Anahata Chakra: le istruzioni pratiche di Simon Borg-Olivier

Prima di addentrarmi nell’argomento di oggi, Anahata chakra, vorrei ringraziare tutti i lettori che in questi giorni hanno condiviso, discusso, e anche contestato il mio post precedente, dedicato alla decisione del CONI di escludere lo Yoga dalle discipline appartenenti alla sua lista. In totale, il post è stato letto da oltre 40.000 persone. Quali che siano le vostre opinioni, è stato bellissimo vedere quanto a tutti noi stia a cuore il futuro dello Yoga in Italia. Indubbiamente ognuno di noi continuerà a custodire la propria idea. Ma è importante impegnarsi insieme per trovare un terreno comune, perché la dignità dello Yoga nel nostro paese cresca sempre di più, sotto ogni aspetto.

E proprio perché il cuore è stato chiamato in causa, il mio post di oggi è dedicato al nostro quarto chakra. E’ un argomento che ho già trattato sulle mie pagine, ma la ricerca non finisce mai: per questo ogni volta che trovo informazioni a mio parere di valore, cerco di portarle all’attenzione di chi mi legge, per condividerle e approfondirle insieme.

Non c’è niente di meglio quindi che leggere le istruzioni di un grande maestro per capire come lavorare sul quarto chakra (Anahata), un punto focale del nostro sistema energetico, il ponte tra i chakra inferiori e quelli superiori. E’ importante comprendere che accedere all’energia di un chakra senza aver lavorato in modo adeguato sui chakra inferiori che lo precedono spesso causa più danni (fisici ed energetici) che benefici. Vi affido dunque alla traduzione del post di Simon Borg-Olivier per raggiungere questo centro energetico in modo sicuro, e consiglio come sempre di non avere fretta di eseguire alcuni asana, anche se a livello di mobilità ci sembrano possibili. Buona lettura!

Simon Borg-Oliver apre Anahata Chakra

“Anahata chakra è tradizionalmente sito tra il petto e le vertebre toraciche, nell’area della colonna compresa tra T5 e L2. E’ universalmente noto come ‘chakra del cuore’. Anahata chakra è inoltre spesso associato all’amore incondizionato, alla felicità e alla compassione. E’ il ponte tra i chakra inferiori e quelli superiori. Non possiamo aprire in modo efficace il chakra del cuore se non abbiamo prima aperto i chakra inferiori.  In questa foto scattata a Bondi Beach da Fela Adebiyi, sto effettuando una respirazione diaframmatica, portando il respiro prima nel mio addome (sede di Manipura chakra), e poi nel torace (il chakra del cuore). E’ un’azione alquanto complessa, e la maggior parte dei praticanti può respirare nel torace (e quindi, si supporrebbe, aprire il cuore) solo inibendo il diaframma; questo purtroppo è un problema che rende l’esercizio controproducente, perché ha come effetto l’attivazione della reazione primordiale “combatti o fuggi”, uno stress ben poco salutare quando diventa il nostro stato d’animo dominante. Insegno sempre ai miei studenti che nella pratica a volte è meglio respirare in modo naturale, piuttosto che forzare la respirazione toracica. Questo perché la maggior parte di noi, per respirare nel torace, blocca il diaframma attraverso i muscoli che forzano l’espirazione (quelli che attiviamo per stabilizzare il muscolo trasverso). In questa posizione, il mio addome è stabilizzato dall’azione del retto addominale, che connette l’osso pubico al petto, e quindi connette in modo efficace i chakra inferiori a quelli superiori, consentendo tuttavia una respirazione addominale spontanea.

L’altro aspetto di Anahata chakra “dimenticato” da molti è che la sua sede è più vicina alla parte posteriore del corpo che a quella anteriore, ed è quindi attraverso le flessioni e l’allungamento delle vertebre toraciche che apriamo più efficacemente questo chakra, che non attraverso gli inarcamenti (soprattutto se eseguiti in modo scorretto o affrettato, n.d.T.)

