Let go: la pratica del distacco

Yoga Studio ASD

Ci risiamo, dopo un’intensa estate sul tappetino sono seduta al computer a preparare orari, eventi, locandine e volantini per la nuova stagione di corsi che sta per aprirsi a Yoga Studio ASD, a Follonica.

E’ passato un anno e mezzo dal mio arrivo in Maremma con l’intenzione di mettere radici. Proprio come avviene quando si coltiva qualcosa, si getta il seme o si pianta, si annaffia, si cerca di dare la massima cura a ciò che vogliamo fare crescere. Non basta la perizia, ci vuole il cuore, soprattutto in “professioni” come quella dell’insegnante di Yoga. E sinceramente penso di averlo messo tutto, mai come prima, in questo posto bellissimo e circondato dalla Natura, in questa Shala realizzata dal mio collega Stefano Berti con le intenzioni più belle, secondo i principi del Vastu Shastra fin nei minimi dettagli.

Insegnare non significa solamente impartire sequenze o asana. Non significa solo seguire anatomicamente gli studenti, avendo la cura di individuare le posture e le varianti più adatte ad ogni corpo. Non è soltanto spiegare come respirare, come muoversi in sicurezza, come adattare la pratica alle diverse energie di ogni giornata. Insegnare è un po’ come essere genitori. Il praticante ripone in noi la massima fiducia, affidandoci con l’ingenuità del neofita il suo benessere psicofisico. Noi come insegnanti lo aiutiamo a muovere i primi passi, prima tenendolo per mano, poi osservandone i progressi, motivandolo a diventare sempre più indipendente nella pratica, perché lo Yoga non deve mai essere un rapporto di possesso, ma il dono della libertà consapevole. Quella che un genitore cerca di trasmettere al figlio, affinché possa muoversi nel mondo in modo responsabile e libero.

In questo anno e mezzo le persone che hanno praticato con me sono state particolarmente importanti. Sono diventate un gruppo, una community, una famiglia. Le ore trascorse insieme sul tappetino hanno creato rapporti umani autentici e grande condivisione. Attraverso la pratica quotidiana abbiamo imparato a conoscerci nel profondo. Attraverso il movimento abbiamo respirato le nostre energie, a volte donando a volte prendendo, in uno scambio ininterrotto di comprensione reciproca. Ognuno di voi mi ha reso una persona migliore e mi ha fatto capire quanto la mia scelta di insegnare, in ultima analisi, sia l’esperienza più bella della mia vita.

Adjustment in Trikonasana

Ognuno di voi è un tassello importante nel puzzle della mia esistenza. E’ difficile lasciarvi andare. Mentre preparo la mia nuova locandina, ancora non so se i nuovi orari andranno bene a tutti. Qualcuno di voi forse cambierà lavoro, qualcuno si trasferirà, qualcuno dovrà forse fare i conti con nuovi impegni, nuovi imprevisti. Persone nuove arriveranno e occuperanno lo spazio del vostro tappetino, quello da cui una faccia familiare sorrideva alle mie battute, o lasciava scorrere una lacrima in Shavasana. Ma nessuno occuperà mai il vostro spazio nel mio cuore, quel cuore che in questo anno e mezzo avete reso più grande con la vostra costanza, la vostra presenza, la vostra dedizione.

Mentre preparo la locandina con i nuovi orari, penso ad ognuno di voi. Rivedo i vostri progressi, il vostro sorriso ad ogni nuova posizione raggiunta, il vostro stupore davanti alle potenzialità che vi si rivelano giorno dopo giorno. E spero di rivedervi tutti insieme, ancora, per continuare questo percorso meraviglioso che si chiama Yoga.
La pratica del distacco, ancora oggi, è la sfida più difficile.

Francesca d’Errico

(I corsi di Ashtanga Vinyasa Yoga continuano da lunedì a giovedì alle 13:30. Il ciclo di 5 lezioni dedicate ai principianti inizia venerdì 5 ottobre, sempre alle 13:30. Cinque step per inserirsi nelle lezioni continuative. Vi aspetto!)

YOGA STUDIO ASD a Follonica, via del Fonditore 113/A, zona industriale.

In Maremma, un grande Maestro: Simon Borg-Olivier

In questo ultimo anno mi sono molto concentrata sull’insegnamento nel luogo che ora posso chiamare Casa (sì, con la C maiuscola): la Maremma. Ho scelto di trasferirmi nell’area geografica italiana con la minore densità di popolazione rispetto al territorio. La natura qui è dominante, il traffico inesistente, le strade lunghe e circondate da un verde lussureggiante, e da ogni angolo il mare è raggiungibile in pochi minuti. Ho scelto di vivere a contatto con la natura, in un paesino medievale che conta meno di 1000 abitanti, a dieci minuti da Follonica, dove ho la fortuna di condividere con altri due bravissimi insegnanti, Stefano Berti e Giusy Termini, uno spazio dedicato interamente allo Yoga, Yoga Studio ASD. Proponiamo Ashtanga Vinyasa Yoga (e tengo al termine Vinyasa, perché legato al Vinyasa Krama di Krishnamacharya, l’arte di creare sequenze), Hatha Yoga e Iyengar Yoga. E il nostro comun denominatore è la costante ricerca, perché nella mia esperienza personale lo Yoga è, soprattutto, continua e incessante ricerca.

Come i miei lettori sanno ormai fino alla nausea, ho iniziato a praticare Ashtanga Vinyasa Yoga vent’anni fa, quando a Mysore ancora la scuola fondata da Sri K. Pattabhi Jois si chiamava Ashtanga Yoga Research Institute. E la parola Research mi è particolarmente cara, perché rappresenta la totale assenza di dogma, l’apertura verso tutto ciò che può rendere la pratica migliore, più completa, adatta a seguire il praticante nelle diverse fasi della sua vita. Tra i tanti maestri che negli ultimi anni hanno catturato la mia attenzione, come testimoniano i tanti articoli che gli ho dedicato sul mio blog, c’è Simon Borg-Olivier, maestro, tra gli altri, di Mark Robberds, che oltre ad essere insegnante di Yoga tra i più innovativi in Occidente, è anche un esperto fisioterapista. La sua immensa conoscenza dei meccanismi che regolano il corpo e la mente umana rendono i suoi insegnamenti di grandissimo valore non solo per chi pratica ma anche e soprattutto per chi insegna.

Da tempo desideravo proporre un seminario intensivo dedicato a pochi studenti, per poter garantire a tutti i partecipanti la massima interazione individuale con il maestro. Ho percepito ultimamente da parte di moltissimi praticanti e insegnanti di Ashtanga la necessità di integrare la pratica “tradizionale” con qualcosa che possa renderla adatta a tutti gli stadi dell’esistenza, lontana dai dogmi, sicura, in grado di nutrire il corpo e la mente, rendendo il praticante una persona in salute, calma, concentrata. Troppo spesso ho percepito in molte Shala un senso di aperta competizione (con se stessi e con gli altri), un accanimento verso la postura più difficile senza gli interrogativi che dovrebbero precederla, ovvero: ne ho bisogno? Mi serve, e a cosa esattamente? Sono davvero pronto per questa posizione? Il mio corpo è adatto ad eseguirla? E così via.

Ho studiato a lungo i testi di Krishnamacharya, le chart originali della pratica, ho sperimentato su me stessa le integrazioni proposte da chi ne sa più di me, e ho introdotto nella mia pratica asana e movimenti che, nel tempo, si sono dimostrati non solo utili, ma di grande beneficio. Desideravo confrontarmi con un insegnante che sapesse darmi qualcosa di più di quanto appreso tradizionalmente, negli anni, e di quanto sperimentato nella mia pratica personale.

Simon Borg-Olivier by A. Sigismondi

Simon Borg-Olivier ha accettato di venire a trovarci a Follonica, per un intensivo di due giorni in cui esploreremo metodi rivoluzionari per lavorare su postura, movimento e respiro, e per accedere al sistema nervoso in modo tale da diventare davvero padroni del nostro corpo fisico ed energetico. I metodi di Simon sono terapeutici e possono essere di grande aiuto nell’alleviare tensioni fisiche e mentali. Le sessioni includeranno istruzioni dettagliate sulla postura, sul movimento e sul respiro, seguite da una pratica vinyasa priva di istruzioni verbali e guidata dalla musica, in cui seguiremo Simon in uno stato meditativo. Impareremo a sviluppare una pratica personale che ponga al centro il benessere fisico e mentale, rendendoci in grado di reagire con più prontezza anche ad eventuali future problematiche muscolo-scheletriche.

