E’ ancora possibile avere un Guru? Parla Gregor Maehle

Quando si parla di Yoga, nella sua concezione più autentica e non solo nella visione occidentale moderna (che sembra concentrarsi sempre più solo sul suo aspetto più fisico) si pensa immediatamente alla figura del Guru, ovvero la guida spirituale che, come per magia, ci guiderà oltre i nostri limiti (fisici, ma in questo caso anche e soprattutto psicologici e spirituali), mostrandoci la strada verso la tanto agognata “illuminazione”. Ma abbiamo davvero bisogno di una figura esterna a noi stessi che ci porti verso la liberazione? Per rispondere a questa domanda, ho fatto un po’ di ricerche leggendo gli autori che in questo momento stanno maggiormente attirando la mia attenzione. Tra questi, Gregor Maehle, autore non solo di un interessantissimo blog, ma anche di due libri davvero eccezionali sull’Ashtanga Yoga. Traduco quindi una parte del suo post “The End of The Guru (part 1)” , che riassume un aspetto davvero fondamentale della ricerca spirituale che anima molti studenti di Yoga (e non solo).
Gregor Maehle, autore di Chintamani Yoga e numerosi libri
“Come accade nel mito dell’amore romantico, nel mito del Guru appare la figura del Maestro Spirituale che ci aspetta per rivelarci la nostra interezza. Sembra che a noi tocchi solo trovare quello giusto, per realizzare questo evento magico. Ma si tratta di una proiezione che finisce per toglierci ogni potere. Stiamo in pratica proiettando il potere di raggiungere un obiettivo spirituale su un agente esterno. Spesso, al centro di questa proiezione risiede un sentimento di inadeguatezza interiore, che forse ha origine dal sentirsi poco amati e sostenuti da una figura genitoriale (spesso dello stesso sesso del guru su cui proiettiamo queste sensazioni). Vorrei invitarvi ad abbandonare in modo radicale e totale questa proiezione, per accettare il fatto che voi, come qualsiasi Guru, per quanto potente e saggio possa apparirvi, siete stati creati ad immagine e somiglianza del Divino. Non esiste una sola persona in tutto il mondo che possa rifiutarvi l’ingresso al Giardino dell’Eden o alle Stanze Segrete dell’Altissimo, o al mitico Regno di Shangri-La. Nessuno, eccetto voi stessi. E non esiste alcun potere supremo se non il vostro che possa, ancora una volta, aprire quella magica porta per farvici tornare. In realtà, non esiste alcuna porta da aprire, perché non siete mai usciti da questi Luoghi Spirituali. Tutti noi siamo nati in uno stato di eterna grazia e unione con il Divino, che è onnipotente, eterno ed infinito. Questo stato non è qualcosa che noi, o nessun altro essere umano, neanche un Guru, può fare o disfare.  Ciò che possiamo fare, tuttavia, è decidere di vivere ignorando la nostra unione con il Divino. Possiamo trovare tutte le giustificazioni del caso: possiamo dire a noi stessi che non siamo meritevoli, che abbiamo peccato, che la nostra mente non riesce a liberarsi del pensiero, che abbiamo bisogno di più soldi, di più amore, di diventare più bravi nell’esecuzione delle asanas, di meditare più a lungo. Ma siamo sempre e solo noi a costruire queste mura immaginarie. Ritenendo di essere impotenti, cerchiamo un genitore o un Maestro su cui possiamo proiettare il potere che pensiamo di non avere.  Ma si tratta in realtà solo del nostro potere, esternato e proiettato su qualcuno al di fuori di noi. Bramiamo l’incontro con questa figura paterna o materna, e la figura si materializza prontamente nel Guru, come accade nelle relazioni sentimentali in cui abbiamo fallito. Quando siamo in presenza del guru, come di un partner sentimentale idealizzato, ci sentiamo una cosa sola con il Divino, ci sentiamo consapevoli della Consapevolezza (scegliete voi la versione che preferite). Ma il potere dietro questa sensazione è solo il nostro: siamo noi a permettere che questo stato esistenziale si manifesti alla presenza del Guru, perché non autorizziamo noi stessi a provare questa stessa sensazione alla nostra sola presenza. Un buon maestro spirituale ci darà gradualmente gli strumenti e le pratiche necessarie a sostituire la presenza del guru. Alcuni insegnanti ci insegneranno anche a disfarci di tutto ciò che abbiamo creato e che non ci serve più – ma sono solo aspetti semantici. Ciò che importa è che l’insegnante sappia rendere se stesso (o se stessa) obsoleto, riducendo gradualmente la dipendenza dal maestro con l’indipendenza del “sé” dello studente. E questo ci porta all’affermazione di Ramana Maharshi, “il Guru e il Sé sono la stessa cosa”. Il cammino spirituale è una strada verso se stessi, alla ricerca del guru originario, di cui tutti i guru sono solo un riflesso. Il Guru che risiede nei nostri cuori”.

“Guru Brahma, Guru Vishnu, Guru devo Maheshwara,
Guru sakshat, param Brahma, tasmai shri guravay namah”

7 febbraio 2015, n.d.t.
Torno ancora una volta sull’argomento trattato da Gregor Maehle sul suo blog (tradotto e postato ieri). Ci torno per dire che sebbene concordi pienamente con la sua visione del Guru Interiore (tant’è che “The Guru Within” è la definizione del mio credo), sono esistiti senz’altro Guru autentici, Maestri che hanno saputo fare la cosa più importante che un Maestro deve fare: ovvero NON rendersi indispensabili, rimanendo però indelebili nel cuore e nell’anima degli studenti, persino di quelli studenti che non li hanno mai incontrati personalmente, ma che hanno solo incontrato i suoi insegnamenti. Per me, questo Guru è Sri K. Pattabhi Jois. Ciò che quest’uomo ha saputo fare per lo Yoga contemporaneo è davvero incredibile. Ha creato un metodo (l’Ashtanga Vinyasa Yoga) che ha le sue radici profonde nello Yoga di Patanjali, lo ha reso moderno e adatto a chiunque e in tutto il mondo. Un metodo talmente perfetto da essere terapeutico sul piano fisico, mentale e spirituale; talmente perfetto da poter essere appreso e praticato e approfondito anche in sua assenza (grazie al geniale stile Mysore). Da poter essere studiato, compreso, e infine solo e semplicemente amato, a tutte le età e in qualsiasi condizione fisica. Un metodo che l’età non scalfisce, anzi, che l’età arricchisce, perché giorno dopo giorno su quel tappetino ci rivela qualcosa di nuovo su noi stessi. Un metodo che può essere modificato, aggiornato, interpretato ma che alla fine torna sempre a se stesso, proprio come noi cambiamo, ci evolviamo, ma alla fine torniamo alla nostra natura originaria – a ricongiungerci con l’Uno. Quindi per quanto mi riguarda, un Guru c’è, anche oggi che non c’è più. Grazie Guruji.