Praticare in Italia: Ashtanga Yoga Varese, la tradizione in provincia

Amo lo Yoga anche per le persone che ti permette di incontrare. Ti fa sentire a casa nel mondo: ovunque io vada, so che troverò una comunità di persone interessate alla mia stessa pratica. E’ un piacere quindi vedere che anche nelle province italiane ci sono persone dedicate a far nascere nuove comunità, impegnate a tramandare la tradizione Mysore di Sri K. Pattabhi Jois e Sharath. Se poi la persona in questione è un amico, e questo amico riceve proprio in questi giorni, da Sharath Jois, l’autorizzazione a trasmettere il metodo dell’Ashtanga Yoga, la sensazione che si prova è di grande gioia.

Ho conosciuto Alessandro Cioffari Bertalli a Mysore lo scorso anno. Mi ha conquistata per la sua energia, il suo grande amore per la pratica, il suo sense of humor in grado di far dimenticare le difficoltà di una posizione, e i suoi bellissimi aggiustamenti, frutto di corsi specifici a cui ha dedicato molto tempo. Alessandro ha ricevuto qualche settimana fa l’autorizzazione ad insegnare Ashtanga Yoga proprio dall’attuale Guru, Sharath Jois, nipote del padre dell’Ashtanga e da lui designato a portarne avanti la tradizione. Ho voluto intervistarlo perché Alessandro porta avanti la sfida di far crescere questo metodo in provincia, e lo fa con grande passione e determinazione. Un esempio molto bello, una storia che sono felice di raccontare, e un insegnante che vi consiglio di frequentare se vivete a Varese e provincia. Vi conquisterà con la sua bellissima energia.

FDE: Raccontami del tuo percorso nello Yoga. Quando hai iniziato, e come sei arrivato all’Ashtanga Yoga? Cosa significa oggi per te essere autorizzato KPJAYI?

ACB: Lo yoga – in particolare l’Ashtanga Yoga – è entrato nella mia vita lentamente. L’idea di provare questa “cosa” un po’ strana rispetto al mondo del fitness dal quale provengo mi è balenata quando ero molto più giovane, attorno ai 20 anni. La giovane di età, il desiderio di aderire al gruppo (erano gli anni del boom delle palestre) e l’idea che fosse decisamente troppo freak mi hanno fatto rimandare il tutto a circa 10 anni fa. A quel punto della mia vita, già lavoravo nelle palestre ma sentivo l’esigenza di un cambiamento. Così ho frequentato la mia prima classe. Era una lezione di Power Yoga. Ed è stato amore. L’insegnante, nel corso delle lezioni successive e parlando brevemente di teoria dello yoga, ha menzionato che lo yoga dinamico che stavamo praticando derivava dall’Ashtanga Yoga. Mi sono quindi chiesto: perché non andare all’origine? La prima pratica è stata complicata. Gente che cantava in una lingua strana, parole che non comprendevo, posizioni che al momento credevo impossibili. Ma piano piano il metodo Ashtanga mi ha conquistato. La calma, la concentrazione, la continua scoperta sono diventate parte integrante della mia pratica quotidiana. Ad oggi non posso più farne a meno.

Essere autorizzato KPJAYI per me è il coronamento di questa prima parte del mio percorso nell’Ashtanga, basato su anni di pratica, di studio e numerosi viaggi in India. È un riconoscimento che mi riempie quindi di gioia. È al contempo una grande responsabilità: significa mantenere vivi ed attuali la tradizione ed il metodo Ashtanga come insegnato a Mysore da Guruji prima e da Sharath ora. Credo che Sharath con l’autorizzazione all’insegnamento riponga in noi grande fiducia, e spero con il mio lavoro, nella Shala, con gli studenti di ripagarla in pieno.

FDE: Negli ultimi tempi, a Mysore le cose sembrano essere in rapido cambiamento. Tu sei appena tornato dall’India: come pensi si evolverà KPJAYI? Qual è la tua opinione su Sharath?