Durante questo intensivo scopriremo i movimenti spinali che rinforzano i muscoli del “core” promuovendo la salute dei nostri organi interni. Scopriremo come attivare la forza del nostro corpo fisico mantenendo una colonna vertebrale priva di dolore. Capiremo cos’è l’energia interiore, in che modo possiamo aiutare il nostro sistema immunitario, come respirare per migliorare la circolazione sanguigna e ridurre lo stress. E infine, sperimenteremo la meditazione in movimento e nell’immobilità del corpo.

 

Non potremmo desiderare niente di più! Siamo quasi al completo, sono ammessi al massimo 24 partecipanti, e restano solo due posti disponibili. Un’occasione unica e irripetibile. Tuffi, tramonti spettacolari immersi nel verde delle pinete maremmane sono ovviamente inclusi.

Tutte le informazioni sono a disposizione sull’evento facebook: per iscriversi, inviatemi subito una mail: fmderrico@gmail.com.

Vi aspetto sul tappetino insieme al grande Simon.

Addome (o pancia) in dentro sì o no?

Simon Borg-Olivier

Una delle più ineffabili pratiche dello Yoga: i Bandha. Quante volte ci siamo chiesti durante la pratica se li stiamo applicando correttamente? Possiamo identificarli grossolanamente con alcuni muscoli profondi e non immediatamente accessibili a livello conscio, riusciamo ad accedervi con particolari tecniche di respirazione, ma quanto e come effettivamente dobbiamo utilizzarli nella pratica? E se parliamo di bandha, forse il più importante nelle pratiche di Yoga dinamiche è Uddiyana Bandha, quello che nelle lezioni di Yoga viene spesso identificato con la frase “Pull the navel in”, ovvero “portate l’ombelico verso l’interno”. Ma è davvero utile, necessario, obbligatorio durante la nostra pratica? E soprattutto, qual è la tecnica di corretto utilizzo della muscolatura addominale durante l’esecuzione di asana complesse? Come sempre ci viene in aiuto Simon Borg-Olivier, che proprio oggi ha pubblicato in materia un interessante post sul suo blog. Lo traduco come sempre per voi.

“Oggi voglio parlarvi di una materia che è oggetto di grande confusione nel mondo del fitness, della fisioterapia, del pilates e dello yoga. Mi è stato chiesto se sia corretto o meno “tirare l’ombelico verso la colonna”. E la mia risposta, apparentemente enigmatica è… ‘si e no’!

Ci sono due modi per tirare l’ombelico verso la colonna lombare, come potete vedere a questo link.

*** Metodo 1: utilizzate i muscoli coinvolti nell’espirazione addominale forzata – trasverso, obliquo interno ed esterno, oppure…

*** Metodo 2: utilizzate i muscoli posturali del tronco, come il retto addominale (la famosa ‘tartaruga’).

La confusione nasce dall’espressione ‘tirare l’ombelico verso la colonna’, perché con entrambi i metodi, l’apparenza esterna è identica: entrambe le metodologie sembrano spingere l’ombelico verso la colonna se paragonate ad un addome rilassato. Tuttavia, se spingete le vostre dita all’interno dell’addome rilassato e successivamente mettete in pratica le due tecniche, noterete una significativa differenza. Utilizzando il Metodo 1 (ovvero usando i muscoli della respirazione addominale forzata) l’addome diventa fermo e l’ombelico si allontana dalle vostre dita per avvicinarsi alla colonna vertebrale. Nel secondo metodo (utilizzando i muscoli posturali) l’addome si contrae e l’ombelico si allontana dalla colonna in direzione delle vostre dita.

E’ opportuno verificare quale metodo state utilizzando per portare l’ombelico verso la colonna quando contraete l’addome. Per far ciò, spingete le dita all’interno dell’addome rilassato, quindi contraete l’addome come se voleste sollevare un carico pesante. A seconda della direzione dei muscoli coinvolti (verso l’interno o verso l’esterno) potete verificare se state utilizzando il Metodo 1 o il Metodo 2. La nostra ricerca rivela che circa un terzo della popolazione adulta utilizza il Metodo 1, un terzo il Metodo 2, e un terzo usa una combinazione di entrambe le metodologie coinvolgendo sia i muscoli dell’espirazione addominale forzata che i muscoli posturali del tronco.

La nostra raccomandazione è di NON usare il Metodo 1 (ovvero i muscoli della respirazione addominale forzata) nell’esecuzione di movimenti e di esercizi posturali perché questo metodo tende a limitare il movimento (specialmente nella colonna vertebrale) causando stress, per l’inibizione (attraverso il riflesso di inibizione reciproca spinale) del principale muscolo coinvolto nell’inspirazione, il diaframma. Non sareste perciò in grado di respirare spontaneamente nell’addome (respirazione diaframmatica), azione indispensabile per mantenere la calma e per la salute degli organi interni.

foto di M. Pantani

Notate inoltre che, se volete eseguire un esercizio che richiede la protezione della colonna vertebrale, o qualsiasi movimento potenzialmente rischioso, è probabilmente meglio, se non potete evitare di farlo, di mantenere un addome contratto seguendo il Metodo 2 (coinvolgendo i muscoli posturali come il retto addominale, il multifido e l’erettore spinale). Per imparare ad utilizzarli sperimentate un semplice ‘mezzo sit-up’. Inoltre, se contraete il torace (come avviene durante una espirazione toracica forzata grazie all’uso dei muscoli intercostali), che nello yoga è una tipologia di esecuzione compressiva di Uddiyana Bandha, potete proteggere la colonna senza limitare il movimento spinale né inibire il diaframma, evitando contemporaneamente di creare una situazione mentale di stress”.

Simon Borg-Olivier

 

Il respiro durante la pratica – Simon Borg-Olivier, part 2

Simon Borg-Olivier by A. Sigismondi

Sono davvero felice di continuare il lavoro di traduzione degli interessantissimi post di Simon Borg-Olivier sul respiro durante la pratica. Più passano gli anni, più mi rendo conto di come il respiro sia probabilmente l’aspetto più importante della nostra pratica, l’elemento che ci consente non solo di affrontare in sicurezza le posizioni più complesse, ma anche e soprattutto di esercitare un controllo sulle fluttuazioni della mente, rendendo gli asana una vera e propria meditazione in movimento. Come sempre, il pensiero di Simon attira moltissimi lettori e i suoi approfondimenti sono davvero un tesoro di grande valore per chi pratica. Ecco quindi i suggerimenti di Simon per l’esecuzione di una corretta respirazione yogica anche in italiano.
“Mi è stato chiesto consiglio su come eseguire correttamente una lenta respirazione yogica completa. Ecco la mia risposta.
*** La respirazione yogica completa ha molti benefici fisici e fisiologici, se eseguita correttamente. Fisicamente aiuta a mobilizzare la colonna e le costole e a massaggiare gli organi interni. Fisiologicamente può calmare il sistema nervoso, aumentare la temperatura corporea e la circolazione sanguigna, ridurre l’appetito e migliorare drammaticamente i livelli di energia individuali. Tuttavia, non è cosa semplice da eseguire e se effettuata in modo errato può invece provocare giramenti di testa, catarsi emotive, eccessiva tensione della colonna vertebrale, perdita di energia e fame eccessiva.

*** Nella sua forma più semplice, un respiro yogico completo ci fa ‘sentire’ di aver immesso aria sia nella parte inferiore del tronco (compresi addome e zona lombare) che nella sua parte superiore (inclusi torace e parte superiore della colonna). Tre semplici opzioni per i diversi tipi di respiro completo sono:
(i) riempire prima la porzione inferiore del tronco e poi quella superiore;
(ii) riempire prima la porzione superiore del tronco e poi quella inferiore;
(iii) riempire in modo organico sia la parte superiore che quella inferiore del tronco.

*** Per diverse ragioni è solitamente meglio imparare prima a (i) riempire la porzione inferiore del tronco e poi quella superiore. Per molti, la sfida è riuscire ad espandere la parte superiore del tronco (spalle e torace) dopo aver riempito addome e zona lombare senza perderne l’espansione e senza inibire il diaframma. Inizialmente è più semplice praticare questo tipo di respirazione completa sdraiati sulla schiena, magari con un supporto sotto il corpo. Con la pratica possiamo poi anche eseguirla da seduti, mantenendo la schiena eretta e il tronco rilassato, ma dovendo in questo caso lavorare contro la forza di gravità, la posizione seduta è solitamente più difficile per molti.

*** Circa il 90% delle cause di stress e di altri problemi fisiologici negli individui adulti è da attribuirsi ad una incapacità di respirare, che porta a riempire il torace dopo aver attivato i muscoli obliqui addominali in modo tale da inibire il diaframma. Inoltre, se il ciclo respiratorio è persistentemente superiore ad un respiro pieno al minuto a riposo, possiamo parlare di iperventilazione, un problema che può provocare effetti negativi a lungo termine, come stress eccessivo, catarsi emotiva e riduzione del livello di energia.