Ecco le mie istruzioni generali per accedere all’energia di questo chakra:

  • Allungate prima le vertebre toraciche (arrotondando la parte superiore della schiena), e quindi allungate il petto senza “accorciare” la colonna, soprattutto muovendovi attorno alla giuntura lombo-toracica, tra T12 e L1.
  • Allontanate dalle anche la giuntura T12-L1. Cercate di attivare tutte le vertebre comprese in quest’area.
  • Generalmente, per le flessioni in avanti muovete il “centro del cuore” (la parte frontale del torace) e “la colonna del cuore” (T12-L1) in avanti e verso il basso (le indicazioni si riferiscono alle posizioni in piedi).
  • Generalmente, per gli inarcamenti muovete il “centro del cuore” (la parte frontale del torace) e la “colonna del cuore” (T12-L1) in avanti e verso l’alto (le indicazioni sono relative alle posizioni in piedi).
  • Generalmente, per le torsioni a destra ruotate il “centro del cuore” (la parte frontale del torace) e la “colonna del cuore” (T12-L1) avvicinandovi all’anca destra.
  • Generalmente, per le flessioni laterali a destra, muovete il “centro  del cuore” (la parte frontale del torace) e la “colonna del cuore” (T12-L1) avvicinandovi all’anca sinistra e allontanandovi dall’osso sacro.
  • Espandete il torace con o senza il respiro.
  • Respirate nel torace solo dopo aver portato il respiro nell’addome.
  • Verificate che le dita siano allungate ma in grado di muoversi liberamente se necessario.

Simon Borg-Olivier

Non importa che crediate o meno all’esistenza dei chakra. I metodi di insegnamento di Simon Borg-Olivier in materia possono migliorare in modo sensibile il vostro livello di energia e la salute dei vostri organi interni. Consiglio a tutti di dare un’occhiata alla lista dei corsi online di Simon, uno dei pochissimi insegnanti in grado di trasmettere in modo davvero efficace i suoi insegnamenti anche attraverso internet.

