Praticare in Italia, Torino part 2: Lorenzo De Palo

Torino, città magica per eccellenza, ospita un altro insegnante di Yoga che desidero farvi conoscere. Si tratta di Lorenzo De Palo, che ho conosciuto quando vivevo a Milano e frequentavo La Yoga Shala, diretta da Elena de Martin, a cui ho dedicato un lungo post tempo fa. Lorenzo insegna oggi a Torino, e da subito mi ha colpito per la sua dedizione e la sua umiltà. This is Life, il centro polifunzionale dove si svolgono le sue lezioni, si trova in via Roasio 22. Ma facciamo due chiacchiere con Lorenzo, e ascoltiamo la sua storia…

FDE Quando, con chi e come hai iniziato a praticare Yoga?

 LDP: Molto spesso ci si avvicina allo yoga perché si ha un problema, o perché si ha voglia di svoltare una situazione lavorativa faticosa e piena di stress (io lavoravo in una agenzia di pubblicità) o perché l’ansia ha iniziato a non farci dormire più la notte e affidiamo al corso di yoga il grande compito di “farci rilassare”. Io, ho iniziato a praticare perché ho avuto due pneumotorace — tecnicamente, il collasso del polmone — sempre lo stesso, quello di sinistra, vicino al cuore.  Ho scoperto l’Ashtanga Yoga nel 2011 grazie ad Alessandro Sigismondi (allora mio vice-direttore creativo, oggi autorizzato KPJAYI)  e ho deciso di avvicinarmi a questa pratica con Gianrenato Marchisio (Autorizzato KPJAYI) e Stefania Valbusa con i quali studio e pratico regolarmente ancora oggi. Da subito ho compreso come l’aspetto ‘fisico’ della sequenza fosse solo la punta dell’iceberg di un processo di cambiamento e come lo yoga stesse già iniziando a cambiare la mia vita. In questo contesto ho conosciuto Elena De Martin  (Autorizzata Liv. II KPJAYI). Un incontro importante con un’insegnante che è diventata per me fonte di ispirazione e determinazione nell’approfondimento della pratica nella tradizione di Mysore. Negli anni successivi ho proseguito gli studi anche con il contributo di Kristina Karitinou (2013-2015-2017) e con grandi maestri come Eddie Stern (2014 e 2016), Chuck Miller (2014), Gabriele Severini (2012 e 2015), R. Sharat Jois (2015) e recentemente ho studiato con David Swenson, con il quale ho approfondito le tecniche di insegnamento e di correzione delle posture.  Nella continua ricerca del/nel Dharma ho iniziato gli studi presso il centro Buddista Tibetano Milarepa qui a Torino e ricevo insegnamenti e iniziazioni nella tradizione Karma Kagyu dal Lama Shartul Rinpoche.

Lorenzo De Palo in Marichyasana D

FDE: Cosa significa oggi per te praticare? In che modo ha influenzato la tua vita?

LDP: Praticare per me rappresenta la quotidianità, la continua connessione e il continuo feedback tra la rappresentazione di me e la manifestazione di me. Semplicemente io avevo, forse ho ancora, un caratteraccio e l’Ashtanga mi ha insegnato come non esserne più schiavo, mi ha insegnato ad andare oltre al ‘sono fatto così’, a superare i miei rigidi schemi e mi ha insegnato la voglia di cambiare idea e di sentirmi in definitiva, meno stupido. Scegliere e prendere delle decisioni lontani dai nostri condizionamenti (la nostra storia) essere liberi di trasformare un giorno qualsiasi in un giorno nuovo per davvero: questo è quello che la pratica mi insegna ogni giorno. E cosa è cambiato dal 2011? Tutto.

FDE: Come ti sei avvicinato all’insegnamento, e quali sono i metodi che trasmetti ai tuoi studenti? Seguendoti, ho visto che hai introdotto anche lo Yin Yoga…

