Back on the mat

È stata un’estate diversa da tutte le altre, ma a The Yoga Club le novità sono state come sempre bellissime! Sono venute a trovarci Martina Cova e Susanna Finocchi, siamo riusciti a praticare tutti i giorni, pur nel rispetto delle regole stringenti, e abbiamo consolidato il nostro percorso nell’Ashtanga Yoga rispettando la tradizione e arricchendolo con le conoscenze che negli ultimi anni hanno contribuito a rendere la nostra pratica più sicura ed efficace.

A The Yoga Club crediamo moltissimo in questo approccio, che combina la pratica tradizionale agli strumenti della fisioterapia e dell’allenamento a corpo libero. Per questo la nostra collaborazione con Susanna Finocchi, Martina Cova e Mattia Beltrame sta diventando sempre più solida. Tre nomi che non hanno più bisogno di presentazioni e con cui ci formiamo costantemente per offrire ai nostri praticanti un metodo progressivo dai risultati eccezionali sul corpo e sulla mente.

La nuova stagione è alle porte, e già siamo pronti ad accogliervi con nuovi orari, un nuovo corso dedicato a chi inizia, classi Mysore e guidate e naturalmente seminari di approfondimento per tutti i livelli di pratica. Vi aspettiamo per cominciare l’autunno con il piede giusto, quello che sale sul tappetino!

Per info, programmazione corsi e costi, whatsapp 333 7865734 o mail: fmderrico@gmail.com

Non dimenticate di seguirci su Facebook (Francesca Yoga Blog) e Instagram (@francescayogablog) per essere sempre aggiornati su tutte le novità della nuova stagione!.

Approfondire per progredire: la mission di The Yoga Club

Approfondire per progredire: questa è la mission con cui nasce The Yoga Club, il primo centro interamente dedicato allo Yoga contemporaneo nel cuore di Follonica, a pochi passi dal centro e dal mare.

The Yoga Club è più di una semplice sala dove praticare. E’ una community, dove praticanti di Ashtanga e Vinyasa Yoga di qualsiasi livello possono trovare le lezioni più adatte, tutte pensate con un unico scopo: praticare in modo accessibile, progressivo, efficace, e autentico. Per questo motivo a The Yoga Club le occasioni non si esauriscono nella semplice pratica quotidiana: ogni mese, nei weekend, il calendario si arricchisce di eventi, masterclass, workshop finalizzati all’approfondimento dei tanti aspetti che compongono questa disciplina antichissima che continua ad evolversi.

Il mese di gennaio si presenta già ricco di opportunità. Eccole per voi:

Sabato 18/01 alle ore 11:30 (sold out), GUEST TEACHER MARTINA COVA

Martina Cova è una delle praticanti di Ashtanga Yoga più avanzate in Italia, e vanta nel suo curriculum una laurea in fisioterapia e l’assistenza a Mark Robberds (certificato KPJAYI e tra i più noti maestri al mondo) nei suoi intensivi all’estero. Durante questa masterclass Martina ci guiderà attraverso la prima serie, e al termine offrirà le sue competenze fisioterapiche per individuare modifiche e varianti agli asana, a seconda della diversa morfologia dei partecipanti, durante una esaustiva Q&A session.

L’evento è sold out, disponibile solo lista d’attesa: inviate whatsapp a 333 7865734.

Sabato 25/01 e domenica 26/01 (ancora posti disponibili) ASHTANGA & VINYASA ABC con FRANCESCA E GAIA

Perfette per chi muove i primi passi nello Yoga di Krishnamacharya, utilissime per chi già frequenta e vuole perfezionare le basi di queste pratiche, indispensabili per chi insegna e vuole arricchire il proprio lessico teorico-pratico. Ecco il programma:

Sabato 25/01 ore 11:30
Francesca vi guiderà alla scoperta degli elementi di base dell’Ashtanga Yoga: respiro, bandha (attivazione dei centri energetici che sostengono il movimento) e drishti (direzione dello sguardo) le tre componenti che rendono gli Asana e le transizioni dinamiche stabili e che trasformano questa pratica in una vera e propria meditazione in movimento.

Domenica 26/01 ore 11:30
Gaia vi accompagnerà nella fluida dimensione del Vinyasa: pranayama (tecniche di respirazione) sinergia tra movimento e e respiro, allineamento corporeo e uso dei props per facilitare e adattare gli Asana alla propria conformazione fisica, rendendo la pratica accessibile ed efficace.

Entrambe le Masterclass avranno durata di circa due ore e prevedono teoria e pratica. Portate tappetino e un piccolo asciugamano.

Sede: The Yoga Club, via Buozzi 66, Follonica

Contributo richiesto:
Per chi è già iscritto ai corsi: 15€ per ogni Masterclass
Per gli esterni: 25€ per ogni Masterclass
Per chi vuole partecipare ad entrambi gli eventi: iscritti 25€, esterni 40€.

È richiesta la prenotazione:
Whatsapp Francesca cell. 333 7865734 o messenger.

La Shala di The Yoga Club a Follonica

The Yoga Club is open!

E finalmente ieri, 7 gennaio 2020, The Yoga Club ha aperto le porte in via Buozzi 66 a Follonica.

Un centro interamente dedicato allo Yoga contemporaneo, ispirato agli insegnamenti di Sri T. Krishnamacharya: Ashtanga e Vinyasa Yoga, con lezioni tutti i giorni e tanti workshops in programma sia per chi inizia ora a praticare, che per praticanti esperti ed insegnanti.

La nuova casa dello Yoga a Follonica ha registrato subito una magnifica affluenza di Yogis maremmani, che ieri hanno condiviso la pratica inaugurale con gioia e impegno. Mi auguro che tanti possano trovare a The Yoga Club tanti spunti per approfondire il proprio viaggio nello Yoga!

Insieme a me, insegnerà a The Yoga Club con tre classi settimanai anche Gaia Ceccarelli, insegnante esperta con una storia molto simile alla mia, una preparazione internazionale e tanti viaggi alla fonte di questa disciplina. Vi aspetto per scoprire i tanti orari per praticare, a pochi passi dal mare e in pieno centro!