*** Il respiro completo consiste inizialmente di una semplice inspirazione ed espirazione. Con la pratica e il tempo, le apnee successive ad inspirazione ed espirazione possono essere introdotte gradualmente. All’inizio è consigliabile praticare sia una lenta e profonda inspirazione o una lenta e profonda espirazione, ma non entrambe contemporaneamente. E’ inoltre utile, durante le fasi di apprendimento, eseguire qualche breve respiro naturale tra i cicli di respirazione profonda.

INSPIRAZIONE:
*** E’ consigliabile imparare dapprima ad inspirare lentamente e profondamente. Per apprendere una inspirazione completa è bene consentire al respiro di entrare nel pavimento pelvico e nell’addome (respirazione diaframmatica), piuttosto che nel torace (respirazione toracica). Ecco il significato di un respiro profondo: il respiro profondo viene ‘sentito’ profondamente nel corpo (ad esempio, nel pavimento pelvico). Eseguire un respiro profondo non significa semplicemente introdurre una maggiore quantità di aria, o espandere di più il torace. Con il tempo possiamo ovviamente anche introdurre più aria e riempire il torace, purché l’addome resti completamente rilassato e con la sensazione di essere ‘pieno’ d’aria. Una inspirazione completa dovrebbe farci sentire il riempimento dei polmoni (quindi la sensazione di riempire il tronco), esattamente come riempiamo un bicchiere di acqua, dalla base verso l’alto, con calma, e in modo rilassato. Per ottenere i migliori effetti fisiologici, l’inspirazione dovrebbe durare tra i 30 e i 60 secondi e oltre, cosa difficile da ottenere senza stress, soprattutto all’inizio. E’ necessario un allenamento costante e dedicato per raggiungere questo obiettivo.

ESPIRAZIONE:
*** Inizialmente, è utile lasciare che l’espirazione sia passiva (rilassata), piuttosto che mettere in azione i muscoli pettorali o addominali. E spesso imparare ad espirare lentamente è una vera sfida per molti. La chiave di volta è il focus sul rilassamento. L’espirazione passiva è, di solito, un’espirazione incompleta, ma questo non rappresenta un problema durante le fasi di apprendimento del respiro. Tuttavia, quando l’espirazione passiva e lenta diventa più facile, possiamo imparare ad espirare completamente, attivando il perineo (al centro del pavimento pelvico) e le porzioni inferiori e successivamente quelle superiori della muscolatura addominale. Si tratta di una attivazione sequenziale (detta ‘rolling’) del muscolo trasverso dell’addome. Sfortunatamente, per il 95% degli adulti è difficilissimo attivare il muscolo trasverso senza attivare contemporaneamente anche gli obliqui. Gli obliqui, quando vengono utilizzati per intensificare l’espirazione, hanno la tendenza a rimanere contratti e ad inibire una successiva intensa inspirazione diaframmatica. Per ottenere i migliori effetti a livello fisiologico, l’espirazione dovrebbe durare dai 30 ai 60 secondi (e più), una sfida notevole almeno all’inizio.

foto di M. Pantani

*** E’ importante non affrettare l’apprendimento della respirazione profonda per evitare di incorrere in effetti negativi. Dopo un pranayama efficace, dovremmo sentirci fisicamente rilassati, carichi di energia, con una mente lucida e una elevata capacità di concentrazione. Non dovremmo sentirci agitati, affamati o ‘stonati’, tutti sintomi di iperventilazione.

*** Una volta appresa correttamente questa respirazione può essere utilizzata in contemporanea all’attività dei muscoli addominali (inclusi i bandha) e in posizioni più complesse, come quella della foto. E’ importante assicurasi sempre che il diaframma sia libero, anche se l’addome è fermo e anche se stiamo respirando nel torace. Un altro aspetto importante è ricordarsi di non iperventilare. Sono due cose difficili da fare per la maggior parte degli adulti, e questa è la ragione per cui spesso suggerisco, durante la pratica, di respirare in modo spontaneo e naturale almeno durante gli asana più semplici. Un suggerimento che, tra l’altro, dava ai praticanti anche Sri BKS Iyengar“.

Simon Borg-Olivier offre moltissime occasioni questa estate per apprendere direttamente da lui i corretti metodi di respirazione durante la pratica. I suoi corsi online sono altrettanto validi e dettagliati, un vero strumento di studio per tutti, praticanti e insegnanti di Yoga.

Alo Yoga vs Kino e Dana: corporations vs Yama e Niyama?

Alo Yoga: chi non ha sentito parlare della più famosa azienda produttrice di capi pensati per la pratica, indossati da bellissime e magrissime modelle, sempre fotografate in pose plastiche sulle spiagge più lussuose del mondo? E dall’altra parte Kino MacGregor, famosissima e super certificata insegnante di Ashtanga Yoga, nonché fondatrice di uno dei centri dedicati a questa pratica più noti al mondo (Miami Life Centre), star di Instagram con oltre un milione di followers, ideatrice di uno dei più seguiti online channel dedicati allo Yoga (Omstars), autrice di numerosi libri e da sempre portavoce di chi con l’accettazione del suo corpo ha dovuto invece lottare un bel po’, perché non esattamente magrissima, non esattamente altissima, insomma non la tipica eterea figurina che i social media ci hanno abituato ad associare allo Yoga. Infine Dana Falsetti, praticante e insegnante di Yoga 24enne, decisamente oversize e paladina delle donne curvilinee su Instagram. In queste ultime settimane infuria la bufera su questi nomi, che negli anni sono diventati familiari a tutti i praticanti del mondo. Anche se siamo tutti d’accordo che un costosissimo completino stia allo Yoga tanto quanto una bistecca sta ad un menu vegetariano, sono davvero moltissime le praticanti (soprattutto le giovanissime, e quelle che si avvicinano alla pratica perché “fa moda”) che si illudono che indossando un leggings da sirena saranno un po’ più vicine al Samadhi. Lo so, fa sorridere, ma guardate qualche account instagram caratterizzato dall’hashtag #aloyoga per farvi un’idea della portata del fenomeno. Siamo nell’ordine dei milioni.

Kino MacGregor

Avevo espresso in un post su Facebook la mia opinione su quanto sta accadendo. Non sono incline a pensare che Kino MacGregor sia un’ingenua vittima perché stimo troppo le sue capacità di business woman per attribuirle una pecca così banale. Pur stimando le sue immense capacità professionali, sono spesso stata in disaccordo con lei e l’ho espresso pubblicamente. Tuttavia ho pensato di cancellare il mio post per documentarmi con perizia, ed ho chiesto direttamente e personalmente a Kino se ritenesse utile una traduzione in italiano della sua prima lettera, pubblicata da Elephant Journal, ad Alo Yoga. Lei si è detta d’accordo, e con poche battute e qualche messaggio via Instagram mi ha affidato il compito di tradurre questo lungo articolo in italiano per voi. Molto è stato scritto in seguito, e potete trovare tutti i link del caso sull’originale in inglese. Trovo più corretto esporre i fatti perché ognuno si formi un’opinione personale sull’accaduto. Personalmente non sono sempre d’accordo con i metodi usati da Kino per comunicare, ma a questo punto sono troppi i dettagli che rendono Alo Yoga (brand da cui io non ho mai acquistato nemmeno un capo) davvero una corporation priva di scrupoli nell’utilizzo di una parola, “Yoga”, che ultimamente viene bistrattata in ogni modo e privata di qualsiasi significato. Non ultimo, il CEO di Alo Yoga è stato più volte accusato di molestie più o meno esplicite alle sue dipendenti, e di aver dichiarato di non volere, tra le sue “ambassadors”, altro che donne bianche, molto magre, e sotto i trent’anni. Fino a che punto la parola Yoga può essere sfruttata a fini commerciali? E’ davvero possibile fare business in modo etico? E cosa è successo veramente tra Kino, Dana Falsetti e Alo Yoga? Credo che in questa lunga lettera ci sia tutto ciò che dobbiamo sapere, e vi chiedo di leggerla con attenzione fino in fondo, perché anche in Italia sono già attive grosse aziende che tentano di sfruttare lo Yoga a fini meramente commerciali, promuovendone un’immagine falsa e distorta.

Ecco per voi la traduzione della lettera di Kino a Elephant Journal:

“Sono un’insegnante di Yoga, da vent’anni impegnata in questo percorso. E questo da ben prima che i brand iniziassero ad elargire ingenti somme di denaro per sponsorizzare insegnanti e modelle, e da ben prima che lo yoga assumesse un ruolo chiave nel mercato dell’abbigliamento sportivo.