LDP:Insegnare non era un progetto e se lo fosse stato non mi sarei mai sentito pronto probabilmente. Ho iniziato lo scorso giugno  presso il centro This is Life a Torino con due lezioni guidate di introduzione all’Ashtanga Yoga. Il focus di queste lezioni è sempre e solo il respiro: non mi interessa in questo contesto l’esecuzione delle Asana quanto invece la costruzione del flusso in cui il movimento si compie, e questo può solo avvenire per mezzo del respiro elemento fondamentale per innescare quello che chiamo – “il processo”. In queste lezioni cerco di dare molte indicazioni a livello fisico/anatomico affinché le persone possano iniziare a sentire e attivare il proprio corpo in maniera più profonda. Spesso mi chiedono cosa c’entra tutto questo con lo Yoga? Non parlo mai di cielo, stelle e chakra. Beh io sono convinto del fatto che il cambiamento arrivi tramite l’esperienza diretta, l’esperienza diretta la si matura con la presenza, la presenza la si costruisce con il respiro: quindi dobbiamo imparare a respirare e come? Cercando di creare spazio, allineamento e allungamento nel nostro corpo, affinché il respiro possa compiersi e avvenire in maniera fluida. L’asana? L’espressione di questo processo. Lo Yin Yoga? Una vera scoperta penso sia una pratica complementare e assolutamente essenziale per chi fa uno ‘yoga dinamico’, lo Yin è come se mettesse a posto, desse un senso a quanto costruito dinamicamente, come se mettesse ordine. È anche però un ‘esercizio’ molto complesso sia a livello mentale, che fisico, le Asana da tenere non sono poi così semplici.

FDE: Cosa suggerisci ad un neofita che vuole muovere i suoi primi passi nello Yoga? Quali classi offri a chi inizia questo percorso?

LDP: Più che un consiglio, cosa dico a chi inizia? NON ABBIATE PAURA questa pratica è davvero per tutti ne sono convinto (credo di esserne un esempio), e che ognuno trovi per iniziare un po’ l’approccio che vuole, ma che a questo non manchi mai il perseverare e il rimanere in ascolto. Queste a mio avviso sono le condizioni sulla base delle quasi può succedere ‘qualcosa’. L’Ashtanga Yoga in questo si rivela una pratica meravigliosa nel giro di pochi mesi il corpo inizia a cambiare e le persone che hanno iniziato con me in questi mesi mi stupiscono di lezione in lezione.

FDE: Parlami della tua yoga shala: cosa propone oggi This is Life a Torino?

LDP: Come dicevo per quel riguarda l’Ashtanga Yoga nella Shala di This is Life offro proprio due lezioni dedicate a chi vuole iniziare questa pratica e, via via che il gruppo cresce, si consolida (ad oggi una trentina di iscritti) e, parallelamente, continua la mia formazione ed esperienza, conto di aprire un Mysore program nei prossimi mesi magari già dal prossimo settembre.

Potete seguire Lorenzo sulla sua pagina facebook: https://m.facebook.com/ashtangatorino/

Lorenzo De Palo in Trikonasana

Yoga dinamico, Yoga passivo: è vero equilibrio?