Eka Pada Urdhva Dhanurasana – pic by Marco Pantani

Traduzione e commenti, Francesca d’Errico

Aprire il cuore: Anahata Chakra secondo Gregor Maehle

Anahata Chakra
Gregor Maehle, nel suo ultimo libro “Samadhi, The Great Freedom”, tra poco disponibile in inglese, affronta un tema di grande importanza a livello sociale. Chi pratica Yoga tende spesso a concentrarsi, durante la meditazione, sul sesto e sul settimo chakra. Ma in Kali Yuga, l’era che stiamo vivendo, il quarto chakra, Anahata, il chakra del cuore, è di grande rilevanza. Gregor ce lo spiega con grande chiarezza in questo articolo tratto dal suo libro e pubblicato sul suo blog Chintamani Yoga. Lo traduco per tutti i lettori italiani, augurandomi che possa essere strumento di riflessione per chi pratica, sul tappetino e nella vita di tutti i giorni.
“Concentrare il prana nel chakra del cuore comporta molte significative implicazioni. Nel sutra 1.33, Patanjali afferma: ‘La mente diventa limpida se meditiamo sull’affabilità verso chi è felice, sulla compassione verso chi è in condizioni miserevoli, sulla gioia verso chi è virtuoso e sull’indifferenza verso chi è malvagio’. La nostra esistenza separata, individualista, egoista tende invece a rafforzare l’invidia verso chi è felice (perché mai sono più fortunati di me?), il giudizio verso chi è in condizioni miserevoli (non si meritano niente di più, se la sono cercata), lo scetticismo verso chi è virtuoso (sicuramente avranno qualche scheletro nell’armadio! Indaghiamo…) e l’odio verso chi è malvagio (guarda cosa hanno fatto questi maledetti, facciamogliela pagare). Patanjali non solo ci consiglia di abbandonare questi sentimenti negativi, ma ci incoraggia a diffondere il loro opposto. Ci dice che nel farlo, rendiamo ‘limpida la nostra mente’. Perché? Tutti i conflitti che abbiamo con gli altri non sono altro che l’esternazione di conflitti interiori. Ammetterlo è un processo doloroso e umiliante. Se, ad esempio, manifestiamo invidia per il successo di qualcun altro, dentro di noi pensiamo di non meritare di essere altrettanto fortunati, e quindi non comprendiamo per quale motivo questa fortuna debba andare ad altri. Quando giudichiamo una persona sofferente e rifiutiamo di aiutarla, ritenendo che se la sia cercata, dentro di noi pensiamo di non meritare aiuto e di poter essere giudicati per non aver fatto abbastanza per evitare la nostra sofferenza. Se siamo scettici nei confronti di chi è virtuoso o eroico, è perché non abbiamo fiducia nella nostra stessa virtù, nel nostro stesso eroismo, e riteniamo di meritare di essere buttati giù dal piedistallo. Allo stesso modo, il nostro odio per i malvagi altro non è se non l’esternazione del disprezzo verso noi stessi, perché crediamo di essere anche noi, nel profondo, malvagi e come tali di meritare di essere puniti. Qualsiasi forma di cattiveria proiettiamo all’esterno nel parlare degli altri, altro non è se non un rifiuto di accettare che noi stessi meritiamo l’amore Divino.
E’ un processo molto impegnativo, che affrontiamo con grandi resistenze. A tutti noi piace cavalcare il destriero del giudice morale, guardando gli altri dall’alto in basso. Ora, facciamo caso a quante volte la parola ‘altro’ è comparsa negli ultimi due paragrafi. Come avviene nell’analisi dei sogni secondo Jung, in cui qualsiasi personaggio abiti i nostri viaggi onirici altro non è se non la proiezione dei nostri conflitti interiori su attori esterni, lo Yoga afferma che tutti i conflitti del nostro stato di veglia sono l’esternazione dei nostri conflitti interiori. Nel momento in cui accettiamo tutte le nostre debolezze e trasformiamo l’odio verso noi stessi in amore e accettazione, eliminiamo qualsiasi conflitto esterno.
Attenzione, questo non significa che non dobbiamo fermare le multinazionali che stanno distruggendo l’ambiente, né che dobbiamo liberare gli assassini o ignorare i danni dei tiranni che entrano in guerra con altri paesi. Ma significa che se cerchiamo di fermarli senza desiderio di vendetta nei nostri cuori, stiamo cercando di correggere il loro comportamento impedendo all’ira e alla vendetta di far parte dell’equazione. Il Samadhi basato sul chakra del cuore ci fa comprendere che non esiste nessun ‘altro’. Questo non significa che gli altri siano un’illusione, bensì che siamo tutti connessi con gli altri esseri viventi, che formiamo un unico, grande organismo simbiotico, un’umanità e una famiglia di esseri viventi. Qualsiasi forma di giudizio e di controversia provochiamo nei confronti di chiunque, a lungo termine tornerà a bussare alla nostra porta. Il concetto che ‘la perdita di qualcuno è il mio guadagno’ si basa sull’errata cognizione di identificare noi stessi con il nostro corpo. Ma il nostro corpo è solo il veicolo che la nostra coscienza abita in questo momento, tutto qui. Ben più in profondità, noi condividiamo lo stesso ‘atman’, lo stesso ‘sé’, perché esiste un solo ‘sè’. ‘Non fare ad altri ciò che non vorresti fosse fatto a te’ implica che abbiamo tutti un’esistenza comune, essendo figli del Divino, e che non esiste in realtà alcuna separazione. Se ritenessimo di essere separati, perché dovremmo trattare gli altri come trattiamo noi stessi?
‘Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori’. Anche qui è presente l’idea che non esiste un ‘altro’. Possiamo perdonare, e perdonando veniamo perdonati. E non è possibile perdonare gli altri se prima non perdoniamo noi stessi. Il perdono radicale nasce dalla pratica del Samadhi sul chakra del cuore. Ci insegna a lasciare andare immediatamente e consciamente qualsiasi forma di odio, qualsiasi antagonismo proviamo nei confronti degli altri. Perché? Perché agendo in questo modo, secondo le parole di Patanjali, rendiamo limpida la nostra mente, e se la mente non è limpida, nessuna evoluzione è possibile.
Ma anche nel perseguire una evoluzione, come quella dei samadhi sui chakra superiori, dobbiamo sempre tornare al cuore, Anahata. In questo chakra assiale trova il suo centro l’essere umano integrato, da questo chakra possiamo interagire ponendoci in una posizione di servizio, compassione e amore. Se il nostro centro è in Sahasrara chakra, il nostro contributo non sarà granché. E’ nel cuore che sviluppiamo la fede nel Divino ed è qui, secondo le scritture, che possiamo sentire il suono sacro dell’OM. A proposito del cuore, Anahata, il Chandogya Upanishad dice: ‘Nel petto dell’uomo è racchiuso un piccolo tempio (il cuore), in cui brilla una piccola fiamma, grande quanto un pollice (l’anima). E in questa fiamma, miracolosamente, è contenuta l’intera vastità dell’Universo, con i suoi pianeti, le stelle, i continenti, i fiumi, le montagne e gli oceani'”.
– Gregor Maehle, tratto da ‘Samadhi The Great Freedom’

Jivamukti Yoga FOTM: La pratica che scioglie i nodi dell’anima

David Life, fondatore insieme a Sharon Gannon del meraviglioso stile Jivamukti, propone questo mese sul sito di Jivamukti Yoga un bellissimo spunto di riflessione: ovvero come sciogliere i nodi che ci limitano attraverso la pratica. Mi permetto di tradurre questo interessantissimo articolo, scritto da uno dei maestri più importanti dello Yoga contemporaneo.
In Sanscrito, il termine “granthi” significa nodo o dubbio; in particolare, un nodo particolarmente difficile da sciogliere. In India, chi indossa il sari custodisce il denaro formando una tasca con il tessuto dell’abito e annodandone un lato. Questo portafoglio annodato viene chiamato granthi. Nella pratica spirituale, i Granthi sono barriere psicologiche o psichiche che si frappongono tra noi e la liberazione completa. I granthi impediscono al prana di salire liberamente lungo il canale energetico centrale, sushumna nadi. I granthi limitano lo spirito; ci ingabbiano nelle errate percezioni della realtà (avidya) e dell’ego (asmita). Ci tengono legati alle nostre preferenze (raga e dvesha) e ci radicano nella paura della morte (abhinivesha). La conoscenza (jnana) è una componente chiave per trascendere la paura, e insieme all’azione (karma) mette le ali ai nostri desideri spirituali – il risveglio della Kundalini.