 Ora mi trovo nella posizione di dover difendere il cuore spirituale dello Yoga. E spero che vorrete unirvi a me. Lo Yoga raccoglie artisti e anime spirituali di ogni genere. Non siamo, solitamente, il tipo di persone che amano dibattere questioni finanziarie e di principio.

Se uno yogi inizia a fare business, o cerca di guadagnare attraverso lo yoga, la pratica dovrebbe sempre avere il primo posto. Qualsiasi brand (o proprietario d’azienda) che desideri convincere un autentico yogi, dovrebbe avere a cuore gli standard etici e morali che caratterizzano questa disciplina. In qualità di Yogi, facciamo del nostro meglio per innalzare le nostre capacità di onesta introspezione e riflessione; dobbiamo attraversare i veli che bloccano la visione della verità. A volte lo yoga è un business deludente, ma è sempre una disciplina eccellente. E’ dunque all’interno di questo paradigma che oggi scrivo, esponendomi probabilmente al pubblico scrutinio e a possibili minacce, allo scopo di portare alla luce alcune delle pratiche oscure nel mondo del “grande business dello Yoga”.

Sono spaventata – al punto che ho scritto e riscritto questo articolo molte volte.

Dana Falsetti

Ho esplorato ogni altra opzione e ho deciso di raccontare questa storia nella speranza che possa favorire una maggiore comprensione e riportare un po’ di yoga all’interno del business che vi ruota intorno. E’ una questione per me troppo importante per mantenere ancora il silenzio.

Vi racconto la storia di David e Golia. 

Forse avrete già capito chi è il nostro David: Dana Falsetti.

Dana è una opinion leader, insegnante di yoga, scrittrice e oratrice. Si impegna nell’incoraggiare le persone a resistere contro gli stereotipi legati all0immagine corporea, a conoscere se stesse e abbracciare le proprie potenzialità, a mettere tutto in discussione per vivere autenticamente.

E avrete capito chi è il nostro Golia: Alo Yoga.

In collaborazione con Cody Inc., Dana ha pubblicato il bellissimo video “I Am Worthy” e ha sviluppato corsi di yoga online, tra cui un corso di “Yoga in poltrona” dedicato a persone con necessità particolari. Dopo un po’ di tempo, Cody Inc. ha informato Dana che i suoi video, le sue classi online e tutti i suoi contenuti appartenevano ora ad Alo Yoga, in seguito ad business deal tra Cody Inc. e Alo Yoga.

E ora arriviamo alla loro battaglia, che va avanti dal dicembre scorso.

Dana si è opposta all’acquisizione dei suoi contenuti da parte di Alo Yoga. Il motivo della sua opposizione è dato sia dalla massiccia presenza pubblicitaria di Alo, improntata sempre su modelle molto magre e atletiche, sia dal modus operandi di questa azienda. Dana ritiene che le modalità di Alo Yoga siano esclusiviste. Vuole la libertà di perseguire i propri obiettivi, in linea con i suoi valori di accessibilità, inclusione, e di autentica partecipazione societaria. Una partecipazione che non abbia come unico obiettivo quello di fare profitto; ma soprattutto di riflettere identici valori. Il suo primo atto di resistenza è stato esprimere pubblicamente la sua opinione attraverso una Instagram “story.” E Alo Yoga ha risposto denunciandola.

Alo ha dichiarato che i contenuti di questa storia, che è ovviamente scaduta da tempo ma è ancora visibile nella documentazione legale del caso, erano diffamatori e ha denunciato Dana in due stati americani. Probabilmente volevano inviare a tutte le Dana del mondo un messaggio: FERMATEVI. Fermatevi, perché non potete permettervi di parlare. La maggior parte degli americani non può permettersi di difendersi in un solo caso, perché i costi legali superano facilmente i 100.000 dollari. Le grosse aziende, invece, generano profitti che possono schierare un battaglione di avvocati – ed è una minaccia molto pesante. E quando ti arrivano addosso, fa paura. Dana vive con questa paura, in questa battaglia contro il suo Golia da dicembre. Ma è arrivata alla fine delle sue possibilità di lottare da sola. Ha esaurito le sue risorse.

Dana, NON FERMARTI.

Al contrario, lascia che questa comunità diventi la tua roccia. Perché tu rappresenti i nostri stessi valori.

Se questa storia vi ha convinto, visitate GoFundMe page e donate quello che potete per aiutare Dana a difendersi. Condividete. Partecipate. Diciamolo tutti insieme: NON CONTINUIAMO A STARE ZITTI. L’unico modo per fermare il bullismo è opporsi tutti insieme. 
Per favore, contribuite e unitevi a noi in questa battaglia per il cuore e l’anima dello Yoga. 

Tutto questo purtroppo non mi sorprende, perché ho avuto anche io una spiacevole esperienza con Alo Yoga. Quattro anni fa, Alo Yoga mi chiese di sponsorizzare alcune Yoga Challenges che avevo realizzato insieme ad un’amica. Non conoscevo bene il brand, ma parlai con il proprietario, che mi infarcì una storia sulle meraviglie della sua azienda e su quanto desiderasse contribuire alla diffusione dello Yoga. Abboccai in pieno, e io e la mia amica accettammo. Non appena firmammo l’accordo, la storia prese tutta un’altra direzione. Pensavo che l’azienda avrebbe prodotto una capsule collection dei nostri capi (short da spiaggia), invece ci venne chiesto di indossare i loro famosi Goddess leggings nelle torride temperature estive della Florida. Quando ci rifiutammo, venimmo minacciate di denuncia, sebbene non avessimo mai acconsentito ad indossare i leggings. Parlammo con il co-fondatore di Alo, Danny Harris, che si mostrò molto aggressivo, utilizzando spesso una terminologia degradante (“piccola”, “bambina”). Il messaggio era chiaro: stai zitta ed esegui. Data la loro potenza sul piano legale, unita a quel tono di voce e alla scelta delle parole, mi sentii aggredita verbalmente. Mi diede il voltastomaco e la conversazione mi lasciò traumatizzata. Non ho mai parlato per timore di subire una denuncia. Proponemmo una soluzione e trovammo il modo di separarci in modo civile. La mia amica mise un post sul suo profilo Instagram e taggò Danny. Il giorno successivo ricevemmo una lettera del loro avvocato che ci chiedeva di cancellare il post e che scioglieva il nostro contratto. Rimasi scioccata nel vedere che l’unico modo per raggiungere un’azienda di quel calibro fosse postare qualcosa pubblicamente su Instagram. Spesso mi sfogo sui social media, ma solitamente preferisco gestire le mie emozioni in privato, con gli amici e la mia famiglia.

Kino MacGregor

Non ho nulla di personale contro Alo Yoga. I loro capi sono di qualità e sono molti gli insegnanti di valore che collaborano piacevolmente con questa azienda. Alo Yoga consente a queste persone di praticare e guadagnare attraverso la loro pratica, e questo è senz’altro un bene. Ma non mi trovo in accordo con la visione di Alo Yoga e preferisco che la mia reputazione non sia collegata a questo brand. Ritengo che sia ragionevole che una persona sia, ad un certo punto, libera di abbandonare un rapporto di affari – soprattutto se il marchio in questione prende una direzione opposta ai propri valori. Ma anche semplicemente perché abbiamo il diritto di esercitare la nostra libera volontà.  Pensavo che il capitolo fosse chiuso, ma non lo era. Come Dana, anche io avevo filmato dei video per Cody App.

Paul Javid, il titolare, è una persona deliziosa. Le sue intenzioni sono buone, e gli ho dato fiducia affidandogli il mio bene più prezioso: i miei insegnamenti. Per molti anni abbiamo avuto un rapporto reciprocamente profittevole. Ma quando ho scelto di creare un canale dedicato allo Yoga che offrisse qualcosa in più delle solite classi, mi hanno detto no. Ci siamo lasciati senza strappi, ho preso la mia strada e ho fondato OMstars. E’ stata una bella esperienza per cui esprimo ancora gratitudine. Ancora una volta pensavo che il capitolo fosse chiuso e che fossimo entrambi liberi di scegliere le nostre strade. Ma Paul improvvisamente (e ben dopo che i giochi fossero ormai chiusi) mi ha informata che Alo Yoga aveva acquisito Cody App. La cosa mi ha mortificata (perché le mie classi erano disponibili su Cody App), spaventata (a causa delle mie precedenti esperienze con Alo Yoga e i suoi fondatori). Non sapevo cosa fare.  Dopo una serie di discussioni ho iniziato la mia battaglia. Personalmente ero in un momento molto difficile (mio padre era appena morto, avevo perso anche il mio gatto e subito una grave scottatura). Per molto tempo non sono riuscita nemmeno a pensarci. Ma ora sto affrontando la cosa. Ho tolto il velo, e ho scoperto che il mondo del business orientato esclusivamente al profitto è ancora più brutto di quello che pensavo. Quando Cody ha rilanciato la sua offerta in qualità di servizio a pagamento per Alo Yoga, i miei termini contrattuali sono stati cambiati unilateralmente. Alcuni insegnanti ne sono stati felici e hanno firmato senza problemi. Io no. Invece che chiudere i rapporti, hanno continuato ad utilizzare il mio nome, i miei insegnamenti e la mia immagine per promuovere il loro brand, anche se io non ho alcun accordo con Alo Yoga. Proprio come nel caso di Dana, neanche io desidero che i miei insegnamenti vengano attribuiti al servizio a pagamento di Alo Yoga/Cody App. I miei video sono sul loro canale in seguito ad un contratto precedente all’attuale costituzione di Cody App. E oggi, nonostante le mie ripetute richieste di rimozione dei contenuti e di chiusura amichevole, lo sono ancora e contro il mio volere. Così come numerosi e aggressivi annunci pubblicitari che sfruttano il mio nome e la mia immagine. Sono moltissimi gli studenti che continuano a chiedermi perché.

