Yoga Syllabus

Ritorno a se stessi, la nuova proposta di Marco Migliavacca

“La pratica non è un modo per cercare una via di uscita ma un costante viaggio per trovare la via d’entrata, per fare ritorno a casa”. (M. Migliavacca) 

E’ indubbio che negli ultimi anni la diffusione mondiale dello Yoga abbia contaminato la sua pratica, arricchendola di contenuti razionali, anatomici, scientifici, intellettuali che hanno tutti un comun denominatore: la loro provenienza occidentale. Non che questo processo di occidentalizzazione sia necessariamente un male.  Tanti sono i benefici che si traggono da contaminazioni e integrazioni. Ma forse, questo voler a tutti i costi adattare agli standard del nostro emisfero una conoscenza che parte da presupposti completamente diversi, ha negli ultimi decenni spostato lo sguardo dall’universo interiore (che sarebbe territorio di diritto dello Yoga) a quello esteriore – prigioniero dell’apparenza e di un ideale di “perfezione formale” che attiene più alla performance atletica che allo Yoga.Preoccupati di rincorrere l’allineamento “giusto”, la forma “corretta”, la postura “perfetta”, abbiamo perso per strada la consapevolezza che ogni corpo è unico nelle sue proporzioni, nei suoi angoli, nei suoi archi, nelle sue misure: e che l’imitazione delle forme altrui inevitabilmente ci porta a perdere la capacità di muoverci fluidamente all’interno del nostro corpo, attraverso il nostro respiro. Ecco allora che lo Yoga delle origini viene nuovamente guardato con occhi sospettosi, la medicina orientale sembra una sorta di eresia, e invece che fare passi avanti nell’integrare due mondi, rischiamo di tornare indietro, a chiudere nella scatola dell’”esoterismo” tutte quelle nozioni e pratiche che indagano l’uomo da punti di partenza diversi.
Ho conosciuto Marco Migliavacca ormai 15 anni fa. Ero appena rientrata da Londra, dove avevo vissuto e praticato per un decennio, e cercavo una shala di riferimento che mi facesse sentire a casa. Un amico mi suggerì di andare a trovare Marco. Nacque subito una grande amicizia: Marco ed io avevamo avuto gli stessi maestri (da John Scott a Sharon Gannon), condividevamo istintivamente lo stesso approccio alla pratica. Mi sentii subito nel posto giusto, con la persona giusta. Ho lasciato Milano per la Toscana ormai sei anni fa, ma come si sa, le amicizie non risentono delle distanze, e il rapporto con Marco è sempre stato vivo e di reciproca stima.
In questi anni, l’esplorazione di Marco non si è mai fermata. Animato da uno spirito di incessante ricerca, ha continuato ad esplorare l’universo della pratica, approdando negli ultimi anni al Katonah Yoga, di cui è unico portavoce in Italia. Dallo studio di questo approccio nasce l’ultima fatica di Marco: lo Yoga Syllabus.

Il lavoro di Marco Migliavacca ci costringe a rivedere i nostri pregiudizi occidentali, e a riscoprire la magia dello Yoga, il suo enorme potenziale terapeutico, la sua incredibile capacità di adattarsi all’unicità del singolo, partendo da concetti e misurazioni orientali, spiegate in modo semplice e diretto, rese comprensibili e duttili. Un gioco, da affrontare con la stessa serietà con cui giocano i bambini.

Ma non crediate di dover “tradire” la vostra pratica per seguire Marco in questo viaggio attraverso il corpo. I principi che troviamo nel suo Yoga Syllabus sono facilmente applicabili a qualsiasi pratica e a qualsiasi tradizione. Sono esplorazioni che possono arricchire la nostra conoscenza del corpo, recuperando quella magia che il nostro congenito razionalismo inconsciamente tende a seppellire. Sì, perché la magia altro non è che la capacità di vedere la luce che splende dentro di noi, invece che farsi abbagliare da quella esteriore, quella da cui siamo bombardati attraverso le patinate immagini dei social.

