Yoga da leggere

Leggere lo Yoga: un’attività talmente importante, che persino la Yoga Alliance ne riconosce il valore, considerando le letture di testi didattici e di saggi filosofici alla stessa stregua di workshop e seminari di aggiornamento. La cosidetta “continuing education”, infatti, non può prescindere dalla lettura, che è un momento di approfondimento personale che arricchisce e apre nuove strade a chi pratica. Recentemente, tre libri mi hanno particolarmente colpito e desidero consigliarli a chiunque pratichi Ashtanga e Vinyasa Yoga.

Il nuovo libro di Ray Long, presto disponibile  in italiano

Il primo sarà presto disponibile in italiano (e sono onorata di averne curato l’editing per OM Edizioni): si tratta di “Vinyasa Flow and Standing Poses” di Ray Long. Praticante, insegnante e medico, Ray Long, autore di un blog seguitissimo da chi pratica Vinyasa Yoga, ha costruito una collana di libri a mio parere di inestimabile valore per l’approccio anatomico particolarmente creativo. I suoi suggerimenti pratici rendono l’anatomia applicata allo Yoga un argomento vivo, basato sull’esperienza diretta, e sono ricchi di spunti da utilizzare sia durante la pratica personale che durante l’insegnamento. Il secondo testo è un testo di Sharon Gannon e David Life, creatori del metodo Jivamukti, il mio stile d’elezione: si tratta di Yoga Assists, un manuale innovativo all’assistenza nell’esecuzione delle asanas. Ne sto curando la traduzione per OM Edizioni in questi mesi e sarà bellissimo rendere questo testo disponibile anche a chi non parla inglese. Oltre a fornire spunti davvero innovativi nei cosiddetti “aggiustamenti”, il libro presenta un’interpretazione delle posizioni anche in chiave psicologica: un approccio come sempre all’avanguardia per questi due grandissimi insegnanti.

Un’immagine tratta da Yoga Assists di S. Gannon e David Life

Affrontare gli asana comprendendone anche gli aspetti psicologici ci aiuta a comprendere quali blocchi dobbiamo affrontare, non solo sul tappetino, ma anche e soprattutto nella vita.

Scoprire la mitologia dell’Ashtanga con G. Maehle

Infine, l’ultimo testo che ha colpito la mia attenzione, e che vi consiglio di leggere (su questo libro sto passando ore di lettura davvero felici) è The Intermediate Series: Mythology, Anatomy and Practice di Gregor Maehle. Gregor pratica Ashtanga Yoga da oltre 30 anni, e il suo approccio affronta in modo particolarmente dettagliato l’aspetto filosofico di questa pratica, rivelandone le radici nella più autentica mitologia indiana. Per ora disponibile da leggere solo in inglese (ma chissà che non arrivi una bella sorpresa per i lettori italiani), questo testo è davvero una perla per chi vuole approfondire “la madre di tutte le pratiche” sotto il suo aspetto più spirituale.

Mi auguro di aver fornito a tutti qualche spunto interessante! Questi autori contemporanei offrono agli Yogi e alle Yogini di tutto il mondo strumenti davvero inestimabili per arricchire la nostra pratica. Leggere è fondamentale, soprattutto quando non ci è possibile accedere con continuità ad un insegnante di riferimento.

Buona lettura e buona settimana!

 