Sono pronto per la Seconda Serie? Le riflessioni di Ty Landrum

Alzi la mano chi non si è mai chiesto, dopo qualche anno di Prima Serie: “Sono pronto per la Seconda Serie?”. Io me lo sono chiesta mille volte, negli anni, e quando ho iniziato a praticarla devo dire che tutto avevo considerato tranne che gli aspetti psicodinamici che la sequenza di posizioni della Seconda Serie spalanca davanti al praticante. Quando ho letto il blogpost di Ty Landrum, ieri, mi si è aperto un nuovo universo di comprensione sulle esperienze degli ultimi anni, e ho pensato di condividere le riflessioni di Ty con tutti voi, traducendo il suo meraviglioso articolo. Eccolo in italiano, un vero must per tutti i praticanti che si affacciano a questa impegnativa sequenza.

“La curva di apprendimento della Prima Serie è ripida. Mentre ci trasciniamo sui faticosi declivi della pratica, incontriamo una serie infinita di false vette. Ogni volta che ci illudiamo di aver raggiunto la cima, ne appare un’altra, che appare ancora più irraggiungibile all’orizzonte. Se proseguiamo il nostro duro cammino attraverso queste esperienze, ci accorgiamo gradualmente che le cime sono infinite. C’è sempre un livello superiore, un altro modo per eseguire la sequenza in modo più elegante, più vibrante, con maggior concentrazione e consapevolezza. Non completiamo mai davvero la Prima Serie, piuttosto continuiamo a riscoprirla, e a riscoprire noi stessi in questo processo.  Questa è forse la cosa più importante da tenere a mente quando arriviamo a porci la fatidica domanda che ogni praticante di Ashtanga si ritrova ad affrontare: Sono pronto per la Seconda Serie?

Ty Landrum in Kapotasana (by Alessandro Sigismondi)

Non c’è una risposta facile a questa domanda, né un’unità di misura che possiamo utilizzare per decidere con sicurezza. Nella comunità Ashtanga, esistono alcuni standard posturali, che hanno senso in alcuni contesti, ma che sono troppo rigidi e superficiali per essere realmente applicabili. Funzionano per un piccolo gruppo di persone che rappresentano questi standard, ma impediscono agli altri, che per altri aspetti sono pronti per questa esperienza, di abbracciare il potenziale della pratica nel suo insieme. Alcuni corpi non riusciranno mai a flettersi nelle migliori forme della Prima Serie, ma ciò non significa che non siano pronti ad avanzare sia fisicamente che mentalmente nella pratica.

Tuttavia c’è una buona ragione se la Prima Serie è, appunto, prima nella lista delle sequenze Ashtanga. A livello psichico e fisico, la Prima Serie comprende le fondamenta su cui costruire le sequenze successive. E se queste fondamenta non sono solide, l’intero edificio sarà traballante e costantemente in pericolo di collassare.

Per capire se si è pronti per la Seconda Serie, è necessario comprendere alcuni aspetti psicodinamici della pratica. Il primo è che la Prima Serie è stata sviluppata specificatamente per rafforzare apana, la forza discendente e dissolvente che rimuove gli eccessi fisici e mentali. Apana è la forza che ci consente di lasciar andare pensieri, emozioni e ricordi di cui non abbiamo più bisogno, così da poter andare avanti nelle nostre vite e continuare ad evolverci. Tutto quel flettersi, strizzarsi, torcersi e arrotolarsi che caratterizza la Prima Serie ha lo scopo di consolidare e amplificare la forza apanica, con l’obiettivo di creare più concentrazione, stabilità e resilienza mentale.

La Seconda Serie, d’altro canto, è disegnata per esumare i sedimenti delle esperienze passate, rimuovere dai nostri recessi corporei frammenti di pensieri, sensazioni e ricordi non elaborati rilasciandoli nello spazio aperto della consapevolezza. Se la forza apanica è forte, dissolverà questi sedimenti e noi esperiremo il processo come una sorta di liberazione fisica. La forza creativa confinata all’interno di quei frammenti mentali sarà riassorbita dal corpo sottile, che in risposta si illuminerà, risplendendo di una rinnovata carica creativa.  In termini di psicologia yogica, questo momento di assorbimento è chiamato hatha-paka, o assimilazione improvvisa, che è uno dei più cruciali processi di liberazione della mente condizionata.

Questo processo non avviene se la forza apanica della mente non è sufficientemente forte. E questo è il motivo per cui il sistema dell’Ashtanga Yoga enfatizza l’elaborazione della forza apanica fin dall’inizio. Se questa forza non è sufficiente, la mente conscia viene esposta inaspettatamente a ricordi latenti e non elaborati, il risultato può essere abbastanza traumatico. Incapace di distaccarsene e di restare solidamente ancorata, la mente si impiglia tra i ricordi e le storie drammatiche ad essi collegate. E per questa ragione, rischia di infiammarsi, se non addirittura di perdersi.

Il rilascio improvviso di ricordi non elaborati non è da prendersi alla leggera. Eppure la leggerezza – unita ad un senso di distacco e temperata dalla meraviglia – è precisamente il metodo dell’hatha-paka. Per praticare questo metodo è necessaria una forza apanica notevole. E’ importante essere ben radicati nel proprio corpo, e questo è proprio l’obiettivo della Prima Serie.

Ovviamente c’è chi è ben radicato nel proprio corpo pur non avendo completato le difficili forme della Prima Serie. Alcuni corpi non riusciranno mai ad assumere queste forme, per quanto la loro forza apanica sia evidente. Quindi l’abilità tecnica nell’esecuzione della Prima Serie è un modo alquanto superficiale per giudicare l’eventuale prontezza ad avanzare nella Seconda Serie. Piuttosto una notevole forza apanica, in grado di sostenere improvvisi ricordi e memorie latenti, è un metodo più pertinente per verificare se siamo in grado di muoverci verso la Seconda Serie. Ma anche questa unità di misura non è sufficiente da sola.

