Il gesto sacro del Vinyasa

Vinyāsa ( विन्यास in Sanscrito) è un termine sanscrito spesso utilizzato in relazione a certi tipi di yoga. Si riferisce alla transizione tra due differenti posizioni.[1]Vinyāsa ha molti significati: nyasa (stare) e vi (in modo particolare/speciale). Il termine Vinyāsa può essere anche utilizzato in riferimento ad uno specifico stile di yoga praticato come un solo respiro, legato a un solo movimento, (Wikipedia)

Mudra (devanagari: मुद्रा, IASTmudrā) è un gesto simbolico che in varie religioni viene usato per ottenere benefici sul piano fisico, energetico e/o spirituale. (Wikipedia)

Vinyasa e Mudra sono la stessa cosa?

Il Vinyasa è un gesto sacro? Qualche giorno fa, chiacchierando con Manuela e Stefania di Yogapodcast21100 mi è stata rivolta una interessante domanda. “Possiamo considerare il Vinyasa come una Mudra?”.

Prendiamo in considerazione la definizione di Mudra, ovvero “gesto sacro”, o simbolico. Come riporta in modo molto sintetico Wikipedia, le mudra sono gesti – in alcune tradizioni spesso associate agli asana – che si ritiene abbiano benefici particolari su corpo e mente. E il Vinyasa, tra tutti, non è forse un gesto dai benefici incredibili?

Siamo abituati a pensare che le mudra siano eseguite esclusivamente con le mani. In realtà, sappiamo che sia negli Hatha Yoga Pradipika che nei testi di Krishnamacharya, alcuni asana sono considerati vere e proprie mudra – solo che per eseguirle abbiamo bisogno di tutto il corpo. Un esempio classico è Yogamudrasana, considerato un vero e proprio “sigillo” di salute e longevità, nonché uno degli asana più efficaci per risvegliare la kundalini. Un’altra mudra molto famosa è Maha Mudra, che nell’esecuzione somiglia a Janu Sirsasana, ma eseguita con un controllo particolare sui bandha e sulla ritenzione del respiro.

Il Vinyasa, però, non è un asana o un gesto statico: è un movimento che avviene all’interno del respiro, dunque dinamico. Eppure, anche all’interno di questa dinamicità, nella radice stessa della parola (nyasa, “stare” e vi “in modo particolare”) troviamo una forte assonanza con il significato del termine mudra. Il Vinyasa è, soprattutto all’interno di alcune tradizioni, il collante tra una sequenza di posture: e al tempo stesso all’interno di ogni postura troviamo un susseguirsi di microscopici vinyasa, poiché ad ogni respiro, anche nella fase di stasi dell’asana, il nostro corpo continua a muoversi, seppure di pochi millimetri a volte, approfondendo la posizione.

Il Vinyasa, elemento fondamentale della pratica

Dunque il Vinyasa è, soprattutto nell’Ashtanga, non solo una transizione tra posture, ma un gesto di fondamentale importanza: fin dal primo respiro associato al movimento (il famoso “ekam inhale”), è un simbolo del risveglio della nostra consapevolezza. Il respiro non è più solo un avvenimento “automatico” del nostro corpo, ma diventa un atto conscio, che ha il compito di guidare il movimento e la sua durata. Sempre nell’Ashtanga, ma anche nel Vinyasa Krama, ogni singolo movimento è associato ad un respiro.

I Vinyasa non sono dunque soltanto “i passaggi” tra un asana e l’altro (anche se nell’accezione comune in occidente questo è il significato che viene associato al termine), ma ogni singolo movimento di ingresso, stasi ed uscita da un asana. In questo senso è più facile comprenderne la sacralità, o anche più prosaicamente il simbolismo: ekam (il primo vinyasa di surya namaskar, inspiro, braccia verso l’alto) rappresenta il risveglio, la rinascita, l’apertura. Dve, il secondo vinyasa, espiro, mi piego in avanti e verso terra, rappresenta il lasciar andare, il tornare a se stessi, verso l’interno, nelle profondità del se. E così via, per ogni singolo movimento della pratica.

Ecco perché spesso, quando mi si dice che l’Ashtanga Yoga è una pratica prettamente fisica, sorrido. Personalmente, ritengo che l’Ashtanga Yoga sia una delle pratiche più spirituali al mondo, perché vede nella sincronia tra movimento e respiro non un semplice atto fisico, ma una rappresentazione (anzi, un’azione) del corpo come custode dello spirito, come “porta” di accesso allo spirito. Proprio tramite il Vinyasa, che diventa, almeno per me, la mudra più significativa e, al tempo stesso, più accessibile.

Se limitiamo la nostra curiosità nei confronti dello Yoga ai suoi aspetti più materiali, rischiamo di perdere il grande messaggio di questa pratica, che passa certamente attraverso il corpo, ma solo per curarlo prima, e trascenderlo poi.

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Una pratica insieme: Vinyasa Krama a Follonica

Vinyasa Krama Special Class: Venerdì 28 Aprile, alle 18:30, presso Yoga Studio ASD in via del Fonditore 113/A a Follonica

Collaboro da tempo con Yoga Studio ASD a Follonica e con Stefano Berti, direttore del centro, con cui ho da sempre grande affinità di vedute e identico spirito di ricerca. Negli ultimi tempi abbiamo spesso parlato degli albori dell’Ashtanga Vinyasa Yoga, e di come Krishnamacharya trasmettesse i suoi insegnamenti. Come avrete avuto modo di leggere sulle mie pagine, è un approccio che mi interessa moltissimo, soprattutto perché approfondisce un ramo fondamentale dello Yoga: il Pranayama.

