Yoga e anatomia: Ray Long

Negli ultimi anni, si leggono sempre più spesso libri, blog, articoli dedicati all’anatomia delle posizioni Yoga. Io stessa, traduttrice con un lungo percorso come insegnante Yoga, sono impegnata proprio in questi giorni nella traduzione di un libro di Ray Long (medico ed insegnante di Yoga) a mio parere particolarmente utile che sarà a breve pubblicato in italiano da OM Edizioni. Su molte pagine facebook dedicate in particolare ad Ashtanga e Vinyasa Yoga i lettori si sono spesso chiesti per quale motivo l’anatomia degli asana sia diventata predominante sul web e nelle classi, e se questo non rischi di togliere allo Yoga parte della sua spiritualità. Personalmente ritengo che, di questi tempi, una profonda conoscenza dell’anatomia del corpo umano sia un requisito fondamentale per chi si appresti ad insegnare Yoga, ed una discreta conoscenza sia comunque importantissima anche per chi semplicemente desidera portare avanti una pratica individuale. Questo per diverse ragioni. La prima ragione è che, soprattutto in occidente, chi si avvicina allo Yoga lo fa molto spesso per motivi legati al corpo, alla ricerca di tonicità, flessibilità, di recupero delle funzionalità in seguito ad incidenti o traumi. E’ quindi molto importante che chi guida gli studenti attraverso le asanas sappia su cosa sta lavorando, non solo per attivare correttamente muscoli, legamenti e articolazioni, ma anche per dare beneficio agli organi interni che vengono stimolati nelle diverse posizioni.

La seconda ragione, e riguarda soprattutto chi pratica individualmente, è che, diversamente da quanto avviene in India, non tutti gli studenti di Yoga hanno la possibilità di accedere con costanza e quotidianamente alla guida di un insegnante. Dunque anche da soli una conoscenza anatomica è di grande aiuto nell’approfondire le diverse asanas e sequenze. Quando si pratica con un insegnante di “lungo corso” si ha la fortuna di imparare sotto una guida esperta. Gli asana dello Yoga non sono semplici posizioni ma vere e proprie porte che, se attraversate consapevolmente, non solo garantiscono con il tempo un profondo benessere fisico, ma anche risvegliano in ognuno di noi sensazioni psicologiche importanti, aiutandoci a rimuovere “blocchi” o affrontare ansie e paure. L’anatomia applicata allo Yoga è inoltre illuminante per la parte più spirituale dello Yoga, perché ci insegna a vedere il nostro corpo come un veicolo che la nostra anima può abitare in modo più o meno confortevole. Una delle citazioni di B.K.S. Iyengar da me preferite recita: “Il corpo è il mio tempio, e le asanas sono le mie preghiere”. Un tempio che attraverso la conoscenza anatomica possiamo costruire su basi solide, e preghiere che possono diventare tanto più musicali quando sono “recitate” correttamente.

Anatomia Yoga: Mula Bandha per tutti

Difficile dare un’unica definizione del termine sanscrito “bandha”. Eppure quante volte, durante una classe, ci siamo sentiti dire che solo attivando i bandha la nostra pratica potrà davvero migliorare! Come sempre nello Yoga, la pratica costituisce l’unica strada per afferrare davvero l’essenza di questa disciplina millenaria eppure sempre più attuale. Ma qualche semplice indicazione è possibile, e può aiutarci lungo il cammino. La traduzione letterale di “bandha” è legame – anche se a me piace molto usare la traduzione inglese, ovvero “lock”, serratura. I bandha non sono fasce muscolari ma piuttosto azioni che coinvolgono muscoli che solitamente non attiviamo a livello conscio. E il bandha che sicuramente tutti noi dovremmo attivare durante la nostra pratica è Mula Bandha, il Bandha della radice, posto alla base della colonna vertebrale: quello che a livello fisico ci aiuta maggiormente a trovare l’asse centrale del nostro corpo, e diventa quindi fondamentale in tutte le asanas che coinvolgono la ricerca dell’equilibrio. Esistono moltissime spiegazioni anatomiche per localizzare e attivare Mula Bandha, ma se ci concentriamo esclusivamente sulle sue connotazioni fisiche, rischiamo di attivare una ricerca frustrante e spesso vana dei muscoli che si estendono dal coccige all’osso pubico, fino a sostenere i nostri organi interni. Quindi quando pratico, io preferisco attenermi alle istruzioni molto semplici di un grande maestro di Ashtanga Yoga, Richard Freeman: “espirando molto lentamente e in profondità, notiamo che al termine dell’espirazione i muscoli del pavimento pelvico sono naturalmente allenati ad espellere fino all’ultima particella d’aria. In questo punto dobbiamo cercare Mula Bandha”. Concentrandoci al termine di ogni profonda espirazione, possiamo trovare questo Bandha e ricordarci della sua esistenza durante tutta la nostra pratica, senza forzature. Attivandolo delicatamente ma in modo continuo, ne esalteremo i benefici di stabilità, di protezione della zona lombosacrale durante flessioni anteriori, posteriori e torsioni del busto. Con il tempo, ci accorgeremo anche dei suoi vantaggi psichici: una sensazione di grande benessere, energia e di maggiore consapevolezza dei movimenti del nostro corpo.