare di nuovo le posizioni più semplici, a mantenerle più a lungo, a trasformarle in strumenti di guarigione. L’arrendevolezza (debolezza) mi suggerisce di cedere alla posizione, di restare, di ascoltare. E infine l’accettazione (delusione) mi dice che va bene così. Che non sempre si può essere al top. Che ci sono situazioni che a volte hanno la meglio, anche se siamo abituati ad essere reattivi. Ogni anno il corpo richiede una sorta di “tagliando”, ci invita a capire cosa è cambiato in noi, nella nostra pratica. Per quanto lo Yoga ci aiuti a restare in salute e limiti il processo di invecchiamento, ci sono sempre emozioni e circostanze che hanno la meglio su di noi, che ci ricordano la nostra umanità imperfetta. A quel punto torniamo sul tappetino sia come principianti che come insegnanti. Il nostro corpo indebolito assomiglia a quello di un principiante che si avvicina allo yoga per la prima volta. Ma dentro, abbiamo gli anni di pratica e di studio che ci hanno portato fin qui. Torniamo ad insegnare a noi stessi. Con la pazienza e la fermezza che rivolgiamo ai nostri studenti. E offriamoci la possibilità di imparare da ogni momento di difficoltà, senza pretendere che in virtù della nostra esperienza yogica tutto debba essere superato in un attimo. Non è così. Alcune esperienze, alcune persone ci segnano profondamente e richiedono tempo per essere digerite e per trasformarsi nella lezione che ora ci sfugge.

Torniamo ogni mattina sul nostro tappetino con tutto ciò che abbiamo. E’ già moltissimo di cui essere grati. Pratichiamo con i nostri limiti fisici e spirituali. Non importa se proviamo rabbia invece che serenità. Se non siamo ancora pronti a perdonare. Praticare Yoga non significa essere perfetti. Significa provare ad essere migliori.

Il mio libro è su Amazon! Cliccate qui per acquistarlo: Tracce di Yoga

Tracce di Yoga: tra Asana e meditazione

Che cos’è “Tracce di Yoga”? E perché ho scelto di dare questo titolo al mio libro?

Da tempo volevo mettere nero su bianco la mia esperienza con la pratica che mi ha cambiato la vita. Ho iniziato il cammino nello Yoga ormai vent’anni fa, e come ho spesso ripetuto su queste pagine, mi sono sempre sentita molto “piccola” e umile di fronte all’immensità di questa disciplina che spazia tra filosofia, spiritualità, terapia per il corpo e per la mente. Di tutto e di più è stato scritto in materia: testi che ne hanno spiegato i benefici fisici, trattati di anatomia e yoga, libri su come costruire le sequenze e altri su come approcciare ogni singolo Asana, senza contare i testi “sacri” di questa disciplina, primo fra tutti gli Yoga Sutra di Patanjali. Chiunque abbia fatto un corso per insegnanti, e chiunque abbia sviluppato da semplice praticante un interesse più profondo per lo Yoga ha una libreria ben fornita dove spiccano nomi altisonanti, ben più importanti del mio.

E’ innegabile che negli ultimi anni l’attenzione si sia però sempre più spostata verso la pura fisicità della pratica, con effetti a volte controversi e spesso fonte di dibattito tra “vecchie” e “nuove” scuole. La mia intenzione nello scrivere questo libro era di fornire a chi pratica e a chi desidera avvicinarsi allo Yoga una visione un po’ diversa, una prospettiva spirituale che tuttavia non trascurasse il veicolo attraverso cui accediamo agli aspetti più profondi di questa disciplina: il corpo. E soprattutto, volevo offrire a tutti noi praticanti occidentali, alle prese con le mille sfide del quotidiano, un testo agile, da poter leggere nei ritagli di tempo, per praticare lo Yoga fondendo il suo aspetto più fisico alle sue enormi potenzialità spirituali – trasformando ogni gesto in una piccola meditazione, e stimolando il lettore ad andare oltre, a cercare ancora.

Volevo scrivere un libro che potesse diventare un compagno di viaggio, con cui confrontarsi lungo il cammino. Un libro che diventa un amico, e ci spiega in modo semplice perché eseguire un Asana, raccontandone il segreto.

Grazie a Marco Pantani, fotografo innamorato della Natura, ho potuto accompagnare al testo immagini che raffigurano il significato del termine Asana: stabilire un contatto con la Terra. Grazie a Paola Surano e Laura Dalzini, di Tracce per la Meta, ho potuto trasformare il mio progetto in un libro. Rileggendolo, mi sono accorta di come lo Yoga abbia parlato attraverso di me in tutti questi anni. Ci sono tante persone a cui vorrei dedicare le pagine che spero leggerete. Persone che mi sono state accanto in questo cammino, dandomi fiducia. Altre che avrei voluto portare con me, ma che ancora non erano pronte. Ecco, questo libro è anche per loro. Magari un giorno aprendolo a caso, si riconosceranno in una posizione e cominceranno a riscrivere la loro storia attraverso lo Yoga.

Ci sono poi tanti maestri che voglio ringraziare, da Sharon Gannon a Saraswathi Jois, Hamish Hendry, John Scott, Louise Ellis, Greg Nardi, Gingi Lee, Anurag Vassallo. Persone meravigliose che mi hanno introdotta, guidata, ricondotta (quando pensavo di aver perso il filo) e accompagnata per mano in questa meravigliosa storia d’amore con lo Yoga.

“Tracce di Yoga” è diventato il mio piccolo omaggio alla pratica che mi ha reso ciò che sono oggi. Una persona (che cerca di essere) libera.

Il libro uscirà nelle librerie e su Amazon a dicembre. Ma potete pre-ordinare la vostra copia online al prezzo speciale “early bird” sul sito dell’editore Tracce per la Meta, cliccando su questo link: Tracce di Yoga per riceverlo prima di tutti. Non dimenticate, una volta effettuato l’ordine, di inviare una mail a info@tracceperlameta.org con il vostro indirizzo.

Ci vediamo sul tappetino, e tra le pagine di Tracce di Yoga.