David Life e Sharon Gannon, Jivamukti Yoga

L’Hatha Yoga offre attraverso i bandha – le chiusure energetiche – un modo per sciogliere questi nodi. Concentrando il prana in Sushumna Nadi, i bandha aumentano la potenza della Kundalini ascendente, aiutandoci a superare le restrizioni del pensiero e dell’azione.
Brahma Granthi risiede alla base della colonna, tra Muladhara Chakra e Svadhisthana Chakra, dove sono situate le funzioni primitive del cervello, come il riflesso “lotta o fuga”, preposto alla sopravvivenza. La paura della morte, le ansie nei confronti del cibo, di un riparo o di abiti con cui proteggerci sono tutte manifestazioni di Brahma Granthi. Quando proviamo paura nell’eseguire una verticale sulle mani o una spaccata, e quella stessa paura ci impedisce di avere successo, siamo in presenza di BrahmaGranthi. La mancanza di tempo libero fa parte di questo nodo. Quando le preoccupazioni economiche ci trattengono al lavoro e ci allontanano dalla nostra pratica yogica, siamo vittime di Brahma Granthi.
Mula (Radice) Bandha è il consolidamento di Prana e Apana, ed è un modo per perforare Brahma Granthi. La vitalità, il pensiero, il respiro e la parola si unisco nella ricerca della verità. Possiamo eseguire questa chiusura energetica in ogni momento, trasformando ciò che facciamo in un’azione sacra.
Vishnu Granthi impedisce il fluire dell’energia tra Manipura Chakra e Anahata Chakra. Questo Granthi è un nodo che si relaziona all’ego e al potere individuale. Il nostro attaccamento all’ego, la nostra autocommiserazione e la ricerca di potere personale tendono a rallentare il nostro cammino spirituale. La paura di essere ignorati e di perdere prestigio può compromettere la nostra crescita interiore. Questo nodo, relativo al potere e alla manipolazione, è anche il nodo dell’accumulo. Accumulare potere, possedimenti, e fama, ci ferma a questo livello di consapevolezza.  Per trascenderlo, dobbiamo “abbandonare l’amore per il potere, e scegliere il potere dell’amore!” Il grado di vulnerabilità che dimostriamo nella nostra vita – la capacità di mettere da parte la nostra facciata e sfidare il nostro status quo, può sciogliere Vishnu Granthi.
Uddiyana (Volo) Bandha è il secondo consolidamento di Prana, Apana e Samana Vayu.
Eseguita insieme a Mula Bandha, questa chiusura energetica perfora Vishnu Granthi. L’individuo trascende la sua individualità. L’addome viene risucchiato internamente e sollevato – un simbolo della rinuncia all’accumulo e della concentrazione dell’energia ascendente, diretta verso Anahata Chakra.
Rudra granthi si annoda tra Anahata e Ajña chakra. L’attrazione per l’azione che nasce dal cuore e l’esperienza al servizio degli altri può distrarre lo yogi che desidera “Essere Amore” e non solo provarne l’esperienza. Aiutare gli altri è un modo splendido di passare la propria vita, ma questo servizio può trasformarsi nel nostro ostacolo, se ci porta a provare risentimento per gli altri, o a vederli come esseri inferiori. Dobbiamo sforzarci di trascendere la separazione e di sperimentare l’unicità dell’essere, al più alto livello di coscienza, per completare il cerchio che trasforma la nostra coscienza in azione compassionevole. Quando riusciamo a liberarci dall’illusione di essere diversi/separati dagli altri, le nostre azioni nascono spontaneamente dall’amore. Jalandhara Bandha ci aiuta a compiere questo salto di consapevolezza.
Il consolidamento finale del prana è appunto Jalandhara Bandha (la chiusura della Rete, che deve questo nome al reticolo di nadi che troviamo nel collo), laddove Prana, Apana, Samana e Udana vayu, in Sushumna Nadi sciolgono Rudra Granthi, sollevando il velo della separazione.
Marzo 2015 – David Life