Jivamukti Yoga FOTM: Matsyendranath, Il Pesce

una rappresentazione di Matsyendranath

Il Focus del Mese di Jivamukti Yoga riprende un concetto che a me piace moltissimo, ovvero l’analisi mitologica e spirituale degli Asana. Il simbolismo legato alle singole posture ci consente di andare oltre la loro espressione fisica, arricchendo la nostra pratica di un significato più profondo. Cosa significa “persona”, per noi? Sharon Gannon ci invita alla riflessione e come sempre, a portare lo yoga oltre il tappetino.

Traduco oggi per voi il Focus del Mese di Marzo, scritto proprio dalla co-fondatrice del metodo, Sharon Gannon. E vi invito a visualizzare, durante la vostra pratica, Matsyendranath, per ricordare che l’origine di Tutto è Uno. Buona lettura!
 
hānan eṣāṁ kleśavad uktam
 
L’ostacolo principale alla pratica dello Yoga è il nostro pregiudizio, basato sulle nostre preferenze.
PYS IV. 28
“Un giorno, tanto tempo fa, il forte, saggio, onnipotente Dio della Trasformazione, Shiva, raccontò alla sua compagna, la Dea Parvati, la sua più recente scoperta: lo Yoga. Le parlò a lungo, senza accorgersi che Parvati si stava annoiando. Dopo tutto, era stata proprio lei a creare l’intero sistema dello yoga, e certo non aveva bisogno di essere indottrinata. Mentre Shiva si dilungava, Parvati allungò la mano verso l’acqua e cominciò ad accarezzarla, creando piccoli vortici che si trasformarono in onde. Un pesce si accorse che sulla riva stava accadendo qualcosa di interessante e si staccò dal branco per andare a dare un’occhiata. Quel pesce, di nome Matsya, cominciò rapito ad ascoltare gli insegnamenti di Shiva. Quando Matsya gli chiese di ripetere tutto dall’inizio, Shiva accettò di slancio, senza mostrare alcuna sorpresa per il fatto che Matsya fosse un pesce. Shiva dedica infatti ad ogni anima lo stesso rispetto. Determina il valore di un essere vivente considerando il suo sincero desiderio di conoscere la verità, e non in base ad età, fede, genere o specie di appartenenza.
Shiva diede un nuovo nome a Matsya, Matsyendranath o “Signore dei Pesci” (Matsya significa infatti pesce in sanscrito, mentre indra significa signore). Gli disse di andare ad insegnare agli altri il metodo dell’Hatha Yoga. Funziona proprio così anche oggi: il maestro insegna allo studente, e il ruolo dello studente è diventare a sua volta maestro. Matsya fu dunque il primo studente a diventare maestro, e a trasmettere ad altri i suoi insegnamenti. Lo yoga è trasmesso da un maestro ad uno studente in una linea ininterrotta che vive fino ai giorni nostri. Chiunque oggi si consideri un maestro di Hatha Yoga, discende da quel pesce, Matsya.
Nelle prime pagine dell’Hatha Yoga Pradipika, l’autore, Swatmarama, riconosce la sua discendenza da Adinath (Shiva) a Matsyendranath. Tuttavia oggi sono in molti a dubitare che il primo studente di yoga fosse un pesce. Come è possibile? Un pesce non può certo eseguire eka pada shirshasana e tanto meno padmasana! L’assunzione automatica dei più è che Matsya fosse un uomo. Forse aveva occhi, scaglie o altre caratteristiche che lo facevano somigliare ad un pesce. In India, Matsyendranath è spesso raffigurato come un uomo forte, con folti capelli e lunga barba, e con due gambe al posto della pinna.
Perché riteniamo inconcepibile che un pesce possa aver ricevuto direttamente da Dio degli insegnamenti, diventando quindi un guru? Semplicemente a causa dei nostri radicati pregiudizi. Gli esseri umani ritengono arrogantemente di essere l’unica specie del pianeta dotata di consapevolezza, intelligenza, linguaggio e anima. Pensiamo che sia sempre stato cos’, mentre in realtà tutti gli esseri viventi possiedono queste caratteristiche. Gli scienziati oggi concordano nel dire che la vita sul nostro pianeta era presente ben prima del nostro arrivo. C’è stata un’epoca in cui gli esseri acquatici erano ben più numerosi di qualsiasi altra forma di vita terrena. I Veda parlano delle dieci incarnazioni di Vishnu, e la prima è proprio quella di un pesce.
Tempo fa ascoltai qualcuno raccontare la storia di Matsyendranath e cercare di collegarla

Matsyendrasana

alla vicenda biblica di Jonah e della balena, nel tentativo di razionalizzare la presenza di questo “pesce”.  “Jonah,” diceva l’insegnante, “era un uomo che fu inghiottito da una balena. Era un saggio che viveva all’interno di una balena. Matsyendranath era come Jonah – un uomo nel corpo di un pesce. Quando trovate il nome di Matsyendranath nelle prime pagine dell’Hatha Yoga Pradipika, non dovete pensare che si parli di un vero pesce”. L’insegnante era irremovibile nella sua convinzione. Quando sentii la sua veemenza, mi chiesi: non è forse vero che all’interno di ogni pesce si trova, in realtà, una persona? Non sono forse persone tutti gli esseri viventi? Se definiamo persona un essere dotato di anima – un essere che può sentire, pensare, che ama la sua vita, che si prende cura dei suoi piccoli, dei suoi genitori – allora dobbiamo dire che certamente anche un pesce è una persona.
I Veda ci insegnano che tutto è Brahman—nell’universo non esiste nulla che non sia Dio. Dio risiede in ogni essere vivente nascosto dalla sua forma esteriore. La natura essenziale di tutte le anime è divina. La forma esteriore di qualsiasi essere o cosa non è l’identità eterna. Penso che un insegnante che non voglia farci credere che Matsyendranath fosse un vero pesce, non sia preparato a sposare questo concetto (n.d.t: Jivamukti Yoga non vuole “umanizzare” gli animali ma, al contrario, riconoscerne la loro dignità in quanto tali, in quanto esseri viventi dotati di coscienza). Il pregiudizio basato sulla specie di appartenenza può impedirci di comprendere questa idea. Spero che presto verrà il giorno in cui non considereremo gli animali inferiori a noi, e che, in qualità di insegnanti, non ci vergogneremo di insegnare il fatto che i grandi Maestri, a volte, possono apparire in forma diversa da quella umana.”
~ Sharon Gannon
Spunti per l’insegnamento:
  • Descrivete in che modo matsyendrasana ed altre torsioni purifichino manipura chakra liberandoci di avidya. Possiamo comprendere l’interconnesione tra tutti gli esseri viventi, quale che sia la loro specie di appartenenza.
  • Insegnate asana presenti nell’Hatha Yoga Pradipika.
  • Spiegate come una dieta ed uno stile di vita vegani possano essere di aiuto nella purificazione del corpo e della mente, rendendo più leggera la pratica Yoga.
  • Spiegate come l’obiettivo dello Yoga sia eliminare il nostro attaccamento alle preferenze soggettive. Ad esempio, durante la pratica fisica:
    • Nelle inversioni, saltate sempre utilizzando lo stesso piede?
    • Preferite praticare in un particolare punto della stanza, in un particolare momento della giornata? Provate a modificare luogo e orario della vostra pratica.
    • Preferite alcuni asana ad altri? Preferite dedicarvi all’apertura delle anche o agli inarcamenti? Interrogatevi sulle vostre preferenze e provate a lasciarle andare.

Traduzione di Francesca d’Errico