ACB: Come tu ben sai l’india è un paese ricco di contraddizioni. Le evoluzioni e i cambiamenti possono essere tanto lenti quanto repentini. Io ho la massima fiducia in Sharat. Più volte in conferenza ha confermato che il suo unico scopo è quello di continuare il lavoro di Guruji, quindi KPJAYI rimarrà l’unico vero istituto dove apprendere l’Ashtanga in modo autentico, così come ce lo ha trasmesso chi lo ha concepito, Sri K. Pattabhi Jois.

FDE: Sappiamo che i social, negli ultimi anni, hanno avuto un ruolo contraddittorio ma anche positivo, avvicinando molti neofiti allo Yoga. Tuttavia, il rischio è quello di spettacolarizzare troppo gli aspetti esteriori della pratica. Qual è il tuo rapporto con questo mezzo di comunicazione?

ACB: L’estetica in sé non è un male. A chi piace vivere in una casa brutta? O circondarsi di oggetti brutti? Tuttavia credo che la spettacolarizzazione in se stessa, senza alcuna logica e senza alcun contenuto non servano a nulla, soprattutto nello Yoga. Come diceva Pattabhi Jois, “it’s only circus”. E’ un discorso che può essere allargato a qualsiasi ambito, non riguarda solo lo Yoga. I social media funzionano molto attraverso le immagini, per questo è importante concentrarsi su un utilizzo volto a comunicare in modo autentico, più che a mostrarsi. L’uso dei media resta un passo necessario per la diffusione dello Yoga, dobbiamo però cercare di farlo al meglio, per offrire un servizio davvero utile sia ai principianti che ai praticanti più esperti.

FDE: E’ innegabile che negli ultimi anni l’Ashtanga Yoga sia diventato uno dei metodi più insegnati al mondo. Ma sono in molti ad improvvisarsi maestri. Quanto è importante, oggi, avere un legame con le origini di questo sistema, e ricevere l’autorizzazione ad insegnare da KPJAYI?

ACB: Ritengo che l’autorizzazione da KPJAYI sia fondamentale. Molte volte mi viene da pensare che ci sono più insegnanti di yoga che praticanti. Investire parte della propria vita studiando in India, dove il Metodo Ashtanga è nato, è un passo necessario per chi sceglie con responsabilità di essere insegnante. Non è facile, richiede dedizione, tempo e coraggio, e l’autorizzazione è il completamento di questo percorso. O forse è solo l’inizio di un nuovo, ancora più convinto cammino nell’Ashtanga.

Alessandro Cioffari Bertalli fotografato da Alessandro Sigismondi

FDE: Ashtanga Yoga Varese è nata da poco, ma ha già al suo attivo molte attività: workshops con Laruga Glaser, Elle Syrilak, Taylor Hunt… quali sono i tuoi obiettivi nel prossimo futuro? E’ difficile creare una comunità in provincia?

ACB: Ashtanga Yoga Varese (AYV) è una piccola realtà. Con passione e dedizione l’Ashtanga si sta diffondendo. Insegnare in provincia non è difficile. Certo è una realtà diversa da una grande città come Milano o una metropoli come può essere New York, con milioni di persone, e quindi percentualmente dotate di un maggior numero di praticanti. Per questo, sono veramente onorato che insegnanti di calibro internazionale come Laruga Galaser, Elle Sirilak e Taylor Hunt vengano a Varese. È un chiaro segnale che non è la piccola realtà di provincia il limite alla diffusione dell’Ashtanga, perché la bellezza e la profondità dello yoga trascendono qualsiasi luogo. Inoltre lavorare in una realtà di dimensioni ridotte consente di creare un rapporto profondo con i propri studenti, di seguirli con grande attenzione.

I miei progetti per il futuro sono semplici. Continuare ad insegnare con passione e dedizione. Riuscire a trasmettere tutto il mio amore per l’Ashtanga e il suo “magico” potere, facendo passare il concetto che tutti possono praticare: tutti abbiamo infinite possibilità che troppe volte, però, dimentichiamo di possedere.