Nell’Ashtanga e in generale nello Yoga dinamico che viene insegnato in occidente da qualche decennio, il Pranayama ha un ruolo marginale nella grande maggioranza delle lezioni. I testi di Krishnamacharya, invece, lo vedono protagonista della pratica insieme agli Asana, sia quando questi sono praticati tradizionalmente, che quando vengono reinterpretati come Mudra. Negli ultimi mesi ho iniziato ad introdurre nella pratica queste indicazioni, ispirata soprattutto dal lavoro di Anthony Grim Hall. I risultati mi hanno sorpreso: mi sono trovata davanti ad una pratica molto intensa, seppur in modo radicalmente diverso rispetto all’Ashtanga tradizionale. La sequenza, che inizia dopo alcuni Asana preparatori e i consueti Saluti al Sole, prevede un numero inferiore di Asana (in alcuni casi sostituiti da Mudra), selezionati tra quelli della Prima e della Seconda serie, che vengono mantenuti per cicli di respirazione prolungati e arricchiti dai kumbhaka (trattenimento del respiro dopo l’inspirazione e/o l’espirazione), e da un’attivazione dei bandha molto profonda. Allo stesso tempo, la pratica mantiene ritmo e dinamicità grazie all’inserimento dei Vinyasa completi tra una posizione e l’altra. Le posizioni invertite (con varianti adatte a qualsiasi livello di pratica) sono eseguite per alcuni minuti e precedute da un’adeguata preparazione e da un Mudra. Al termine, un ciclo di Pranayama e la meditazione danno modo a mente e corpo di stabilizzarsi ulteriormente, fino al raggiungimento di una calma interiore che dura a lungo nel corso della giornata. Altra nota molto positiva, una o due pratiche di Vinyasa Krama alla settimana hanno la piacevole conseguenza (almeno per me) di regalare una rinnovata flessibilità quando torniamo a praticare in modo più “tradizionale” (anche se, a questo punto, mi chiedo se sia più tradizionale l’uno o l’altro metodo…).

I benefici psicofisici di questo modo di praticare mi hanno convinta a condividere l’esperienza con gli altri. Per questo, appena tornata in Toscana, ne ho parlato con Stefano. Insieme abbiamo pensato di proporre una special class, venerdì 28 aprile alle 18:30, presso la bellissima shala di Yoga Studio ASD, in via del Fonditore 113/A a Follonica. Spero mi raggiungerete numerosi: da questa classe partirà poi un ciclo di lezioni in cui impareremo a creare una sequenza personalizzata da praticare in autonomia, in stile Mysore. La classe è adatta a tutti i livelli di pratica. Se siete di passaggio in Maremma per il ponte del 25 aprile – 1 maggio, o meglio ancora se abitate in zona, prenotate il vostro spazio e pratichiamo insieme!

Per iscrizioni: fmderrico@gmail.com

Vinyasa Krama: l’arte di creare sequenze

Pratico ormai da 18 anni e fin dalle mie certificazioni all’insegnamento, conseguite nel 2004, ciò che non smette mai di affascinarmi è la costruzione delle sequenze per una pratica efficace, sicura, che lasci il corpo tonificato, carico di energia e la mente purificata e rilassata. Mi sono sentita chiedere molte volte: “Il Vinyasa Yoga è adatto anche ai principianti? E’ adatto a chi ha più di 40/50 anni?”. Molti neofiti si sono sentiti spesso in difficoltà in classi in cui le asana erano troppo impegnative, e difficilmente venivano offerte modifiche adatte a chi si avvicina a questa pratica per la prima volta o a chi ha problemi articolari di varia natura. A mio parere, la verità è che nello yoga non esiste la posizione “perfetta”. E avendo sperimentato in tanti anni di attività fisica (prima come ginnasta e ballerina e, dal 1996, come Yogini) ogni tipo di infortunio e dolore, ho trovato le mie risposte proprio sul tappetino, accostandomi allo Yoga ogni volta con rinnovata fiducia. Ogni posizione è adattabile alle capacità della persona in quel momento. E se ciò che cerchiamo è il benessere, non è forzando una posizione per imitare il nostro vicino di tappetino che lo troveremo… Inutile negare che in molti si accostano allo Yoga anche perché affascinati dalle immagini di Yogi e Yogini in perfetta forma fisica. Spesso, l’interesse per la filosofia e la storia di questa pratica nascono spontanei dopo mesi o anche anni di pratica. E’ importante ricordare che la forma fisica che lo yoga ci regala arriva anche se non siamo in grado di intrecciarci come un nodo da marinaio. E’ possibile eseguire sequenze accessibili e al tempo stesso impegnative, ad un ritmo sostenuto senza necessariamente sentirci inadeguati. E’ possibile effettuare transizioni tra una postura e l’altra che non ci mettono a rischio, e al tempo stesso mantengono la nostra muscolatura sollecitata e vivace. E con il tempo, scopriamo di riuscire a fare proprio quell’asana che sembrava così irraggiungibile, senza sforzo. Invito tutti a provare una mia classe di Kalya Vinyasa per scoprirlo insieme. Per gli orari e le location dei miei corsi, cliccate su “About” nel menu. Vi aspetto!