Come ho già spiegato, Alo Yoga potrebbe denunciarmi per le mie parole.

Ma ho deciso di rischiare perché non riesco più a sopportare di essere costretta al silenzio da una minaccia legale. E la verità è una difesa assoluta contro la calunnia. Questi sono i fatti, di pubblico dominio, e qui di seguito trovate i dettagli:

Cody era finanziata da venture capitalists. Alo Yoga appartiene a due uomini (Danny Harris e Marco DeGeorge) e cade sotto la loro immensa parent company, Bella Canvas, che chiude ogni anno con profitti miliardari. Harris ha recentemente acquistato una casa del valore di 30 milioni di dollari  a Holmby Hills, Los Angeles. Gli insegnanti di Yoga invece, spesso guadagnano poco o nulla. Un insegnante di Yoga alle prime armi guadagna circa 30 dollari all’ora per una lezione in palestra o in uno studio, al massimo 45 se lo studio è solido. Persino gli insegnanti più esperti guadagnano tra i 50 e i 75 dollari a lezione. Gli insegnanti di Yoga sono liberi professionisti, poco protetti legalmente, senza alcuna copertura assicurativa da parte del datore di lavoro, senza alcun sindacato e con pochissimo sostegno in generale. Alo Yoga sponsorizza circa 70 yogi che indossano i loro capi promuovendo su Instagram le vendite dei prodotti. Se gli Yogi elencati qui sotto sono tra i vostri preferiti, vi prego di scrivergli per invitare Alo a comportarsi in modo più vicino all’etica dello yoga:

 instagram.com/talia_sutra

 instagram.com/seonia

 instagram.com/koyawebb

 instagram.com/sjanaelise

 instagram.com/kevindhofer

 instagram.com/hannahtaha

 instagram.com/aubrymarie

 instagram.com/carsonclaycalhoun

 instagram.com/kristenpro

 instagram.com/meliniseri

 instagram.com/yogoskenz

 instagram.com/laurasykora

 instagram.com/the_southern_yogi

 instagram.com/rebekahletch

 instagram.com/jessicaolie

 instagram.com/yogabeyond

 instagram.com/dylanwerneryoga

 instagram.com/northcarolina_yogagirl

 instagram.com/mackenzieyoga

 instagram.com/yoga_lovely

 instagram.com/rivkayoga

 instagram.com/nwoy

 instagram.com/gabriella.dondero

 instagram.com/michelleweinhofen

 instagram.com/patrickbeach

 instagram.com/calvmonster

 instagram.com/giseleyoga

 instagram.com/joe_lizzzzzz_yoga

 instagram.com/robinmartinyoga

 instagram.com/nayitavp

 instagram.com/alissayoga

 instagram.com/rootedinflowing

 instagram.com/bohemian_heart

 instagram.com/adellbridges

 instagram.com/victoria.arvizu

 instagram.com/bodybysimone

 instagram.com/carlingnicole

 instagram.com/maxandlizacro

 instagram.com/aminahtaha

 instagram.com/martina_sergi

 instagram.com/martina__rando

 instagram.com/ania_75

 instagram.com/neyu_ma

 instagram.com/move_yo_asana

 instagram.com/gypsyon__

 instagram.com/lamise

 instagram.com/kaylala88

 instagram.com/joshkrameryoga

 instagram.com/life_of_fee

 instagram.com/acrowithjon

 instagram.com/summerperez

 instagram.com/yoga_ky

 instagram.com/fitflexjuli

 instagram.com/hollybentley_yoga

 instagram.com/eveinmotion

 instagram.com/chintwins

 instagram.com/bryceyoga

 instagram.com/acrovinyasa

 instagram.com/jadealectra

 instagram.com/caleyalyssa

 instagram.com/ashleygalvinyoga

 instagram.com/gypsetgoddess

Sono pochi gli insegnanti, tra quelli menzionati, ad utilizzare gli hashtag #ad o #sponsored. Sebbene la trasparenza e l’onestà siano fondamentali nella pratica dello Yoga. Guardate chi segue Alo per vedere chi è sponsorizzato dall’azienda (la lista che vi ho fornito è tratta dalla lista Instagram di Alo Yoga). L’azienda afferma di avere sotto la sua ala ben 4000 insegnanti. Pare che le influencer come  Sjana Earl vengano pagate fino a  $15,000 ad annuncio. Alo Yoga possiede una serie di profili inspirazionali su Instagrams ma ne dichiara uno solo. Quando ho pubblicato un articolo chiedendo loro di agire in modo più trasparente, mi hanno inviato una lettera dell’avvocato invitandomi a desistere e minacciando una causa. Da allora hanno ammesso che l’account Instagram “Yoga Inspiration” è di loro proprietà. In molti hanno espresso commenti critici sul comportamento di Alo Yoga sui social. Queste persone sono state bloccate.

Negli ambienti accademici in cui si discute di Yoga e immagine corporea, Alo Yoga viene spesso citato in luce critica come esempio della mancanza di inclusività e diversità in termini di etnia, taglia, forma, età e classe economica.  In un mondo perfetto, lo yoga viene prima e il business dopo. Nel mondo del business, l’obiettivo di una corporation è massimizzare i profitti degli shareholders. Esistono eccezioni, come le B Corp, o le corporation con fini sociali che pongono altri obiettivi oltre alla massimizzazione dei profitti. Ma sono eccezioni. Forse tutte le corporation coinvolte nel mondo dello Yoga dovrebbero cercare di rientrare in questa lista?  Quando un brand che desidera solo fare profitto entra nel mondo dello Yoga, lo Yoga diventa meramente un mezzo per raggiungere benefici economici. Lo Yoga è una pratica interiore, ma viene sempre più venduto come standard materialista di una vita idealizzata.  Ma quali che siano gli sforzi per renderlo merce, lo Yoga non può essere mercificato. Attenzione, perché lo Yoga è oggi mercificato da molti grossi marchi che parlano di Yoga senza sapere nulla di questo percorso.

Considerazione personale. Sono una donna d’affari, conduco un canale online (che ho aperto dopo il rifiuto da parte di Cody). Questa discussione per me è importante sotto molti punti di vista, personali e professionali. 

Non sono contraria al guadagno collegato al mondo dello Yoga. In linea di principio apprezzo che Alo Yoga sponsorizzi Yogi che diversamente non potrebbero praticare la loro arte. Ma sono contraria all’idea che un grosso brand possa comprare un insegnante di Yoga ed impadronirsi della voce dello Yoga. Sono contraria a chiunque decida di esercitare una qualsiasi forma di bullismo per riuscire nei propri intenti. In un mondo ideale, la cui etica sia ispirata ai principi dello Yoga, una grossa azienda non dovrebbe denunciare una persona che si limita ad esprimere la verità. Ai titolari di Alo Yoga e allo staff del vecchio Cody, chiedo di concedere a qualsiasi insegnante l’opzione di uscire dal vostro canale se non ne condividono la nuova gestione. Avete eliminato alcuni insegnanti, lasciate andare anche quelli che desiderano separarsi da voi in pace. Caro Alo, lasciaci andare. Hai tutti gli insegnanti che desideri, insegnanti che condividono la tua visione. Non trattenere me, Dana o chiunque altro contro il nostro volere e senza la nostra approvazione. Praticanti e insegnanti di Yoga, e soprattutto brand ambassadors, fate sentire la vostra voce. Sostenete la pagina crowdfunding page per Dana, così che possa difendersi da questo gigante. Chiedete maggiore trasparenza alle aziende che sostenete con i vostri soldi o affiliando il vostro nome. Fatelo per i valori dello Yoga. Abbiamo bisogno di creare un mondo in cui nessuno possa essere messo a tacere solo perché esprime un pensiero critico.