– Francesca d’Errico, 2017

Non perdete i prossimi eventi di Ashtanga Yoga Varese, che hanno per protagonisti insegnanti KPJAYI davvero eccezionali:

ELLE SIRILAK: 26-28 MAGGIO

TAYLOR HUNT: 30 giugno 2 luglio

LARUGA GLASER: 27-29 ottobre

È attiva la mailing list per gli eventi, suggerita l’iscrizione per essere sempre aggiornati sulle tante attività proposte da Alessandro Cioffari Bertalli.

Alessandro Cioffari Bertalli a Mysore, il giorno della sua autorizzazione

Donne e Yoga: Kristina Karitinou Ireland

Kristina Karitinou Ireland

Da tempo desideravo parlare di donne e Yoga. Nata come disciplina inizialmente riservata solo agli uomini, lo Yoga, soprattutto negli ultimi 40 anni, ha attirato un numero sempre crescente di donne, fino ad annoverare Maestre di grande importanza, che hanno saputo infondere in questa disciplina le caratteristiche meravigliose del femminile. Ho pensato quindi di iniziare una serie di interviste con le protagoniste dello Yoga contemporaneo, e il primo nome che mi è venuto in mente è stato quello di Kristina Karitinou: chi meglio di lei, insegnante certificata KPJAYI e compagna del rimpianto Derek Ireland, indimenticabile portavoce dell’Ashtanga Yoga in Europa, può raccontarci come si declina lo Yoga al femminile? Con la gentilezza che la contraddistingue, Kristina ha subito accettato. Ne è nato un dialogo carico di entusiasmo, che desidero condividere con tutti voi.

FDE: Kristina, sei certificata KPJAYI all’insegnamento dell’Ashtanga Yoga e hai avuto la grande fortuna di imparare questo metodo direttamente da Guruji (Sri K. Pattabhi Jois) e da tuo marito, il leggendario e rimpianto Derek Ireland. Certo non è possibile riassumere la tua esperienza in un post, ma come hai iniziato a praticare Yoga?

KKI:  Lo Yoga è entrato nella mia vita per la prima volta quando avevo 14 anni: partecipai ad una lezione di Hatha Yoga e seguii il corso per qualche tempo. Poi, dovendomi dedicare agli studi, mi fermai. Compiuti i 18 anni, una cara amica mi disse che avrei dovuto provare l’Ashtanga Yoga. Mi presentò alla sua insegnante, Lindra Kapetaniu. Linda aveva studiato con Derek Ireland. Mi innamorai del metodo fin dalla prima lezione, e alla seconda, compresi che quella pratica era nel mio destino.

FDE: Quali insegnamenti ti ha trasmesso Guruji? E come è stato praticare e insegnare al fianco di Derek? 

Derek Ireland e Kristina

KKI: Quando ho incontrato Guruji avevo 25 anni. Era un saggio che applicava quotidianamente una filosofia pratica per seguire il suo Dharma. Era un autentico erudito, come tutti gli insegnanti di yoga ai suoi tempi. Desiderava trasmettere la sua pratica e aiutare la gente con asana terapeutici, e conosceva ogni possibile variante per ogni posizione, così nessun praticante poteva accampare scuse!  Rivelava ad ognuno di noi le possibilità del corpo. Insegnava Sanscrito all’Università di Mysore, materia su cui era estremamente preparato. Come tutti i grandi maestri, aveva affrontato molte difficoltà finanziarie, ma non aveva mai rinunciato all’Ashtanga Yoga. Guruji era un uomo di famiglia, amava sua moglie, i suoi figli e i suoi studenti. Aveva la capacità di leggere dentro ogni praticante, di riconoscere il dolore fisico ed emotivo, ed era sempre pronto ad intervenire per aiutarci a superare gli ostacoli. Era forte e vulnerabile al tempo stesso, e il suo modo di rivelare la pratica era di grande ispirazione.