Mentre tutto intorno a noi sembra proporci estenuanti performance atletiche, nello Yoga Syllabus troviamo pratiche nutrienti, accoglienti, accessibili. Momenti di cura di sé che ci lasciano rigenerati, anche grazie al tono di voce scelto da Marco, che ci culla attraverso l’esecuzione proponendoci istruzioni chiare e visualizzazioni antiche.

Se vogliamo che la nostra pratica continui a sprigionare bellezza, al di là del tempo che inevitabilmente ci consuma, dobbiamo tornare a guardarci dentro. Dobbiamo tornare ad ascoltare il respiro, capire cosa lo ostruisce, percepirne la fluidità, e dobbiamo imparare a “misurare” le nostre potenzialità con gli angoli, gli archi, le linee del nostro corpo. Per disegnare le nostre forme, e non emulare quelle altrui. E’ proprio nelle nostre “perfette imperfezioni”, che troveremo quel mezzo e quel fine che conosciamo con il nome di “Yoga”.

Lo Yoga Syllabus di Marco è già disponibile, da oggi, sul suo sito. Cliccate sul link, e lasciatevi andare.

Francesca d’Errico

Yoga Basics, la lezione per chi insegna

Marco Migliavacca, Hohm Street Yoga

E se per una volta, invece che cercare la “prossima” asana, facessimo un bel passo indietro e ci chiedessimo come eseguiamo quelle che conosciamo già? E soprattutto, se siamo insegnanti, in che modo le trasmettiamo a chi pratica sotto la nostra guida? Ci limitiamo ad “eseguire” le asana, o veramente le “esperiamo” a livello fisico ed energetico? Le utilizziamo come semplici forme di geometria del corpo, oppure, come insegnano i testi più antichi, riusciamo a viverle come strumenti terapeutici, per un profondo allineamento energetico, la pulizia e la tonificazione degli organi interni? Ultimamente queste domande si affacciano sempre più spesso alla mia mente. Qual è lo scopo della nostra pratica, e la qualità del nostro insegnamento agli altri? Alla ricerca di risposte, mi sono rivolta ad uno dei maestri in cui credo di più e che sempre riesce a stimolare la mia crescita e la mia consapevolezza: Marco Migliavacca, fondatore di Hohm Street Yoga. Oggi quindi sono andata alla sua nuova lezione, Yoga Basic. Non ci inganni il nome. Yoga Basic è una lezione profondamente impegnativa, che richiede uno sguardo interiore e uno sforzo non indifferente nell’individuare aree del corpo e organi che molto spesso sottovalutiamo. Con la sua grande capacità di trasmettere informazioni mantenendo la lezione fluida e coinvolgente, Marco ci guida alla scoperta dell’allineamento interno ed esterno troppo spesso dimenticato in favore della prodezza estemporanea o del flusso piacevole – ma a volte frenetico – del vinyasa. In modo diretto, preciso, guidando l’ingresso nelle asana con dovizia di nozioni e dirigendo il nostro respiro in punti trascurati in favore dell’estetica, la pratica diventa funzionale e terapeutica. E quando torniamo alle nostre più familiari sequenze, i pattern neurologici stimolati da queste nuove prospettive si integrano alla nostra pratica arricchendola di consapevolezza, sicurezza, stabilità e di aspetti terapeutici profondi. Non solo: per chi insegna, a guadagnarci non è solo la pratica individuale, ma quanto siamo in grado di dare a chi si rivolge a noi per ritrovare un corpo perduto o prigioniero delle tensioni quotidiane. Sono uscita da questa lezione completamente rigenerata. Dal punto di vista fisico, ma anche e soprattutto psicologico. Il profondo “massaggio” che le asana riescono a produrre sugli organi interni, quando sono “vissute” con consapevolezza, favorisce innumerevoli processi organici che riequilibrano i flussi ormonali responsabili dei nostri livelli di stress. Il mio messaggio ai principianti è di frequentare questo corso, per arrivare al vinyasa con un grado di consapevolezza corporea che mette al riparo dagli infortuni, e consente di comprendere l’autentico significato dello Yoga. Agli insegnanti mi permetto umilmente di suggerire: se c’è una lezione da provare a Milano oggi, è Yoga Basic. Tutti i mercoledì alle 13, in Hohm Street Yoga.