Non vi sto dicendo di non comprare i capi di Alo o di non guardare Cody App. Alo produce ottimi capi, eleganti e trendy, e Cody App fornisce contenuti di qualità. Se vi piace il loro modo di essere, continuate a sostenerli. Vi sto solo chiedendo di sostenere anche noi, e di chiedere al vostro brand preferito di fare la cosa giusta e di lasciarci andare. Non fatevi zittire. Parlate in privato se rischiate di rimetterci lo stipendio. Se anche gli yogi devono ricorrere alle cause, alle denunce e al bullismo, in cosa ci differenziamo rispetto ad una qualsiasi azienda? Se i leggings che indossiamo rappresentano solo seduzione, giovinezza, magrezza e ricchezza, cosa facciamo sui nostri tappetini? Se la nostra voce di insegnanti è di proprietà dell’azienda che ci sponsorizza, perché insegniamo? Forse non ve ne rendete conto, ma con il silenzio diventiamo complici di un processo contro un’insegnante, sostenendo in modo cieco il brand. Disapprovate i processi bullisti o qualsiasi altra forma di bullismo che costringa un individuo a far parte di una mission corporate da cui vuole prendere le distanze.

Parlate. Partecipate. Fatelo per lo Yoga. Forse non sapevate cosa accade dietro le quinte. Ma ora ne siete a conoscenza. Praticanti, insegnanti, parlate e prendete posizione per difendere il cuore e l’anima dello Yoga! ”

Scritto da Kino MacGregor
Tradotto da Francesca d’Errico, autrice del libro Tracce di Yoga

Francesca d’Errico

C’è ancora Yoga in Occidente?

Simon Borg-Olivier

Yoga e Occidente: due mondi senza possibilità di incontro, o due universi che possono intrecciarsi e arricchirsi vicendevolmente?

Quasi ovunque sul web troviamo video e post in cui l’atteggiamento degli Yogi occidentali viene criticato, quasi avessimo violato, con la nostra mente “materialista”, la natura di questa disciplina, trasformandola in un business senz’anima. Ma è proprio così? E soprattutto, non è forse vero che in India più che mai i maestri, da sempre, si fanno pagare per i loro insegnamenti? Forse il nostro background cristiano tende a voler associare i guru ai santi, che rinunciavano ai beni terreni quasi fossero motivo di vergogna per chi voleva perseguire un cammino spirituale. In India non è esattamente così, e ben lo rappresenta il Buddha, che ad estremo ascetismo o eccessivo materialismo scelse ed insegnò “la via di mezzo”.

Credo però che al di là di considerazioni meramente legate a considerazioni materiali, lo “snaturamento” dello Yoga in occidente sia da ascriversi ad altre ragioni. Cercando risposte interessanti a questa domanda mi sono imbattuta nel post di Simon Borg-Olivier, uno tra i più noti insegnanti di Yoga contemporanei, e desidero condividere con voi il suo pensiero, che traduco oggi sul mio blog.

“Oggi mi hanno chiesto: ‘Lo Yoga ha perso la sua Anima in Occidente?’. Questa è la mia risposta…

Ritengo che la maggior parte degli insegnanti di yoga “moderni” abbiano buone intenzioni, e in parte ciò che insegnano può dare dei benefici, nel breve termine. Tuttavia non penso che ciò che oggi viene trasmesso con il nome di “Yoga” sia yoga autentico, ma per lo più una forma di esercizio fisico simile all’aerobica popolare negli anni ’80.

Yoga significa unione, e a livello globale ciò implica il riconoscere che le coscienze individuali siano collegate tra loro, in modo amorevole, proprio come una madre dedica amorevoli cure ad un neonato, con spirito di servizio, ricambiata a sua volta dall’amore del bimbo, che a lei si rivolge per sentirsi sicuro e amato. Se questa connessione fosse attiva tra tutti gli esseri viventi, oggi, potremmo dire che tutto il mondo vive in uno stato di Yoga. Ma prima che ciò avvenga, dobbiamo cercare di arrivarci a livello personale.

Ogni cellula è dotata di coscienza, e ritengo che la perfetta salute e lo stato di Yoga all’interno di un corpo umano composto da circa 50 trilioni di cellule possa manifestarsi quando ogni singola cellula tratta l’altra con spirito materno, e si sente a sua volta trattata come un neonato tra le braccia della madre. In altre parole possiamo dire che la perfetta salute e lo stato di Yoga sono presenti nel corpo quando al suo interno l’energia e l’informazione circolano liberamente. In termini scientifici questo avviene quando il sangue circola agevolmente nel corpo, senza che il cuore sia sottoposto a stress eccessivo, e quando il sistema nervoso parasimpatico (preposto al rilassamento e ai processi anti-invecchiamento) predomina sul sistema nervoso simpatico (preposto alla reazione primitiva “attacco o fuga”).

Tuttavia, nello Yoga contemporaneo come in molti altri tipi di attività fisica, quando il corpo avverte un aumento del battito cardiaco, un aumento della ventilazione respiratoria al minuto, un aumento della tensione o dell’allungamento muscolare, entriamo automaticamente sotto il controllo del sistema nervoso simpatico. La risposta inconscia del corpo a questo tipo di attività è pensare che ci sia qualcosa di sbagliato, che dobbiamo cambiare registro e che non stiamo per niente bene. Il corpo tende quindi a ridurre, se non addirittura chiudere, le funzioni del sistema digestivo, del sistema immunitario e degli organi di riproduzione.  La capacità di assorbire i nutrienti e di eliminare le scorie viene ridotta drasticamente, così come la capacità di riprendersi da un infortunio o da una malattia. E le cellule non possono riprodursi o crescere, poiché anche le funzioni ormonali sono ridotte quando il nostro sistema riproduttivo si blocca.  In una simile situazione il sistema simpatico aumenta la sua attività, stimolato dall’iper-estensione o dall’iper-contrazione muscolare. Con il respiro affannoso e il battito cardiaco elevato, le emozioni dominanti, a livello inconscio, sono paura, rabbia, aggressività, competitività e assenza di sicurezza. Niente di tutto questo mi ricorda, neanche lontanamente, lo Yoga descritto negli Yama e Niyama degli Yoga Sutra di Patanjali.  

Penso che se stiamo praticando uno yoga autentico, dovremmo provare sensazioni di amore, felicità e sicurezza durante tutta la pratica, e non solo durante il rilassamento. Credo che la pratica debba migliorare e non ridurre le funzioni digestive, la risposta immunitaria e la funzionalità ormonale; e che è questo a creare la possibilità di ottenere salute, felicità e longevità.  La nostra pratica Yoga dovrebbe favorire l’aumento della circolazione sanguigna senza il bisogno di accelerare il battito cardiaco, come avviene quando uno yogi riesce a meditare, nudo, nella neve senza sentire freddo. Ottenere questo stato di Yoga è possibile, ed è il modo in cui una persona sana sceglie di approcciare l’autentica pratica dello Yoga. Esistono infatti 11 diversi modi per aumentare la circolazione sanguigna senza alterare il battito cardiaco. Ma per arrivarci, non è possibile imparare e diventare insegnanti di yoga in un mese. E soprattutto nessuno può apprendere lo yoga autentico da un insegnante che ha al suo attivo un corso per insegnanti di un mese, o una pratica di pochi anni. Mi sembra che il problema maggiore nello yoga moderno sia proprio questo, che viene diffuso e insegnato da persone che non conoscono l’essenza dello yoga autentico e a cui manca la preparazione tradizionale e il background scientifico richiesti per trasformare gli insegnamenti più antichi in uno strumento adatto al corpo moderno, che è così radicalmente influenzato da uno stile di vita sedentario in un ambiente estremamente stressante. 

Molte tra le persone che frequentano oggi i corsi di yoga hanno problemi muscolo-scheletrici, situazioni fisiche diagnosticate o no, o addirittura problemi psichici importanti. Gli insegnanti di yoga moderni spesso non si rendono neanche conto di questi problemi. Altri insegnanti, spesso dotati di qualifiche minime, addirittura proclamano di poter curare questi disturbi come farebbe un fisioterapista, un medico o uno psicologo. Mi piacerebbe venisse applicata una formazione più severa per chi insegna Yoga, simile a quella attiva per medici, fisioterapisti e psicologi. A molti la mia visione potrà sembrare estrema; ma se aveste un serio problema di salute, fisico, fisiologico o psicologico, come vi sentireste se foste in cura da un medico che ha studiato solo un mese? Ve la sentireste di affidargli la vostra salute?” 