Esistono persone che hanno una forte consapevolezza corporea anche prima di iniziare a praticare Ashtanga Yoga. Magari arrivano da altre pratiche fisiche, o hanno un carattere solido per natura. Tuttavia anche per loro potrebbe non essere prudente affacciarsi subito alla Seconda Serie, perché in questa sequenza, se eseguita in modo tradizionale, sono presenti sfide fisiche importanti. E a meno che non sia stata sviluppata l’integrità fisica che deriva dalla pratica della Prima Serie per un sufficiente periodo di tempo, la Seconda Serie può esporci ad un notevole rischio di infortuni. Quindi neanche avere una notevole forza apanica può essere un sufficiente metro di giudizio per intraprendere la Seconda Serie. E’ necessario anche avere una base forte a livello di sostegno posturale, aspetto che deriva da una pratica costante della Prima Serie.

Eppure ci sono moltissime posture e molti movimenti della Seconda Serie che possono essere di grande beneficio se adattati al corpo e alle condizioni anche del praticante meno esperto. Nessuna regola di prodezza posturale dovrebbe impedire a questi praticanti di trarre beneficio da queste posizioni che hanno un incredibile potenziale terapeutico. Quindi la prontezza nell’apprendere alcune posizioni della Seconda Serie non può essere soggetta a valutazioni che combinano forza apanica e supporto posturale.

E c’è un predominante motivo psicodinamico per cui i più seri praticanti di Ashtanga iniziano a sperimentare alcune versioni adattate della Seconda Serie dopo due o tre anni, indipendentemente dal livello raggiunto nella Prima Serie. E questo motivo è l’equilibrio. Con la sua pronunciata enfasi sulla forza apanica, la Prima Serie non è una pratica bilanciata. Al contrario è un intelligente elemento di base nello sviluppo di una pratica bilanciata. Se praticata sufficientemente, la Prima Serie raccoglie e consolida le nostre energie fisiche, incoraggia la concentrazione, la stabilità e la resilienza mentale. Ma se eseguita all’esasperazione, o troppo a lungo, può incoraggiare una eccessiva introversione, rigidità mentale e persino dogmatismo.

E nemmeno questa è una prerogativa esclusiva della Prima Serie. Qualsiasi pratica fortemente apanica, se portata all’esasperazione, può portare a squilibri mentali. Lo si evince in chi diventa eccessivamente chiuso, introverso, distante e fortemente radicato nelle proprie idee e percezioni. All’estremo, lo squilibrio di tipo apanico si manifesta in estremismo, che è uno degli ostacoli più seri nello Yoga. Quindi, anche se non abbiamo grandi ambizioni nel collezionare molte posture, è un bene considerare di praticare una Seconda Serie modificata, semplicemente per invitare una maggiore apertura e ricettività nella pratica. In altre parole, è bene considerare di bilanciare la pratica apanica della Prima Serie con una sequenza che incoraggi il flusso del prana, la corrente ascendente che guida la nostra immaginazione, ispirazione, creatività e l’abilità di vedere le cose da diversi punti di vista.

Per i praticanti di Ashtanga, questo si traduce nell’aggiungere alcune versioni delle posture praniche che appaiono all’inizio della Seconda Serie, adattate intelligentemente alle proprie abilità. Si tratta di posizioni che interessano una maggiore apertura, maggiore allungamento ed estensione delle anche e della colonna, l’esatto opposto delle flessioni e delle chiusure della Prima Serie. Incoraggiano una maggiore attenzione al movimento verso l’alto e verso l’esterno, e stimolano correnti sensorie più lunghe e profonde nel corpo. Se combinate intelligentemente con la sequenza della Prima Serie, queste posizioni ci aiutano a trovare maggiore equilibrio all’interno della pratica.

La Prima Serie è invece una pratica fondamentale per coloro che hanno bisogno di governare le proprie correnti psichiche, trovando maggiore solidità nel corpo, preparandosi fisicamente e mentalmente per la pratica profonda e faticosa della Seconda Serie.

In realtà, ci sono motivi psicodinamici che sostengono l’inserimento intelligente di alcune accessibili versioni delle posture praniche della Seconda Serie fin dall’inizio della pratica. Può trattarsi dell’urgente necessità di rompere strati di stagnazione mentale, di sollevare il morale o rivolgere l’attenzione all’esterno. Come abbiamo visto, potrebbero esserci necessità di confrontare problemi apparentemente solo fisici, come il dolore cronico o la tensione nelle spalle e nelle anche. C’è più di una ragione, quindi, per inserire anche precocemente alcune posizioni della Seconda Serie nella pratica dell’Ashtanga Yoga.

Per concludere, non esiste un semplice criterio, che possiamo descrivere in termini di prodezza posturale, per determinare la nostra prontezza ad entrare nella Seconda Serie. Ci sono molte buone ragioni per inserire posizioni della Seconda Serie nella nostra pratica prima di aver raggiunto i canoni convenzionali della prodezza tecnica. Un insegnante esperto può aiutarci a decidere ma dobbiamo sempre ricordare che nessuno può prendere questa decisione al nostro posto. Naturalmente sarebbe sciocco ignorare la tradizione, e sarebbe da arroganti ignorare il consiglio di chi è più esperto di noi. Ma ciò che più conta è che sarebbe scandaloso arrendersi al giudizio delle convenzioni, e affidare ad altri la propria evoluzione fisica e psichica.

Per camminare sulla strada dello Yoga, senza finire fuori pista, dobbiamo sviluppare il potere del discernimento, viveka-khyati, così da inanellare una sequenza intelligente di azione e reazione. Diversamente, saremmo vittime dei raggiri della nostra mente, che non si stanca mai di imporre regole e costrutti sulle nostre esperienze, e che sarà lieta di impedirci di sperimentare nuove aperture di spirito. Per immergerci in questo spirito – che è lo spirito più autentico dello yoga – dobbiamo continuare ad abbandonare le nostre idee e i nostri preconcetti, insieme a quelli altrui, e guardare nuovamente, senza paura e senza inganno, nel centro luminoso della nostra esperienza, continuando ad avere illimitata e pura fiducia in ciò che siamo.

