Vivere in un universo psichico

Traduzione e commento al testo di Richard Conn Henry – da Nature

Ricordo che una delle prime cose che mi colpirono leggendo il libro di Sharon Gannon e David Life, “Jivamukti Yoga – Pratiche per la Liberazione del Corpo e dell’Anima” fu la bellissima definizione di “Yoga”:
“Non possiamo ‘fare’ yoga. Lo Yoga è il nostro stato naturale. Ciò che possiamo fare sono pratiche yoga, che possono rivelarci dove resistiamo al nostro stato naturale”. Quella frase marcò l’inizio della mia ricerca su quale fosse veramente il nostro ‘stato naturale’. Uno stato di perfetta unione con tutto ciò che ci circonda, con il nostro corpo (che rappresenta il primo ambiente con cui il nostro sé viene a contatto), certo, ma anche con l’ambiente che ci circonda, la natura, il pianeta, l’universo. Questo stato di connessione ci rimanda ad un universo fatto non solo di materia, ma anche di percezione, e di spirito. Un concetto che sembra avere poco a che fare con la scienza.

Eppure oggi eminenti scienziati concordano nell’affermare che la nostra realtà è ben lontana dalla concezione darwiniana dell’evoluzione per casualità, e lasciano intendere (in alcuni casi proponendo teorie molto fondate) che non è più il ‘nucleo’ della cellula, il nostro DNA, a renderci ciò che siamo: ma proprio la nostra capacità, attraverso le membrane cellulari, il sistema nervoso, la pelle, di creare un rapporto con l’ambiente (Bruce H. Lipton, 2020). Possiamo concordare o meno con la teoria di un biologo come Lipton, che ha rapporti controversi con la scienza. Ma quando è un astrofisico della John Hopkins University come Richard Conn Henry a proporci la teoria di un universo psichico, forse possiamo cominciare ad ascoltare.

Henry ha pubblicato questa sua teoria su Nature.com, uno dei siti scientifici più autorevoli in UK, riassumendola in un articolo di facile lettura, che vi ripropongo sintetizzato e tradotto da me in italiano. Davanti ad un Natale in cui i nostri spiriti sembrano eclissati dagli scenari politici ed economici prodotti dalla pandemia, le parole di questo scienziato a me sembrano meravigliose e importanti, per ricordarci, soprattutto se pratichiamo Yoga, qual è il nostro stato naturale. E come cercarlo, se ci sembra ultimamente un po’ sperduto.

“L’unica realtà è la mente e le sue osservazioni. Ma le osservazioni non sono ‘cose’. Per vedere l’Universo per ciò che è realmente, dobbiamo abbandonare la nostra tendenza a concettualizzare le osservazioni come se fossero cose.”

Storicamente, ci siamo sempre rivolti ai nostri leader religiosi per comprendere il significato delle nostre vite, e la natura del nostro mondo. Con Galileo Galilei, questa tendenza è cambiata. Stabilendo che la Terra ruota intorno al Sole, Galileo non solo è riuscito a credere nell’incredibile, ma ha convinto tutti a fare lo stesso. E’ stato un risultato incredibile in termini di ‘raggio d’azione psichico’, e con la successiva opera di Isaac Newton, la fisica si è unita alla religione nel tentativo di spiegare il nostro ruolo nell’Universo.

La più recente rivoluzione della fisica, negli ultimi 80 anni, deve ancora riuscire a trasformare la comprensione delle masse in modo simile. E tuttavia una corretta comprensione della fisica era accessibile anche ai tempi di Pitagora. Secondo Pitagora, ‘i numeri sono ogni cosa’, e i numeri sono mentali, non meccanici. Allo stesso modo, Newton chiamò la luce ‘particelle’, sapendo che il concetto sarebbe stato una ‘teoria efficace’ – utile, ma non veritiera. Come rivela il biografo di Newton, Richard Westfall: “La causa definitiva dell’ateismo, secondo Newton, è ‘questa nozione che i corpi abbiano una realtà completa, assoluta e indipendente'”.

La scoperta, datata 1925, della meccanica quantica risolse il problema della Natura dell’Universo. Brillanti fisici stavano nuovamente per credere all’incredibile – questa volta, che l’universo è psichico. Secondo Sir James Jeans: “il flusso di conoscenza si sta dirigendo verso una realtà non meccanica: l’Universo comincia ad assomigliare più ad un immenso pensiero che ad una immensa macchina. La mente non sembra più un intruso accidentale nel regno della materia… dovremmo piuttosto dire che è il creatore e il governatore del regno della materia”. Ma i fisici non hanno ancora seguito l’esempio di Galileo, e hanno convinto tutti delle meraviglie della meccanica quantica. Come spiega Sir Arthur Eddington “E’ difficile per un fisico, legato al dato di fatto, accettare la visione che il substrato di ogni cosa appartenga al mondo della psiche”.

Nella sua commedia Copenhagen, che presenta la meccanica quantica ad un’audience più vasta, Michael Frayn attribuisce a Niels Bohr queste parole: “abbiamo scoperto che… l’Universo esiste… solo attraverso la comprensione situata nella mente umana”. La moglie di Bohr risponde, “e l’uomo al centro di questo Universo sei tu, o Heisenberg?”.

I fisici eludono la verità, perché la verità è estranea alla fisica del quotidiano. Una modalità tipica per evadere l’Universo psichico è invocare la ‘decoerenza’ — la nozione che ‘l’ambiente fisico’ sia sufficiente a creare la realtà, indipendentemente dalla mente umana. Tuttavia l’idea che un qualsiasi atto irreversibile di amplificazione sia necessario a far collassare la funzione delle onde è risaputamente errato: negli esperimenti di tipo Renninger, la funzione dell’onda collassa semplicemente grazie al fatto che la mente umana non la vede. L’Universo è completamente psichico, o mentale.

Nel decimo secolo, Ibn al-Haytham diede inizio alla visione che la luce proceda da una fonte, entri nell’occhio e venga percepita. Questa rappresentazione non è corretta, ma ancora oggi è ciò che la maggior parte delle persone ritiene vero, e tra questi sono inclusi anche molti fisici (a meno che non li si metta sotto pressione). Per scendere a patti con l’Universo, dobbiamo abbandonare queste idee. Il mondo è quantum meccanico: dobbiamo imparare a percepirlo come tale.

Uno dei benefici del portare l’umanità a percepire correttamente il mondo, è la conseguente gioia nello scoprire la natura mentale dell’Universo. Non abbiamo idea di cosa implichi questa natura mentale, ma la cosa bella è che è vera. Al di là della acquisizione di questa percezione, la fisica non ci è più di aiuto. Possiamo scendere nel solipsismo, espanderci al deismo, o ad altro se riteniamo che possa servire, ma non possiamo più chiedere aiuto alla fisica.

E un altro beneficio nella visione quantica del mondo è che chi impara ad accettare che niente esiste, se non l’osservazione, è molti passi avanti rispetto ai fisici che sperano di scoprire ‘la realtà delle cose’. Se riuscissimo a tirar fuori un Galileo, e a far credere alla gente la verità, la fisica ci sembrerebbe un gioco da ragazzi.

L’Universo è immateriale – psichico e spirituale. Vivete, e godetevela.

Altre letture suggerite:

Marburger, J. On the Copenhagen Interpretation of Quantum Mechanics http://www.ostp.gov/html/Copenhagentalk.pdf (2002).

Henry, R. C. Am. J. Phys58, 1087–1100 (1990).