Francesca d’Errico

Simon Borg-Olivier è uno degli insegnanti di Yoga più noti e preparati al mondo. I suoi corsi, estremamente dettagliati grazie alla sua formazione medica, sono disponibili anche online, sul suo sito Yoga Sinergy.

Il mio libro “Tracce di Yoga” è disponibile in tutte le librerie, su Amazon e sul sito dell’Editore Tracce per la Meta. Per chi fosse interessato a conoscere la mia visione dello Yoga, ne parlo a Tempo di Libri 2018 a questo link.

Lo Yoga degli imprevisti

A quest’ora, un mese fa, stavo facendo la valigia per il viaggio che ogni anno mi porta in India. Ero a una settimana dalla partenza, avevo già sistemato yoga pants, tappetini, infradito. Avevo già stampato il biglietto elettronico e la lettera di ammissione a KPJAYI (Krishna Pattabhi Jois Ashtanga Yoga Institute, la scuola del fondatore del metodo). Diciamo pure che questa partenza era qualcosa che sognavo da mesi, perché per ogni insegnante di Yoga, il viaggio annuale in India è un rito che regala l’energia necessaria per riprendere il proprio lavoro con rinnovato entusiasmo.

Ma non sempre le cose vanno come vorremmo… il giorno della partenza, l’influenza più pesante che mi sia mai capitata mi ha colpito come un treno in corsa. Quasi due settimane di febbre alta mi hanno letteralmente inchiodato a letto. Impossibile muoversi, figurarsi viaggiare. Ho spostato ben due volte il biglietto augurandomi di poter partire almeno due settimane dopo. Ma niente da fare. Insomma la faccio breve e vi dico che sto riemergendo ora, e con acciacchi vari. Probabilmente ero arrivata un po’ al limite delle forze, un trasloco, un cambiamento di vita, la stesura e l’uscita del mio libro, insomma tante emozioni e incontri non sempre positivi, mi avevano un po’ provato, e l’influenza ha trovato un terreno fertile per farsi un bel giro. Quindi eccomi. Alle prese come sempre con la mia pratica, lontana da maestri e punti di riferimento. Non lo nego, anche un po’ arrabbiata per i soldi persi, in parte non recuperabili.

Con questo stato d’animo sono di nuovo qui, in Maremma. Terra che amo profondamente ma da cui avevo davvero bisogno di staccarmi un po’, per digerire persone ed esperienze. Il mio corpo è smagrito e indebolito da questa botta inaspettata, e anche la pratica ne risente. I primi giorni di convalescenza sono stati i più duri, perché la tosse rendeva difficile mantenere un ritmo con il respiro. Lentamente cerco di recuperare e mi dico che comunque sarebbe stato davvero impossibile partire in queste condizioni.

Resta però una sorta di delusione nei confronti di me stessa, per non avercela fatta, per non essere riuscita, nonostante i tanti anni di pratica, a reagire a questa maledetta influenza – e soprattutto alle situazioni che l’hanno provocata. In che modo lo Yoga può aiutarmi a combattere questa sgradevole sensazione di fallimento, e la debolezza fisica che accompagna la convalescenza? E soprattutto in che modo posso fare dello Yoga lo strumento per non ricadere in circostanze che mettano esageratamente sotto stress il mio sistema corpo-mente?

Semplicemente, accettando e portando questi sentimenti sul tappetino. Rabbia, frustrazione, debolezza, delusione. Che si trasformano in motivazione, pazienza, arrendevolezza e accettazione. In modo pratico, la motivazione (rabbia) mi porta sul tappetino. La pazienza (frustrazione) mi aiuta ad esplorare di nuovo le posizioni più semplici, a mantenerle più a lungo, a trasformarle in strumenti di guarigione. L’arrendevolezza (debolezza) mi suggerisce di cedere alla posizione, di restare, di ascoltare. E infine l’accettazione (delusione) mi dice che va bene così. Che non sempre si può essere al top. Che ci sono situazioni che a volte hanno la meglio, anche se siamo abituati ad essere reattivi. Ogni anno il corpo richiede una sorta di “tagliando”, ci invita a capire cosa è cambiato in noi, nella nostra pratica. Per quanto lo Yoga ci aiuti a restare in salute e limiti il processo di invecchiamento, ci sono sempre emozioni e circostanze che hanno la meglio su di noi, che ci ricordano la nostra umanità imperfetta. A quel punto torniamo sul tappetino sia come principianti che come insegnanti. Il nostro corpo indebolito assomiglia a quello di un principiante che si avvicina allo yoga per la prima volta. Ma dentro, abbiamo gli anni di pratica e di studio che ci hanno portato fin qui. Torniamo ad insegnare a noi stessi. Con la pazienza e la fermezza che rivolgiamo ai nostri studenti. E offriamoci la possibilità di imparare da ogni momento di difficoltà, senza pretendere che in virtù della nostra esperienza yogica tutto debba essere superato in un attimo. Non è così. Alcune esperienze, alcune persone ci segnano profondamente e richiedono tempo per essere digerite e per trasformarsi nella lezione che ora ci sfugge.

Torniamo ogni mattina sul nostro tappetino con tutto ciò che abbiamo. E’ già moltissimo di cui essere grati. Pratichiamo con i nostri limiti fisici e spirituali. Non importa se proviamo rabbia invece che serenità. Se non siamo ancora pronti a perdonare. Praticare Yoga non significa essere perfetti. Significa provare ad essere migliori.

Il mio libro è su Amazon! Cliccate qui per acquistarlo: Tracce di Yoga

Tracce di Yoga: tra Asana e meditazione

Che cos’è “Tracce di Yoga”? E perché ho scelto di dare questo titolo al mio libro?

Da tempo volevo mettere nero su bianco la mia esperienza con la pratica che mi ha cambiato la vita. Ho iniziato il cammino nello Yoga ormai vent’anni fa, e come ho spesso ripetuto su queste pagine, mi sono sempre sentita molto “piccola” e umile di fronte all’immensità di questa disciplina che spazia tra filosofia, spiritualità, terapia per il corpo e per la mente. Di tutto e di più è stato scritto in materia: testi che ne hanno spiegato i benefici fisici, trattati di anatomia e yoga, libri su come costruire le sequenze e altri su come approcciare ogni singolo Asana, senza contare i testi “sacri” di questa disciplina, primo fra tutti gli Yoga Sutra di Patanjali. Chiunque abbia fatto un corso per insegnanti, e chiunque abbia sviluppato da semplice praticante un interesse più profondo per lo Yoga ha una libreria ben fornita dove spiccano nomi altisonanti, ben più importanti del mio.

E’ innegabile che negli ultimi anni l’attenzione si sia però sempre più spostata verso la pura fisicità della pratica, con effetti a volte controversi e spesso fonte di dibattito tra “vecchie” e “nuove” scuole. La mia intenzione nello scrivere questo libro era di fornire a chi pratica e a chi desidera avvicinarsi allo Yoga una visione un po’ diversa, una prospettiva spirituale che tuttavia non trascurasse il veicolo attraverso cui accediamo agli aspetti più profondi di questa disciplina: il corpo. E soprattutto, volevo offrire a tutti noi praticanti occidentali, alle prese con le mille sfide del quotidiano, un testo agile, da poter leggere nei ritagli di tempo, per praticare lo Yoga fondendo il suo aspetto più fisico alle sue enormi potenzialità spirituali – trasformando ogni gesto in una piccola meditazione, e stimolando il lettore ad andare oltre, a cercare ancora.

Volevo scrivere un libro che potesse diventare un compagno di viaggio, con cui confrontarsi lungo il cammino. Un libro che diventa un amico, e ci spiega in modo semplice perché eseguire un Asana, raccontandone il segreto.

Grazie a Marco Pantani, fotografo innamorato della Natura, ho potuto accompagnare al testo immagini che raffigurano il significato del termine Asana: stabilire un contatto con la Terra. Grazie a Paola Surano e Laura Dalzini, di Tracce per la Meta, ho potuto trasformare il mio progetto in un libro. Rileggendolo, mi sono accorta di come lo Yoga abbia parlato attraverso di me in tutti questi anni. Ci sono tante persone a cui vorrei dedicare le pagine che spero leggerete. Persone che mi sono state accanto in questo cammino, dandomi fiducia. Altre che avrei voluto portare con me, ma che ancora non erano pronte. Ecco, questo libro è anche per loro. Magari un giorno aprendolo a caso, si riconosceranno in una posizione e cominceranno a riscrivere la loro storia attraverso lo Yoga.

Ci sono poi tanti maestri che voglio ringraziare, da Sharon Gannon a Saraswathi Jois, Hamish Hendry, John Scott, Louise Ellis, Greg Nardi, Gingi Lee, Anurag Vassallo. Persone meravigliose che mi hanno introdotta, guidata, ricondotta (quando pensavo di aver perso il filo) e accompagnata per mano in questa meravigliosa storia d’amore con lo Yoga.