Derek era un uomo generoso, una forza della natura in grado di trasmettere la pratica a chiunque. Mi considero molto fortunata per essergli stata accanto per sei anni, imparando e insegnando insieme a lui. Era il mio mentore. Trovava sempre il modo giusto per arrivare agli studenti, li trattava con grande rispetto fornendo loro gli strumenti adatti ad affrontare qualsiasi difficoltà. Ha inoltre fatto molto per lo status degli insegnanti di Yoga nel mondo, rendendoli figure di tutto rispetto anche in occidente. Derek è stato il primo a trasmettere il metodo in Europa, utilizzando un linguaggio adatto al nostro pubblico. Ha realizzato il primo video di Ashtanga, registrando la Prima Serie con moltissime informazioni al di là del semplice conteggio dei Vinyasa. E’ stato anche il primo a formare insegnanti, aiutandoli a superare i limiti del corpo per imparare a praticare in sicurezza. La sua professionalità e il suo carisma lo avvicinavano alla perfezione, la sua energia nelle lezioni resta ineguagliata. Derek si serviva del suo carisma per diffondere la pratica nel mondo. Insegnava in modo intenso, preciso, istintivo, efficace. La catarsi era un elemento importante del suo modo di insegnare. Manteneva gli studenti nella giusta prospettiva, educava in modo energico. Era anche un vero amico per i suoi studenti. Derek era molto rispettato da insegnanti e praticanti, era affascinante, incredibilmente intelligente, pieno di risorse nell’affrontare le difficoltà della pratica. Era un vero Bodhi Sattva. 

FDE: Hai insegnato a migliaia di studenti a Creta e nel mondo. Ritieni che l’Ashtanga possa essere trasmesso a tutti nello stesso modo? Modifichi asana e/o sequenze? E cosa pensi dell’atteggiamento competitivo che sembra aver preso piede nella comunità dell’Ashtanga Yoga?  

KKI: Questa pratica può essere trasmessa in mille modi, tanti quante sono le tipologie corporee nel mondo! Sì, il metodo ha una sequenza, un ordine, è un metodo. Ma qualsiasi tipo di Hatha Yoga in cui si applichino Bandha, Drishti e Pranayama può essere considerato Ashtanga. L’insegnante esperto trasmette la sua conoscenza attraverso la varietà. La serie resta immutata, ma esistono variazioni di ogni genere per consentire a chiunque di imparare a praticare. Non è necessario chiudere Marichyasana D o Kourmasana per avanzare nella pratica, la verità è che dobbiamo imparare la variante più adatta a noi e andare avanti. Dopo 2, 3 anni di Prima Serie è necessario passare alla Seconda per bilanciare le eccessive flessioni. Questo è quanto insegnavano Krishnamacharya e Pattabhi Jois.  Non cambio la sequenza delle posizioni, ma uso le varianti più adatte allo studente, che sono il vero tesoro del buon insegnante.

Per quanto riguarda l’esibizionismo egoico negli asana, una cosa è certa. Quando impariamo o insegniamo, apprendiamo sempre qualcosa attraverso i nostri sensi. Quando pratichiamo gli asana, la nostra prospettiva si ampia, il nostro corpo rivela la sua essenza, comprendiamo di più, sintonizziamo il corpo e la mente con l’ambiente circostante. Se perdiamo l’occasione di riconoscere questa opportunità e utilizziamo gli asana solo per diventare delle celebrità, diamo briglia sciolta all’insicurezza e all’ignoranza. Ma sono fasi attraverso cui passiamo tutti. Si, lo Yoga e in particolare l’Ashtanga si prestano molto ad essere commercializzati. Ma alla fine, ci vogliono molti anni per arrivare a comprendere il potere della pratica, le sue immense possibilità, i suoi effetti su tutti i livelli dell’esistenza. E questi doni non arrivano semplicemente mettendosi le gambe dietro la testa. 

FDE: Lo Yoga è il tuo compagno di viaggio da molti anni e hai iniziato a praticarlo giovanissima. In che modoti ha sostenuto negli anni? Quale consiglio daresti alle donne che iniziano a praticare in diverse fasi della loro esistenza (pubertà, gravidanza, menopausa etc.)?  