Quindi se avete trascorso un po’ di tempo insieme alla Prima Serie, e vi state chiedendo se siete pronti ad andare avanti, abbandonate regole e precetti. Invece che imporre un criterio esterno, che considera solo l’aspetto fisico e posturale, pensate all’impatto che la Seconda Serie potrebbe avere sulla vostra mente. Sappiate che non potrete predire o controllare tale impatto. E sappiate che, nel praticare la Seconda Serie, vi esporrete all’ignoto, e sentirete nuove dimensioni del vostro corpo e della vostra psiche. Siete pronti a confrontare i demoni che vi aspettano nell’ombra? Siete pronti ad abbracciarli con compassione, ad accettarli come parte di voi, senza restare impigliati nei drammi che potrebbero evocare?  Con queste domande in mente, potete finalmente chiedervi: Sono pronto per la Seconda Serie?”

Ty Landrum, direttore di The Yoga Workshop, Boulder 

Ty Landrum sarà in Italia e in Europa nel 2019 per una serie di workshops. Sul suo sito trovate tutti i dettagli.

(traduzione di Francesca d’Errico)

Lo Yoga è vivo e sta benone

Lo Yoga è vivo e sta benone. Questo articolo nasce dalla lettura di un pezzo molto negativo sullo Yoga, apparso recentemente su facebook. Ebbene la mia opinione è agli antipodi (e ancora una volta, per aver espresso con cortesia un’idea diversa, sono stata bannata dall’autrice del pezzo… un gesto che si commenta da sé).

Se cerchiamo lo Yoga al di fuori di noi, se non abbiamo la perseveranza di confrontarci con la pratica ogni giorno, rimarremo sempre delusi. Se dallo Yoga ci aspettiamo il miracolo del risultato senza il lavoro necessario per arrivarci, non troveremo le risposte alle nostre domande. Se non abbiamo la perseveranza di seguire una scuola, una tradizione, per un tempo sufficientemente lungo (e parlo di anni, non di pochi mesi), non riusciremo mai a carpirne l’essenza. Se pensiamo che lo Yoga sia circo, festival, leggings colorati (che peraltro a me piacciono moltissimo), e ci meravigliamo che la pace dei sensi possa trovarsi lì, decisamente ne avremo una percezione distorta.

Sono stata fortunata: ho sempre avuto una propensione per la disciplina. Quando ho iniziato a praticare venivo da un passato sportivo (come ginnasta) e sapevo che, senza applicazione costante, non avrei ottenuto alcun risultato. Sapevo anche che, pur mettendo nella pratica tutta la mia passione e dedizione, il risultato avrebbe potuto essere diverso da quello che mi aspettavo (e certo non mi riferisco solo agli asana!). Credo che in molti, ultimamente, si avvicinino allo Yoga sperando nel “miracolo” della soluzione immediata ai propri problemi fisici e/o esistenziali e, con queste elevate aspettative in testa, ne restino altrettanto rapidamente delusi. Lo Yoga dà molto, è vero, ma solo se si è disposti a dargli altrettanto. Solo attraverso la disciplina e la volontà di andare avanti, affrontando sul percorso gli inevitabili ostacoli (incluse le tante delusioni), riusciremo nel tempo a comprenderne il valore.

Ho incontrato tanti maestri. Alcuni meravigliosi (e sono quelli che mi hanno dato la forza di continuare il percorso), altri forse discutibili. Ma se comprendiamo che ognuno di noi segue il proprio dharma, e che ogni essere vivente su questa terra sta facendo del suo meglio con gli strumenti che gli  sono stati affidati, riusciremo sempre a trarre da ogni incontro una lezione importante. Su come vorremmo (e come non vorremo mai) essere. Su come possiamo fare di più, su come possiamo stare (e far stare) meglio. Su quali energie desideriamo attrarre, e da quali vogliamo tenerci a distanza.

Forse quel maestro ci ha deluso. Quel festival ci è sembrato una buffonata. Instagram ci sembra una parata di acrobati (ma ricordiamo che anche migliaia di anni fa artisti sconosciuti raffiguravano gli Yogi nelle loro complesse posizioni in statue e sulle mura dei templi…). Non smettiamo di cercare. Magari nella shala di quel maestro incontreremo qualcuno che ci suggerirà una scuola dove ci sentiremo a casa. A quel festival troveremo un libro di filosofia indiana che ci aprirà una nuova visione. Su Instagram troveremo una foto che ci ispirerà a seguire una tradizione.

E soprattutto, pratichiamo. Tutti i giorni, in ascolto. Senza guardare cosa fanno gli altri, a quale posizione sono arrivati, se riescono a fare una verticale o kapotasana. Pratichiamo e sentiamo cosa ci trasmette quello che riusciamo a fare. Ascoltiamo il corpo negli asana e controlliamo la mente con il respiro, con i mantra, con la meditazione. Seguiamo un maestro con rispetto, permettiamogli di conoscerci (e di conoscerlo) frequentandolo con continuità. Tutto il resto, come diceva Sri K. Pattabhi Jois, è circo.

Susanna Finocchi

Ashtanga Yoga Follonica ha ospitato recentemente Susanna Finocchi, KPJAYI Level 2, co-fondatrice di Ashtanga Yoga Copenhagen per un meraviglioso seminario. Sono state giornate intense di pratica, filosofia, chanting. Un gruppo di splendidi yogi, animati dal desiderio di affrontare se stessi sul tappetino e fuori, ha portato un’energia bellissima a testimonianza della vitalità dello Yoga contemporaneo. Ma soprattutto una grande maestra, che da decenni vive quotidianamente la tradizione dell’Ashtanga Yoga, ci ha trasmesso insegnamenti resi attuali dalla sua esperienza diretta e continua con la fonte. E questo per me è Yoga autentico, l’unico che mi interessa.