Bandha Yoga: una traduzione per OM Edizioni

E’ ormai assodato: conoscere l’anatomia è di fondamentale importanza per approfondire la nostra pratica. Ma come insegnare agli studenti, soprattutto a coloro che si avvicinano per la prima volta allo yoga, come attivare (o rilassare) correttamente bandha, muscoli e articolazioni? Molto spesso, chi si avvicina allo yoga non ha alcuna diretta conoscenza anatomica. A volte ci troviamo davanti a studenti che vengono da altre discipline sportive, e hanno un rapporto più fluido con il loro corpo. Ma non è raro che arrivino anche persone che non hanno mai praticato alcuno sport – e di qualsiasi età. Parlare loro di bandha, drishti, o quadricipiti, legamenti crociati, psoas e ischiocrurali rischia di confonderli e di rendere la pratica un percorso ad ostacoli, togliendole quell’aspetto meditativo che è uno dei cardini dello yoga. Come guidare quindi il neofita? Innanzi tutto, utilizzando delle metafore. Per attivare i muscoli della mano sul tappetino, ad esempio, ed evitare di scaricare tutto il peso sui polsi, io suggerisco spesso agli studenti di immaginare che le loro mani siano come stelle marine completamente aderenti alla roccia. Trovo particolarmente utile fornire indicazioni pratiche: per allineare correttamente il ginocchio in Virabhadrasana, ad esempio, ed evitare che scivoli troppo all’interno o all’esterno, suggerisco sempre di abbassare lo sguardo per osservare l’alluce, che dovrebbe sempre apparire parzialmente nel campo visivo. Utilizzo inoltre gli “aggiustamenti” nelle posture per dare maggiore consapevolezza dell’esistenza di un muscolo. A volte è sufficiente appoggiare una mano su un muscolo contratto, ed invitare lo studente a visualizzarne il rilassamento, per aprire una porta di consapevolezza sul corpo. Prima di procedere ad aggiustamenti più vigorosi, mi limito semplicemente ad appoggiare le mani sulla zona da contrarre o distendere, invitando lo studente ad attivare da solo il muscolo, e a visualizzarne l’azione. A quel punto, ne utilizzo il nome anatomico corretto, per creare una memoria sensoriale nello studente. Alla lezione successiva, basterà l’indicazione vocale per risvegliare in lui la sensazione. Infine, cerco di diluire le informazioni – in una posizione relativamente semplice come Tadasana, ad esempio, sono tali e tante le informazioni da rischiare di stordire lo studente se gliele forniamo tutte insieme. Lascio quindi che ad ogni informazione seguano delle respirazioni ad occhi chiusi, per dare il tempo a chi apprende di assaporare i cambiamenti prodotti dalle indicazioni. Soprattutto durante le prime classi, cerco di mantenere il ritmo del vinyasa particolarmente lento, in modo da consentire ai partecipanti di approfondire autonomamente le posizioni, di sentirle in profondità e di memorizzarle. In questo modo, progredendo, il rischio di errori di allineamento sarà notevolmente ridotto e sarà più facile per il neofita progredire in sicurezza. Una maggiore conoscenza del proprio corpo rende la pratica più consapevole. Ciò che conta è ricordare che chi abbiamo davanti sta iniziando un cammino e ha bisogno di essere guidato con pazienza e con chiarezza.
Buona pratica e, per chi volesse approfondire le tematiche anatomiche legate allo Yoga, ecco un link davvero utilissimo: Bandha Yoga  di Ray Long. I suoi libri, pubblicati in italiano da OM Edizioni, sono davvero di grande utilità per insegnanti e studenti. I suoi consigli pratici danno suggerimenti innovativi nell’approccio alle diverse posizioni e sequenze Vinyasa.

Yoga e anatomia: Ray Long

Negli ultimi anni, si leggono sempre più spesso libri, blog, articoli dedicati all’anatomia delle posizioni Yoga. Io stessa, traduttrice con un lungo percorso come insegnante Yoga, sono impegnata proprio in questi giorni nella traduzione di un libro di Ray Long (medico ed insegnante di Yoga) a mio parere particolarmente utile che sarà a breve pubblicato in italiano da OM Edizioni. Su molte pagine facebook dedicate in particolare ad Ashtanga e Vinyasa Yoga i lettori si sono spesso chiesti per quale motivo l’anatomia degli asana sia diventata predominante sul web e nelle classi, e se questo non rischi di togliere allo Yoga parte della sua spiritualità. Personalmente ritengo che, di questi tempi, una profonda conoscenza dell’anatomia del corpo umano sia un requisito fondamentale per chi si appresti ad insegnare Yoga, ed una discreta conoscenza sia comunque importantissima anche per chi semplicemente desidera portare avanti una pratica individuale. Questo per diverse ragioni. La prima ragione è che, soprattutto in occidente, chi si avvicina allo Yoga lo fa molto spesso per motivi legati al corpo, alla ricerca di tonicità, flessibilità, di recupero delle funzionalità in seguito ad incidenti o traumi. E’ quindi molto importante che chi guida gli studenti attraverso le asanas sappia su cosa sta lavorando, non solo per attivare correttamente muscoli, legamenti e articolazioni, ma anche per dare beneficio agli organi interni che vengono stimolati nelle diverse posizioni.

La seconda ragione, e riguarda soprattutto chi pratica individualmente, è che, diversamente da quanto avviene in India, non tutti gli studenti di Yoga hanno la possibilità di accedere con costanza e quotidianamente alla guida di un insegnante. Dunque anche da soli una conoscenza anatomica è di grande aiuto nell’approfondire le diverse asanas e sequenze. Quando si pratica con un insegnante di “lungo corso” si ha la fortuna di imparare sotto una guida esperta. Gli asana dello Yoga non sono semplici posizioni ma vere e proprie porte che, se attraversate consapevolmente, non solo garantiscono con il tempo un profondo benessere fisico, ma anche risvegliano in ognuno di noi sensazioni psicologiche importanti, aiutandoci a rimuovere “blocchi” o affrontare ansie e paure. L’anatomia applicata allo Yoga è inoltre illuminante per la parte più spirituale dello Yoga, perché ci insegna a vedere il nostro corpo come un veicolo che la nostra anima può abitare in modo più o meno confortevole. Una delle citazioni di B.K.S. Iyengar da me preferite recita: “Il corpo è il mio tempio, e le asanas sono le mie preghiere”. Un tempio che attraverso la conoscenza anatomica possiamo costruire su basi solide, e preghiere che possono diventare tanto più musicali quando sono “recitate” correttamente.