KKI: La pratica è per me una cara amica, un rifugio, un modo per fare ricerca, la mia casa. Il solo sapere di averla nella mia vita è un dono immenso. Sono passata attraverso molte fasi prima di comprendere che l’Ashtanga Vinyasa Yoga è una forma di meditazione molto personale, che avviene solo quando la si esegue. Non è un argomento di conversazione o uno strumento per sentirsi superiori agli altri. Mi aiuta ad accettare la mia mortalità. La pratica è quel punto di riferimento, nella mia mente, dove posso affrontare i momenti più difficili e prendermi cura di me. Mi dona chiarezza, forza, capacità di percezione, spazio interiore, una migliore qualità della vita. Mi rende un essere umano migliore. Vedere, attraverso la pratica, il benessere di chi mi circonda mi porta a credere in un mondo migliore. Le donne sono naturalmente portate verso la pratica. Si può praticare a partire dall’adolescenza, fino alla vecchiaia più avanzata. In occidente, molte tra noi praticano anche durante il ciclo mestruale: io personalmente raccomando di lasciare riposare il corpo almeno due giorni, e negli altri giorni del ciclo suggerisco di praticare senza bandha e senza inversioni. Sicuramente per noi donne riposare in quei giorni è la soluzione migliore, ma tutto sta alla singola praticante. Non insegnerei Ashtanga ad una principiante se è in gravidanza, piuttosto la indirizzerei verso un corso specifico, pensato per quel delicato periodo. Ma se la praticante è una ashtangi esperta, può continuare ad eseguire le sequenze con le necessarie varianti, secondo il consiglio del medico e con la presenza di un insegnante. Ho vissuto 3 gravidanze, e la pratica ha regalato a me e ai miei figli grandi benefici. Praticare per le donne in menopausa, infine, è una meravigliosa opportunità. La pratica sostiene il corpo in questa fase di cambiamento, sia sul piano ormonale che sul piano psicologico. Gli sbalzi emotivi sono meno pesanti, più sopportabili. Attraversare diverse fasi esistenziali è un vantaggio per chi pratica. Derek enfatizzava sempre l’importanza di praticare dopo i 40 anni, per mantenere il corpo forte e flessibile anche a 50, 60 anni e oltre. 

FDE: Oggi tutti sembrano voler diventare insegnanti di Yoga. Personalmente, ritengo che i corsi per insegnanti siano troppo spesso troppo brevi, portando sul “mercato” insegnanti troppo poco esperti, nella pratica personale prima ancora che nell’insegnamento. Cosa ne pensi? 

KKI: Come biasimarli? Ovvio che vogliano diventare insegnanti, i media continuano a reclamizzare l’immagine di neo-guru illuminati, autentici prodotti commerciali! Era destino che accadesse, dobbiamo dare spazio alle nuove generazioni e anche ammettere che insegnare Yoga è meraviglioso. Personalmente, ritengo che ci vogliano 100 anni di apprendimento per insegnare bene 10 cose. Questo è ciò che mi hanno trasmesso i miei maestri. Alcuni, tra noi, sono nati per insegnare: ma è comunque necessario imparare come comportarsi in una shala, studiare i testi con attenzione, e soprattutto fare esperienza sul piano emotivo e intellettuale. E’ quasi buffo vedere un insegnante che pratica da 5 anni, insegna da 3, e a cui gli studenti si rivolgono con la deferenza degna di un grande saggio. Tutto dipende da che tipo di insegnante si desidera essere: vogliamo andare in palestra a fare sfoggio dei nostri diplomi, in cerca di un impiego, o il nostro obiettivo è diventare un insegnante a cui nessuno può togliere ciò che sa, una persona responsabile che ama il suo lavoro? 

FDE: Come è cambiata la tua pratica negli anni? Pratichi ancora così come ti ha insegnato Guruji? Puoi condividere con noi i suoi saggi consigli? 