Susanna tornerà da noi ad agosto, per una intera settimana Mysore. Abbiamo condiviso con lei sudore e risate, e non vediamo l’ora di tornare a praticare sotto la sua guida esperta, paziente, profonda e autentica. Con lei, lo Yoga è veramente vivo e sta benone.

Ancora più importante, Ashtanga Yoga Copenhagen ospiterà una delle tappe europee di Sharath Jois. Una ragione in più per avvicinarsi alla fonte di questa meravigliosa disciplina.

(nella foto sopra: Susanna Finocchi in Galavasana. Stay tuned per le sue nuove date a Follonica!)

Le fasi e la longevità della pratica Yoga

Fasi e longevità della pratica Yoga nel tempo: domande sempre più ricorrenti ora che lo Yoga dinamico (Ashtanga, Vinyasa o Jivamukti) sta diventando il più praticato al mondo.

Parsvakonasana (foto di M. Pantani)

Salgo sul tappetino da oltre vent’anni e non ho iniziato da ragazzina, ho scelto da subito l’Ashtanga Yoga, con incursioni Jivamukti che tuttora mantengo. Certo ho un passato di ginnasta e ballerina, e questo forse può sembrare un vantaggio inizialmente. In realtà con lo Yoga ho dovuto reimpostare tutto ciò che avevo appreso nelle discipline precedenti, imparando ad approcciare ogni posizione non tanto con l’esito estetico in mente, quanto con l’obiettivo di farne un luogo per il respiro. Gli inarcamenti di una ginnasta, ad esempio, sono molto diversi da quelli di uno Yogi, anche se in apparenza possono sembrare simili. Nelle attività fisiche in senso lato l’approccio alla posizione è per lo più muscolare, articolare, fisiologico. Negli asana entra in gioco l’aspetto energetico, guidato dal respiro, ed è per questo che anche chi inizia a praticare in età avanzata può comunque migliorare e trarre giovamento da questa disciplina. Non è mai troppo tardi per coltivare la longevità!

Sicuramente negli anni la mia pratica è cambiata. Sebbene ancora adesso io pratichi tutti i giorni Ashtanga o Vinyasa Yoga, non mi prefiggo come obiettivo la terza o la quarta serie dell’Ashtanga, quanto la longevità di una pratica dinamica. Per chi ha superato una “certa” età, e anche per chi magari non è ancora entrato negli “anta” ma ha un corpo segnato da molti anni di attività sportiva agonistica, forse può essere interessante la mia personale esperienza di praticante e insegnante.

Innanzi tutto, una premessa. Spiritualmente siamo tutti creature sacre, ma fisicamente ognuno di noi è unico. Al di là della conformazione muscolo-scheletrica, ognuno di noi reagisce a traumi fisici e psichici e alle emozioni in modo unico e irripetibile. Traumi ed emozioni non vivono solo nella nostra mente ma anche nel nostro corpo. Siamo su questo piano di esistenza per vivere con tutto il nostro essere, e non è possibile disconnettere la mente dal corpo. Quando cerchiamo di farlo, l’una/o si vendica sull’altro/a. Questo è vero sia nel breve che nel lungo termine. Ci abituiamo a dare per scontate posizioni e transizioni che magari hanno fatto parte del nostro percorso per dieci anni e più, e improvvisamente un mattino Marichyasana D non ne vuole sapere di chiudersi. E questo senza spiegazioni fisiologiche apparenti. Fino a ieri i nostri jump back erano leggeri come piume, e oggi improvvisamente ci sentiamo di piombo. In questo la pratica è una continua verifica del nostro piano esistenziale, di ciò che accade in noi e attorno a noi e di come reagiamo alle diverse sfide del quotidiano. Se affrontiamo la pratica come una sfida (“la mia mente decide cosa deve fare il corpo”) siamo molto probabilmente destinati a non durare a lungo sul tappetino. Se invece accogliamo la pratica come un messaggio della parte migliore di noi, allora ogni giorno è una scoperta, e non resteremo mai delusi. Longevità, nel mio vocabolario, non significa invecchiamento, ma lunga giovinezza della pratica, che significa poi un corpo ed una mente giovani per tutta la durata della nostra vita.

Per quanto mi riguarda, salgo ogni giorno sul tappetino cercando di capire di cosa ho bisogno. In primo luogo mi assicuro che sia sempre il respiro a dare inizio al movimento, e non viceversa. Se prestiamo attenzione a questo aspetto, ci rendiamo conto di quante volte, senza volerlo, ci muoviamo prima di iniziare a respirare. E’ un po’ come parlare prima di pensare: di solito non ne viene fuori niente di buono! Quindi verifichiamo sempre che sia il respiro a guidarci.

Prima di praticare, eseguo alcuni movimenti spinali che mi sono stati insegnati da Simon Borg-Olivier. In questi movimenti, comincio a connettermi con il centro del mio corpo, da cui attingo per trovare equilibrio sia nelle posizioni in piedi che nei bilanciamenti sulle braccia. Se mi sento molto carica di energia, rispondo dando maggiore enfasi alle transizioni dinamiche, con una pratica ricca di vinyasa. Se mi sento “svuotata”, cerco di lavorare in direzione di una “peak pose”, ovvero preparando il corpo ad una posizione particolarmente impegnativa riducendo le transizioni o rendendole più leggere. In questo, prendo spunto dai vinyasa alternativi di due grandi maestri di Yoga, Matthew Sweeney e Godfrey Devereux, di cui vi suggerisco l’approfondimento (basta cliccare sui loro nomi per raggiungere i loro siti). Se mi sento sbilanciata, lavoro sui core muscles (i muscoli profondi del tronco), privilegiando Navasana, Chaturanga e le loro tante varianti al centro della pratica. Le transizioni sono estremamente divertenti, ma penso sia poco realistico ed energeticamente troppo demanding praticare sei giorni su sette inserendo una verticale sulle mani ad ogni cambio di posizione.