Sono in molti ormai a sperimentare, nella loro pratica yogica, l’alternanza di stili dinamici con forme di yoga passivo (Yin Yoga, Restorative Yoga, etc.). Ma quali sono i veri benefici nell’alternare queste due pratiche? E’ corretto utilizzare due metodi così diversi tra loro? Dato che la sperimentazione personale richiede molto tempo per dare risultati statisticamente validi, ho pensato fosse interessante rivolgersi a chi da più di trent’anni si dedica alla pratica e all’insegnamento dello Yoga, come Gregor Maehle, autore di libri, esperto in filosofia dello yoga e diretto studente di Pattabhi Jois e Iyengar. Traduco quindi un suo post molto interessante, che come sempre potete trovare in versione integrale sul suo sito.
“Lo Yoga è una meravigliosa combinazione bilanciata di pratiche energetiche ed estroverse, come asana e kriya, ed introverse e introspettive come meditazione e pranayama. Anche nello stesso pranayama è possibile trovare questo equilibrio attraverso la respirazione a narici alternate. Oggi, dato che la nostra società è soggetta ad un aumento dell’estroversione (come risultato di un accumulo di Prana in Pingala – attraverso la narice destra), l’aspetto più estroverso dello yoga (ovvero le asana, le posizioni yoga) ha acquisito maggiore fama. Se pratichiamo solo asana, incrementiamo ulteriormente la tendenza all’estroversione. Da tempo si parla infatti con una certa preoccupazione dell’eccessiva identificazione tra Yoga e la sola pratica fisica delle asana.  A questo proposito, molti insegnanti ritengono necessario bilanciare la pratica dinamica delle asana con una seconda pratica, questa volta più passiva… ma pur sempre una pratica fisica!
Onestamente, ne sono sorpreso. Per migliaia di anni, gli yogi hanno ricaricato il loro corpo con la pratica energetica delle asana, per essere in grado di sedere con calma nelle posture più adatte al pranayama e alla meditazione. La moda attuale di combinare una pratica molto attiva con una seconda pratica più passiva è nella mia pur limitata visione il parto mal riuscito di Kali Yuga (l’era dell’oscurità, quella in cui secondo le scritture yogiche ci troviamo ora). Qualsiasi forma di movimento e/o esercizio è da considerarsi estroversa. Va bilanciata con i rami più elevati dello yoga, come il pranayama e il dhyana. In verità, la soluzione temporanea della pratica di asana in forma energica o passiva, non riduce ma porta all’esacerbazione il problema dell’estroversione di cui soffre la nostra società. Per trovare un vero equilibrio, è necessario ridurre la tendenza a rivolgersi all’esterno, e questo non avviene muovendosi più lentamente, ma piuttosto ascoltando un semplice invito: “smettila di muoverti per un attimo, e stai seduto lì!”
Il mio suggerimento è di attenersi alle indicazioni degli antichi saggi, combinando le asana con gli esercizi di respirazione e con la meditazione, maturando attraverso i rami più elevati dello yoga. Il successo nello Yoga non arriva solo attraverso la pratica fisica delle asana, non importa quante volte al giorno decidiamo di praticarle. Non fraintendetemi: non ho nulla contro lo stretching passivo. Io stesso l’ho praticato e lo raccomando. Ma se ci riduciamo a praticare solo fisicamente, ci limitiamo alla superficie dello yoga, e dobbiamo quindi rivolgerci a pratiche che ci portino maggiormente in profondità.
Poco tempo fa sono stato contattato da un signore interessato a ricevere indicazioni sul pranyama. Quando gli ho chiesto cosa desiderasse ricavarne, mi ha risposto che era in salute fisicamente, ma era interessato ad andare oltre l’aspetto puramente corporeo. Le asana migliorano il nostro corpo e ci allungano la vita. Ma la morte arriverà comunque, presto o tardi. In quel momento, la pratica delle asana non ci sarà di grande aiuto (escludendo ovviamente Shavasana), e gli anni in più che avremo conquistato non ci serviranno a molto nell’attimo dell’ultimo respiro, come conferma lo stesso T Krishnamacharya, che ha affermato come la pratica delle asana conferisca esclusivamente benefici fisici.
Il signore in questione era dunque interessato a sollevare il velo dell’ignoranza per accostarsi alla sua spiritualità. Non voleva rimanere semplicemente un “animale in salute”. Nello yoga esiste la parola Pashu, che significa animale ma si riferisce ad un essere umano che ignora di essere una entità spirituale eterna. Il mitologico fondatore dello Yoga, Shiva, porta anche il nome ‘Pashupatinath – Signore delle Bestie’, che lo ritrae come l’insegnante che ci porta oltre il nostro corpo. Per sviluppare il nostro potenziale e diventare realmente umani, dobbiamo esplorare le nostre dimensioni più elevate.
Quello che maggiormente mi preoccupa in questo tentativo di bilanciare la pratica energica con la pratica passiva delle asana – invece che bilanciare la pratica delle asana con la pratica dei rami più elevati dello yoga – è che c’è chi ne farà l’ennesimo fenomeno di moda che verrà seguito immediatamente da un vasto pubblico, solo perché è una novità. Ho incontrato recentemente un uomo che mi ha detto di ricevere una valanga di telefonate per la sua nuova dieta, la cosiddetta “dieta elettrica”. E il bello è che non era nemmeno stata ancora pubblicata. Stava scrivendo un libro e ne aveva parlato solo a pochi intimi. Ma dato che era una novità, prima ancora di essere un caso mediatico, tutti la volevano sperimentare. Lo Yoga non è nuovo. E’ antico. è stato creato da alcuni esseri straordinari, rishi e siddha (a cui a loro volta è stato rivelato). Perché non ci impegniamo a studiare con serietà i metodi autentici, vedere se funzionano, e poi eventualmente decidiamo se c’è davvero qualcosa da re-inventare?
Praticate tutte le forme di stretching passivo che preferite, ma non dimenticate che state semplicemente facendo stretching passivo, niente di più. Non state sperimentando nessuna forma di equilibrio nell’alternare una pratica di asana attiva con una passiva. Per trovare equilibrio, dovete passare dalla pratica “yang” o rajasica delle asana a quella “yin” del pranayama e della meditazione. Seguendo questo metodo, così come ci è stato tramandato dagli antichi saggi, saremo in grado di bilanciare gli aspetti lunari e solari della nostra psiche, un equilibrio che è il prerequisito delle esperienze spirituali. Gregor Maehle, 22 febbraio 2015
Trovo queste riflessioni davvero interessanti, uno spunto di discussione davvero notevole. Sono molti i temi affrontati: l’eccessiva enfasi posta dalla nostra società così sensibile alle mode sulle asana, la necessità di integrare la pratica fisica, nella sua espressione dinamica o attraverso un atteggiamento più passivo, con quella più elevata del pranayama e della meditazione. E voi, cosa ne pensate?