Kristina Karitinou e Guruji

KKI: Con la pratica, la conoscenza cresce. Sono stata molto fortunata ad avere i migliori insegnanti al mondo, per ben otto anni senza alcuna interruzione. A quei tempi – avevo 29 anni – praticavo la serie Avanzata A. Oggi, 16 anni dopo, la mia pratica è ancora forte ed è un elemento importante della mia vita. Osservate in che modo i praticanti di Ashtanga, invece che invecchiare, sembrano solo “crescere” in modo aggraziato. Guruji non ci ha forse detto… praticate, e tutto arriverà? Arriva e se ne va, arriva e di nuovo se ne va… ma ciò che resta è che praticando continuiamo a crescere mantenendo vivo l’entusiasmo della gioventù.  Lavorando attraverso le varianti più adatte, riesco ad imparare sempre qualcosa di nuovo anche alla mia età, e ad affrontare senza traumi i cambiamenti. La pratica è sempre un grande piacere. La rispetto ancora di più oggi di quando ero ragazza! Ogni giorno imparo qualcosa di nuovo, comprendo me stessa, e torno ad innamorarmene. E’ una vera gioia. 

Sì, continuo ad insegnare ciò che Guruji mi ha trasmesso così generosamente. Il metodo mi è stato insegnato da lui e da Derek, e non cambierei una virgola! Pattabhi Jois ha lasciato dietro di sé noi insegnanti “senior”, per continuare il suo lavoro accanto a Manju, Sharath e Saraswati Jois.  Il sogno di Guruji era che la sua famiglia restasse forte e unita. La sua saggezza lo portava a desiderare pace e profonda connessione. I suoi studenti erano un’estensione della sua famiglia, e desiderava solo insegnarci il suo metodo, senza pretese. Si donava al 100%, era sempre attento nei nostri confronti. 

FDE: Pensi che l’approccio all’Ashtanga sia cambiato, dopo la morte di Guruji? Cosa consiglieresti a chi si avvicina alla pratica per la prima volta? 

KKI: Il metodo è sempre lo stesso, poche cose sono cambiate, molti insegnanti seguono ancora ciò che diceva Guruji. In passato, i praticanti si preparavano a lungo prima di andare a Mysore. I loro insegnanti li educavano su come avvicinarsi al metodo e alla tradizione in ogni aspetto. Oggi, basta praticare per un paio di mesi con un insegnante autorizzato. Non sono d’accordo sull’eliminazione delle varianti degli asana, cosa che porta i praticanti a credere che sia necessario eseguire perfettamente un asana prima di passare al successivo. Con Guruji non era così: altrimenti non esisterebbero le varianti, che sono pensate sia per i principianti che per i più esperti.  Non possiamo sostituire gli asana delle sequenze, ma possiamo scegliere di praticare una variante se è necessario. Se eliminiamo varianti e aggiustamenti, chi è meno forte e flessibile dovrebbe fermarsi alla prima serie per 10 anni, solo perché non riesce a salire dai ponti. Ma sappiamo bene che dopo 3 anni di flessioni in avanti, il corpo ha bisogno di qualche inarcamento! Inoltre, è necessario capire che a Mysore è impossibile dare assistenza a tutti. Ci sono tantissimi praticanti, e solo pochi assistenti esperti. Non dimentichiamoci però che esistono tanti bravi insegnanti senior, proprio qui in occidente: ed è nelle shala occidentali che gli studenti possono ricevere l’attenzione che Guruji avrebbe riservato loro se fosse ancora vivo.  Ai principianti consiglio di osservare prima, e solo successivamente di scegliere di praticare l’Ashtanga Vinyasa Yoga: deve essere una scelta personale. E’ importante rivolgersi ad un insegnante esperto, che abbia una solida pratica da tanti anni, che abbia frequentato seri corsi per insegnanti, come quelli offerti da Manju Jois, e che abbia praticato con Sharath. Ma soprattutto, è importante trovare un insegnante responsabile, informato, amorevole. A questo punto, lasciatevi conquistare dalla pratica, che vi rivelerà il suo immenso potenziale. 