Le inversioni fanno sempre parte della mia pratica, anche e soprattutto per i loro benefici effetti sui flussi ormonali del corpo: un particolare che le donne non dovrebbero mai trascurare, soprattutto dopo i 40-45 anni.  Dopo le inversioni (soprattutto se eseguo Salamba Sarvangana dopo Sirsasana, suggerito ad esempio nel metodo Jivamukti) resto almeno una decina di respiri in Savasana, per dar modo ai fluidi corporei di tornare alla normalità. Un altro elemento imprescindibile è il rilassamento profondo al termine della pratica, che dà modo al corpo di assorbire l’energia sviluppata durante asana e vinyasa, e ne evita la dispersione immediata.

Come si traduce tutto questo sul tappetino? Potete vederlo voi stessi seguendo una delle mie sequenze vinyasa. Insieme a Tessa Gelisio ho sviluppato cinque moduli di pratica che possono essere utilizzati singolarmente, o messi in sequenza a seconda della disponibilità di tempo e del livello di pratica. Comprendono posizioni della prima, della seconda e della terza serie dell’Ashtanga Yoga, collegate tra loro da transizioni classiche o alternative. L’obiettivo delle mie sequenze è la longevità di una pratica dinamica. Perché l’amore per questo tipo di Yoga non passa con gli anni. Anzi! Mantenere a lungo nel tempo una pratica dinamica è un investimento per la salute di mente e corpo. Trovate tutti i video nella sezione practice di questo sito. Qui vi lascio con quello dedicato all’inizio della pratica: movimenti spinali, asana preparatori e saluti al sole a&b, adatti davvero a tutti i livelli di pratica. Spero che i miei suggerimenti vi siano utili soprattutto per far sì che la pratica diventi non solo una fase della vostra vita, ma la compagna fedele di ogni giorno, il più a lungo possibile.

Buona pratica!

Volete saperne di più, o praticare online live insieme a me? Compilate questo modulo, e conosciamoci meglio!

Bandhas for Dummies – i Bandha secondo Paige

I bandha spiegati online? Chi mi conosce sa che agli insegnamenti online preferisco sempre e di gran lunga l’esposizione ad un maestro dal vivo. E per fortuna Paige Elizabeth Warthon, insegnante di Ashtanga Yoga di grande talento e incredibile praticante (date un’occhiata al video girato da Alessandro Sigismondi per farvi un’idea) è stata così gentile da venire a trovarci ad Ashtanga Yoga Follonica pochi giorni fa, per un seminario che ci ha letteralmente fatto volare sul tappetino. Tuttavia Paige, instancabile professionista, ha realizzato anche una serie di videocorsi disponibili a tutti sul suo sito The Dharmic Path.

Il videocorso di cui voglio parlarvi oggi è quello dedicato ai bandha (Bandhas for Dummies). In tanti anni, tra astruse dissertazioni esoteriche o, al contrario, meramente fisiologiche, non mi era mai capitato di ascoltare una spiegazione così semplice ed efficace dei bandha, immediatamente accessibile anche ai meno esperti. Seguendo il corso di Paige, anche un principiante è in grado di capire come attivare i bandha e quindi l’aspetto energetico della pratica, invece che cercare di inseguirli per anni cercando di tradurre concetti complicati e non immediatamente accessibili intuitivamente. Non solo: attraverso il suo video, sarà più semplice capire come integrarli all’interno degli asana che compongono la nostra pratica, mantenendoli attivi dall’inizio alla fine.

Paige Elizabeth Warthon ad Ashtanga Yoga Follonica

Personalmente, ho trovato questo videocorso illuminante soprattutto per chi insegna. Non è facile spiegare ad uno studente, soprattutto se all’inizio del suo percorso nello Yoga, come attivare questi centri energetici per spostare la pratica da semplice esercizio fisico a vera e propria esperienza del corpo energetico. Il ripasso, lo confesso, è stato molto utile anche e soprattutto per la mia pratica, che negli ultimi due anni, seguendo il trend che vede l’integrazione dello Yoga con altre discipline più fisiche (come il calistenico), si era un po’ spostata in una direzione più fisica. Ritrovare i bandha nella pratica significa alleggerirla, spostarla dal piano fisico, molto più “denso” a quello più sottile e leggero del corpo energetico. E indovinate un po’: si torna a volare sul tappetino, e sorpresa sorpresa, si impara ad usare Jalandhara Bandha come elemento essenziale al contenimento dell’energia e al suo utilizzo per fluire da un asana all’altro.

Fatevi un giro sul sito di Paige, ascoltate le sue lezioni online e mettete in pratica i suoi consigli. La vostra pratica ne guadagnerà sotto ogni aspetto. PS: il secondo videocorso che vi consiglio è quello dedicato ai Saluti al Sole. Sono pronta a scommettere che anche i vostri Surya Namaskar non saranno più gli stessi e diventeranno realmente la base su cui costruire tutta la vostra pratica. Una nota personale: ogni volta che incontro un maestro, rivisito la mia pratica dalle basi, e scopro un aspetto che avevo trascurato e che la rende di colpo nuova (facendomi sentire di nuovo principiante!). Per chi pratica da tanti anni, questo è ciò che riesce a mantenere viva la dedizione quotidiana a salire sul tappetino. Non smettete mai di essere studenti!

Paige Elizabeth Warthon tornerà ad Ashtanga Yoga Follonica… stay tuned!

Nel frattempo, frequentate i suoi video corsi su The Dharmic Path.

Francesca d’Errico

Il prossimo appuntamento ad Ashtanga Yoga Follonica è con un’altra incredibile insegnante: Susanna Finocchi, che sarà nostra ospite dal 30/11 al 2/12. Tutti i dettagli sul post dedicato e sull’evento facebook. Ancora 3 posti disponibili!