“Tracce di Yoga” è diventato il mio piccolo omaggio alla pratica che mi ha reso ciò che sono oggi. Una persona (che cerca di essere) libera.

Il libro uscirà nelle librerie e su Amazon a dicembre. Ma potete pre-ordinare la vostra copia online al prezzo speciale “early bird” sul sito dell’editore Tracce per la Meta, cliccando su questo link: Tracce di Yoga per riceverlo prima di tutti. Non dimenticate, una volta effettuato l’ordine, di inviare una mail a info@tracceperlameta.org con il vostro indirizzo.

Ci vediamo sul tappetino, e tra le pagine di Tracce di Yoga.

Lo Yoga: terapia contro la paura

Pensavo in questi giorni a quanti dei nostri comportamenti sono influenzati dalla paura. Al di là delle paure oggettive nei confronti di qualcosa, credo che la paura da cui tutte le altre nascono sia quella di mostrarci per ciò che realmente siamo, senza maschere, nella nostra vulnerabilità. Eppure solo quando siamo noi stessi, senza più strutture o personaggi da recitare, possiamo davvero amarci, ed essere profondamente amati. Alla ricerca di spunti di riflessione sull’argomento, come spesso mi accade, sono “inciampata” virtualmente in questo bellissimo post di David Garrigues, che traduco per voi.

“Quando inizio a guardarmi dentro, mi accorgo di essere semplicemente un gran groviglio di paure. Se mi metto ad analizzarle, mi accorgo che la maggior parte di queste paure sono auto-imposte. Sono io a chiamare fantasmi e mostri e sempre io a consentire loro di girarmi attorno, permettendogli di creare disagi al mio stato mentale. Ma una di queste paure ha un’origine più profonda. Non sono io a chiamare questa paura, essa semplicemente “E'”, come se avesse un suo corpo e una sua coscienza.

Non giudico la paura. Anzi le sono grato. Sono gli improvvisi choc dei suoi aculei a mantenermi vivo. La accetto come la guida che mi spinge verso l’ignoto. Cerco di vivere secondo il credo “vai verso ciò che temi”, perché paura e creatività spesso vanno a braccetto. Non possiamo trovare l’una senza l’altra. L’arte dello yoga consiste nel richiamare il coraggio, mettere in atto le proprie capacità, vivere liberamente al confine di ogni nuovo precipizio fisico, energetico e/o psichico. Dopo 30 anni sul tappetino, so che è la combinazione tra paura e creatività a consentirmi di forgiare un percorso originale e unico verso la conoscenza del Sé.

Ma sono pur sempre umano, e a volte non riesco ad abbracciare la mia paura. Anzi, perdo la pazienza nei confronti della sua natura accanita e ossessiva. Le mie capacità yogiche vanno a quel paese: vorrei alzarmi e gridare: “di cosa diavolo ho così tanta paura?”. Vorrei spaventarla, zittirla, spegnerla, ignorarla, deriderla, prenderla a calci o catapultarla nella stratosfera schiacciando un magico bottone. Ma ognuno di questi tentativi si rivela futile. Perché nonostante tutto, lei è con me, dovunque io vada, segue ogni mio passo, proprio come la mia ombra. Vorrei infilarmi a letto e nascondere la testa sotto le lenzuola. Ma improvvisamente mi ricordo che c’è qualcosa che può scuotere la mia paura… posso andare sul tappetino, praticare una posizione, e iniziare a respirare.

Uso il mio scheletro per disegnare un cerchio magico che definisce uno spazio interno, e uno spazio esterno. Dentro questo cerchio pratico Khecari Mudra; trasformo il mio palato in una caverna sacra e divento un Creatore dell’elemento Spazio. Quindi il mio corpo e la mia mente diventano un Sukhastan, un rifugio, un regno dove la paura non può entrare e dove la comunione sacra diventa possibile.

Il mio corpo in un asana diventa un’espressione di potenza, in cui assumo un atteggiamento di controllo rispetto alla paura. Può essere Utkatasana, un atteggiamento di ferocia. O Maha Mudra, un Sigillo Sacro di Forza Vitale. O Shavasana, che rappresenta l’indifferenza di un cadavere. In Sarvangasana, tutto il mio corpo mi sostiene. In Natarajasana, assumo le sembianze di un esperto danzatore che allontana la paura con i suoi aggraziati movimenti. In Vrkshasana, sono un Albero radicato al suolo, che si erge maestoso contro ogni tempesta. In Samasthiti, posso mantenere l’equilibro tra forze opposte. 

Creo uno sportello temporale, un intervallo di eternità. Sono completamente assorto. Posso respirare, muovermi, fermarmi, riflettere o creare, oppure semplicemente non fare nulla. E semplicemente, esistere. Dentro questo spazioso, vuoto e tranquillo stagno che è la mia mente, riesco ad osservare la verità profonda di questa nostra esistenza, che si dipana in un’unica, continua, eterna e sacra essenza”. (D. Garrigues)

Nello spazio eterno di un Asana, nel momento di completa concentrazione, la paura cessa di esistere.

Francesca d’Errico

David Garrigues

Vita da Yogi: alimentazione e pratica

Sono da sempre molto cauta nel dare suggerimenti relativi all’alimentazione da seguire per chi pratica intensamente. Tuttavia è innegabile che la qualità e la quantità di ciò che mangiamo influenza non sono la nostra pratica, ma la nostra salute sotto ogni profilo.

Non sono mai stata un asso in cucina, e proprio per questa ragione la mia dieta (vegetariana) è molto semplice, con metodi di cottura delicati – anche se frutta e verdura crude sono la mia passione. Ho però una grande fortuna: una mamma (la mitica Lilli) che in cucina meriterebbe qualche stella Michelin, e che armata di grandissima fantasia, mi prepara da sempre ricette vegetariane deliziose. Negli anni, si è abituata a questa figlia che ha rinunciato a carne e pesce e si è ingegnata inventandosi piatti che rispettano gli animali, utilizzando ingredienti di origine controllata (per uova, latte e derivati, solo provenienti da allevamenti locali e rigorosamente non intensivi; per la verdura e la frutta… in gran parte direttamente dall’orto di casa, privo di qualsiasi sostanza chimica).

Ho pensato che a molti di voi – soprattutto a chi si avvicina ora alla cucina vegetariana – potrebbe far piacere sperimentare qualcuna delle sue fantastiche ricette. E quindi inizio oggi con la sua più recente invenzione: gli involtini di verza “A Modo Mio”. Assaggiati personalmente oggi, è un piatto che richiama il sapore e i colori di questo autunno appena iniziato.

La verza è inoltre ricca di proprietà benefiche: è considerata un ottimo analgesico e antinfiammatorio, è utile nel combattere artrite, artrosi e stipsi, contiene vitamina A, C e K, quest’ultima di grande importanza nel regolare la coagulazione del sangue.

Non resta che mettersi a tavola… Buon appetito!

Ingredienti per tre persone:

Una verza media, un uovo, grana macinato, pecorino di media stagionatura, pane integrale vecchio, sale, pepe, funghi secchi ammorbiditi nell’acqua, qualche pomodoro fresco, olio extra vergine d’oliva.

Preparazione:

Lessate le foglie esterne di una verza di medie dimensioni. A parte frullate la parte interna della verza con un uovo, una manciata di grana macinato, un po’ di pecorino, il pane vecchio bagnato e strizzato, sale, pepe e un pugnetto di funghi secchi precedentemente ammorbiti. Arrotolate le foglie lessate ponendo al loro interno l’impasto, mettete il tutto in una teglia da forno anti aderente, circondando gli involtini con i funghi avanzati e con i pomodori freschi tagliati a pezzetti e irrorati di olio. Infornate per una ventina di minuti… e servite!

L’alimentazione è di fondamentale importanza non solo per chi pratica. L’alimentazione vegetariana negli anni è stata quella che mi ha permesso di mantenere una pratica intensa e una vita dinamica e attiva. Ritengo sia davvero importantissimo verificare con attenzione la provenienza degli ingredienti che utilizziamo per i nostri pasti, soprattutto se consumiamo alimenti di origine animale, come uova, latte e derivati. Il rispetto per le creature che ci offrono la possibilità di nutrirci è fondamentale – è un piccolo sforzo in più nel fare la spesa, ma ci ripaga in modo immenso. Non solo perché rispettiamo gli animali, ma perché ci prendiamo cura del pianeta, evitando i danni colossali degli allevamenti intensivi, e favorendo le piccole imprese locali che hanno scelto con coraggio di lavorare eticamente.