Francesca d’Errico, 2017

Per conoscere le date dei tour di Kristina Karitinou: www.yogapractice.gr 

Ashtanga Yoga masters: Greg Nardi

Conobbi Greg Nardi nel 2007, durante un lungo soggiorno a Miami per approfondire lo studio dell’ Ashtanga Vinyasa Yoga. Il Miami Life Centre si rivelò subito un luogo eccezionale. Greg, insieme a Tim Feldmann e Kino MacGregor, era all’epoca co-fondatore dello spazio e le sue classi erano intense, profondamente spirituali, accompagnate da canti in Sanscrito. Ricordo ancora la splendida energia della Shala, la dedizione di tutti gli insegnanti, il senso di condivisione della pratica con tutti gli studenti che partecipavano alle lezioni. La pratica mattutina con Greg divenne subito un appuntamento irrinunciabile. Ogni volta, la pratica insieme a Greg mi regalava un passo avanti, la comprensione di un ostacolo, il modo per superarlo. E soprattutto, Greg riusciva a trasmettermi la pratica come un’autentica meditazione in movimento. Da allora ho sempre pensato a Greg Nardi come ad uno dei miei insegnanti di riferimento, perché la sua grande generosità durante l’insegnamento era riuscita a farmi comprendere il senso della pratica, la capacità di questo metodo di fondere corpo, mente e spirito in un’unica entità, in pura energia. Negli anni io e Greg siamo sempre rimasti in contatto, ne ho seguito il cammino, che lo ha portato a diventare un Insegnante Certificato Livello 2 direttamente da Sri K. Pattabhi Jois e Sharath Jois, e a fondare Ashtanga Yoga Worldwide, un’organizzazione che si pone come obiettivo l’insegnamento tradizionale di questo meraviglioso metodo, decodificandolo per gli studenti occidentali di qualsiasi livello. La mia gratitudine per la sua disponibilità a visitare la nostra Yoga Shala nella provincia lombarda, a portare la sua luce, la sua energia anche qui, dove la pratica è ai suoi inizi, è un dono grandissimo. Per i nostri studenti, che affrontano con dedizione ogni giorno la pratica, che l’hanno accolta con il cuore aperto, è l’opportunità di studiare con uno dei migliori maestri al mondo, dalla grande sensibilità. E’ la certezza di approfondire questo metodo, di fare un significativo passo avanti nella pratica, sul tappetino e nella vita. Gli insegnanti che si sono avvicinati all’Ashtanga Vinyasa attraverso il diretto insegnamento di Guruji e Sharath offrono sempre incredibili spunti per il miglioramento della nostra pratica. Greg fa parte di questo gruppo di persone eccezionali e mi sento davvero onorata dalla sua grande disponibilità nei confronti degli studenti di RespiraYoga, che stanno crescendo avvicinandosi ad Ashtanga e Vinyasa Yoga con la loro meravigliosa energia e curiosità. Trascrivo una recente intervista a Greg perché trovo davvero interessante il suo cammino nello Yoga. Greg ha iniziato a soli 22 anni e sarebbe davvero meraviglioso se anche in Italia i giovani entrassero nelle Yoga Shala per apprendere i grandi benefici fisici, psicologici e spirituali di questa disciplina millenaria. Una grande opportunità per Busto Arsizio e dintorni per conoscere lo Yoga da un grande maestro: tutti i dettagli per partecipare al seminario di Greg sono sul mio sito. Ricordo inoltre che Greg presiederà una conferenza gratuita di introduzione al workshop l’11 maggio alle ore 19:00. Prenotate i vostri spazi, i posti sono limitati!

 
Greg Nardi, Guruji e Sharath: gli inizi

D: Come ti sei avvicinato a quelli che sono oggi i tuoi principali interessi, allo Yoga?

Greg: La spiritualità è sempre stata al centro dei miei interessi: in particolare, mi interessava come le culture diverse dalla mia esprimevano i loro ideali spirituali. Da ragazzo, mi interessava la spiritualità degli Indiani d’America e in generale tutte le religioni legate alla Natura. Ero un campeggiatore convinto e cercavo di passare più tempo possibile a contatto con la Natura.