Il benessere nella pratica Yoga

Simon Borg-Olivier a Follonica (ph. Fausto Ferrara)

Ebbene sì. Esistono ancora Maestri che con la loro presenza, la loro onestà intellettuale, il loro instancabile lavoro, la loro umanità trasparente possono ispirarci nel cammino dello Yoga. Ashtanga Yoga Follonica ha avuto il grande onore di ospitarne uno, Simon Borg-Olivier, lo scorso agosto. E’ quindi un piacere per me tornare a tradurre i suoi post sempre interessantissimi.

Questo in particolare ha colpito la mia attenzione, non solo perché ormai pratico da oltre vent’anni, ma anche perché sono oramai negli “anta” e desidero che la mia pratica sia longeva il più possibile. Desidero che la mia pratica sia un momento di piacere e di incontro con il mio corpo, e non una guerra per costringerlo a raggiungere obiettivi inutili. La domanda che Simon ci pone è: quanto è sostenibile la vostra pratica?

“In ognuna delle nostre attività quotidiane, inclusa la nostra scelta nel campo dell’esercizio fisico (postura, movimento, respirazione e controllo mentale) dobbiamo considerare gli effetti delle nostre azioni su tre livelli. Dobbiamo analizzare quali sono gli effetti della nostra scelta su:
1. Benessere personale,
2. Benessere temporale e
3. Benessere ambientale (e sociale).

Ritengo importante riflettere sul Benessere Temporale:
Possiamo definire benessere temporale l’effetto di qualsiasi attività (volontaria e involontaria) all’interno di un arco temporale. Ciò include:
*** Come ci sentiamo durante l’attività (presente),
*** Come ci sentiamo dopo aver completato l’attività (futuro) e
*** Come ciò che abbiamo fatto (passato) già incide su come ci sentiamo ora e come ci sentiremo in futuro.

Il benessere temporale è un fattore importante per praticare “in the zone” (come molti sportivi, atleti e ballerini definiscono la sensazione che provano nell’eseguire la loro passione in uno stato di concentrazione sostenibile, priva di sforzo e/o meditativa).

Il benessere temporale è altrettanto importante nella pratica dello yoga e della meditazione più autentici. Infatti praticare “in the zone”, lo yoga e la meditazione possono essere considerati la stessa cosa sotto molti aspetti.

La meditazione ha dimostrato di avere molti effetti positivi sul corpo, tra cui l’aumento della lunghezza dei telomeri, che si traduce in maggiore longevità e può addirittura, secondo le teorie dell’epigenetica, diventare caratteristica ereditaria.
La meditazione non avviene necessariamente solo quando siamo seduti e immobili. E’ possibile meditare in qualsiasi posizione e anche durante il movimento. Possiamo anzi definire la meditazione come uno stato di unione tra corpo, mente e ambiente sostenuto per un determinato periodo di tempo.

Molti studi scientifici suggeriscono che essere in uno stato meditativo è rivelato da questi segnali concreti:
1. Onde cerebrali coerenti e sincronizzate, associate all’essere positivamente connessi a ciò che ci circonda nel momento presente.
2. Ipoventilazione, ovvero la necessità di respirare molto meno della maggior parte delle persone che svolgono la stessa attività.
3. Battito cardiaco ridotto rispetto alla maggior parte delle persone che svolgono la stessa attività.
4. Circolazione sanguigna migliore con conseguente maggiore tolleranza al caldo e al freddo.
5. Equilibrio del sistema nervoso con dominanza del parasimpatico (risposta rilassamento-ringiovanimento-rigenerazione) rispetto al simpatico (risposta attacco o fuga).

Un metodo per valutare il proprio benessere temporale in qualsiasi attività (incluso quindi l’esercizio fisico e la pratica yoga), è chiedersi:

. Quanto siamo condizionati in senso negativo da ciò che è accaduto in passato;
. Quanto siamo condizionati in positivo da ciò che è accaduto in passato;
. Quanto stiamo apprezzando, o non apprezzando, l’attività che stiamo svolgendo nel momento presente (se non ci piace ciò che stiamo facendo, difficilmente avremo voglia di ripetere l’esperienza in futuro, senza soffrirne effetti mentali negativi);
. Come ci sentiamo subito dopo aver terminato la nostra pratica;
. Come ci sentiamo il giorno e i giorni immediatamente successivi;
. E infine come ci sentiremo se continuiamo a praticare allo stesso modo, su base regolare, per i prossimi decenni.

Vediamo spesso video di sequenze molto avanzate (alcune praticate anche da me) che fanno parte di molte pratiche yoga contemporanee. Per me sono divertenti e praticabili, ho iniziato da giovanissimo e praticato per decenni, ma per molti queste sequenze sarebbero solo stressanti e spesso inaccessibili, costituendo un tipo di lavoro esageratamente duro sotto moltissimi aspetti. Nella maggior parte delle persone, queste pratiche non produrrebbero gli effetti positivi della meditazione e non condurrebbero ad uno stato di benessere a lungo termine. Quindi è raro che io scelga di insegnare questo tipo di posizioni combinate a transizioni e tecniche di respirazione. E’ più facile che io preferisca insegnare posizioni semplici con movimenti fluidi che partono dalla muscolatura del tronco, accompagnate a respiro naturale; una tecnica efficace sotto molti aspetti e molto più accessibile a tutti. Sono in molti ad avere limitazioni di movimento e una pratica eccessiva potrebbe peggiorare il loro stato di stress fisico, fisiologico e mentale se protratta a lungo nel tempo. E’ solo con una pratica semplice, sicura, accessibile e meditativa, nutriente sotto tutti gli aspetti che possiamo tornare all’essenza autentica di una pratica meditativa che ci sostenga per una vita lunga, piena di salute e felicità” (Simon Borg-Olivier).