D: Qual è stato il tuo percorso educativo?

Greg: Ho iniziato studiando nutrizione, e per alcuni semestri mi sono spostato da una materia all’altra al college. In quel periodo la disciplina non era il mio forte, e non riuscivo a frequentare corsi per cui non provassi un autentico interesse. Ho scoperto lo Yoga a 22 anni, e a quel punto ho lasciato gli studi tradizionali per concentrami esclusivamente sull’apprendimento dello Yoga.

D: Qual è il pensiero che guida il tuo modo di insegnare Yoga?

Greg: Che si parli di Yoga o di altro, ad un certo punto della nostra esistenza tutti ci chiediamo quale sia il significato della vita, a livello individuale e più ampio. Questa domanda fondamentale è per me l’inizio dello Yoga. Il resto è cercare di vivere in armonia e con integrità con ciò che incontriamo sul nostro cammino. E’ uno stile di vita naturale. A causa delle richieste che la vita ci presenta, e a causa delle nostre esperienze, ci dimentichiamo quanto sia in realtà semplice vivere in modo naturale. Lo Yoga è il processo di recupero di questa memoria. La filosofia e le tradizioni dello Yoga ci offrono la possibilità di approfondire questa ricerca in molti modi. Il ruolo dell’insegnante è semplicemente facilitare il viaggio dello studente, e condividere qualsiasi conoscenza abbia appreso attraverso le proprie esperienze.

D: Perché hai scelto proprio l’Ashtanga Vinyasa Yoga?

Greg: Da neofita, ero entusiasta dello Yoga in generale e ho provato tutti gli stili possibili. Cercavo uno yoga “autentico”. Quando ho incontrato l’Ashtanga Vinyasa, mi sono innamorato della forza e della grazia di questa pratica, e della sua coerenza con la tradizione. Mi piaceva il suo approccio sistematico, la chiarezza e la costanza del metodo, che diventava uno strumento per misurare i propri progressi. L’intensità di questo stile aveva un effetto profondamente disintossicante. Uscivo da ogni classe completamente rinnovato e, con il tempo, mi sentivo più forte, più sano. Da bambino ero stato asmatico, dunque questo senso di vitalità corporea era una sorta di epifania. Attraverso anni di pratica, ho capito che la sfida fisica che l’Ashtanga Vinyasa Yoga ci pone è la base su cui maturiamo e andiamo al di là di una pratica guidata dall’ego. Praticare le asana in modo sistematico, affontiamo sia posizioni gradite che sgradite, ponendoci davanti ad esse con spirito equanime. Questa è in sé una grande lezione di vita e ci aiuta a scoprire il significato del termine “pace interiore”.

D: Puoi descrivere il termine “Pratica Mysore” per i nostri lettori?

Greg: La Pratica Mysore prende il nome dalla città indiana in cui Sri K. Pattabhi Joisfondò l’Ashtanga Yoga Research Institute. Questo modo d’insegnare è quello che lui stesso ha applicato con me e con innumerevoli studenti nel corso della sua vita, ed è oggi applicato da suo nipote R. Sharath Jois. In questo metodo d’insegnamento, il praticante si pone sotto la guida di un insegnante ma si muove attraverso la pratica in modo autonomo. Questo fa sì che lo studente debba memorizzare la sequenza di posizioni. L’insegnamento è graduale, l’insegnante trasmette nuove asana allo studente in base alla sua capacità di memorizzare e di padroneggiare ogni nuova posizione, fino a portarla ad un certo standard. Nella Shala si incontrano studenti di ogni livello praticare l’uno accanto all’altro. Questa situazione crea un’energia molto motivante, di cui tutti possono beneficiare. Il metodo inoltre consente agli studenti di ricevere istruzioni personalizzate in base alle diverse esigenze individuali, e di interiorizzare l’attenzione muovendosi verso una pratica meditativa, mentre durante una classe guidata è necessario seguire un ritmo ed istruzioni generalizzate.

(Fonte: Jicaro Lodge Blog)