Devo dire che applico io stessa questi principi nella mia pratica. Cerco innanzi tutto di muovermi sempre a partire dai muscoli del tronco, entrando in ogni postura in modo fluido e senza forzature. Ho sviluppato una maggiore sensibilità nei confronti degli asana e delle transizioni che mi fanno stare bene, e altrettanto nei confronti di quelli che mi mettono in stato di stress. Ritengo che sia importante vincere paure immotivate nei confronti di alcune posizioni, ma ritengo altrettanto che, se una postura ci provoca ripetutamente stress e dolore fisico, sia importante trovare una alternativa, una variante, e interrogarsi sul perché ci ostiniamo a volerla “conquistare”. Penso che con questi presupposti la pratica diventa non solo meditativa, ma anche metafora del nostro atteggiamento nei confronti della vita: quanto siamo schiavi del nostro desiderio di “controllare”, a partire da noi stessi? Quanto siamo “manipolatori”, a partire da noi stessi? Ogni giorno di più, con il passare del tempo, queste domande mi portano a investigare verso nuovi orizzonti della pratica fisica che, per me, è e deve restare “meditazione in movimento”. Nel momento stesso in cui la paura, il dolore, lo sforzo eccessivo entrano in gioco, la pratica smette di essere meditazione e diventa ulteriore fonte di stress. Sono convinta che, praticando in uno stato di rilassamento mentale, molti limiti fisici spariscano. Ma è importante che questi limiti, appunto, “spariscano”, e non che vengano forzatamente e forzosamente “eliminati”.

“Body is not stiff: Mind is stiff” (Il corpo non è rigido: è la mente ad esserlo) – Sri K. Pattabhi Jois

Scopri come integrare questi principi nella tua pratica di Ashtanga Vinyasa Yoga partecipando ai miei corsi, da lunedì a giovedì presso YOGA STUDIO ASD a Follonica, in Via Del Fonditore 113 (zona Industriale). Se sei un neofita, i corsi per principianti partono venerdì 5 ottobre, sempre alle 13:30. Ti aspetto!

Let go: la pratica del distacco

Yoga Studio ASD

Ci risiamo, dopo un’intensa estate sul tappetino sono seduta al computer a preparare orari, eventi, locandine e volantini per la nuova stagione di corsi che sta per aprirsi a Yoga Studio ASD, a Follonica.

E’ passato un anno e mezzo dal mio arrivo in Maremma con l’intenzione di mettere radici. Proprio come avviene quando si coltiva qualcosa, si getta il seme o si pianta, si annaffia, si cerca di dare la massima cura a ciò che vogliamo fare crescere. Non basta la perizia, ci vuole il cuore, soprattutto in “professioni” come quella dell’insegnante di Yoga. E sinceramente penso di averlo messo tutto, mai come prima, in questo posto bellissimo e circondato dalla Natura, in questa Shala realizzata dal mio collega Stefano Berti con le intenzioni più belle, secondo i principi del Vastu Shastra fin nei minimi dettagli.

Insegnare non significa solamente impartire sequenze o asana. Non significa solo seguire anatomicamente gli studenti, avendo la cura di individuare le posture e le varianti più adatte ad ogni corpo. Non è soltanto spiegare come respirare, come muoversi in sicurezza, come adattare la pratica alle diverse energie di ogni giornata. Insegnare è un po’ come essere genitori. Il praticante ripone in noi la massima fiducia, affidandoci con l’ingenuità del neofita il suo benessere psicofisico. Noi come insegnanti lo aiutiamo a muovere i primi passi, prima tenendolo per mano, poi osservandone i progressi, motivandolo a diventare sempre più indipendente nella pratica, perché lo Yoga non deve mai essere un rapporto di possesso, ma il dono della libertà consapevole. Quella che un genitore cerca di trasmettere al figlio, affinché possa muoversi nel mondo in modo responsabile e libero.

In questo anno e mezzo le persone che hanno praticato con me sono state particolarmente importanti. Sono diventate un gruppo, una community, una famiglia. Le ore trascorse insieme sul tappetino hanno creato rapporti umani autentici e grande condivisione. Attraverso la pratica quotidiana abbiamo imparato a conoscerci nel profondo. Attraverso il movimento abbiamo respirato le nostre energie, a volte donando a volte prendendo, in uno scambio ininterrotto di comprensione reciproca. Ognuno di voi mi ha reso una persona migliore e mi ha fatto capire quanto la mia scelta di insegnare, in ultima analisi, sia l’esperienza più bella della mia vita.

Adjustment in Trikonasana

Ognuno di voi è un tassello importante nel puzzle della mia esistenza. E’ difficile lasciarvi andare. Mentre preparo la mia nuova locandina, ancora non so se i nuovi orari andranno bene a tutti. Qualcuno di voi forse cambierà lavoro, qualcuno si trasferirà, qualcuno dovrà forse fare i conti con nuovi impegni, nuovi imprevisti. Persone nuove arriveranno e occuperanno lo spazio del vostro tappetino, quello da cui una faccia familiare sorrideva alle mie battute, o lasciava scorrere una lacrima in Shavasana. Ma nessuno occuperà mai il vostro spazio nel mio cuore, quel cuore che in questo anno e mezzo avete reso più grande con la vostra costanza, la vostra presenza, la vostra dedizione.

Mentre preparo la locandina con i nuovi orari, penso ad ognuno di voi. Rivedo i vostri progressi, il vostro sorriso ad ogni nuova posizione raggiunta, il vostro stupore davanti alle potenzialità che vi si rivelano giorno dopo giorno. E spero di rivedervi tutti insieme, ancora, per continuare questo percorso meraviglioso che si chiama Yoga.
La pratica del distacco, ancora oggi, è la sfida più difficile.

Francesca d’Errico

(I corsi di Ashtanga Vinyasa Yoga continuano da lunedì a giovedì alle 13:30. Il ciclo di 5 lezioni dedicate ai principianti inizia venerdì 5 ottobre, sempre alle 13:30. Cinque step per inserirsi nelle lezioni continuative. Vi aspetto!)

YOGA STUDIO ASD a Follonica, via del Fonditore 113/A, zona industriale.